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ultimo
aggiornamento
24.11.05 17:33
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 Après
la
Commission
des
Affaires
étrangères
du
Parlement
européen
qui
s’est
prononcée
le
17
février
en
faveur
d’une
révision
de
la
Constitution
de
la
Bosnie-Herzégovine,
c’est
la
« Commission
de
Venise »
du
Conseil
de
l’Europe
(composée
d’experts
des
questions
constitutionnelles),
qui
vient
de
condamner
le
texte
de
Dayton,
jugé
irrationnel,
inefficace
et
non
viable |
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Cet
avis,
qui
considère
que
l’actuelle
architecture
institutionnelle
du
pays
empêche
tout
progrès
vers
l’intégration
européenne,
sera
versé
au
débat
sur
la
Bosnie-Herzégovine
qui
doit
intervenir
prochainement
en
séance
plénière
de
l’Assemblée
parlementaire
du
Conseil
de
l’Europe.
La
Commission
préconise
une
profonde
révision,
sinon
un
bouleversement
de
l’organisation
et
du
fonctionnement
des
pouvoirs
de
manière
à
renforcer
le
rôle
des
organes
centraux,
limiter
les
compétences
des
cantons
dans
la
Fédération,
qui
pourraient
d’ailleurs
être
supprimés,
simplifier
les
structures
administratives
et
politiques
et
modifier
les
processus
de
prises
de
décision
à
tous
les
niveaux
en
réduisant
les
possibilités
de
veto
ethnique.
Elle
préconise
également
une
réduction
progressive
des
pouvoirs
du
Haut-Représentant.
Cette
prise
de
position
autorisée
s’ajoute
à
toutes
celles
qui
s’affirment,
en
Bosnie-Herzégovine
et
en
dehors
d’elle,
pour
constater
que
la
situation
institutionnelle
du
pays
le
plonge
dans
une
paralysie
complète.
Cette
évidence
ne
paraît
toutefois
pas
toucher
les
décideurs
internationaux,
en
premier
lieu
ceux
de
Bruxelles,
qui
attendent
des
hommes
politiques
locaux
en
place
qu’ils
changent
eux-mêmes
les
règles
d’un
jeu
dont
ils
sont
les
uniques
bénéficiaires.
Le
seul
accord
que
peuvent
passer
entre
eux
les
partis
nationalistes
qui
se
partagent
le
pouvoir
est
précisément
celui
de
maintenir
le
statu
quo
avec
son
semblant
d’unité,
qui
leur
permet
de
préserver
leurs
avantages
acquis.
C’est
ce
que
vient
de
confirmer
la
récente
crise
politique
bosnienne,
qui
s’est
provisoirement
terminée
par
la
formation
d’un
nouveau
gouvernement
en
Republika
Srpska
et
la
reconstitution
du
gouvernement
« central »
de
Sarajevo,
comme
si
rien
ne
s’était
passé.
En
attendant
que
resurgissent,
sous
peu,
les
problèmes
non
résolus,
comme
ceux,
par
exemple,
de
la
réforme
de
la
police
et
de
la
défense,
sans
compter
tous
les
autres...
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |
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Verso
una
revisione
degli
accordi
di
Dayton?
- Dopo
la
Commissione
degli
Affari
Esteri
del
Parlamento
Europeo
che
si
è
pronunciato
il
17
febbraio
in
favore
di
una
revisione
della
costituzione
della
Bosnia
Erzegovina,
è
la
"Commissione
di
Venezia"
del
Consiglio
d'Europa
(composta
da
esperti
di
questioni
costituzionali)
che
ha
appena
condannato
il
testo
di
Dayton,
giudicato
irrazionale,
inefficace
e senza
futuro
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Questo
parere,
che
considera
che
l'attuale
architettura
istituzionale
del
paese
impedisce
ogni
progresso
verso
l'integrazione
europea,
sarà
trattato
al
dibattito
sulla
Bosnia
Erzegovina
che
deve
riunirsi
prossimamente
in
seduta
plenaria
nell'assemblea
parlamentare
del
Consiglio
d'Europa.
La
Commissione
raccomanda
una
revisione
profonda,
se
non
uno
sconvolgimento
dell'organizzazione
e del
funzionamento
dei
poteri
in
modo
da
rafforzare
il
ruolo
degli
organi
centrali,
limitare
le
competenze
dei
cantoni
nella
Federazione,
che
potrebbero
altrove
di
essere
eliminati,
semplificare
le
strutture
amministrative
e politiche
e modificare
i processi
di
presa
di
decisione
a tutti
i livelli,
riducendo
le
possibilità
di
veto
etnico.
Raccomanda
anche
una
riduzione
progressiva
dei
poteri
dell'Alto
Rappresentante.
Questa
presa
di
posizione
autorizzata
si
aggiunge
a tutte
quelle
che
si
affermano,
in
Bosnia
Erzegovina
e al
di
fuori
si
essa,
per
constatare
che
la
situazione
istituzionale
del
paese
costringe
il
paese
a una
paralisi
completa.
Questa
evidenza
non
sembra
tuttavia
toccare
coloro
che
hanno
il
potere
di
decidere,
in
primo
luogo
a Bruxelles,
che
aspettano
dagli
uomini
politici
locali
che
cambino
essi
stessi
le
regole
di
un
gioco
di
cui
sono
gli
unici
beneficiari.
Il
solo
accordo
che
possono
siglare
tra
loro
le
parti
nazionalistiche
che
si
condividono
il
potere
è
precisamente
quello
di
mantenere
lo
statu
quo
con
la
sua
parvenza
di
unità,
che
permette
loro
di
preservare
i vantaggi
acquisiti.
È
ciò
che
ha
appena
confermato
la
recente
crisi
politica
bosniaca,
che
si
è
temporaneamente
conclusa
con
la
formazione
di
un
nuovo
governo
in
Republika
Srpska
e la
ricostituzione
del
governo
"centrale"
di
Sarajevo,
come
se
nulla
fosse
accaduto.
Aspettando
che
ricompaiano,
presto,
i problemi
non
risolti,
come
quelli,
ad
esempio,
della
riforma
della
polizia
e della
difesa,
senza
contare
tutti
gli
altri...
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |
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©
2004
- Association
Sarajevo

- 
traduzione
in
francese
del
Courrier
des
Balkans
traduzione
in
italiano
di
Macondo
Tre |
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