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Izet Sarajlic
 
antologia di cultura bosniaca 
 

ultimo aggiornamento
26.01.06 14:20

 
 
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Izet SarajlicConsiderato uno dei principali poeti dell’est europeo, membro del Circolo 99 di Sarajevo e testimone della grande tragedia della Bosnia, Izet Sarajlic (Doboj 1930), si laurea in lettere alla facoltà di filosofia di Sarajevo. Nel 1954 fonda il Gruppo 54 che dà inizio alle nuove correnti di poesia moderna in Bosnia Erzegovina, mentre tra il 1962 e il 1972 si occupa del festival Giornate poetiche di Sarajevo. È autore di una trentina di raccolte poetiche, tra cui Il libro degli addii e Diario di guerra di Sarajevo. Grande conoscitore e traduttore della poesia russa, Sarajlic è stato tradotto a sua volta in numerose lingue. Fino alla sua morte, avvenuta nel 2002, ha sempre lottato per il mantenimento della cultura laica della pluralità e della convivenza.
 
 
Sorelle
 
Sorelle
Quelle di Esenin
si chiamavano Shura e Katia
Quelle di Majakovskij
Ludimilla e Olia.
Le mie avevano i nomi di
Nina e Raza.

Sono tutte morte.
Nina e Raza sono decedute
a cinquanta giorni di distanza.
Sono morte
o sono state uccise senza colpo ferire?
È necessario che mi metta alla ricerca
di una nuova sorella.
Perché mi è impossibile
non essere più il fratello di una donna.
 
 
Non abbiate fretta
 
Non abbiate fretta di diventare poeti, ragazzi,
prolungate il più a lungo possibile i preliminari.
Essere poeti nella vita, non è lo stesso che in un romanzo.
La poesia non è che una serie di disfatte.

Alla fine forse vi attendono le rose,
ma a lungo, a destra come a sinistra, non conoscerete che le spine.
Non correte verso la gloria, restate giovani più che potete.
Quando non sarà più possibile, il poema nascerà da solo.
 
 
Una granata tirata dal Mrkovici
 
È già da trenta ore
che le granate
piovono su di noi da ogni parte.

Una di queste
ha appena sorvolato
la mia poesia.

È stata tirata dal Mrkovici
dove prima della guerra raccoglievo margherite
con la donna che amo
 
 
Cerco una strada per il mio nome
 
Passeggio per la strada della nostra giovinezza
e cerco una strada per il mio nome.

Le strade ampie, rumorose le lascio ai grandi della storia.
Cosa stavo facendo mentre si faceva la storia?
Semplicemente ti amavo.

Cerco una strada piccola, semplice, quotidiana,
lungo la quale, inosservati dalla gente,
possiamo passeggiare anche dopo la morte.

Non importa se non ha molto verde,
e neanche propri uccelli.

È importante che in essa possano trovare rifugio
Sia l’uomo che il cane in fuga dalla battuta di caccia.

Sarebbe bello che fosse lastricata di pietra,
ma tutto sommato questa non è la cosa più importante.

La cosa più importante è
che nella strada con il mio nome
a nessuno capiti mai una disgrazia.
 
 
Se solo
 
Se solo
i bambini non rompessero le zampe di nessun gatto
Se solo
le pallottole non uccidessero nessun orso nella foresta
Se solo
nessuna betulla venisse abbattuta da un obice
Se solo
tutti i popoli del mondo si riconciliassero
Se solo
ritornassero tutti i moribondi
Se solo
non ci fossero terremoti
Se solo
tutti gli aerei atterrassero senza incidenti
Se solo
mio padre terminasse il suo poema
Se solo
tutti i padri diventassero poeti
 
 
© Izet Sarajlic
traduzione del Laboratorio di traduzioni di Casa della Poesia
 
 
 
 
 
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