Polemiche:
Gli
attuali
rappresentanti
politici
della
BiH
sulla
proposta
di
revisione
dell’accordo
di
Dayton
Si
rifà
il
trucco
al
mostro
di
Dayton
Nello
scorso
numero
della
nostra
rivista
avevamo
pubblicato
in
esclusiva
la
proposta
dell’ESI
(European
Stability
Iniziative)
di
revisione
della
struttura
della
BiH
prevista
dall’accordo
di
Dayton.
Che
cosa
ne
pensano
i politici
di
maggior
rilievo
della
BiH?
Il
vicepresidente
del
Partito
di
Azione
Democratica
(SDA)
Elmir
Jahic
dice
che
l’SDA
considera
necessario
apportare
determinate
correzioni
alla
Costituzione
della
BiH:
“Ci
si
deve
avvicinare
all’iniziativa
dell’ESI
con
molta
attenzione.
La
si
deve
analizzare
sotto
tutti
gli
aspetti,
per
verificare
se
porta
con
sé
dei
rischi
inaccettabili,
se
apre
la
possibilità
che
nasca
una
terza
entità.
Intendo
una
unificazione
dei
cantoni
su
base
etnica,
che
per
noi
è
inaccettabile.
Noi
vediamo
la
BiH
come
uno
Stato
formato
da
una
serie
di
regioni
multietniche
basate
su
principi
come
quelli
economici
e di
comunicazione,
e ciò
significa
che
non
devono
divenire
tre
perché
significherebbe
una
divisione
su
base
nazionale
della
BiH.”
Barisa
Colak,
presidente
dell’Unione
Democratica
Croata
(HDZ)
della
BiH,
ha
dichiarato
per
Dani
che
l’HDZ
ha
più
volte
sottolineato
che
per
uno
Stato
con
così
tanti
apparati
amministrativi
e una
struttura
così
complessa
sarà
difficoltoso
tendere
allo
sviluppo
e a
miglioramenti
economici,
così
come
all’inserimento
nell’integrazione
europea:
“Questa
proposta
dell’ESI
non
va
buttata.
Si
deve
prendere
in
considerazione
ogni
proposta
che
va
nella
direzione
di
un
riordino
dello
Stato”.
Il
presidente
del
Partito
del
Progresso
Democratico
(PDP)
Mladen
Ivanic
è
contrario
alla
proposta
dell’ESI:
“E’
assolutamente
inaccettabile
solo
il
pensiero
che
la
Republika
Srpska
(RS)
si
trasformi
in
un
cantone
e quindi
mantenga
un
livello
cantonale
di
competenze,
per
non
parlare
della
complicazione
che
nascerebbe
se
tutte
le
difficoltà
che
mostra
oggi
la
Federazione
si
trasferissero
a livello
statale.”
Ivanic
si
è
comunque
dichiarato,
in
più
occasioni,
contrario
alla
revisione
degli
accordi
di
Dayton
perché
la
considera
una
questione
senza
senso,
attorno
alla
quale
in
BiH
difficilmente
si
raggiungerebbe
un
accordo
equo
tra
i tre
popoli
costituenti.
Il
vicepresidente
del
Partito
Social
Democratico
(SDP)
Alija
Behmen
si
è
detto
ammirato
degli
sforzi
di
questo
noto
istituto
e dei
suoi
esperti,
ma
ritiene
che
la
proposta
dell’ESI
non
offra
un’idea
chiara
per
uscire
da
un
disastroso
vicolo
cieco
costituzionale:
“E’
un
dato
di
fatto
che
la
Bosnia
debba
essere
ricostruita
allo
scopo
di
raggiungere
maggiore
funzionalità
e questo
attraverso
la
decentralizzazione
regionale.
Nella
proposta
dell’ESI
si
parla
dell’abolizione
della
Federazione
e che
ciò
è
fattibile
da
subito.
Ho
lavorato
in
Federazione
e conosco
bene
i suoi
problemi,
pertanto
non
sono
d’accordo
con
questa
asserzione.
Non
si
può
iniziare
con
l’abolizione
della
Federazione
fino
a quando
non
si
rafforzano
allo
stesso
tempo
le
istituzioni
centrali.
Nella
proposta
si
dice
che
“l’abolizione
della
Federazione
non
avrebbe
effetti
sulla
RS,
mentre
la
RS
probabilmente
accetterebbe
una
riforma
che
per
il
momento
non
vede
la
revisione
della
sua
attuale
struttura
istituzionale”.
Uno
Stato
del
genere
sarebbe
ordinato
in
maniera
asimmetrica.
I cantoni
rimarrebbero
legati
direttamente
allo
stato,
le
ingerenze
della
Federazione
si
trasferirebbero
a livello
statale,
mentre
la
RS
manterrebbe
intatte
le
proprie.
Questo
non
funzionerebbe
e tale
asimmetria
esigerebbe
un
maggior
coordinamento
degli
organi
statali.”
Behmen
afferma
inoltre
che
dalla
proposta
dell’ESI
non
emerge
che
la
RS
diverrebbe
un
cantone,
perché
l’esercito
e la
polizia,
per
esempio,
è
previsto
rimangano
a livello
della
RS:
“Se
il
Ministero
della
Difesa
della
Federazione
dovesse
essere
trasferito
a livello
statale,
si
dovrebbero
solo
trasferire
gli
impiegati
a quel
livello,
mentre
nel
campo
della
difesa
la
RS
manterrebbe
l’ingerenza.
Una
struttura
del
genere
non
porterebbe
ad
una
maggior
funzionalità.
L’unica
soluzione
è
l’abolizione
delle
entità
e arrivare
ad
un’organizzazione
regionale
fondata
sulla
formazione
di
unità
regionali
naturali,
basate
su
legami
geografici
ed
economici.
In
base
a questa
struttura
Banja
Luka
e Bihac
rientrerebbero
nella
stessa
regione,
come
Mostar
con
Trebinje,
e Tuzla
nella
stessa
regione
di
Bijeljina.
Non
c’è
nulla
di
più
logico
e naturale
che
un
malato
di
Trebinje
che
necessita
di
una
serio
intervento
chirurgico
si
curi
a Mostar,
quello
di
Bihac
a Banja
Luka,
e quello
di
Pale
a Sarajevo.”
Inoltre,
l’ESI
propone
la
formazione
di
un
cantone
erzegovese,
e rispetto
a questo
Behmen
si
è
così
pronunciato:
“Se
si
formasse
tale
cantone
erzegovese,
esso
sarebbe
in
pratica
etnicamente
“pulito”,
e visto
che
la
RS
in
questo
senso
è
a sua
volta
molto
“pulita”,
questo
porterebbe
inevitabilmente
i Bosgnacchi
(ndt:
Bosniaci
Musulmani)
- attraverso
un
qualche
tipo
di
collaborazione
infracantonale
- a
formarne
una
propria,
terza
parte
di
BiH,
e non
dubito
che
i tre
partiti
etnocratici
si
conformerebbero
con
molta
facilità.”
Il
presidente
dell’Unione
Socialdemocratica
Sejfudin
Tokic
valuta
che
sia
necessario
conformare
la
struttura
e il
sistema
giuridico
agli
standard
europei,
e quindi
necessaria
la
costruzione
di
uno
Stato
più
razionale
e funzionale
di
quello
attuale:
“In
questo
contesto,
credo
sia
importante
rafforzare
il
ruolo
dei
comuni
in
qualità
di
autonomie
locali
e rafforzare
le
istituzioni
dello
Stato
della
BiH.
La
sola
idea
di
mantenere
la
divisione
territoriale
in
cantoni
e RS,
cambiandone
la
denominazione,
non
mi
sembra
logica,
considerando
che
nessun
cantone
–
e nemmeno
la
RS
–
è
formato
da
unità
economiche
e naturali,
perché
si
tratta
di
confini
disegnati
con
la
forza
politica
e con
l’imposizione,
non
con
la
logica.
Per
capirci,
è
innaturale
che
Sarajevo,
Pale
e Jahorina
siano
divise,
che
Bijelina
e Tuzla,
ad
esempio,
non
abbiano
alcuna
funzione
comune…
Pertanto
appoggiamo
la
proposta
di
una
ristrutturazione
della
Costituzione
della
BiH,
ma
non
una
soluzione
che
prevede
una
divisione
territoriale
interna
di
questo
tipo.”
Petar
Dokic,
presidente
del
Partito
Socialista
della
RS
dichiara
che
mesi
fa
lui
stesso
aveva
aperto
la
discussione
sulla
questione,
ma
che
in
questo
momento
per
il
funzionamento
dello
Stato
è
maggiore
il
problema
dell’organizzazione
della
Federazione
che
non
quello
della
RS:
“Penso
che
in
questo
momento
la
RS
stia
funzionando
bene,
che
nella
sua
interezza
è
una
parte
molto
funzionale
della
BiH
e che
quindi
può
rimanere
tale
qual
è.”
Rasim
Kadic,
presidente
del
Partito
Liberal
Democratico
(LDS),
in
linea
di
principio
è
contrario
a che
ciò
che
è
nato
con
la
guerra
si
mantenga
come
una
costante,
soprattutto
quando
si
vede
che
l’impianto
attuale
della
BiH
non
può
e non
deve
funzionare:
“Penso
sia
molto
importante
siano
emerse
le
proposte
dell’ESI
e dei
parlamentari
europei,
perché
ciò
dimostra
che
l’Europa
si
sta
svegliando
e si
rende
conto
di
aver
tralasciato
o di
non
aver
aiutato
la
Bosnia
perché
divenisse
uno
Stato
con
una
normale
organizzazione.
Le
iniziative
vanno
sostenute,
ma
tuttavia
condanno
i meccanismi
tramite
i quali
queste
iniziative
tentano
di
sistemare
tale
questione.
Il
Mostro,
anche
quando
si
trucca,
è
solo
un
mostro
truccato.”
Nebojsa
Radmanovic,
presidente
del
Consiglio
direttivo
del
SNSD
(Lega
dei
Socialdemocratici
Indipendenti)
si
dice
cosciente
del
fatto
che
“esista
un
collo
di
bottiglia
nel
funzionamento
della
BiH
e di
alcune
sue
parti.
Pensiamo
che
gli
attuali
organi
statali
della
BiH
da
tempo
non
tengano
il
passo
con
ciò
che
dovrebbe
essere
normale,
e cioè
l’accordo
tra
tre
popoli
e due
entità
sulla
riorganizzazione
della
BiH.
Ecco
perché
arriviamo
alla
situazione
nella
quale
alcune
persone
da
fuori,
che
ci
capiscono
molto
meno,
propongono
differenti
iniziative
attorno
alle
quali
poi
noi
litighiamo.
Pertanto
la
nostra
posizione
generale,
non
solo
rispetto
a questa
iniziativa,
è
che
in
BiH
sono
i tre
popoli
–
quindi
i loro
rappresentanti
politici
–
a dover
trovare
un
accordo
su
come
lo
Stato
in
cui
vivono
insieme
potrà
funzionare
meglio.
Sotto
questa
luce
prendiamo
anche
in
considerazione
la
proposta
proveniente
dall’esterno,
che
per
altro
non
abbiamo
analizzato
per
intero
e nei
dettagli.
Su
di
essa
si
devono
pronunciare
tre
popoli
e due
entità.
Sono
loro
che
devono
trovare
un
accordo
su
come
la
BiH
deve
diventare.”
Dragan
Cavic,
Presidente
della
Republika
Srpska
(RS)
Sulle
entità
non
c’è
accordo
“Le
posizioni
dei
politici
della
RS,
quindi
dei
politici
serbi
della
BIH,
sono
in
accordo
sul
fatto
che
sia
fondamentale
un
riordinamento
costituzionale
e cioè
un
riordinamento
delle
entità.
Quindi
la
BiH,
se
vuole
pensare
al
suo
futuro,
deve
prevedere
nella
sua
struttura
l’esistenza
della
RS.
Le
bandiere
si
scioglierebbero
di
nuovo
in
una
maniera
errata.
Questa
è
una
strada
sbagliata,
ed
è
per
questo
che
dichiaro
apertamente
che
queste
iniziative
non
hanno
alcun
senso
nel
momento
in
cui
non
trovano
il
sostegno
di
tutti
in
BiH.
Ed
attualmente
non
ce
l’hanno.
C’è
da
chiedersi
quando
lo
otterranno.”
Haris
Silajdzic,
Stranka
za
BiH
[Partito
per
la
Bosnia
Erzegovina,
ndr]
Le
due
entità
vanno
simultaneamente
abolite
“Questa
iniziativa
è
sbagliata
in
partenza
perché
parte
dal
presupposto
che
in
BiH
tutto
si
può
toccare,
tutto
si
può
cambiare,
che
addirittura
si
possano
cambiare
gli
accordi
di
Dayton,
solo
non
si
può
cambiare
la
posizione
della
RS.
Da
questo
punto
di
vista
penso
che
l’approccio
sia
sbagliato.
D’altra
parte,
in
base
alle
discussioni
che
ho
avuto
e al
testo
che
ho
letto,
vedo
che
si
prevede
l’abolizione
della
Federazione
mentre
la
RS
come
entità
si
modellerebbe
con
il
tempo
in
qualcosa
di
totalmente
diverso
–
probabilmente
un
cantone.
Io
semplicemente
non
capisco.
Non
vedo
perché
questa
entità
debba
essere
privilegiata
se
penso
a come
e in
quale
situazione
è
nata,
rispetto
alla
Federazione.
Si
aprono
inoltre
delle
questioni
prettamente
amministrativo-legali:
quale
sarebbe
la
posizione
di
questa
entità
che
per
un
certo
periodo
presenzierebbe
a livello
degli
organi
centrali
dello
Stato
rispetto
alla
restante
parte
del
paese
che
verrebbe
ridotta
al
solo
livello
cantonale?
La
seconda
domanda
logica
è:
come
si
può
mantenere
un’entità
e non
l’altra?
E quest’ultima
cosa
diventa?
Secondo
il
mio
parere
l’unica
soluzione
sta
nell’abolizione
simultanea
delle
due
entità,
anche
con
gradualità.
Nella
misura
in
cui
desideriamo
seriamente
il
bene
dei
cittadini
della
BiH,
lo
Stato
va
organizzato
sul
principio
delle
regioni
economiche,
perché
solo
esse
sono
sopravvissute
per
centinaia
di
anni,
e solo
esse
possono
in
BiH
servire
ai
cittadini
nello
sviluppo
economico
e per
l’avvio
di
nuovi
spazi
di
collaborazione
all’interno
e all’esterno
del
paese.
Solo
questo
può
portare
l’economia
ad
un
qualsivoglia
ordine.”
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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