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ultimo
aggiornamento
16.04.07 9:25
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 Un
nouveau
round
de
négociation
sur
la
réforme
de
la
police
commence
en
Bosnie,
avec
bien
peu
de
chances
d’aboutir.
En
tout
cas,
rien
ne
pourra
se
faire
contre
l’avis
de
Milorad
Dodik,
le
tout-puissant
Premier
ministre
de
la
Republika
Srpska,
qui
n’entend
pas
voir
fusionner
les
polices
des
deux
« entités »
de
Bosnie-Herzégovine |
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La
communauté
internationale
ouvre
un
nouveau
cycle
de
négociations
sur
la
réforme
de
la
police,
en
faisant
pression
sur
les
principaux
acteurs
de
ces
négociations.
Le
rôle
de
médiateur
est
confié
à
l’Américain
Raffi
Gregorian,
un
vieux
loup
aux
dents
très
pointues.
C’est
ce
même
diplomate
qui
avait
réussi,
en
à
peine
un
an
et
demi,
à
faire
fusionner
les
armées
des
deux
entités
en
une
seule,
ce
qui
semblait
être
une
tâche
impossible
à
presque
tout
le
monde.
Les
cartes
sont
disposées
aujourd’hui,
semble-t-il,
de
manière
complètement
différente.
D’abord,
le
climat
politique
a radicalement
changé
par
rapport
à
l’époque
de
la
réforme
de
l’armée.
Un
nouvel
acteur
des
relations
politiques
est
devenu
indispensable
à
tout
projet
d’importance :
Milorad
Dodik.
S’il
ne
donne
pas
son
approbation,
la
réforme
de
la
police
n’aboutira
pas.
Ou
plus
précisément,
c’est
le
concept
d’une
police
unique
et
unitaire,
sans
celles
des
entités,
conçu
avant
même
la
création
de
la
Direction
pour
la
réforme
de
la
police,
qui
n’a
pas
de
grandes
chances
de
se
réaliser.
La
perte
de
la
police,
Dodik
le
sait,
signifierait
pour
la
Republika
Srpska
celle
d’une
de
ses
compétences
cruciales.
C’est
pour
cette
raison
qu’il
cherche
le
soutien
et
l’accord
de
tous
les
grands
partis
de
Republika
Srpska,
qu’ils
soient
de
gauche
ou
de
droite.
Même
si
l’argument
de
l’unité
politique
peut
être
utile
lors
des
négociations,
dans
la
situation
où
croît
la
pression
de
la
communauté
internationale,
il
perd
de
son
importance.
La
clé
de
la
réussite
réside
surtout
dans
l’habileté
diplomatique,
dans
le
fait
de
se
donner
le
rôle
du
joueur
irremplaçable,
sans
lequel
le
match
ne
pourrait
être
joué.
Dodik
a fait
un
pas
dans
cette
direction
dimanche,
en
invitant
Nikola
Spiric
à
réunir
très
prochainement
les
principaux
dirigeants
politiques
de
Bosnie-Herzégovine,
qui
essayeraient
de
parvenir
à
un
accord
sans
les
pressions
du
Bureau
du
Haut
Représentant.
Cela
nous
semble
un
objectif
difficilement
atteignable.
La
Republika
Srpska
conteste
le
Rapport
de
la
Direction
pour
la
réforme
de
la
police,
mais
accepte,
néanmoins,
qu’il
soit
le
point
de
départ
des
négociations.
Mais
si
l’on
insiste
sur
l’adoption
du
contenu
de
ce
Rapport,
qui
comporterait
uniquement
quelques
changements
de
forme,
il
est
certain
qu’on
ne
parviendra
pas
à
un
accord.
Dans
le
cas
contraire,
tout
est
possible,
même
un
accord.
Mais
il
est
illusoire
de
penser
que
l’OHR
laissera
les
dirigeants
politiques
locaux
poursuivre
seuls
le
processus
de
négociations,
surtout
au
moment
où
il
ne
cesse
de
répéter
que
le
délai
pour
obtenir
un
consensus
est
de
seulement
un
mois.
Il
est
difficile,
dans
un
délai
si
court,
de
décider
même
de
qui
sera
le
portier
au
Conseil
des
ministres ;
alors,
imaginer
que
l’on
puisse
trouver
un
accord
en
un
temps
si
bref
est
tout
à
fait
irréaliste.
Il
est
évident
que
la
date
butoir
doit
être
repoussée,
sans
différer
pour
autant
les
négociations.
Sauf
si
l’on
ne
pense
pas
que
la
Bosnie-Herzégovine
puisse
rejoindre
l’Union
européenne
dès
la
conclusion
de
l’accord
sur
la
réforme
de
la
police !
L’argument
si
souvent
brandi
d’une
obstruction
sur
la
voie
européenne
ne
tient
pas,
car
si
nous
tendons
vers
un
idéal
démocratique,
chaque
chose
dans
ce
pays
devrait
alors
résulter
d’un
accord.
Il
est
certain
qu’il
n’est
pas
atteint
à
ce
jour
et
que
les
deux
options
opposées
sont
mises
en
confrontation
- l’une
intégrant
la
police
de
la
RS,
l’autre
la
rejetant.
En
effet,
la
police
n’est
pas
un
thème
si
lié
à
l’intégration
européenne
qu’on
veuille
bien
le
faire
croire
à
l’opinion
publique.
C’est
surtout
la
marque
d’un
désaccord
profond
quant
à
l’avenir
du
pays.
Les
uns
voient
cet
avenir
sans
la
Republika
Srpska,
ce
que
les
autres
ne
veulent
même
pas
imaginer.
La
réforme
de
la
police
sera
surtout
un
indice
de
la
direction
que
les
choses
vont
prendre
à
l’avenir.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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Bosnia:
nessuna
riforma
della
polizia
senza
l'assenso
di
Dodik
- Comincia
in
Bosnia
un
nuovo
piano
di
negoziazione
sulla
riforma
della
polizia,
con
poche
speranze
di
successo.
In
ogni
caso
niente
si
potrà
decidere
contro
la
volontà
di
Milorad
Dodik,
il
potente
Primo
Ministro
della
Republika
Srpska,
che
è
fermamente
contrario
alla
fusione
delle
polizie
delle
due
entità
della
Bosnia
Erzegovina |
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La
comunità
internazionale
apre
un
nuovo
ciclo
di
negoziati
sulla
riforma
della
polizia,
facendo
pressione
sui
principali
soggetti
di
tale
negoziato.
Il
ruolo
di
mediatore
è
affidato
all'americano
Raffi
Gregorian,
un
vecchio
lupo
della
politica.
Si
tratta
dello
stesso
diplomatico
che
era
riuscito,
in
appena
un
anno
e
mezzo,
a
fare
fondere
gli
eserciti
delle
due
entità
in
uno
solo,
cosa
che
sembrava
impossibile.
Le
carte
oggi
sono
disposte
in
modo
completamente
diverso.
Innanzitutto,
il
clima
politico
è
radicalmente
cambiato
in
relazione
all'epoca
della
riforma
dell'esercito.
Un
nuovo
attore
nelle
relazioni
politiche
è
diventato
indispensabile
per
qualsiasi
progetto:
Milorad
Dodik.
Se
egli
non
dà
la
sua
approvazione,
la
riforma
della
polizia
non
si
realizzerà.
O
più
precisamente,
è
il
concetto
di
una
polizia
unica
ed
unitaria,
senza
quelle
delle
entità,
concepito
ancora
prima
della
creazione
della
Direzione
per
la
riforma
della
polizia,
che
non
ha
grandi
possibilità
di
realizzarsi.
La
perdita
della
polizia,
Dodik
lo
sa,
significherebbe
per
la
Republika
Srpska
la
scomparsa
di
una
delle
sue
prerogative
più
importanti.
È
per
questa
ragione
che
cerca
il
sostegno
e
l'accordo
di
tutti
i
grandi
partiti
della
Republika
Srpska,
che
siano
di
sinistra
o
di
destra.
Anche
se
l'argomentazione
dell'unità
politica
può
essere
utile
durante
i
negoziati,
nella
situazione
in
cui
cresce
la
pressione
della
Comunità
internazionale,
perde
la
sua
importanza.
La
chiave
del
successo
risiede
soprattutto
nell'abilità
diplomatica,
nel
fatto
di
darsi
il
ruolo
di
giocatore
insostituibile,
senza
il
quale
l'incontro
non
potrebbe
essere
giocato.
Dodik
ha
fatto
un
passo
in
questa
direzione
domenica,
invitando
Nikola
Spiric
a
riunire
entr
breve
tempo
i
principali
dirigenti
politici
della
Bosnia
Erzegovina,
per
provare
a
raggiungere
un
accordo
senza
le
pressioni
dell'Ufficio
dell'Alto
Rappresentante.
Ciò
ci
sembra
però
un
obiettivo
difficilmente
raggiungibile.
La
Republika
Srpska
contesta
la
relazione
della
Direzione
per
la
riforma
della
polizia,
ma
accetta,
tuttavia,
che
sia
il
punto
di
partenza
dei
negoziati.
Ma
se
si
insiste
sull'adozione
del
contenuto
di
questa
relazione,
che
comporterebbe
soltanto
alcuni
cambiamenti
formali,
è
certo
che
non
si
raggiungerà
un
accordo.
In
caso
contrario,
tutto
è
possibile,
anche
un
accordo.
Ma
è
illusorio
pensare
che
la
OHR
lascerà
i
dirigenti
politici
locali
proseguire
da
soli
il
processo
dei
negoziati,
soprattutto
nel
momento
in
cui
non
cessa
di
ripetere
che
il
termine
per
ottenere
il
consenso
è
soltanto
di
un
mese.
Immaginare
che
si
possa
trovare
un
accordo
in
un
tempo
così
breve
è
un
fatto
poco
realistico.
È
ovvio
che
il
termine
deve
essere
rifiutato,
senza
differire
per
altrettanto
i
negoziati.
Salvo
che
non
si
pensi
che
la
Bosnia
Erzegovina
possa
raggiungere
l'Unione
Europea
fin
dalla
conclusione
dell'accordo
sulla
riforma
della
polizia!
L'argomentazione
così
spesso
brandita
di
un'ostruzione
sulla
via
europea
non
regge,
poiché
se
tendiamo
verso
un
ideale
democratico,
ogni
cosa
in
questo
paese
dovrebbe
allora
derivare
da
un
accordo.
È
certo
che
finora
non
è
stato
raggiunto
e
che
le
due
opposte
opzioni
sono
messe
a
confronto.
In
effetti,
il
problema
della
polizia
non
è
un
tema
così
legato
all'integrazione
europea
più
di
quanto
si
voglia
farlo
credere
all'opinione
pubblica.
È
soprattutto
il
segno
di
un
disaccordo
profondo
nei
cofronti
dell'avvenire
del
paese.
Gli
uni
vedono
questo
futuro
senza
la
Republika
Srpska,
cosa
che
gli
altri
non
vogliono
neppure
immaginare.
La
riforma
della
polizia
sarà
soprattutto
un
indice
della
direzione
che
le
cose
prenderanno
nel
prossimo
futuro.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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©
2007
- Dragan
Risojevic

- 
traduzione
in
francese
di
Ivana
German
traduzione
in
italiano
di
Macondo
Tre
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