Tecnicamente
parlando,
la
Bosnia
Erzegovina
entro
la
fine
di
giugno
deve
adottare
46
provvedimenti,
44
leggi
e fondare
25
nuove
istituzioni
al
livello
dello
stato
che
sarebbero
cruciali
per
potersi
candidare
ad
avviare
il
processo
di
integrazione
europea
e di
stabilizzazione.
Se
non
dovesse
accedere,
la
Bosnia
rimarrà
isolata,
sempre
in
compagnia
di
Serbia
e Montenegro.
Se
e quando
la
Bosnia
riuscirà
a soddisfare
tutte
le
condizioni
necessarie
lo
si
potrà
sapere
soltanto
quando
cominceranno
i negoziati
che
riguardano
l'integrazione
e la
stabilizzazione.
La
Bosnia
Erzegovina,
al
momento,
è
l'unico
paese
della
regione,
esclusi
Serbia
e Montenegro,
che
non
ha
raggiunto
l'Accordo
di
associazione
e stabilizzazione
(SAA);
la
Croazia
è
riuscita
ad
ottenere
lo
status
di
candidato
la
settimana
scorsa,
la
Macedonia
ha
firmato
l'Accordo
(SAA)
da
tempo,
mentre
l'Albania
si
trova
agli
inizi
del
processo
di
integrazione.
Se
si
esamina
il
rapporto
sui
progressi
compiuti,
pubblicato
di
recente,
risulta
chiaro
che
l'ostacolo
più
grosso
alle
riforme
e allo
sviluppo
della
Bosnia...
è
la
Bosnia
stessa.
In
altre
parole,
fino
a questo
momento
le
riforme
sono
state
fatte
malgrado
le
autorità
bosniache
e malgrado
la
complessa
struttura
interna
del
paese.
Una
sostanziosa
parte
delle
difficoltà,
secondo
le
autorità
internazionali
che
osservano
questo
processo,
sta
ne
fatto
che
le
autorità
locali
non
dispongono
di
personale
sufficientemente
esperto
per
implementare
un
processo
assai
complicato.
Anche
se
questa
analisi
sostiene
apertamente
che
è
necessario
diminuire
il
ruolo
dell'Ufficio
dell'alto
rappresentante
(OHR)
nei
processi
politici
del
paese,
rimane
il
fatto
che
senza
pressioni
da
parte
dell'OHR
non
sarebbe
stato
possibile
realizzare
alcune
delle
riforme
di
importanza
chiave.
Secondo
Julian
Braithwait,
portavoce
dell'OHR,
la
coalizione
che
sta
al
governo
continua
a non
funzionare.
"Per
i partiti
che
ne
fanno
parte,
la
coalizione
rappresenta
la
possibilità
di
non
essere
d'accordo
e di
dividere
il
potere
in
modo
da
non
aver
a che
fare
uni
con
gli
altri.
E,
paradossalmente,
si
tratta
di
una
strategia
assolutamente
ragionevole
quando
non
si
sa
come
governare
un
paese",
dichiara
Braithwait.
Tuttavia
questa
strategia
suona
strana
se
si
considera
che
i partiti
al
governo
sostengono
le
riforme,
ma
davanti
ai
propri
elettori
negano
perfino
di
essere
coalizzati
tra
di
loro.
"La
Bosnia
Erzegovina
potrebbe
anche
firmare
l'Accordo
(SAA)
in
presenza
dell'Alto
Rappresentante,
tuttavia
non
può
muoversi
in
direzione
dell'adesione
all'UE,
finché
non
si
assume
la
responsabilità
di
emanare
e implementare
le
leggi",
dice
Frano
Maorevic,
portavoce
della
delegazione
della
Commissione
Europea
in
Bosnia.
In
ogni
caso,
se
si
fa
un
paragone
tra
la
situazione
attuale
e quella
passata,
appare
evidente
che
la
Bosnia
comincia
ad
assumere
i contorni
di
uno
stato
funzionante.
"Nessuno
si
aspetta
l'implementazione
di
tutti
i provvedimenti.
È
impossibile
applicare
tutte
le
leggi,
creare
le
istituzioni.
È
impossibile
realizzare
tutto,
tuttavia
è
possibile
fare
degli
importanti
passi
in
avanti",
sostiene
Emir
Hadzikadunic,
portavoce
della
Direzione
per
l'integrazione
europea.
In
ogni
caso
in
un
paese
come
la
Bosnia
l'implementazione
delle
riforme
dipende
in
grande
misura
dalla
situazione
sulla
scena
politica
interna.
I rapporti
tra
i partner
nella
coalizione
e i
loro
rapporti
con
la
comunità
internazionale
sono
fondamentali
per
la
velocità
con
la
quale
proseguiranno
le
riforme.
Anche
perché,
contemporaneamente
alle
riforme
si
sta
svolgendo
il
processo
riguardante
l'apporto
di
modifiche
agli
Accordi
di
pace
di
Dayton.
Proprio
per
questo
motivo
la
maggiore
resistenza
nei
confronti
delle
riforme
arriva
dalla
Republika
Srpska
(RS).
"La
Republika
Srpska
ha
due
opzioni:
cooperare
oppure
non
farlo.
Nel
caso
in
cui
decidesse
di
non
cooperare,
verrà
esaminata
la
possibilità
di
ampliare
le
facoltà
dello
stato
al
fine
di
potere
implementare
i suoi
obblighi
internazionali",
sostiene
un
funzionario
della
comunità
internazionale
che
ha
voluto
rimanere
anonimo,
e aggiunge:
"l'SDS
(il
partito
nazionale
serbo
- n.d.r.)
crede
ancora
nella
necessità
di
aspettare
che
la
comunità
internazionale
abbandoni
la
Bosnia.
Il
fatto
è
che
la
comunità
internazionale
non
lascerà
mai
la
Bosnia
Erzegovina".
Perfino
un'analisi
di
base
sull'implementazione
delle
riforme
ci
porta
alla
conclusione
che,
se
si
considerano
le
condizioni
politiche
e i
diritti
umani,
la
Bosnia
Erzegovina
ha
fatto
importanti
passi
avanti.
Il
problema
più
grave,
fino
a oggi,
rimane
quello
delle
riforme
economiche:
gli
imprenditori
della
Federazione
dovrebbero
avere
la
possibilità
di
operare
in
Republika
Srpska
e viceversa,
bisognerebbe
accorciare
i tempi
necessari
per
avviare
un'impresa,
proteggere
i consumatori.
Gli
standard
europei
hanno
un
significato
molto
concreto:
in
questo
caso
proteggerebbero
il
mercato
e gli
imprenditori
locali
dai
prodotti
di
dubbie
caratteristiche,
importati
dalla
regione,
e dall'altra
parte
renderebbero
possibile
agli
imprenditori
locali
esportare
i loro
prodotti
nei
paesi
vicini.
Per
avviare
un'impresa
nella
Federazione
sono
necessari
più
di
due
mesi
(63
giorni),
mentre
nella
Republika
Srpska
sono
necessari
30
giorni,
e lo
scopo
di
riuscire
a farlo
in
5 giorni
sembra
ancora
irraggiungibile.
La
Bosnia
non
ha
ancora
un'agenzia
per
le
statistiche
e non
verrà
presa
in
considerazione
come
un
mercato
serio
finche
non
sarà
in
grado
di
offrire
ad
un
potenziale
investitore
i dati
principali
che
riguardano
la
situazione
nel
paese.
La
maggior
parte
delle
riforme
che
riguardano
la
costituzione
di
un
unico
territorio
economico
è
di
competenza
del
Ministero
del
commercio
estero
e dei
rapporti
economici.
Tuttavia
i dati
della
Direzione
per
l'integrazione
europea
dimostrano
che
proprio
questo
Ministero
ritarda
più
di
altri
nel
processo
dell'implementazione
delle
riforme.
Il
Consiglio
della
concorrenza
non
è
ancora
stato
formato,
anche
se
le
entità
hanno
nominato
i membri,
mentre
i termini
per
la
formazione
degli
istituti
di
misurazione,
per
la
proprietà
intellettuale
e per
gli
standard
sono
scaduti
da
più
di
un
mese.
La
Bosnia
Erzegovina,
quindi,
si
trova
soltanto
all'inizio
della
strada
verso
l'Unione
Europea.
I termini
attuali,
che
prevedono
l'associazione
entro
il
2009,
sembrano
troppo
ottimistici,
ma
se
entro
tale
data
Bosnia
riuscirà
ad
implementare
tutte
le
riforme
necessarie,
diventare
un
membro
della
UE
non
sarà
neanche
così
importante.
Le
riforme
in
questione
sono
talmente
radicali
che
la
Bosnia
Erzegovina
alla
fine
dovrebbe
assumere
un
aspetto
completamente
diverso.
Come
stato.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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