.. .. edizione del

.. ....

testata e logo di Macondo Tre
counter adozioni
 
marina zanoni
 
antologia di cultura bosniaca 
 

ultimo aggiornamento
17.05.07 11:26

 
 
canali
happrofondimenti
 
tutti gli autori
 

marina zanoniMarina Zanoni è, assieme a Piero Ravecca, la fondatrice di Macondo Tre. Vive e lavora alla Spezia.
 
 
Il lungo viaggio
prefazione di “Srebrenica. I giorni della vergogna ” di Luca Leone – Infinito Edizioni 2003 (II ed.)
 
Tutto cominciò nell’immediato dopoguerra della ex-Jugoslavia, quando il circolo ricreativo dell’azienda per cui lavoro aderì a un progetto di affido a distanza per bimbi profughi bosniaci. Si sapeva così poco della situazione laggiù. Nella memoria tutti avevamo solo il viale dei cecchini di Sarajevo occupata, o il sangue sul selciato delle vittime in coda per un po’ di pane. Una guerra difficile, anche da raccontare; e infatti i media europei lo fecero poco e male. Accogliemmo la proposta di adesione al progetto con entusiasmo, e in tre, io, il mio compagno Piero e un altro collega, Maurizio, diventammo una “famiglia affidataria”.
Ricordo la prima foto che ci arrivò di Mersudin, un bimbo orfano di entrambi i genitori, scomparsi nell’eccidio di Srebrenica, rimasto solo con la nonna. Nell’immagine, erano entrambi seduti su un vecchio divano, la nonna scalza che guardava l’obbiettivo con occhi duri, e lui spaurito e così indifeso. Iniziò uno scambio di lettere, e ogni Natale inviammo tramite il Cralt Telecom un pacco contenente cibo, qualche giocattolo e abiti invernali.
Nelle lettere, Mersudin fu sempre molto vago, anzi dimostrò una spensieratezza fanciulla che noi, non conoscendo la situazione, scambiammo per vera ma che, in seguito, scoprimmo nascondere una situazione per noi inimmaginabile.
L’occasione per scoprirlo capitò alla fine del novembre 2000, quando Piero ebbe l’occasione di guidare il camion che portava i pacchi dei colleghi-donatori ai bimbi in affido, con destinazione Tuzla, Bosnia Erzegovina. Fummo elettrizzati, ecco l’occasione per conoscere Mersudin!
Piero partì, e per telefono le notizie furono frammentarie. Il viaggio si rivelò lunghissimo poiché i camion rimasero per molte ore fermi alle dogane. Piero al telefono era sfuggente, non raccontava nulla.
Erano sette i camion, carichi di aiuti umanitari, diretti all’associazione Tuzlanska Amica, promotrice del progetto di affido a distanza I bambini hanno bisogno di una famiglia, e di cui noi ed il nostro Mersudin facciamo parte.
Il viaggio presentò non poche difficoltà, ma anche momenti indimenticabili. È stato questo il collante che ci ha legati ai partecipanti alla spedizione in maniera assoluta: persone meravigliose come Vilmo, il poeta bolognese che, con il suo camion carico di farina, ha sostenuto i profughi quando ancora a Tuzla le grandi organizzazioni umanitarie non erano giunte, e che tuttora, dopo innumerevoli viaggi, continua a portare sorrisi e giocattoli usati con lo stesso entusiasmo della prima volta. O Massimo e Franco, suonatori dei Modena City Ramblers, persone sensibili e curiose, che mettono in pratica ciò che cantano nelle loro canzoni, dote davvero rara. E poi Elvira, Stefano, e Pepito che non c’è più… Ma procediamo con ordine.
Attesi impaziente il ritorno di Piero. Volevo sapere tutto nei minimi particolari, ma lui era strano, non raccontava, continuava a dire che è incredibile… A così poca distanza da noi… Che non poteva immaginarsi una cosa simile.
Era quasi Natale e, come d’obbligo, ci trovammo anche noi nel delirio di un supermercato, nel rituale consumistico dell’acquisto di chili di cibo. Piero non resse, mollò il carrello e corse fuori. Ecco la crepa nella diga che si era costruito e dalla quale uscì, come un fiume in piena, il racconto di quei giorni in Bosnia, dei bimbi scalzi nella neve, degli sfollati nelle baracche senz’acqua, senza cibo, senza vestiti per ripararsi dai freddissimi inverni balcanici. Senza niente.
E poi campi minati ovunque, e bambini. Tanti bambini orfani, tanti bambini nell’orfanotrofio di Tuzla, che mangiavano solo quando arrivavano i convogli umanitari.
Il viaggio seguente lo facemmo insieme, e conobbi Tuzlanska Amica, l’associazione formata quasi completamente da donne profughe bosniache che si sono messe a disposizione delle vittime di stupri etnici e dei bambini, e che a oggi, grazie all’assoluta dedizione del team guidato dalla neuropsichiatra Irfanka Pasagic, è diventata una ong riconosciuta e apprezzata per la grande mole di lavoro che svolge in tutto il cantone di Tuzla.
E poi ancora storie. Ogni viaggio è condivisione; maggiormente qualche anno fa, quando l’urgenza del raccontare faceva sì che, spesso, l’ascoltare i racconti degli eccidi e dei lutti fosse importante quanto portare loro sacchi di farina.
E noi, viaggio dopo viaggio, raccogliemmo i racconti e le foto dei posti e degli amici conosciuti laggiù, e come vecchi cantastorie, ma non di favole purtroppo, iniziammo a raccontare.
Ricordo le prime sagre alle quali partecipammo, con una manciata di foto e tanta rabbia per quello che avevamo veduto, così vicino a noi eppure così lontano! Arrivarono i primi affidi, proposti agli amici più cari, o ai familiari.
Da allora sono passati sette anni, e grazie agli amici che hanno creduto ai nostri racconti e che hanno scelto di condividere con noi questo sogno, è nata MacondoTre, che ora è una Onlus apprezzata e riconosciuta.
Noi non abbiamo ancora smesso di raccontare, e di credere a un mondo senza guerre e senza frontiere.
Ecco l’inizio della storia che ci ha cambiato la vita.
 
© Marina Zanoni/Infinito Edizioni
 
 
 
 
 
indirizzo e recapito telefonico
clicca qui per i credits e i copyright
pulsante rss -