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le courrier des balkans
 
Le Courrier des Balkans - 16 marzo 2005
dell'"Association Sarajevo", 16 marzo 2005) - [versione italiana]
 

ultimo aggiornamento
24.11.05 17:33

 
 
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Le Conseil de l’Europe et la Bosnie-Herzégovine : vers une révision des accords de Dayton ?
 
Après la Commission des Affaires étrangères du Parlement européen qui s’est prononcée le 17 février en faveur d’une révision de la Constitution de la Bosnie-Herzégovine, c’est la « Commission de Venise » du Conseil de l’Europe (composée d’experts des questions constitutionnelles), qui vient de condamner le texte de Dayton, jugé irrationnel, inefficace et non viable
 
Cet avis, qui considère que l’actuelle architecture institutionnelle du pays empêche tout progrès vers l’intégration européenne, sera versé au débat sur la Bosnie-Herzégovine qui doit intervenir prochainement en séance plénière de l’Assemblée parlementaire du Conseil de l’Europe.
La Commission préconise une profonde révision, sinon un bouleversement de l’organisation et du fonctionnement des pouvoirs de manière à renforcer le rôle des organes centraux, limiter les compétences des cantons dans la Fédération, qui pourraient d’ailleurs être supprimés, simplifier les structures administratives et politiques et modifier les processus de prises de décision à tous les niveaux en réduisant les possibilités de veto ethnique. Elle préconise également une réduction progressive des pouvoirs du Haut-Représentant.
Cette prise de position autorisée s’ajoute à toutes celles qui s’affirment, en Bosnie-Herzégovine et en dehors d’elle, pour constater que la situation institutionnelle du pays le plonge dans une paralysie complète. Cette évidence ne paraît toutefois pas toucher les décideurs internationaux, en premier lieu ceux de Bruxelles, qui attendent des hommes politiques locaux en place qu’ils changent eux-mêmes les règles d’un jeu dont ils sont les uniques bénéficiaires. Le seul accord que peuvent passer entre eux les partis nationalistes qui se partagent le pouvoir est précisément celui de maintenir le statu quo avec son semblant d’unité, qui leur permet de préserver leurs avantages acquis.
C’est ce que vient de confirmer la récente crise politique bosnienne, qui s’est provisoirement terminée par la formation d’un nouveau gouvernement en Republika Srpska et la reconstitution du gouvernement « central » de Sarajevo, comme si rien ne s’était passé. En attendant que resurgissent, sous peu, les problèmes non résolus, comme ceux, par exemple, de la réforme de la police et de la défense, sans compter tous les autres...
(autorizzazione alla riproduzione concessa)
 
Verso una revisione degli accordi di Dayton? - Dopo la Commissione degli Affari Esteri del Parlamento Europeo che si è pronunciato il 17 febbraio in favore di una revisione della costituzione della Bosnia Erzegovina, è la "Commissione di Venezia" del Consiglio d'Europa (composta da esperti di questioni costituzionali) che ha appena condannato il testo di Dayton, giudicato irrazionale, inefficace e senza futuro
 
Questo parere, che considera che l'attuale architettura istituzionale del paese impedisce ogni progresso verso l'integrazione europea, sarà trattato al dibattito sulla Bosnia Erzegovina che deve riunirsi prossimamente in seduta plenaria nell'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa.
La Commissione raccomanda una revisione profonda, se non uno sconvolgimento dell'organizzazione e del funzionamento dei poteri in modo da rafforzare il ruolo degli organi centrali, limitare le competenze dei cantoni nella Federazione, che potrebbero altrove di essere eliminati, semplificare le strutture amministrative e politiche e modificare i processi di presa di decisione a tutti i livelli, riducendo le possibilità di veto etnico. Raccomanda anche una riduzione progressiva dei poteri dell'Alto Rappresentante.
Questa presa di posizione autorizzata si aggiunge a tutte quelle che si affermano, in Bosnia Erzegovina e al di fuori si essa, per constatare che la situazione istituzionale del paese costringe il paese a una paralisi completa. Questa evidenza non sembra tuttavia toccare coloro che hanno il potere di decidere, in primo luogo a Bruxelles, che aspettano dagli uomini politici locali che cambino essi stessi le regole di un gioco di cui sono gli unici beneficiari.
Il solo accordo che possono siglare tra loro le parti nazionalistiche che si condividono il potere è precisamente quello di mantenere lo statu quo con la sua parvenza di unità, che permette loro di preservare i vantaggi acquisiti.
È ciò che ha appena confermato la recente crisi politica bosniaca, che si è temporaneamente conclusa con la formazione di un nuovo governo in Republika Srpska e la ricostituzione del governo "centrale" di Sarajevo, come se nulla fosse accaduto. Aspettando che ricompaiano, presto, i problemi non risolti, come quelli, ad esempio, della riforma della polizia e della difesa, senza contare tutti gli altri...
(autorizzazione alla riproduzione concessa)
 
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traduzione in francese del Courrier des Balkans
traduzione in italiano di Macondo Tre
 
 
 
 
 
 
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