Un
ex
membro
del
reggimento
delle
guardie
del
corpo
dello
Stato
maggiore
dell’esercito
della
Republika
Srpska,
Zoran
Obrenovic,
soprannominato
«Maljic»,
è
stato
arrestato
dalle
forze
di
polizia
della
Republika
Srpska.
Durante
la
guerra
Maljic
era
incaricato
della
sicurezza
del
generale
Ratko
Mladic
e dei
suoi
assistenti.
Attualmente
vive
a Zemun
ed
è
strettamente
associato
ai
criminali
del
clan
Zemun.
È
stato
convocato
dal
tribunale
di
Vlasenica
per
testimoniare
su
una
recente
rissa
nella
quale
è
stato
accoltellato.
Al
momento
del
suo
arrivo
al
commissariato
gli
è
stato
spiegato
che
lo
si
doveva
interrogare
sull’omicidio
di
Avdo
Palic,
comandante
a Zepa
in
tempo
di
guerra,
il
cui
corpo
non
è
mai
stato
ritrovato.
L’ultima
volta
che
Avdo
Palic
è
stato
visto
era
in
compagnia
di
Dragomir
Pecanac,
il
vice
di
Ratko
Mladic,
e si
suppone
che
i vecchi
membri
dello
Stato
maggiore
di
Han
Pijesak
potrebbero
fornire
delle
informazioni
sulla
morte
del
comandante
di
Zepa.
Tuttavia
Obrenovic
ha
sempre
negato
di
sapere
alcunché
sull’assassinio
di
Avdo
Palic.
Maljic
non
ha
mai
dato
alcuna
informazione
che
potesse
essere
di
qualche
interesse
per
la
polizia.
Anche
se
egli
è
noto
per
aver
commesso
dei
crimini
di
guerra
in
Bosnia-Erzegovina,
non
esiste
nessun
mandato
di
arresto
contro
di
lui,
né
in
Bosnia,
né
in
Serbia,
tanto
che
è
stato
rilasciato.
Ma
il
suo
soprannome
«Maljic»
(malj
vuol
dire
“mazza”),
secondo
i suoi
commilitoni
del
tempo
di
guerra
deriva
dal
fatto
che
egli
uccideva
le
proprie
vittime
con
una
mazza...
Dall’Irak
al
clan
Zemun
I brutali
metodi
di
Obrenovic
ed
i crimini
di
guerra
da
lui
commessi
in
Bosnia-Erzegovina
non
sono
mai
stati
puniti.
Egli
ha
cercato
di
valorizzare
le
sue
«competenze»
offrendo
i propri
servigi
ad
altri
Paesi
in
guerra.
Così
egli
è
recentemente
rientrato
dall’Irak,
dove
combatteva
al
fianco
degli
americani
insieme
ad
altri
criminali
di
Vlasenica,
ex
ufficiali
di
Stato
maggiore
della
Republika
Srpska.
Questi
assassini,
che
hanno
esercitato
la
loro
professione
di
mercenari
in
molteplici
zone
di
guerra,
erano
talmente
«investiti»
nel
loro
«lavoro»
che
hanno
spesso
compromesso
i Paesi
per
i quali
lavoravano.
Zoran
Obrenovic
è
partito
per
l’Irak
con
l’aiuto
di
una
organizzazione
pakistana
di
Belgrado.
Veselin
Dosic
e Zeljko
Vukovic,
due
ex
soldati
di
Mladic
anch’essi
originari
di
Vlasenica,
e poi
Sasa
Bobar,
vice
di
Branislav
Gavrilovic,
il
vecchio
comandante
dell’unità
paramilitare
di
Seselj
a Ilidza,
l’hanno
raggiunto.
Tutti
avevano
una
lunga
esperienza
di
guerra
in
Bosnia-Erzegovina
ed
in
Croazia.
Il
reggimento
di
Maljic
era
comandato
da
Ljubomir
Beara,
attualmente
detenuto
presso
il
Tribunale
Penale
Internazionale
(TPI)
dell’Aja.
Il
suo
vice
era
Dragomir
Andan,
ex
capo
della
polizia
della
Republika
Srpska.
La
preparazione
dell’attentato
contro
Tomo
Kovac
Sono
partiti
per
l’Irak
alla
fine
dello
scorso
gennaio
e si
sono
installati
in
un
campo
americano.
Prima
di
partire
avevano
detto
ai
loro
commilitoni
di
essere
pronti
a fare
tutto
quello
che
gli
avrebbero
chiesto,
in
cambio
dei
soldi
americani.
Tuttavia
un
mese
fa
sono
stati
rimandati
indietro.
Secondo
Zoran
Obrenovic
non
sono
riusciti
ad
accordarsi
sul
pagamento,
dato
che
l’organizzazione
pakistana
non
era
che
un
intermediario
ed
erano
gli
americani
che
avrebbero
dovuto
pagarli.
«Volevano
riciclare
il
loro
denaro
sporco
pagandoci
molto
poco
e dichiarando
invece
di
darci
un
salario
sui
20
mila
dollari»,
racconta
Zoran
Obrenovic
che
è
tornato
dall’Irak
con
la
testa
rasata
come
un
marine
americano.
Abbastanza
deluso
di
non
aver
potuto
mettere
le
mani
sulla
somma
pattuita,
ha
ripreso
le
sue
vecchie
occupazioni:
ricettazione
e traffico
d’armi.
Un
articolo
di
cui
Zoran
Obrenovic
ha
l’esclusiva
è
un
ordigno
esplosivo
attivabile
tramite
un
telefono
cellulare.
Questo
tipo
di
bomba
è
fabbricato
in
un
laboratorio
di
Vlasenica
dove
si
riparano
i telefoni
cellulari
e costa
10
mila
KM
(5000
euro).
Secondo
la
polizia
uno
di
questi
apparecchi
era
destinato
all’eliminazione
di
Tomo
Kovac,
ex
ministro
della
Polizia
e uno
dei
testimoni
più
importanti
nel
processo
intentato
dal
Tribunale
dell'Aja
(TPI)
ad
un
gruppo
di
ufficiali
dell’esercito
della
Republika
Srpska.
In
effetti
due
settimane
fa
i media
hanno
pubblicato
l’atto
d’accusa
di
Tomo
Kovac
contro
Dragomir
Andan,
membro
del
clan
Zemun
ed
ex
direttore
della
polizia
della
Republika
Srpska,
e contro
Vinko
Pandurevic,
imputato
del
TPI.
Tomo
Kovac
ha
accusato
Dragomir
Andan
e Vinko
Pandurevic
d’aver
preparato
un
attentato
contro
di
lui.
Le
forze
di
polizia
di
Serbia,
Montenegro
e Republika
Srpska
conducono
l’inchiesta.
Alcuni
indizi
sembrano
indicare
che
si
tratta
di
una
rete
regionale
di
crimine
organizzato.
Jugoslav
Petrusic,
il
re
dei
killer
Negli
ultimi
due
anni
una
seconda
strada
presa
dai
mercenari
serbi
per
andare
a fare
la
guerra
in
Irak
passava
attraverso
Jugoslav
Petrusic,
soprannominato
«Dominik»,
una
spia
serbo-francese
che
da
anni
recluta
criminali
in
Serbia
ed
in
Republika
Srpska
per
inviarli
nelle
zone
di
guerra.
Questo
agente
segreto
nonché
killer
a pagamento
era
rimasto
nell’ombra
fino
al
1999,
data
in
cui
è
stato
arrestato
a Belgrado.
Membro
del
gruppo
terrorista
«Pauk»
(“ragnatela”),
era
accusato
di
spionaggio,
dell’assassinio
di
due
albanesi
kosovari
e di
aver
cercato
di
attentare
all’ex
presidente
serbo
Slobodan
Milosevic.
Oltre
a Petrusic
la
polizia
ha
arrestato
i serbi
bosniaci
Branko
Vlaco,
Rade
Petrovic,
Slobodan
Orasanin
e Milorad
Pelemis.
Quest’ultimo
era
comandante
del
decimo
plotone
dell’esercito
della
Republika
Srpska,
responsabile
di
omicidi
commessi
a Srebrenica.
La
biografia
di
Jugoslav
Petrusic,
spia
che
ha
lavorato
per
la
«DST»,
l’agenzia
d’informazioni
francese,
è
un
vero
e proprio
romanzo.
Nato
a Medvjeda,
un
villaggio
vicino
a Leskovac,
termina
i suoi
studi
alla
scuola
militare,
quindi
entra
nella
Legione
straniera.
Possiede
la
doppia
nazionalità,
francese
e serba,
quattro
passaporti,
tre
mogli,
ha
beni
immobiliari
a Parigi...
Stando
a quanto
egli
stesso
afferma,
ha
servito
come
guardia
del
corpo
dell’ex
presidente
francese
François
Mitterrand,
ha
partecipato
alla
guerra
in
Libano,
è
intervenuto
in
Irak,
in
Algeria,
in
Zaire...
Nel
1992
è
arrivato
in
Bosnia-Erzegovina
al
seguito
della
Forza
di
protezione
delle
Nazioni
Unite
(Unprofor)
francese.
Dopo
la
guerra
ha
reclutato
dei
mercenari
che
sono
andati
a combattere
in
Zaire,
in
Kosovo
e in
Irak
nel
2005.
Nel
novembre
2000
il
gruppo
terrorista
«Pauk»
è
stato
sciolto
e dopo
la
caduta
del
regime
di
Milosevic
la
sua
storia
è
stata
parzialmente
dimenticata.
Tuttavia
Jugoslav
Petrusic
ha
fatto
di
tutto
per
non
restare
nell’ombra.
Ha
raccontato
la
sua
vita
ai
media
di
Belgrado,
esagerando
i suoi
meriti
e minimizzando
i suoi
crimini.
Evidentemente
si
trattava
di
un
mitomane
patologico,
ma
a cui
si
perdonavano
molte
cose,
dato
che
faceva
parte
del
servizio
d’informazioni
militare
serbo
(KOS).
Quest’ultimo
l’aveva
inviato
un
tempo
in
Francia
per
controllare
la
diaspora
jugoslava.
Petrusic
ha
perduto
la
sua
influenza
nel
momento
del
conflitto
tra
i servizi
di
sicurezza
militare
e civile
a Belgrado.
Dopo
essere
uscito
di
prigione,
Jugoslav
Petrusic
è
tornato
in
Francia.
Attualmente
abita
in
una
banlieue
parigina,
circondato
di
guardie
del
corpo
[...].
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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