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le courrier des balkans
 
Le Courrier des Balkans - 18 febbraio 2007
di Dragan Risojevic ("Nezavisne Novine", 12 febbraio 2007) -
[versione italiana]
 

ultimo aggiornamento
16.04.07 9:25

 
 
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Bosnie : catastrophe écologique ou prospérité énergétique ?
 
Un nouveau round de négociation sur la réforme de la police commence en Bosnie, avec bien peu de chances d’aboutir. En tout cas, rien ne pourra se faire contre l’avis de Milorad Dodik, le tout-puissant Premier ministre de la Republika Srpska, qui n’entend pas voir fusionner les polices des deux « entités » de Bosnie-Herzégovine
 
La communauté internationale ouvre un nouveau cycle de négociations sur la réforme de la police, en faisant pression sur les principaux acteurs de ces négociations. Le rôle de médiateur est confié à l’Américain Raffi Gregorian, un vieux loup aux dents très pointues. C’est ce même diplomate qui avait réussi, en à peine un an et demi, à faire fusionner les armées des deux entités en une seule, ce qui semblait être une tâche impossible à presque tout le monde.
Les cartes sont disposées aujourd’hui, semble-t-il, de manière complètement différente. D’abord, le climat politique a radicalement changé par rapport à l’époque de la réforme de l’armée. Un nouvel acteur des relations politiques est devenu indispensable à tout projet d’importance : Milorad Dodik. S’il ne donne pas son approbation, la réforme de la police n’aboutira pas. Ou plus précisément, c’est le concept d’une police unique et unitaire, sans celles des entités, conçu avant même la création de la Direction pour la réforme de la police, qui n’a pas de grandes chances de se réaliser.
La perte de la police, Dodik le sait, signifierait pour la Republika Srpska celle d’une de ses compétences cruciales. C’est pour cette raison qu’il cherche le soutien et l’accord de tous les grands partis de Republika Srpska, qu’ils soient de gauche ou de droite. Même si l’argument de l’unité politique peut être utile lors des négociations, dans la situation où croît la pression de la communauté internationale, il perd de son importance. La clé de la réussite réside surtout dans l’habileté diplomatique, dans le fait de se donner le rôle du joueur irremplaçable, sans lequel le match ne pourrait être joué. Dodik a fait un pas dans cette direction dimanche, en invitant Nikola Spiric à réunir très prochainement les principaux dirigeants politiques de Bosnie-Herzégovine, qui essayeraient de parvenir à un accord sans les pressions du Bureau du Haut Représentant. Cela nous semble un objectif difficilement atteignable.
La Republika Srpska conteste le Rapport de la Direction pour la réforme de la police, mais accepte, néanmoins, qu’il soit le point de départ des négociations. Mais si l’on insiste sur l’adoption du contenu de ce Rapport, qui comporterait uniquement quelques changements de forme, il est certain qu’on ne parviendra pas à un accord. Dans le cas contraire, tout est possible, même un accord.
Mais il est illusoire de penser que l’OHR laissera les dirigeants politiques locaux poursuivre seuls le processus de négociations, surtout au moment où il ne cesse de répéter que le délai pour obtenir un consensus est de seulement un mois. Il est difficile, dans un délai si court, de décider même de qui sera le portier au Conseil des ministres ; alors, imaginer que l’on puisse trouver un accord en un temps si bref est tout à fait irréaliste. Il est évident que la date butoir doit être repoussée, sans différer pour autant les négociations. Sauf si l’on ne pense pas que la Bosnie-Herzégovine puisse rejoindre l’Union européenne dès la conclusion de l’accord sur la réforme de la police ! L’argument si souvent brandi d’une obstruction sur la voie européenne ne tient pas, car si nous tendons vers un idéal démocratique, chaque chose dans ce pays devrait alors résulter d’un accord. Il est certain qu’il n’est pas atteint à ce jour et que les deux options opposées sont mises en confrontation - l’une intégrant la police de la RS, l’autre la rejetant.
En effet, la police n’est pas un thème si lié à l’intégration européenne qu’on veuille bien le faire croire à l’opinion publique. C’est surtout la marque d’un désaccord profond quant à l’avenir du pays. Les uns voient cet avenir sans la Republika Srpska, ce que les autres ne veulent même pas imaginer. La réforme de la police sera surtout un indice de la direction que les choses vont prendre à l’avenir.
(autorizzazione alla riproduzione concessa)
 
Bosnia: nessuna riforma della polizia senza l'assenso di Dodik - Comincia in Bosnia un nuovo piano di negoziazione sulla riforma della polizia, con poche speranze di successo. In ogni caso niente si potrà decidere contro la volontà di Milorad Dodik, il potente Primo Ministro della Republika Srpska, che è fermamente contrario alla fusione delle polizie delle due entità della Bosnia Erzegovina
 

La comunità internazionale apre un nuovo ciclo di negoziati sulla riforma della polizia, facendo pressione sui principali soggetti di tale negoziato. Il ruolo di mediatore è affidato all'americano Raffi Gregorian, un vecchio lupo della politica. Si tratta dello stesso diplomatico che era riuscito, in appena un anno e mezzo, a fare fondere gli eserciti delle due entità in uno solo, cosa che sembrava impossibile.
Le carte oggi sono disposte in modo completamente diverso. Innanzitutto, il clima politico è radicalmente cambiato in relazione all'epoca della riforma dell'esercito. Un nuovo attore nelle relazioni politiche è diventato indispensabile per qualsiasi progetto: Milorad Dodik. Se egli non dà la sua approvazione, la riforma della polizia non si realizzerà. O più precisamente, è il concetto di una polizia unica ed unitaria, senza quelle delle entità, concepito ancora prima della creazione della Direzione per la riforma della polizia, che non ha grandi possibilità di realizzarsi.
La perdita della polizia, Dodik lo sa, significherebbe per la Republika Srpska la scomparsa di una delle sue prerogative più importanti. È per questa ragione che cerca il sostegno e l'accordo di tutti i grandi partiti della Republika Srpska, che siano di sinistra o di destra. Anche se l'argomentazione dell'unità politica può essere utile durante i negoziati, nella situazione in cui cresce la pressione della Comunità internazionale, perde la sua importanza. La chiave del successo risiede soprattutto nell'abilità diplomatica, nel fatto di darsi il ruolo di giocatore insostituibile, senza il quale l'incontro non potrebbe essere giocato. Dodik ha fatto un passo in questa direzione domenica, invitando Nikola Spiric a riunire entr breve tempo i principali dirigenti politici della Bosnia Erzegovina, per provare a raggiungere un accordo senza le pressioni dell'Ufficio dell'Alto Rappresentante. Ciò ci sembra però un obiettivo difficilmente raggiungibile.
La Republika Srpska contesta la relazione della Direzione per la riforma della polizia, ma accetta, tuttavia, che sia il punto di partenza dei negoziati. Ma se si insiste sull'adozione del contenuto di questa relazione, che comporterebbe soltanto alcuni cambiamenti formali, è certo che non si raggiungerà un accordo. In caso contrario, tutto è possibile, anche un accordo. Ma è illusorio pensare che la OHR lascerà i dirigenti politici locali proseguire da soli il processo dei negoziati, soprattutto nel momento in cui non cessa di ripetere che il termine per ottenere il consenso è soltanto di un mese. Immaginare che si possa trovare un accordo in un tempo così breve è un fatto poco realistico. È ovvio che il termine deve essere rifiutato, senza differire per altrettanto i negoziati. Salvo che non si pensi che la Bosnia Erzegovina possa raggiungere l'Unione Europea fin dalla conclusione dell'accordo sulla riforma della polizia! L'argomentazione così spesso brandita di un'ostruzione sulla via europea non regge, poiché se tendiamo verso un ideale democratico, ogni cosa in questo paese dovrebbe allora derivare da un accordo. È certo che finora non è stato raggiunto e che le due opposte opzioni sono messe a confronto.
In effetti, il problema della polizia non è un tema così legato all'integrazione europea più di quanto si voglia farlo credere all'opinione pubblica. È soprattutto il segno di un disaccordo profondo nei cofronti dell'avvenire del paese. Gli uni vedono questo futuro senza la Republika Srpska, cosa che gli altri non vogliono neppure immaginare. La riforma della polizia sarà soprattutto un indice della direzione che le cose prenderanno nel prossimo futuro.
(autorizzazione alla riproduzione concessa)

 
© 2007 - Dragan Risojevic
il logo di nezavisne novine - il logo del courrier des balkans - copyright le courrier des balkans
traduzione in francese di Ivana German
traduzione in italiano di Macondo Tre
 
 
 
 
 
 
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