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ultimo
aggiornamento
26.01.06 14:20
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L'Associazione
della
diaspora
bosniaca
in
Italia
“Bosna
u srcu”,
in
collaborazione
con
l’Ambasciata
della
Bosnia
Erzegovina
e con
il
Comune
e la
Provincia
di
Piacenza,
ha
organizzato
una
tre
giorni
di
incontri
sulla
cultura
bosniaco
erzegovese.
Andrea
Rossini
e Luka
Zanoni,
dell'Osservatorio
sui
Balcani,
intervistano
l'ambasciatore
Luksa
Soljan,
lo
scrittore
Bozidar
Stanisic
ed
Enisa
Bukvic,
della
Comunità
bosniaca
in
Italia,
sulla
situazione
culturale
in
Bosnia
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Si
sono
concluse
martedì
a Piacenza
tre
giornate
ricche
di
incontri,
mostre,
tavole
rotonde
sulla
cultura
della
Bosnia
Erzegovina,
ospitate
dalla
Galleria
d’Arte
Moderna
“Ricci
Oddi”.
Nel
corso
della
manifestazione
sono
stati
presentati
libri
e opere
di
artisti
e scrittori
bosniaci
e italiani.
Presente
anche
l’Ambasciatore
della
Bosnia
Erzegovina
in
Italia,
Luksa
Soljan.
Tra
gli
intervenutiBozidar
Stanisic,
Sevko
Kadric,
Luca
Leone,
Nisveta
Kurtagic,
Ljiljan
Bjelica
e molti
altri.
Di
seguito
alcune
voci
raccolte
nel
corso
della
manifestazione.
Interviste
all'Ambasciatore
Luksa
Soljan,
allo
scrittore
Bozidar
Stanisic
e a
Enisa
Bukvic
della
Comunità
della
Bosnia
Erzegovina
in
Italia
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Luksa
Soljan,
Ambasciatore
della
Bosnia
Erzegovina
in
Italia
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Osservatorio
sui
Balcani:
In
questi
giorni
a
Piacenza
sono
di
scena
la
cultura
della
Bosnia
Erzegovina
e
i
diversi
rapporti
che
legano
questo
Paese
con
l’Italia,
sviluppatisi
soprattutto
grazie
alla
comunità
dei
cittadini
bosniaci
che
vivono
qui.
Ma
qual
è
la
situazione
della
Bosnia
Erzegovina
a
quasi
dieci
anni
dalla
firma
degli
accordi
di
Dayton,
che
hanno
messo
fine
alla
guerra,
e
come
è
cambiato
il
rapporto
con
l’Europa?
Luksa
Soljan:
Ci
sono
persone
che
non
vedono
i
progressi
che
ci
sono
stati,
o
che
considerano
non
sufficienti
quelli
raggiunti.
Certo,
tutti
si
aspettavano
che
la
Bosnia
10
anni
dopo
Dayton
sarebbe
stata
più
vicina
all’Europa
anche
per
quanto
riguarda
lo
sviluppo
economico.
Soprattutto
in
questo
settore
non
possiamo
essere
completamente
soddisfatti
del
cammino
fatto,
la
Bosnia
Erzegovina
ha
raggiunto
da
poco
solamente
il
50%
del
PIL
che
aveva
prima
della
guerra.
Per
quanto
riguarda
Dayton,
quegli
accordi
sono
stati
fatti
per
fermare
la
guerra,
non
per
essere
una
soluzione
permanente
per
la
pace.
Possiamo
dire
che
quegli
accordi
hanno
svolto
il
loro
ruolo,
ma
allo
stesso
tempo
si
può
sostenere
che
la
Bosnia
è
stata
disegnata
a
Dayton
in
modo
un
po’
strano,
qualcuno
ha
parlato
del
“mostro”
di
Dayton.
E’
una
architettura
statale
complessa
nella
quale
il
governo
centrale
era
praticamente
espropriato
delle
prerogative
del
governo
di
uno
Stato
normale.
Tuttavia
le
cose
stanno
cambiando
in
meglio.
All’inizio
il
governo
centrale
constava
di
soli
6
Ministeri,
adesso
ce
ne
sono
9,
compreso
il
Ministero
della
Difesa,
costituito
a
livello
centrale,
della
Bosnia
Erzegovina,
il
che
prima
era
inconcepibile
dato
che
quegli
eserciti
si
combattevano
gli
uni
contro
gli
altri.
Osservatorio
sui
Balcani:
La
strada
verso
Bruxelles
sarà
con
o
senza
le
Entità?
Luksa
Soljan:
Questo
non
è
fondamentale.
Abbiamo
detto
che
la
architettura
del
nostro
Stato
è
un
po’
strana,
abbiamo
5
differenti
livelli
di
amministrazione,
ma
anche
l’Italia
ne
ha
almeno
altrettanti.
Voi
in
Italia
state
andando
verso
una
devolution
della
autorità
centrale,
mentre
noi
andiamo
verso
una
integrazione
della
autorità
centrale.
Credo
che
siamo
su
una
buona
strada.
La
nostra
applicazione
alla
Commissione
Europea
ha
passato
la
fase
dello
studio
di
fattibilità,
che
era
positivo
con
riserva,
cioè
non
incondizionatamente
ma
con
alcune
osservazioni.
Ci
sono
16
settori
sui
quali
siamo
impegnati
da
gennaio,
da
quando
i
rappresentanti
della
Commissione
hanno
reso
nota
la
loro
posizione
sul
percorso
di
integrazione
europea
della
Bosnia.
Questi
16
settori
sono
stai
trasformati
in
un
piano
di
azione,
abbiamo
elaborato
40
leggi
relative
a
questi
settori
e
che
sono
in
corso
di
approvazione.
Osservatorio
sui
Balcani:
Quali
sono
i
più
grossi
ostacoli?
Luksa
Soljan:
Non
ci
sono
ostacoli,
ma
possiamo
dire
che
ci
sono
ancora
forze
interne
che
cercano
di
mantenere
la
stessa
posizione
che
avevano
subito
dopo
la
guerra,
tesa
al
mantenimento
della
forza
delle
Entità.
Si
può
dire
che
la
Repubblica
Serba
[di
BiH,
ndr]si
trova
in
una
posizione
un
po’
esclusiva,
che
ci
sono
forze,
non
la
gente,
ma
partiti
e
personaggi,
che
non
vogliono
andare
nella
direzione
della
integrazione.
Per
questo
serve
una
azione
che
combini
il
bastone
con
la
carota.
Osservatorio
sui
Balcani:
Dal
prossimo
gennaio
la
Bosnia
Erzegovina
avrà
una
propria
Corte
responsabile
del
giudizio
sui
crimini
di
guerra.
Il
vostro
Paese
è
pronto
per
giudicare
direttamente
questi
crimini?
Luksa
Soljan:
Si
sta
attrezzando,
anche
con
l’aiuto
della
comunità
internazionale.
Ci
sono
anche
giudici
e
procuratori
internazionali
che
ci
stanno
lavorando.
Ci
sono
tuttavia
alcune
minacce.
Penso
che
i
due
casi
più
importanti
che
riguardano
la
Bosnia
Erzegovina,
Karadzic
e
Mladic,
debbano
essere
arrestati
e
inviati
all’Aja.
Per
quanto
riguarda
altri
casi,
possono
essere
processati
da
noi.
Osservatorio
sui
Balcani:
Esiste
un
processo
di
riconciliazione
in
Bosnia
Erzegovina
oggi?
Luksa
Soljan:
Un
evento
di
grande
importanza,
dopo
tante
riluttanze,
avvenuto
solo
10
giorni
fa,
è
stato
quello
della
accettazione
da
parte
del
governo
della
Repubblica
Serba
del
rapporto
della
Commissione
Srebrenica,
una
cosa
impensabile
solo
sei
mesi
fa.
Si
tratta
di
uno
dei
primi
passi
in
un
possibile
processo
di
riconciliazione.
Coloro
che
hanno
commesso
un
disastro,
un
crimine,
devono
ammettere
nel
proprio
cuore,
nella
propria
anima,
quanto
hanno
fatto,
e
assumersene
la
responsabilità.
Chi
ha
commesso
crimini
non
può
essere
considerato
un
eroe,
si
tratta
di
criminali
di
guerra
che
devono
essere
processati.
C’è
un
processo
in
corso,
ma
lento.
Tutti
naturalmente
auspicheremmo
un
processo
molto
più
veloce,
ma
si
tratta
di
cambiamenti
profondi,
che
devono
avvenire
nel
modo
di
pensare
della
gente.
Dobbiamo
capire
che
alcuni
nostri
“eroi”
sono
stati
dei
criminali
di
guerra,
e
non
è
un
percorso
facile.
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Bozidar
Stanisic,
scrittore
bosniaco
residente
in
Italia
Bozidar
Stanisic
(Visoko,
Bosnia,
1956),
ha
pubblicato,
tra
l’altro,
opere
in
poesia
(“Primavera
a Zugliano”,
“Non-poesie”
e “Metamorfosi
di
finestre”)
e in
prosa
(“I
buchi
neri
di
Sarajevo”,
1993;
“Tre
racconti”,
1998;
“Bon
Voyage”,
2003).
I suoi
testi
sono
stati
tradotti
in
francese,
inglese,
albanese
e sloveno. |
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Osservatorio
sui
Balcani:
Quando
è
arrivato
in
Italia
e come
ha
iniziato
la
sua
attività
di
scrittore?
Bozidar
Stanisic:
In
realtà
io
non
sono
partito,
ma
fuggito
dalla
Bosnia,
come
un
terzo
della
popolazione
che
non
condivideva
le
cause
della
guerra.
La
mia
strada
è
stata
molto
lunga.
Attraverso
la
Croazia
ho
raggiunto
la
Slovenia
dove
mi
sono
sistemato
in
una
chiesa
che
aiutava
i profughi
bosniaci.
Poi
stranamente
espulso
dalla
Slovenia
ho
raggiunto
Trieste,
dove
è
iniziata
una
lunga
catena
di
solidarietà
verso
me
e la
mia
famiglia.
Ho
raggiunto
un
piccolo
paese,
Zugliano,
ai
piedi
di
Udine,
dove
c’è
il
centro
Ernesto
Balducci
per
profughi,
immigrati
e richiedenti
asilo,
un
centro
che
porta
il
nome
del
grande
pacifista
italiano
e che
è
un
punto
di
riferimento
della
pace
e della
solidarietà
in
Friuli.
Quello
che
facevo
in
Bosnia
come
scrittore
ho
continuato
a farlo
in
Italia,
ma
con
altri
riferimenti
e altri
temi,
con
un
altro
stile.
Ora
dietro
di
me
ci
sono
alcune
opere
e alcune
traduzioni
nelle
lingue
europee.
La
mia
attività
come
autore
ormai
ha
toccato
anche
il
campo
dei
testi
di
teatro,
e aspetto
delle
risposte
per
quanto
ho
scritto
in
italiano
appositamente
per
il
teatro.
Quello
che
voglio
proporre
con
la
mia
scrittura
non
è
solo
letteratura,
ma
una
letteratura
che
porti
dei
significati,
cioè
che
voglia
uscire
da
se
stessa.
Come
diceva
il
grande
autore
jugoslavo
Danilo
Kis,
un
libro
deve
portare
del
bene,
come
la
genesi,
creazione,
non
distruzione.
Osservatorio
sui
Balcani:
In
che
anno
è
arrivato
in
Italia?
Bozidar
Stanisic:
Sono
arrivato
nell’estate
del
’92,
prima
a Trieste
e poi
in
novembre
in
Friuli,
a Zugliano.
Osservatorio
sui
Balcani:
In
Italia
lei
riesce
a vivere
del
suo
lavoro
di
scrittore?
Bozidar
Stanisic:
No,
non
ci
sono
riuscito.
Lo
dico
senza
nessuna
vergogna,
io
lavoro
in
fabbrica,
come
metalmeccanico.
Questa
è
la
conseguenza
del
trattamento
non
solo
per
gli
autori
e artisti
stranieri
emigrati
in
Italia,
ma
anche
un
segnale
abbastanza
triste
della
situazione
culturale
nell’Occidente,
perché
la
cultura
è
povera
anche
nel
benessere.
Tuttavia
la
letteratura
non
è
un
hobby
per
me,
lavoro
sulla
scrittura
a tempo
pieno.
Osservatorio
sui
Balcani:
Che
opinione
ha
della
Bosnia
Erzegovina
oggi?
Bozidar
Stanisic:
E’
un
Paese
del
tutto
cambiato
rispetto
a quando
ci
vivevo
io,
per
me
in
peggio,
perché
la
spartizione
tra
le
diverse
parti
nazionali,
ma
anche
sociali,
è
molto
netta.
La
vedo
cambiata
e anche
più
lontana
da
quelli
che
sono
i valori
europei
rispetto
a 10,
12
anni
fa,
ma
non
credo
che
la
porta
sia
chiusa,
perché
credo
che
l’esistenza
della
Bosnia
come
Stato,
come
società
e come
cultura
sia
possibile
solamente
nel
grande
abbraccio
della
Unione
Europea.
Osservatorio
sui
Balcani:
L ’anno
prossimo
si
celebreranno
i dieci
anni
degli
accordi
di
Dayton
che
hanno
posto
fine
alla
guerra.
Che
cosa
è
la
Bosnia
di
Dayton?
Bozidar
Stanisic:
Dayton
è
stata
una
conseguenza
abbastanza
logica
e realistica
dopo
il
grande
silenzio
europeo
e l’intervento
americano,
l’unica
possibile,
nonostante
io
come
persona
non
condivida
le
clausole
e gli
articoli
approvati.
Anzitutto
dico
che
gli
accordi
di
Dayton
dovevano
prevedere
molto
di
più
nel
campo
della
educazione.
Ora
in
Bosnia
la
gente
vive
uno
accanto
all’altro
senza
conoscere
nulla
della
cultura
altrui,
il
che
è
una
cosa
assurda,
paradossale,
quasi
fossimo
nel
teatro
dell’assurdo.
Io
penso
che
per
prendere
il
cammino
verso
una
società
diversa
il
terreno
dell’educazione
deve
essere
quello
centrale. |
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Enisa
Bukvic,
rappresentante
della
Comunità
della
Bosnia
Erzegovina
in
Italia. |
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Osservatorio
sui
Balcani:
Quanti
sono
i Bosniaci
oggi
in
Italia?
Enisa
Bukvic:
I Bosniaci
in
Italia,
regolari,
sono
15.000.
Non
dobbiamo
dimenticare
però
quelli
irregolari,
tra
i quali
molti
Rom,
che
sono
circa
1.500.
Osservatorio
sui
Balcani:
Voi
siete
organizzati
come
associazione
della
diaspora
bosniaca
in
Italia,
fate
parte
anche
della
rete
internazionale
della
diaspora
bosniaca
mondiale?
Enisa
Bukvic:
Sì,
noi
siamo
organizzati
in
Italia
dove
abbiamo
creato
questa
rete,
ma
facciamo
parte
anche
della
Unione
Mondiale
della
Diaspora
Bosniaca.
Personalmente
io
faccio
parte
del
Consiglio
Direttivo
della
Unione
Mondiale
della
Diaspora
Bosniaca.
Osservatorio
sui
Balcani
: Qui
in
Italia
siete
organizzati
come
associazione?
Enisa
Bukvic:
Sì.
Siamo
molto
presenti
a Roma,
dove
vivono
tanti
di
noi,
ma
abbiamo
legami
con
i Bosniaci
in
tutta
Italia.
Utilizziamo
molto
i moderni
mezzi
di
comunicazione,
internet,
abbiamo
un
giornale
elettronico
che
si
chiama
“Sebilj”.
Le
nostre
principali
attività
sono
di
tipo
informativo
e culturale.
Abbiamo
preparato
una
presentazione
multimediale
sulla
Bosnia
Erzegovina
che
si
chiama
“La
mia
patria”,
organizziamo
manifestazioni
culturali,
come
questa
di
Piacenza,
molte
ne
abbiamo
organizzate
anche
a Roma.
Lavoriamo
molto
anche
in
programmi
umanitari,
in
particolare
per
cercare
di
portare
bambini
bosniaci
malati
di
leucemia
per
farli
curare
in
Italia.
Osservatorio
sui
Balcani:
La
storia
della
comunità
bosniaca
in
Italia,
e dell’arrivo
dei
cittadini
bosniaci
nel
nostro
Paese,
è
naturalmente
molto
legata
al
periodo
della
guerra
1992-1995.
Quali
sono
invece
i problemi
principali
che
vi
trovate
ad
affrontare
oggi?
Enisa
Bukvic:
I problemi
sono
ancora
legati
alla
integrazione,
i Bosniaci
ancora
lottano
per
questo.
Anche
se,
per
fortuna,
molti
sono
riusciti
ad
integrarsi
molto
bene,
resta
ancora
una
grande
fatica
nella
integrazione.
Ad
esempio,
per
quanto
riguarda
i particolare
i Bosniaci,
c’è
il
problema
del
mantenimento
della
cultura
e della
lingua,
specialmente
per
quanto
riguarda
i bambini.
Osservatorio
sui
Balcani:
Avete
delle
scuole?
Enisa
Bukvic:
A Roma
sì.
Con
la
regione
Lazio
da
dieci
anni
organizziamo
dei
soggiorni
estivi
per
il
recupero
linguistico
e culturale.
Oggi
qui
con
noi
era
presente
anche
il
Vice
Ministro
per
i Diritti
Umani
e i
Profughi
della
Bosnia
Erzegovina.
Ci
ha
assicurato
che
presto
ci
forniranno
dei
libri
e ci
sosterranno
nella
organizzazione
di
corsi
per
il
recupero
linguistico
e culturale
dei
bambini.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |
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©
2004
- Andrea
Rossini
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