Nonostante
il
fatto
che
la
situazione
economica
nella
Bosnia
Erzegovina
sembri
più
difficile
che
mai,
l’ultimo
numero
dell’"Economist"
di
Londra
dipinge
un
quadro
completamente
diverso
del
paese.
Secondo
le
statistiche
ufficiali,
scrive
il
famoso
settimanale,
due
terzi
della
popolazione
giovanile
vuole
lasciare
il
paese,
tre
quarti
dell’economia
è
in
declino,
ma
le
strade
di
Sarajevo
e di
Banjaluka
sono
piene
di
vita.
Circa
il
20%
dei
bosniaci
vive
sotto
la
soglia
di
povertà,
mentre
il
livello
ufficiale
di
disoccupazione
è
del
40%.
Il
quadro
che
si
scopre
sotto
la
superficie
è
tuttavia
sorprendentemente
buono.
Una
delle
ragioni,
cita
"Economist"
riportando
i risultati
della
ricerca
effettuata
da
parte
della
Banca
mondiale,
sta
nel
fatto
che
soltanto
il
16%
dei
cittadini
bosniaci
non
ha
un
lavoro.
Dirk
Reinermann,
rappresentante
della
Banca
Mondiale
in
Bosnia,
dichiara
di
non
conoscere
neanche
un
paese
che
dopo
soli
8 anni
dalla
fine
della
guerra
ha
raggiunto
l’80%
del
reddito
nazionale
anteriore
alla
guerra.
Bosnia
senza
“buchi
neri
”
Dalla
fine
della
guerra
fino
ad
adesso
la
maggior
parte
dell’infrastruttura
è
stata
rinnovata,
e soltanto
400.000
su
circa
2 milioni
dei
bosniaci
esiliati
non
sono
tornati
a casa.
Secondo
le
stime
dell’UNHCR,
che
non
sono
così
ottimistiche,
da
2,2
milioni
dei
bosniaci
esiliati
circa
1milione
è
tornato
nelle
proprie
abitazioni.
Nella
Bosnia
non
ci
sono
più
i “buchi
neri”,
le
zone
del
paese
dove
nessun
abitante
esiliato
è
ancora
tornato,
anche
se
il
processo
di
ritorno
è
stato
rallentato
nell’ultima
metà
del
2003.
I risultati
pubblicati
dall’"Economist"
riflettono,
pare,
una
tendenza
più
ampia
nell’economia
bosniaca.
Quest’anno
la
Bosnia
ha
ottenuto
il
suo
primo
rating
creditizio
internazionale.
Nei
primi
sei
mesi
del
2003
ha
attirato
250
milioni
di
marchi
convertibili
(1
euro=1,95
KM)
degli
investimenti
provenienti
dall’estero,
circa
il
50%
in
più
rispetto
allo
stesso
periodo
dell’anno
precedente.
Secondo
le
stime
di
Peter
Nicholl,
presidente
della
Banca
centrale,
rese
note
durante
l’intervista
per
la
FDI
(pubblicazione
del
"Financial
Times"),
i bosniaci
che
abitano
all’estero
annualmente
mandano
circa
un
miliardo
e mezzo
di
marchi
(KM)
nel
paese,
mentre,
secondo
le
statistiche
ufficiali,
il
reddito
annuale
medio
pro
capite
è
di
1.200
US$.
Per
cambiare
il
reddito
nazionale
in
modo
più
radicale,
la
crescita
economica
annuale
dovrebbe
essere
del
10%,
in
modo
da
raddoppiare
il
reddito
annuale
pro
capite.
Questo
sarà
possibile
solo
nel
caso
in
cui
le
riforme
economiche
riescano
a trasformare
l’economia
sommersa
in
economia
ufficiale,
e anche
se
i potenziali
investitori
cominceranno
a guardare
alla
Bosnia
non
come
a un
piccolo
mercato
di
3,8
milioni
di
abitanti,
ma
come
al
centro
di
una
grande
zona
di
libero
mercato
e di
60
milioni
di
abitanti,
con
un
reddito
di
250
milioni
di
dollari.
Una
vera
storia
di
successo
Il
prossimo
anno,
secondo
le
stime
di
Nicholl,
bisognerebbe
concentrare
le
energie
cercando
di
diminuire
il
deficit
commerciale
e sfruttando
le
potenzialità
degli
altri
settori
(es.
acqua
minerale,
frutta
e verdura
organica).
Un
altro
problema
sono
le
leggi
che
riguardano
gli
investimenti
stranieri,
che
non
sono
per
niente
favorevoli
per
gli
investitori.
Una
riforma
delle
leggi
e del
sistema
delle
imposte
potrebbe
aumentare
gli
investimenti
stranieri
del
40%.
In
questo
momento
circa
il
30%
dei
bosniaci
ha
aperto
un
conto
corrente
presso
banche.
Del
grande
potenziale,
prima
delle
altre,
si
sono
accorte
le
banche
austriache.
Dalla
fine
della
guerra
è
stato
fatto
molto,
ma
la
condizione
per
una
vera
prosperità
sta
nel
sostegno
politico
alle
riforme
economiche.
L’esempio
che
dovrebbe
essere
seguito
dal
resto
del
paese,
sottolinea
il
"New
York
Times"
in
un
ampio
articolo
pubblicato
l’anno
scorso,
è
Brcko.
L’unica
vera
storia
di
successo
bosniaca,
Brcko
in
soli
8 anni
dalla
guerra,
da
uno
dei
punti
più
caldi
e sanguinosi
del
conflitto,
si
è
trasformata
nella
città
più
ricca
del
paese,
l’unica
nella
quale
la
situazione
provocata
dalla
guerra
è
stata
cambiata
completamente.
Questa
città
portuale
di
85.000
di
abitanti
ha
il
più
altro
reddito
pro
capite.
La
esplosione
economica
di
Brcko
è
in
grande
misura
dovuta
alla
presenza
del
centro
commerciale
Arizona,
nato
dalle
bancarelle
di
legno
per
finire
poi
nelle
mani
di
un
investitore
italiano
disposto
a investire
altri
100
milioni
di
dollari
per
la
costruzione
di
un
moderno
centro
commerciale.
Secondo
l’indice
che
quest’anno
è
stato
pubblicato
da
"Reporters
senza
frontiere",
la
Bosnia
Erzegovina,
considerate
le
libertà
dei
media
e dell’informazione,
è
molto
avanti
rispetto
a tutti
gli
altri
paesi
dell’ex
Jugoslavia,
Slovenia
esclusa.
Mentre
la
Bosnia
occupa
la
37a
posizione
nel
mondo,
la
confinante
Croazia
si
trova
molto
più
indietro,
al
69°
posto,
tra
Niger
e Tanzania.
Serbia
e Montenegro
sono
ancora
più
in
dietro,
all'85°
posto,
tra
Malawi
e Zambia.
Un
altro
argomento
sul
quale
hanno
informato
i media
stranieri
nel
2003
riguarda
la
riforma
del
settore
della
difesa
e i
suoi
primi
passi
verso
un
esercito
unificato.
Considerato
che
i tre
eserciti
di
oggi
sono
formati
da
persone
che
combattevano
tra
di
loro,
questi
cambiamenti
acquistano
un
valore
aggiuntivo.
Il
fatto
che
sia
possibile
implementare
le
riforme
in
un
settore
così
delicato
come
la
difesa
costituisce
un
segno
positivo
per
i futuri
cambiamenti
nella
società.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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