Roma
- Martedì
13
gennaio,
in
prima
serata
(alle
21.00),
nel
corso
della
popolare
trasmissione
televisiva
italiana
Ballarò
in
onda
su
Rai
Tre,
uno
dei
temi
era
l'epidemia
di
terrorismo
e più
in
concreto
un
reportage
televisivo
sulle
cellule
di
Al
Qaeda
in
Bosnia
Erzegovina.
Tra
gli
ospiti
in
studio
vi
erano
il
ministro
degli
esteri
italiano
Franco
Frattini,
l'ex
premier
Massimo
D'Alema,
l'ex
presidente
Francesco
Cossiga
e un
giornalista
[Guido
Olimpio
- N.d.T.]
del
"Corriere
della
Sera".
Il
conduttore
[Giovanni
Floris
- N.d.T.]
ha
estaticamente
annunciato
che
gli
spettatori
avrebbero
visto
un
materiale
televisivo
esclusivo
sui
mujaheddin
in
Bosnia,
paese
che
si
trova,
ha
spiegato,
solo
a venti
minuti
di
aereo
dall'Italia.
Occhi
azzurri
, capelli
chiari
L'autrice
del
servizio,
ha
detto
il
conduttore
in
studio,
è
la
giornalista
Maria
Grazia
Mazzola,
che
il
15
dicembre
2003
ha
girato
in
Bosnia
Erzegovina
un'intervista
con
uno
dei
"combattenti
santi".
Viaggiando
in
automobile
attraverso
il
villagio
di
Bocinj,
la
giornalista
affamata
di
sensazioni
ha
annunciato
che
tornava
"per
la
prima
volta
nella
ex
Jugoslavia
dopo
la
fine
della
guerra,
ma
questa
volta
per
un
altro
conflitto
- la
jihad".
La
sua
voce
è
interrotta
dai
suoni
di
"sevdalinki"
e preghiere
musulmane
e,
dopo
questa
introduzione
abilmente
montata,
la
giornalista
parla
in
maniera
estremamente
superficiale
della
storia
dei
potenziali
terroristi
islamici
nei
Balcani.
Dopo
di
che
segue
una
ripresa
del
cameraman:
in
un
territorio
indefinito,
dove
c'è
buio
pesto,
alle
domande
della
giornalista
risponde
una
figura
che
indossa
un'uniforme
mimetica,
la
testa
completamente
avvolta
in
una
kefiah
palestinese.
Questo
oscuro
interlocutore
afferma
di
fronte
alla
telecamera
che
in
Bosnia
Erzegovina
vi
sono
da
sette
a diecimila
"guerrieri
santi",
che
possono
essere
mobilitati
nel
giro
di
alcune
ore,
e mostra
kalashnikov
ed
esplosivo
al
plastico:
"Questo,
per
esempio,
serve
per
minare
i ponti",
dice
l'anonimo
combattente
della
jihad.
Alla
domanda
contro
chi
abbiano
pianificato
di
combattere,
risponde
di
"odiare
più
di
tutti
gli
ebrei,
Bush,
Berlusconi
e il
vostro
[italiano
- N.d.A.]
ministro
degli
esteri...".
Dopo
soli
alcuni
minuti,
agli
spettatori
seri
diventa
chiaro
che
si
tratta
di
un
classico
pazzo
maniaco
alla
ricerca
di
gloria,
oppure
di
una
persona
che
per
le
sue
farneticazioni
fanatico-religiose
ha
ricevuto
un
considerevole
onorario.
In
particolare,
le
sue
affermazioni,
le
sue
"prove",
i suoi
"argomenti"
sono
del
tutto
privi
di
argomentazione,
e d'altronde
è
logico
concludere
che
qualcuno
effettivamente
interessato
a un'insurrezione
armata
non
parli
mai
dei
dettagli
di
fronte
alle
telecamere.
Tuttavia,
questo
fatto
non
ha
impedito
alla
diligente
giornalista
della
televisione
di
stato
italiana
di
presentare
il
suo
servizio
come
uno
spettacolo
mediatico
quale
raramente
finora
si
è
visto.
Che
sia
riuscita
in
parte
a conseguire
il
suo
obiettivo,
lo
dimostra
nel
migliore
dei
modi
il
seguente
fatto:
dopo
la
fine
del
reportage
il
conduttore
di
Ballarò
ha
cominciato
quasi
in
preda
al
panico
a commentare
il
pericolo
che
per
l'Italia
viene
dalla
Bosnia
Erzegovina,
sottolineando
che
si
tratta
di
persone
dagli
occhi
azzurri
e dai
capelli
chiari,
ed
è
sembrato
mancare
poco
a che
non
invitasse
l'intera
nazione
all'allarme
generale
perché
il
nemico
si
trova
tra
di
noi.
Successivamente
il
conduttore,
con
una
voce
tremante
si
è
rivolto
agli
ospiti,
attendendosi
di
dividere
equamente
con
loro
i propri
sentimenti
di
panico,
e ha
pregato
di
fare
per
primo
un
commento
il
giornalista
dell'influente
quotidiano
"Corriere
della
Sera".
Giornalismo
enfatico
Questo
rispettato
conoscitore
dei
(mis)fatti
balcanici
ha
detto:
"I
mujaheddin
che
hanno
combattuto
in
Bosnia
sono
già
in
Italia.
La
maggior
parte
degli
arrestati
o di
coloro
che
sono
sotto
indagine
sono
veterani
della
guerra
in
Bosnia.
Si
tratta
di
persone
che
dopo
la
firma
degli
accordi
di
Dayton
sono
state
espulse
dalla
Bosnia
Erzegovina,
e quindi
oggi
la
rete
terroristica
è
composta
da
coloro
che
hanno
combattuto
in
Afghanistan,
oppure
da
coloro
che
hanno
preso
parte
a scontri
armati
in
Bosnia
e Cecenia...
A proposito
del
fatto
che
nel
servizio
si
parla
di
terroristi
con
gli
occhi
azzurri
e i
capelli
chiari,
è
vero
che
tali
persone
oggi
sono
le
più
ricercate
nelle
cellule
terroristiche.
Si
tratta
soprattutto
di
cittadini
di
stati
dell'Europa
Occidentale,
per
esempio
inglesi
o svizzeri
che
sono
passati
all'islam.
Oggi
sono
richiesti
perché
dopo
l'11
settembre
sono
aumentati
i controlli
nei
confronti
delle
persone
di
pelle
scura".
Il
ministro
degli
esteri
italiano
Franco
Frattini
ha
commentato
da
parte
sua
il
servizio
nel
seguente
modo:
"È
chiaro
che
i nostro
servizi
segreti
lo
sanno
già
e che
oltre
a ciò
esistono
anche
scambi
di
informazioni
tra
servizi
occidentali,
grazie
ai
quali
siamo
a conoscenza
di
molti
fatti,
oltre
a quelli
che
abbiamo
sentito
nella
vostra
trasmissione.
Proprio
per
questo
è
essenziale
che
in
Bosnia
rimangano
le
forze
armate
internazionali
- la
NATO
e,
in
futuro,
anche
l'esercito
europeo".
Ha
reagito
anche
l'ex
premier
italiano
Massimo
D'Alema,
il
quale
ha
affermato
che
"il
terrorismo
non
è
uno
hobby
dei
poveri,
bensì
dei
ricchi",
e ha
aggiunto
che
l'attuale
politica
della
Casa
Bianca
e dei
suoi
alleati
radicalizza
i paesi
arabi.
L'intera
storia
ha
poi
preso
un
corso
del
tutto
diverso:
nessuno
degi
ospiti
in
studio
ha
parlato
di
"polveriera
bosniaca",
preferendo
invece
mettere
l'accento
su
altri
paesi,
come
la
Cecenia,
l'Iraq,
l'Arabia
Saudita...
Così,
a un
pubblico
di
alcuni
milioni
di
persone,
è
diventato
chiaro
che
nel
"servizio
esclusivo"
sulla
Bosnia,
durante
il
quale
un
musulmano
radicale
minacciava
l'Europa,
si
trattava
di
"materiali
gonfiati",
la
cui
autrice
si
era
solo
limitata
a mettersi
alla
ricerca
di
storie
senza
dubbio
serie
sulle
cellule
terroristiche
in
Bosnia.
Tuttavia,
per
conseguire
tale
obiettivo
è
necessario
disporre
di
molti
più
dati
informativi
e non
ci
si
può
limitare
a portare
di
fronte
alle
telecamere
un
uomo
armato,
che
poteva
parlare
allo
stesso
modo
anche
della
vita
su
Marte.
Con
questa
constatazione
sono
d'accordo
anche
gli
esperti
italiani
di
politica:
infatti,
il
"servizio
televisivo
esclusivo"
è
passato
il
giorno
successivo
senza
nemmeno
un
commento
sulla
stampa,
e questo
in
Italia
significa:
al
giornalismo
enfatico
non
vale
la
pena
dedicare
tempo
e lavoro.
Parlamento
della
Federazione
Bosnia
Erzegovina:
chiedere
una
verifica
della
fonre
delle
informazioni
(FENA
[Sarajevo],
15
gennaio
2004)
La
camera
dei
rappresentanti
della
Federazione
Bosnia
Erzegovina
ha
chiesto
alla
Presidenza
della
Bosnia
Erzegovina
e al
Consiglio
dei
Ministri
di
chiedere
ufficialmente
all'Italia
un'indagine
e una
verifica
di
quali
siano
le
fonti
delle
informazioni
trasmesse
dalla
televisione
di
stato
italiana,
secondo
le
quali
in
Bosnia
Erzegovina
si
addestrano
8.000
terroristi.
Gli
esiti
di
tale
indagine
e verifica
devono
essere
consegnati
dalle
autorità
italiane
a quelle
bosniache,
ha
concluso
oggi
la
Camera
dei
Rappresentanti,
nel
corso
della
nona
seduta
tenutasi
a Sarajevo.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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