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le courrier des balkans
 
Le Courrier des Balkans - 10 maggio 2006
di Gordana Katana ("Birn-Balkan Insight" , 19 maggio 2006) -
[versione italiana]
 

ultimo aggiornamento
29.06.06 10:29

 
 
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Les Serbes de Bosnie veulent garder leurs symboles nationaux
 
Malgré les injonctions de la Cour constitutionnelle de Bosnie-Herzégovine, les dirigeants de Republika Srpska refusent toujours de retirer les emblèmes nationaux serbes, au risque de provoquer une nouvelle crise. Pour Sarajevo, il faudrait que les Serbes comprennent enfin que la guerre est finie
 
« Personne, aucune institution, ne me donnera l’ordre d’enlever le drapeau serbe ou les armoiries serbes de mon bureau », a déclaré le Premier ministre de la Republika Srpska (RS) Milorad Dodic lors d’un entretien sur une télévision locale. Il a dit à voix haute ce que pensent tout bas de nombreux dirigeants politiques. Ils refusent d’obéir à la décision de la Cour constitutionnelle de la Fédération de Bosnie et Herzégovine qui a ordonné de faire disparaître les symboles nationalistes serbes.
Pour eux, cette décision a pour but de rendre plus floue l’entité serbe de Bosnie. Pour d’autres, exhiber les symboles serbes, c’est raviver les passions nationalistes à quelques mois des élections.
Depuis la fin de la guerre en Bosnie (1992-1995), les deux entités, la Fédération croato-bosniaque et la Republika Srpska, ont leurs propres drapeaux et leurs propres emblèmes. La RS a même son hymne national. Mais en 2002, Sulejman Tihic, le membre bosniaque de la Présidence tripartite, a demandé à la cour constitutionnelle si ces symboles étaient en accord avec la constitution.
À la suite de cette requête, la Cour constitutionnelle a ordonné aux deux entités de changer leurs symboles nationaux, car on pouvait estimer qu’ils violaient la constitution.
La Fédération a accepté la décision, mais les dirigeants politiques de la RS ne l’ont pas accepté dans les faits. Au cours d’une séance parlementaire, les députés serbes ont fait valoir que leurs symboles étaient tout autant acceptables par les Croates et les Bosniaques que par les Serbes et que les non Serbes n’étaient pas raisonnables en refusant de les reconnaître.
Milorad Dodik, dirigeant de l’Alliance des sociaux-démocrates indépendants (SNSD), avec d’autres dirigeants serbes, a rejeté la décision de la Cour car c’était pour lui une tentative pour saper la RS.
« Cette décision va aggraver nos relations avec la BiH et, bien que n’ayons aucune intention de déstabiliser le pays, il est grand temps que nous donnions une réponse ferme aux exigences de Sarajevo qui nous harcèle parce qu’ils n’ont pas pu satisfaire leurs appétits en temps de guerre », a déclaré Milorad Dodik.
Milorad Dodik, Dragan Cavic, dirigeant du Parti démocratique serbe et Président de la RS, ainsi que le président de l’Assemblée nationale de la RS, Igor Radojicic, ont décidé de faire cause commune pour défier la décision de la Cour constitutionnelle. Certains ont vu dans cette décision une tentative cynique de la part de Milorad Dodik et des autres dirigeants serbes d’exploiter les sympathies nationalistes dans la course aux élections d’octobre prochain.
Slobodan Popovic, du Parti social-démocrate de Bosnie-Herzégovine a déclaré que « les élections approchent, et c’est beaucoup plus facile d’être populaire en attisant les divisions ethniques que de répondre aux questions de fond sur la vie quotidienne des citoyens, sans se préoccuper de savoir s’ils sont Serbes, Croates ou Bosniaques ».
Aleksandar Trifunovic, rédacteur de Buka Magazine de Banja Luka, fait la remarque suivante : « Il faudrait répondre à la question de savoir si la guerre en Bosnie-Herzégovine est bien finie, ou si elle continue par d’autres moyens ». Pour lui, les représentants des entités montrent un niveau alarmant de mépris pour les institutions d’État. « Ce n’est pas par hasard que les représentants de RS respectent les décisions officielles quand elles s’accordent parfaitement avec les intérêts du parti au pouvoir. Ils jouent là un jeu dangereux parce que les citoyens pourraient leur emboîter le pas et cela conduirait à l’anarchie ».
(autorizzazione alla riproduzione concessa)
 

I serbi di Bosnia vogliono conservare i loro simboli nazionalistici - Malgrado le sollecitazione della Corte Costituzionale della Bosnia Erzegovina i dirigenti della Republika Srpska rifiutano ancora di ritirare gli emblemi nazionalistici serbi, con il rischio di provocare una nuova crisi. Per Sarajevo bisognerebbe che i Serbi capissero infine che la guerra è terminata

 
"Nessuno, nessuna istituzione, mi darà l'ordine di togliere la bandiera serba o le arme serbe del mio ufficio", ha dichiarato il primo ministro del Republika Srpska (RS) Milorad Dodic in occasione di un'intervista su una televisione locale. Ha detto a voce alta ciò che pensano in privato molti dirigenti politici. Rifiutano di obbedire alla decisione della Corte costituzionale della Federazione di Bosnia ed Erzegovina che ha ordinato di fare scomparire i simboli nazionalistici serbi. Per loro, questa decisione ha lo scopo di rendere più sfocata l'entità serba della Bosnia. Per altri, esibire i simboli serbi serve solo a ravvivare le passioni nazionalistiche ad alcuni mesi delle elezioni.
Dalla fine della guerra in Bosnia (1992-1995), le due entità, la Federazione croata e la Republika Srpska, hanno le loro bandiere ed i loro emblemi. La RS ha anche il suo inno nazionale. Ma nel 2002, Sulejman Tihic, il membro bosniaco della presidenza tripartita, ha chiesto alla corte costituzionale se questi simboli fossero in accordo con la costituzione. In seguito a questa richiesta, la Corte costituzionale ha ordinato alle due entità di cambiare i loro simboli nazionali, poiché si poteva ritenere che violassero la costituzione.
La Federazione ha accettato la decisione, ma i dirigenti politici della RS non la hanno accettata nei fatti. Nel corso di una seduta parlamentare, i deputati serbi hanno sostenuto che i loro simboli erano riconosciuti sia dai croati che dai bosniaci (oltreche da parte dei serbi) e che i non serbi non sarebbero stati ragionevoli a rifiutarsi di riocnoscerli. Milorad Dodik dirigente dell'alleanza dei Social-democratici indipendenti (SNSD), assieme ad altri dirigenti serbi, ha respinto la decisione della Corte poiché era per lui un tentativo per scalzare la RS.
"Questa decisione peggiorerà le nostre relazioni con la Bosnia Erzegovina e, benché non abbiamo alcua intenzione di destabilizzare il paese, è tempo di dare una risposta ferma alle esigenze di Sarajevo che li incalza perché non hanno potuto soddisfare i loro appetiti in tempo di guerra", ha dichiarato Milorad Dodik. Milorad Dodik e Dragan Cavic, rispettivamente dirigente della parte democratica serba e Presidente della RS, così come il presidente dell'assemblea nazionale della RS, Igor Radojicic, hanno deciso di fare causa comune per sfidare la decisione della Corte Costituzionale.
Alcuni hanno visto in questa decisione un tentativo cinico della parte di Milorad Dodik e degli altri dirigenti serbi di sfruttare le pulsioni nazionalistiche nella corsa alle elezioni d'ottobre
prossimo. Slobodan Popovic del Partito Social-democratico della Bosnia Erzegovina ha dichiarato che "le elezioni si avvicinano, ed è molto più facile essere popolari attizzando le divisioni etniche, piuttosto che rispondere alle domande chiave sulla vita quotidiana dei cittadini, senza preoccuparsi di sapere se sono serbi, croati o bosniaci".
Aleksandar Trifunovic redattore di Buka Magazine di Banja Luka, fa la seguente osservazione: "occorrerebbe rispondere alla domanda di sapere se la guerra in Bosnia Erzegovina è finita, o se continua con altri mezzi". Per lui, i rappresentanti delle entità mostrano un livello allarmante di disprezzo per le istituzioni di Stato. "Non è per caso che i rappresentanti della RS rispettano le decisioni ufficiali solo quando si accordano perfettamente con gli interessi della parte al potere." Così facendo, giocano però un ruolo pericoloso perché i cittadini potrebbero decidere di seguirli e ciò condurrebbe all'anarchia ".
(autorizzazione alla riproduzione concessa)
 
© 2006 - Gordana Katana
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traduzione in francese di Jacqueline Dérens
traduzione in italiano di Macondo Tre
 
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