La
consegna
al
Tribunale
dell’Aja
del
generale
Ratko
Mladic,
comandante
di
guerra
dell’esercito
serbo
bosniaco,
potrebbe
essere
il
test
grazie
al
quale
sarà
chiaro
se
il
nuovo
governo
serbo
continuerà
a godere
dell’appoggio
della
comunità
internazionale.
Dopo
la
pesante
crisi
politica,
la
Serbia,
nelle
prossime
settimane,
con
ogni
probabilità
otterrà
un
nuovo
governo,
dal
momento
che
i partiti
che
lo
formeranno,
giovedì
scorso,
hanno
sottoscritto
un
accordo
di
coalizione,
e già
venerdì
a Vojislav
Kostunica,
leader
del
conservatore
Partito
democratico
della
Serbia,
è
stato
consegnato
il
mandato
per
la
composizione
del
governo.
Lo
scetticismo
nei
confronti
del
governo
di
Kostunica,
nei
circoli
della
comunità
internazionale,
è
aumentato
per
via
del
fatto
che
tale
governo,
nell’impossibilità
di
ricevere
l’appoggio
del
Partito
democratico,
il
principale
partito
del
governo
uscente,
ha
dovuto
optare
per
l’appoggio
del
Partito
socialista
della
Serbia
(SPS),
a capo
del
quale
si
trova
Slobodan
Milosevic.
All’estero
la
più
grossa
preoccupazione
è
dovuta
al
fatto
che
si
considera
ancora
incerto
se
il
nuovo
governo
collaborerà
con
il
Tribunale
dell’Aja,
dal
momento
che
l’SPS
fino
ad
ora
si
è
fermamente
opposto
alla
consegna
di
cittadini
serbi
all’Aja.
Dall’altra
parte,
mai
in
questi
ultimi
dieci
anni,
ossia
da
quando
all’Aja
esistono
le
accuse
per
crimini
di
guerra
contro
i due,
non
c’è
mai
stata
una
così
forte
determinazione
da
parte
della
comunità
internazionale
per
far
sì
che
Mladic
e Radovan
Karadzic,
l'ex
presidente
della
Republika
Srpska,
vengano
arrestati.
Ecco
perché
William
Montgomery,
l’influente
ambasciatore
americano
a Belgrado,
giovedì
scorso
ha
dichiarato
che
la
comunità
internazionale
non
sospenderà
la
collaborazione
con
il
governo
di
Kostunica
a causa
dell’appoggio
del
SPS,
ma
sarà
piuttosto
cauta,
considerando
la
consegna
di
Mladic
un’importante
test
per
Belgrado.
Mladic,
per
il
quale
si
crede
che
sia
nascosto
in
Serbia,
dovrà
essere
consegnato
entro
la
fine
di
marzo
se
Belgrado
vorrà
anche
quest’anno
ricevere
l’aiuto
finanziario
degli
USA.
Benché
questo
aiuto
non
sia
enorme
–
appena
circa
cento
milioni
di
dollari
–
la
sua
mancanza
aprirebbe
per
Belgrado
una
serie
di
problemi,
dal
momento
che
la
maggior
parte
dei
paesi
e delle
istituzioni
finanziarie
internazionali
potrebbero
seguire
l’esempio
americano.
Benché
Kostunica
per
ora
si
pronunci
malvolentieri
in
pubblico
su
questa
questione,
è
piuttosto
certo
che
dovrà
risolvere
in
tempo
il
“problema
Mladic”
dal
momento
che
le
cattive
condizioni
economiche
della
Serbia
potrebbero,
senza
l’appoggio
proveniente
dall’estero,
costare
caro
al
suo
governo.
Tra
i suoi
accoliti
si
crede
che
Kostunica
procederà
secondo
la
legge
sulla
collaborazione
con
l’Aja
dell’aprile
2000,
avviata
allora
dal
suo
partito.
Secondo
questa
legge,
all’Aja
saranno
consegnati
tutti
coloro
contro
i quali
sono
state
sollevate
le
accuse
fino
al
giorno
della
promulgazione
della
legge.
D’altra
parte
anche
Ivica
Dacjic,
funzionario
dell’ala
del
SPS
di
Milosevic
desiderosa
di
prendere
le
distanze
dal
suo
leader,
ha
dichiarato
che
il
suo
partito
non
intende
opporsi
alla
collaborazione
con
l’Aja.
Ciò
significherebbe
che
Kostunica
con
la
consegna
di
Mladic,
alla
quale
in
passato
si
era
opposto,
possa
tentare
di
salvare
gli
accusati
contro
i quali
sono
state
sollevate
le
accuse
dopo
l’aprile
2000,
in
particolare
contro
i quattro
generali
della
polizia
e dell’esercito,
accusati
dall’Aja
lo
scorso
inverno,
ma
che
il
precedente
governo
si
era
rifiutato
di
consegnare.
È
possibile
che
Kostunica,
con
la
consegna
di
Mladic,
desideri
effettuare
l’ultima
consegna
all’Aja,
e sembra
che
anche
l’amministrazione
di
Washington
non
abbia
nulla
in
contrario
a lasciare
che
gli
altri
accusati
vengano
processati
a Belgrado.
“Kostunica
consegnerà
Karadzic”
afferma
Kosta
Cjavoski,
noto
professore
belgradese
di
diritto
e presidente
del
Comitato
per
la
difesa
di
Radovan
Karadzic.
L’altra
possibilità
è
che
Belgrado
entro
la
fine
di
marzo
offra
convincenti
prove
che
Mladic
non
sia
in
Serbia,
cosa
che
- a
dire
il
vero
senza
prove
- è
stata
sostenuta
dal
precedente
governo.
Ma
questa
è
solo
una
possibilità
teorica,
mentre
l’arresto
e la
consegna
del
generale
serbo
sono
molto
più
credibili.
Dall’altro
lato,
la
comunità
internazionale
non
può
richiedere
al
governo
della
Republika
Srpska
(RS)
la
consegna
di
Radovan
Karadzic,
l’ex
presidente
della
entità
serbo-bosniaca,
dal
momento
che
anche
e perfino
se
lo
volesse,
il
debole
governo
della
RS
non
sarebbe
in
grado
di
farlo.
Perché,
Karadzic,
dal
canto
suo,
è
fortemente
collegato
ad
una
potente
rete
di
mafiosi
e di
parapoliziotti,
contro
la
quale
la
RS
non
può
far
fronte.
Per
questo
motivo
la
comunità
internazionale
insiste
sul
fatto
che
Karadzic
venga
arrestato
con
l’aiuto
delle
truppe
della
NATO
di
stanza
in
Bosnia
Erzegovina.
I tentativi
condotti
fino
ad
ora,
tuttavia,
non
hanno
dato
risultati
dal
momento
che
la
sviluppata
rete
di
fedeli
di
Karadzic,
la
quale
gode
di
un
significativo
appoggio
tra
la
popolazione,
è
riuscita
in
tempo
a capire
le
intenzioni
delle
truppe
NATO.
Alla
metà
di
gennaio
a Pale,
sopra
Sarajevo,
c’è
stato
un
altro
fallito
tentativo
di
arresto,
quando
la
NATO,
come
è
noto,
aveva
ricevuto
informazione
che
Karadzic
avesse
chiesto
aiuto
al
medico,
nello
stesso
luogo
in
cui
aveva
il
suo
rifugio
di
guerra.
Subito
si
è
dimostrato
che
non
era
vero:
a giudicare
dal
modo
di
conduzione
dell’azione
della
NATO,
il
cui
obiettivo
erano
gli
uomini
che
si
crede
aiutino
Karadzic.
Due
di
loro
sono
stati
arrestati
due
settimane
fa,
mentre
altri
due
sono
fuggiti
davanti
alle
forze
NATO.
Per
ora
non
si
sa
se
le
due
guardie
del
corpo
di
Karadzic
arrestate
abbiano
rivelato
il
luogo
dove
quest’ultimo
si
nasconde,
ma
l’ampiezza
dell’azione
della
SFOR,
che
praticamente
è
in
corso
da
più
di
un
mese,
è
proseguita
dichiarando
che
la
comunità
internazionale
ha
ormai
posto
questa
questione
più
seriamente
che
mai.
Una
fonte
ritenuta
vicina
a Karadzic
afferma
per
l’Osservatorio
sui
Balcani
che
l’ex
presidente,
per
natura
edonista
e uomo
di
debole
disciplina
psicologica,
molto
probabilmente
non
si
nasconde
nei
boschi
della
Bosnia
orientale,
dove
molto
spesso
è
stato
cercato.
“Credo
che
Karadzic
sia
andato
via
dalla
RS”
dice
la
fonte,
confermando
i sospettib
di
Carla
Del
Ponte,
procuratore
capo
del
tribunale
dell’Aja,
la
quale
crede
che
Karadzic
sia
fuggito
a Belgrado.
Tali
affermazioni,
invece,
vanno
prese
con
una
certa
riserva,
dal
momento
che
Belgrado
sarebbe
per
Karadzic
un
luogo
molto
più
insicuro,
perché
non
godrebbe
dell’importante
aiuto
della
popolazione
locale
quale
invece
gode
tra
i serbi
di
Bosnia.
Molti
funzionari
credono
che
l’insistenza
sulla
cattura
di
Karadzic
vada
posta
in
relazione
con
la
dichiarata
intenzione
della
NATO
di
lasciare
la
Bosnia.
Senza
la
sua
cattura
la
missione
della
NATO,
in
corso
da
nove
anni,
non
potrebbe
considerarsi
riuscita,
e nemmeno
il
mandato
del
Tribunale
dell’Aja,
che
terminerà
i processi
nel
2010,
potrebbe
essere
considerato
positivamente
senza
un
processo
contro
Karadzic
e Mladic.
A Belgrado
ci
sono
diplomatici
che
dicono
che
la
politica
della
comunità
internazionale
in
Bosnia
si
è
rivelata
un
fallimento
politico,
perché,
oltre
alla
pace,
non
ha
portato
anche
la
stabilità
politica,
così
che
sia
Bruxelles
che
Washington
desiderano
quanto
prima
dimenticare
la
Bosnia.
“Ciò,
però,
non
è
possibile
senza
mettere
la
parola
fine
sui
casi
Karadzic
e Mladic”,
afferma
per
l’Osservatorio
sui
Balcani
un
diplomatico
occidentale
a Belgrado.
Ecco
perché
sembra
che
nel
corso
di
questo
anno
possa
essere
fatto
il
punto
definitivo
sui
casi
Karadzic
e Mladic,
dal
momento
che
la
comunità
internazionale
è
sempre
più
risoluta
riguardo
la
loro
cattura,
e anche
per
via
del
fatto
che
la
loro
posizione
è
sempre
più
difficile
da
difendere.
Ma
ciò
non
significherà
affatto
il
successo
della
politica
internazionale,
in
particolare
in
Bosnia,
dove
non
è
stato
risolto
nemmeno
uno
dei
problemi
che
hanno
portato
alla
guerra.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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