| ultimo
aggiornamento
21.02.08 12:31
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È il primo incontro di arte terapia
del gruppo, escludendo quello di presentazione del laboratorio
di una settimana fa. È sabato mattina, le ragazze e i ragazzi
arrivano puntuali alle 13, sono in 6 (mancano 2 ragazzi che non
sono venuti per ragioni serie), hanno tra i 12 e i 16 anni, entrano
nella stanza, si siedono in modo molto composto, e restano in
silenzio.
Ho preparato una serie di cartoncini colorati e chiedo ad ognuno
di loro (con l'aiuto dell'interprete) di scegliere un colore che
gli piace e usare i cartoncini per creare la propria cartellina,
dove metteranno i propri disegni, personalizzandola, colorandola,
disegnandola... insomma rendendola propria secondo i loro gusti,
usando i materiali che gli piacciono (ce ne sono molti tipi a
disposizione). Tutti i componenti del gruppo si “avventano”
letteralmente sui giornali con le immagini da ritagliare, e quasi
miracolosamente riescono a spartirsi quei pochi settimanali che
sono disponibili nella stanza, senza alcuna discussione tra loro.
Penso: certo, sono cresciuti in orfanotrofio sono abituati a stare
in gruppo e a spartirsi il poco che c'è... solo uno di
loro sceglie la cartellina, ma non ritaglia figure dai giornali...
scrive il proprio nome e poi sotto il nome di un gangster e aggiunge
“50 cent”, spiega che quel gangster vale 50 cent...
poi si mette a tagliare a pezzettini una striscetta di carta,
cupo in volto, con un'espressione da duro-arrabbiato.
Le 3 ragazze ritagliano in prevalenza fiori, immagini di giardini,
ma ognuna li compone in modo diverso, all'interno o all'esterno
della cartellina, centrali, laterali, piccole, grandi... guardandole
penso che sì, forse a questa età sembrano volersi
“uniformare”, hanno bisogno di riconoscersi tra loro
come simili, ma forse il fare tutti le stesse cose gli è
necessario per proteggere ai nostri occhi, intendo di adulti potenzialmente
invadenti, il nucleo più autentico e profondo di sé
e lasciarlo compiere in sordina un processo di sviluppo che è
così delicato durante l'adolescenza... .
Colui che non si uniforma, ha comunque la sua corazza di duro-arrabbiato,
ma che dichiara fin da subito valere poco... è un ragazzo
fiero, orgoglioso, con uno sguardo vivo e intelligentissimo. Gli
dico che forse la sua intelligenza vale molto di più del
suo gangster... lui ritaglia pezzetti di carta, impugna il taglierino,
ma rimane sempre contenuto e composto e alla fine è il
primo a prendersi cura dello spazio e ad avere l'iniziativa di
rimettere tutto in ordine, mentre lo fa il suo viso è illuminato
da un sorriso interno e la sua cupezza sembra svanire per un po’.
Uno dei ragazzi apre la cartellina e per un'ora, con calma e con
cura, incolla figure di animali selvatici, tutte solo all'interno,
e nella parte esterna, quindi quella con cui si presenta l'involucro,
scrive solo il suo nome.
Uno dei ragazzi, magrissimo e abbastanza piccolo per la sua età
(13 anni) inizia a ritagliare e incollare foto di cibo, anche
lui nella parte interna della cartellina. La prima immagine che
utilizza è la foto di un barattolo di confettura dal colore
rosso acceso, e sopra incolla quella di una bibita densa color
arancio intenso... a questo punto mi mostra il suo lavoro, è
soddisfatto e cerca la mia approvazione... condivido che sarebbero
buonissime quelle due cose. Lui continua a ritagliare immagini
di cibo, soprattutto di conserve fatte in casa, il colore rosso
è dominante, riempie quasi completamente l'interno della
cartellina, sotto alcune conserve scrive il nome dell'alimento
da cui derivano. Alla fine nella parte esterna della cartellina
scrive in bosniaco e in italiano: PROVVISTE PER L'INVERNO, in
italiano sì, forse per dirmi “a chiare lettere”
che ha bisogno di un cibo affettivamente nutriente visti i tempi
bui passati e in arrivo...
Prima di uscire dalla stanza mostra a tutto il gruppo la sua provvista
per l'inverno, e tutti confermiamo la bontà dei cibi che
ha scelto, e gli confessiamo quanto ci piacerebbe mangiare quelle
cose... finché una delle ragazze, con determinazione ferrea,
dichiara: andiamo a mangiare! E tutti si alzano ed escono nella
stanza vicina dove una cinquantina di persone, tra italiani (venuti
a trovare i bambini che sostengono economicamente) e bambini bosniaci
stanno celebrando un compleanno e mangiando di tutto... un quarto
d'ora dopo mi si avvicina il ragazzo delle provviste per l'inverno
e mi abbraccia e mi bacia per un attimo, con la tenerezza e il
calore di bambino piccolo e tenerissimo...
Riflettendo adesso sull'esperienza penso prima di tutto che in
certi casi noi occidentali dei paesi benestanti abbiamo un'idea
un po' stereotipata degli orfanotrofi e dei bambini che ci vivono...
forse i nostri adolescenti, quelli di “casa nostra”,
hanno delle deprivazioni ben peggiori di tante ragazze e ragazzi
dell'orfanotrofio di Tuzla... però sono deprivazioni meno
concrete, di un genere invisibile... Il gruppo che ho appena descritto
ha espresso capacità e bisogni, e soprattutto bisogni affettivi,
chi più apertamente, come il ragazzo delle provviste per
l'inverno, chi in modo più celato. E credo che per esprimere
così apertamente, come ha fatto questo ragazzo, il bisogno
di nutrimento-amore, ci vuole coraggio, capacità di investire
nella speranza, di avere fiducia... Riuscire a dividersi 3 giornali
in sei, in un tavolo troppo piccolo, senza discutere: ci vuole
educazione, senso civile, capacità di cooperazione... oppure
prendere un taglierino in mano con una gran rabbia dentro e non
agire nessuna agrgessività verso gli altri, ma riuscire
a simbolizzarla e poi a ricostituire l'ordine dopo il caos...
e gli animali selvatici? guardando il collage sembrava veder emergere
da un livello sotterraneo e profondo, una sorta di forza della
natura, ricca, potente, di quella che si rigenera anche dalle
distruzioni compiute dalle scempiaggini degli umani adulti...
e poi ancora, la sensualità con la quale le tre ragazze
hanno abbinato i colori dei fiori, delicata e sfacciata allo stesso
tempo.
Cooperare, rispettare l'altro, tutte cose apprese in un orfanotrofio
che dal punto di vista educativo, visti i risultati, è
da considerasi migliore di di tante famiglie cosiddette “normali”...
.
Questi adolescenti hanno dimostrato se non altro la capacità
di esprimersi, di parlare di sé, si sono esposti, e questo
mi sembra già tanto per degli adolescenti. Ed è
questo che mi fa pensare che vale davvero la pena lavorare con
loro e sostenere le potenzialità che hanno... ed è
anche per questo che sono qui in questo momento e non in Italia...
è come se tra questi giovani ci fosse una maggiore possibilità
di arrivare al “sodo”, di dire in un certo senso la
verità senza girarci troppo intorno...
Nei nostri prossimi incontri dovrò trovare una buona misura
nell'offrigli lo spazio del laboratorio espressivo e poter assaggiare
una qualità della relazione che li aiuti a trovare quella
fiducia, quel rispetto in sé, nel gruppo e in me che gli
sono necessari per continuare a scoprirsi, e a scoprire se stessi
e la propria ricchezza. Hanno espresso il bisogno di essere visti,
di essere ascoltati senza essere invasi, senza che nessuno, in
questo caso io, faccia “progetti” su di loro, è
necessario che io li “veda” mantenendomi neutra, affinché
possano iniziare a riconoscere sé stessi e le proprie risorse.
Adesso il mio compito è di aiutarli a lavorare le loro
materie prime ancora allo stato grezzo, fino a renderle delle
sofisticate squisitezze... delle buone provviste per la vita,
contro il rigido inverno...
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© Hannah Cristina
Scaramella |
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Diplomata presso l'Art Therapy Italiana, Hannah Cristina
Scaramella lavora in ambito pubblico e privato con adulti, adolescenti
e bambini, conducendo percorsi terapeutici di gruppo e individuali.
Nell’ambito istituzionale ha avuto esperienze soprattutto
in ambito psichiatrico e con adolescenti a rischio. Opera infatti
da diversi anni, oltre che in Italia, anche in Russia, con il Museo
di Arte e Storia di S.Pietroburgo, e in Bosnia al trattamento di
traumi di guerra nelle scuole del comune di Tuzla, in particolare
- dal 2006 - con Tuzlanska Amica su un progetto di sostegno psicologico
ad un gruppo di adolescenti profughi. |
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