Non
molto
tempo
fa
Avdo
Sidran,
bardo
della
poesia
bosniaco-erzegovese,
durante
una
chiacchierata
con
whiskey
e burek
–
solo
lui
può
mangiare
e bere
così
–
mi
ha
detto:
Ogni
buona
persona
qui
ha
due
patrie.
Una
è
questa
nostra
Bosnia,
e l’altra
è
l’Italia!”
Dopo
di
ché
abbiamo
parlato
a lungo
di
questo.
Sulla
prima
patria
sappiamo
quello
che
sappiamo,
non
c’è
molto
di
nuovo
da
dire.
Qualunque
cosa
dici
è
difficile
e ti
fa
male,
e al
tempo
stesso
è
bella
e scalda
il
cuore.
Sulla
storia
dell’Italia
abbiamo
scoperto
un
migliaio
di
piccole
e grandi
storie,
cosa
che
mi
ha
fatto
più
tardi
pensare
alla
constatazione
di
Avdo,
che
di
primo
acchito
mi
sembrava
strana,
sulla
“seconda
patria
che
ogni
brava
persona
qui
da
noi
ha”.
Abbiamo
parlato
di
San
Remo,
del
Milan
e della
Juventus,
degli
spaghetti
e di
Sofia
Loren,
dei
caffè
di
Trieste
e degli
impermeabili,
della
Sicilia,
di
Napoli,
di
Adriano
Celentano
e della
Vespa,
della
Cinquecento
e della
torre
di
Pisa.
Avdo
mi
ha
spiegato
perché
quando
è
iniziata
la
guerra,
volendo
spiegare
tutta
la
grandezza
del
dramma
della
fine
dell’universo,
a causa
di
quello
che
accade
in
Bosnia,
scrisse
il
poema
“Perché
Venezia
affonda…”
Perché
proprio
Venezia?
Ma
perché
essa
è
la
misura
di
ciò
che
c’è
di
più
grande,
di
più
apprezzabile
e di
strabiliante.
Immediatamente
ci
siamo
trovati
d’accordo
su
cosa
fosse
in
questione
tra
noi
e gli
italiani.
In
particolare
tra
noi
e quegli
italiani
di
qualche
tempo
fa.
Dice
Avdo,
“quelli
di
Pertini,
e un
po’
meno
questi
di
Berlusconi”.
Pensava
dolcemente,
almeno
così
mi
è
parso,
a quelli
de
“I
ladri
di
biciclette”
di
Vittorio
de
Sica,
se
capite
cosa
voglio
dire.
I nostri,
fratello,
ecco
quelli.
Dopo
di
che
siamo
passati
alle
storie
tristi
e ridicole
su
di
noi,
e al
silenzio
sulla
Bosnia.
Il
silenzio
sulla
Bosnia
è
sempre
importante.
E significativo.
Avdo
beveva
whiskey
e mangiava
burek
e qui
e là
tracciava
degli
appunti
su
pensieri
di
passaggio
che
svolazzavano
sul
tavolo
del
caffè.
A me
il
burek
in
quella
combinazione
non
andava
proprio
ma
questo
non
è
importante.
Ricordo
che
aveva
scritto
un
pensiero
di
qualcuno
sulle
persone
che
sono
“a
posto
con
se
stesse”.
Impoooortante,
dice
Avdo,
è
mooolto
impooortante
essere
a posto
con
se
stessi!
Non
ho
dimenticato
cosa
diceva
Avdo
sull’Italia.
Non
che
l’abbia
sempre
in
mente
ma
me
ne
ricordo
di
tanto
in
tanto.
E poi
in
questi
giorni
sul
giornale
leggo
una
notizia
di
come
Mia
Jelicic,
una
ragazza
di
Sarajevo,
è
andata
a Pisa
per
un
trapianto
del
rene
e del
fegato.
La
notizia
dice,
sarà
operata
grazie
all'impegno
della
Croce
rossa
italiana,
dell'ambasciatore
italiano
a Sarajevo
e all'Ufficio
della
cooperazione
italiana
allo
sviluppo
in
Bosnia.
La
notizia
dice
che
il
Centro
per
i trapianti
dell'Istituto
per
la
sanità
della
Regione
Toscana
ha
preso
la
decisione
di
svolgere
là
questa
operazione
molto
delicata
di
trapianto
di
fegato
e rene
e che
tutte
le
spese,
che
ammontano
ad
oltre
300.000
euro,
saranno
sostenute
dalla
Regione
Toscana
e dal
locale
Istituto
per
la
sanità...
Mi
ricordo
di
Mia
quando
era
piccola,
una
ragazzina
bionda
e snella,
di
un'infinita
vivacità,
figlia
del
mio
grande
amico
Troka
che
tutti
i ragazzini
di
Sarajevo
conoscono
bene
per
via
della
radio
e della
televisione.
Lui
ha
dedicato
la
vita
alla
sua
ragazzina
alla
quale
il
diabete
è
sopraggiunto
praticamente
subito
dopo
la
nascita,
e ha
divertito
i bambini
di
Sarajevo
coi
programmi
che
quei
bambini
ricordano
ancora
oggi,
a distanza
di
molto
tempo
quando
ormai
bambini
non
sono
più.
Più
di
venti
anni
fa,
tra
gli
amici
si
diceva
già
che
l’incredibilmente
allegra
e caparbia,
la
infinitamente
cara
Mia
non
sarebbe
vissuta
per
più
di
qualche
anno.
Ecco,
sono
trascorsi
più
di
due
decenni
e la
caparbietà
ha
condotta
la
sua
vita
fino
al
limite
estremo:
cinque
dialisi
al
giorno,
e ognuna
può
anche
essere
l'ultima.
Poi
da
qualche
parte,
dall'altra
patria
come
direbbe
Avdo
tra
un
whiskey
e un
burek,
è
comparso
il
dottor
Michele,
è
comparso
quell'eccezionale
persona
dell'ambasciatore
Fallavollita,
e il
dottor
Ricci,
e molti
altri
di
quella
“Venezia”
che
non
è
ancora
affondata.
Mia
è
andata
a Pisa.
Sarà,
dicono,
un
duplice
trapianto.
So
che
al
mondo
ci
sono
molti
casi
drammatici
come
questo.
Che
sono
moltissimi
quelli
sfortunati
che
non
hanno
avuto
la
fortuna
di
conoscere
dei
dottori
come
quel
Michele
e quel
Ricci,
che
non
hanno
avuto
l'appoggio
dello
splendido
Fallavollita.
Però,
questo
triste
fatto
non
diminuisce
in
me
la
sensazione
di
quanto
Avdo
avesse
ragione.
Il
mondo
è
diventato
grezzo
ed
egoista
e piccolo.
E l'animo
umano
è
come
se,
così
mi
pare,
fosse
diminuito.
Ecco
perché
i drammi
umani
sono
dappertutto
aumentati.
L'angustia
è
sempre
più
presente
e la
bellezza
sempre
più
rara.
Così
mi
sento
spesso,
anche
se
i motivi
per
questo
sentimento
non
mi
riguardano
da
vicino.
E allora
il
cuore
mi
si
è
riempito
di
gioia
perché
Avdo
mi
racconta
in
modo
così
bello,
col
whiskey
e il
burek.
Il
grande
poeta
ha
sentito
ciò
che
probabilmente
anche
gli
altri
qualche
volta
sentono
ma
non
sanno
come
esprimerlo.
Allora,
quando
è
così,
penso
che
anche
l’operazione
a Pisa
deve
riuscire,
non
può
essere
altrimenti.
La
ragazza
di
Sarajevo
con
due
patrie
se
lo
è
meritato.
Forse,
un
pochino,
anche
noi
altri
di
qua.
E proprio
per
questo,
credo
fermamente,
che
nemmeno
Venezia
affonderà.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |