|
ultimo
aggiornamento
29.06.06 10:29
|
| |
 |
| |
|
|
|
|
|
| |
|
|
|
| |
 Malgré
les
injonctions
de
la
Cour
constitutionnelle
de
Bosnie-Herzégovine,
les
dirigeants
de
Republika
Srpska
refusent
toujours
de
retirer
les
emblèmes
nationaux
serbes,
au
risque
de
provoquer
une
nouvelle
crise.
Pour
Sarajevo,
il
faudrait
que
les
Serbes
comprennent
enfin
que
la
guerre
est
finie |
| |
« Personne,
aucune
institution,
ne
me
donnera
l’ordre
d’enlever
le
drapeau
serbe
ou
les
armoiries
serbes
de
mon
bureau »,
a déclaré
le
Premier
ministre
de
la
Republika
Srpska
(RS)
Milorad
Dodic
lors
d’un
entretien
sur
une
télévision
locale.
Il
a dit
à
voix
haute
ce
que
pensent
tout
bas
de
nombreux
dirigeants
politiques.
Ils
refusent
d’obéir
à
la
décision
de
la
Cour
constitutionnelle
de
la
Fédération
de
Bosnie
et
Herzégovine
qui
a ordonné
de
faire
disparaître
les
symboles
nationalistes
serbes.
Pour
eux,
cette
décision
a pour
but
de
rendre
plus
floue
l’entité
serbe
de
Bosnie.
Pour
d’autres,
exhiber
les
symboles
serbes,
c’est
raviver
les
passions
nationalistes
à
quelques
mois
des
élections.
Depuis
la
fin
de
la
guerre
en
Bosnie
(1992-1995),
les
deux
entités,
la
Fédération
croato-bosniaque
et
la
Republika
Srpska,
ont
leurs
propres
drapeaux
et
leurs
propres
emblèmes.
La
RS
a même
son
hymne
national.
Mais
en
2002,
Sulejman
Tihic,
le
membre
bosniaque
de
la
Présidence
tripartite,
a demandé
à
la
cour
constitutionnelle
si
ces
symboles
étaient
en
accord
avec
la
constitution.
À
la
suite
de
cette
requête,
la
Cour
constitutionnelle
a ordonné
aux
deux
entités
de
changer
leurs
symboles
nationaux,
car
on
pouvait
estimer
qu’ils
violaient
la
constitution.
La
Fédération
a accepté
la
décision,
mais
les
dirigeants
politiques
de
la
RS
ne
l’ont
pas
accepté
dans
les
faits.
Au
cours
d’une
séance
parlementaire,
les
députés
serbes
ont
fait
valoir
que
leurs
symboles
étaient
tout
autant
acceptables
par
les
Croates
et
les
Bosniaques
que
par
les
Serbes
et
que
les
non
Serbes
n’étaient
pas
raisonnables
en
refusant
de
les
reconnaître.
Milorad
Dodik,
dirigeant
de
l’Alliance
des
sociaux-démocrates
indépendants
(SNSD),
avec
d’autres
dirigeants
serbes,
a rejeté
la
décision
de
la
Cour
car
c’était
pour
lui
une
tentative
pour
saper
la
RS.
« Cette
décision
va
aggraver
nos
relations
avec
la
BiH
et,
bien
que
n’ayons
aucune
intention
de
déstabiliser
le
pays,
il
est
grand
temps
que
nous
donnions
une
réponse
ferme
aux
exigences
de
Sarajevo
qui
nous
harcèle
parce
qu’ils
n’ont
pas
pu
satisfaire
leurs
appétits
en
temps
de
guerre »,
a déclaré
Milorad
Dodik.
Milorad
Dodik,
Dragan
Cavic,
dirigeant
du
Parti
démocratique
serbe
et
Président
de
la
RS,
ainsi
que
le
président
de
l’Assemblée
nationale
de
la
RS,
Igor
Radojicic,
ont
décidé
de
faire
cause
commune
pour
défier
la
décision
de
la
Cour
constitutionnelle.
Certains
ont
vu
dans
cette
décision
une
tentative
cynique
de
la
part
de
Milorad
Dodik
et
des
autres
dirigeants
serbes
d’exploiter
les
sympathies
nationalistes
dans
la
course
aux
élections
d’octobre
prochain.
Slobodan
Popovic,
du
Parti
social-démocrate
de
Bosnie-Herzégovine
a déclaré
que
« les
élections
approchent,
et
c’est
beaucoup
plus
facile
d’être
populaire
en
attisant
les
divisions
ethniques
que
de
répondre
aux
questions
de
fond
sur
la
vie
quotidienne
des
citoyens,
sans
se
préoccuper
de
savoir
s’ils
sont
Serbes,
Croates
ou
Bosniaques ».
Aleksandar
Trifunovic,
rédacteur
de
Buka
Magazine
de
Banja
Luka,
fait
la
remarque
suivante :
« Il
faudrait
répondre
à
la
question
de
savoir
si
la
guerre
en
Bosnie-Herzégovine
est
bien
finie,
ou
si
elle
continue
par
d’autres
moyens ».
Pour
lui,
les
représentants
des
entités
montrent
un
niveau
alarmant
de
mépris
pour
les
institutions
d’État.
« Ce
n’est
pas
par
hasard
que
les
représentants
de
RS
respectent
les
décisions
officielles
quand
elles
s’accordent
parfaitement
avec
les
intérêts
du
parti
au
pouvoir.
Ils
jouent
là
un
jeu
dangereux
parce
que
les
citoyens
pourraient
leur
emboîter
le
pas
et
cela
conduirait
à
l’anarchie ».
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
|
|
|
|
I
serbi
di
Bosnia
vogliono
conservare
i
loro
simboli
nazionalistici
-
Malgrado
le
sollecitazione
della
Corte
Costituzionale
della
Bosnia
Erzegovina
i
dirigenti
della
Republika
Srpska
rifiutano
ancora
di
ritirare
gli
emblemi
nazionalistici
serbi,
con
il
rischio
di
provocare
una
nuova
crisi.
Per
Sarajevo
bisognerebbe
che
i
Serbi
capissero
infine
che
la
guerra
è
terminata
|
| |
"Nessuno,
nessuna
istituzione,
mi
darà
l'ordine
di
togliere
la
bandiera
serba
o le
arme
serbe
del
mio
ufficio",
ha
dichiarato
il
primo
ministro
del
Republika
Srpska
(RS)
Milorad
Dodic
in
occasione
di
un'intervista
su
una
televisione
locale.
Ha
detto
a voce
alta
ciò
che
pensano
in
privato
molti
dirigenti
politici.
Rifiutano
di
obbedire
alla
decisione
della
Corte
costituzionale
della
Federazione
di
Bosnia
ed
Erzegovina
che
ha
ordinato
di
fare
scomparire
i simboli
nazionalistici
serbi.
Per
loro,
questa
decisione
ha
lo
scopo
di
rendere
più
sfocata
l'entità
serba
della
Bosnia.
Per
altri,
esibire
i simboli
serbi
serve
solo
a ravvivare
le
passioni
nazionalistiche
ad
alcuni
mesi
delle
elezioni.
Dalla
fine
della
guerra
in
Bosnia
(1992-1995),
le
due
entità,
la
Federazione
croata
e la
Republika
Srpska,
hanno
le
loro
bandiere
ed
i loro
emblemi.
La
RS
ha
anche
il
suo
inno
nazionale.
Ma
nel
2002,
Sulejman
Tihic,
il
membro
bosniaco
della
presidenza
tripartita,
ha
chiesto
alla
corte
costituzionale
se
questi
simboli
fossero
in
accordo
con
la
costituzione.
In
seguito
a questa
richiesta,
la
Corte
costituzionale
ha
ordinato
alle
due
entità
di
cambiare
i loro
simboli
nazionali,
poiché
si
poteva
ritenere
che
violassero
la
costituzione.
La
Federazione
ha
accettato
la
decisione,
ma
i dirigenti
politici
della
RS
non
la
hanno
accettata
nei
fatti.
Nel
corso
di
una
seduta
parlamentare,
i deputati
serbi
hanno
sostenuto
che
i loro
simboli
erano
riconosciuti
sia
dai
croati
che
dai
bosniaci
(oltreche
da
parte
dei
serbi)
e che
i non
serbi
non
sarebbero
stati
ragionevoli
a rifiutarsi
di
riocnoscerli.
Milorad
Dodik
dirigente
dell'alleanza
dei
Social-democratici
indipendenti
(SNSD),
assieme
ad
altri
dirigenti
serbi,
ha
respinto
la
decisione
della
Corte
poiché
era
per
lui
un
tentativo
per
scalzare
la
RS.
"Questa
decisione
peggiorerà
le
nostre
relazioni
con
la
Bosnia
Erzegovina
e,
benché
non
abbiamo
alcua
intenzione
di
destabilizzare
il
paese,
è
tempo
di
dare
una
risposta
ferma
alle
esigenze
di
Sarajevo
che
li
incalza
perché
non
hanno
potuto
soddisfare
i loro
appetiti
in
tempo
di
guerra",
ha
dichiarato
Milorad
Dodik.
Milorad
Dodik
e Dragan
Cavic,
rispettivamente
dirigente
della
parte
democratica
serba
e Presidente
della
RS,
così
come
il
presidente
dell'assemblea
nazionale
della
RS,
Igor
Radojicic,
hanno
deciso
di
fare
causa
comune
per
sfidare
la
decisione
della
Corte
Costituzionale.
Alcuni
hanno
visto
in
questa
decisione
un
tentativo
cinico
della
parte
di
Milorad
Dodik
e degli
altri
dirigenti
serbi
di
sfruttare
le
pulsioni
nazionalistiche
nella
corsa
alle
elezioni
d'ottobre
prossimo.
Slobodan
Popovic
del
Partito
Social-democratico
della
Bosnia
Erzegovina
ha
dichiarato
che
"le
elezioni
si
avvicinano,
ed
è
molto
più
facile
essere
popolari
attizzando
le
divisioni
etniche,
piuttosto
che
rispondere
alle
domande
chiave
sulla
vita
quotidiana
dei
cittadini,
senza
preoccuparsi
di
sapere
se
sono
serbi,
croati
o bosniaci".
Aleksandar
Trifunovic
redattore
di
Buka
Magazine
di
Banja
Luka,
fa
la
seguente
osservazione:
"occorrerebbe
rispondere
alla
domanda
di
sapere
se
la
guerra
in
Bosnia
Erzegovina
è
finita,
o se
continua
con
altri
mezzi".
Per
lui,
i rappresentanti
delle
entità
mostrano
un
livello
allarmante
di
disprezzo
per
le
istituzioni
di
Stato.
"Non
è
per
caso
che
i rappresentanti
della
RS
rispettano
le
decisioni
ufficiali
solo
quando
si
accordano
perfettamente
con
gli
interessi
della
parte
al
potere."
Così
facendo,
giocano
però
un
ruolo
pericoloso
perché
i cittadini
potrebbero
decidere
di
seguirli
e ciò
condurrebbe
all'anarchia
".
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
|
| |
 |
©
2006
- Gordana
Katana

- 
traduzione
in
francese
di
Jacqueline
Dérens
traduzione
in
italiano
di
Macondo
Tre |
|
|
 |
|
|
|
|
|
|
|
|