L’undici
settembre
ha
cambiato
il
modo
in
cui
molti
funzionari
americani
e occidentali
vedono
la
Bosnia
e i
Balcani.
Una
delle
vittime
dell’undici
settembre
è
stata
infatti
l’immagine
dei
Bosniaco
Musulmani
agli
occhi
di
molti
osservatori
occidentali.
Contemporaneamente
alla
guerra
globale
contro
il
terrorismo,
e all’intervento
dell’esercito
americano
in
Afghanistan
e Iraq,
diverse
lobby
in
Occidente
hanno
tentato
di
modificare
il
modo
di
considerare
i Balcani.
Tra
loro
ci
sono
anche
quelli
che
durante
le
guerre
degli
anni
’90
hanno
sostenuto
leaders
serbi
come
Radovan
Karadzic,
Ratko
Mladic
e Slobodan
Milosevic,
poi
incriminati
dal
Tribunale
dell’Aja
per
genocidio
in
Bosnia
Erzegovina.
D’altro
canto,
ci
sono
anche
quelli
che
contestano
acriticamente
l’esistenza
di
qualsivoglia
forma
di
radicalismo,
o di
qualsiasi
legame
con
crimini
di
guerra
o terrorismo,
da
parte
delle
forze
che
durante
la
guerra
hanno
difeso
i Bosniaci
Musulmani
in
Bosnia
Erzegovina
(BiH).
Uno
dei
rari
ricercatori
che
si
occupano
dell’area
balcanica,
e che
ha
prodotto
una
immagine
equilibrata
ed
obiettiva
degli
avvenimenti,
è
l’autore
francese
Xavier
Bougarel.
Durante,
e dopo,
la
guerra
in
Bosnia
Erzegovina,
Bougarel
ha
condotto
un
lavoro
di
ricerca
di
anni
sull’Islam
politico
nel
Paese.
La
sua
ricerca,
per
la
maggior
parte,
s’
è
indirizzata
alla
applicazione
politica
e nazionale
dell’Islam
in
Bosnia
Erzegovina
nel
corso
degli
anni
’90.
Rispetto
alla
questione
dell’Islam
bosniaco
come
di
un
“autentico”
Islam
europeo,
Bougarel
ha
dichiarato
a Osservatorio
che
si
tratta
di
una
idea
“allo
stesso
tempo
accurata
e fuorviante.
Prima
di
tutto,
rispetto
a quanto
è
avvenuto
durante
la
guerra,
è
importante
sottolineare
che
i Bosgnacchi
(Bosniaco
Musulmani)
non
sono
meno
Europei
dei
Serbi,
dei
Croati
o dei
Francesi,
e che
non
ci
sono
religioni
“autoctone”
o religioni
“importate”
in
Europa.
Inoltre,
la
società
bosniaca
è
molto
secolarizzata
e occidentalizzata.
Le
istituzioni
religiose
islamiche
in
Bosnia
Erzegovina
hanno
dovuto
definire
un
loro
nuovo
ruolo
come
rappresentanti
di
una
“minoranza
religiosa”
già
alla
fine
del
XIX
secolo,
e hanno
dovuto
affrontare
un
processo
di
laicizzazione
autoritaria
nel
corso
di
cinquanta
anni
di
comunismo.
Sotto
questo
aspetto,
l’esperienza
dei
Bosniaco
Musulmani
e delle
loro
istituzioni
religiose
può
contribuire
ad
una
comprensione
migliore
e imparziale
delle
sfide
rappresentate
dalla
cosiddetta
“nuova
presenza
islamica”
in
Europa
Occidentale
- afferma
Bougarel.”
Allo
stesso
tempo,
questo
autore
ricorda
che
“l’Islam
bosniaco
non
ha
mai
rappresentato
una
realtà
monolitica:
negli
anni
’30,
ad
esempio,
alcuni
leaders
religiosi
accettarono
il
concetto
europeo
di
modernità,
mentre
altri
lo
rifiutarono.
Definendo
semplicemente
l’Islam
bosniaco
come
un
“Islam
europeo”,
si
rischia
di
sottostimare
o di
ignorare
del
tutto
le
profonde
trasformazioni
e gli
accesi
dibattiti
che
hanno
coinvolto
la
popolazione
bosniaca
e le
istituzioni
religiose.
Questo
è
il
caso,
ad
esempio,
che
si
verifica
quando
alcuni
intellettuali
o giornalisti
presentano
Alija
Izetbegovic
come
il
“vero”
rappresentante
dell’Islam
bosniaco
in
quanto
“Islam
europeo
e tollerante”.
A mio
parere,
Alija
Izetbegovic
era
piuttosto
il
rappresentante
di
una
specifica
corrente
all’interno
dell’Islam
bosniaco,
cioè
dell’Islam
politico
o,
meglio,
dell’islamismo.
Inoltre,
la
nozione
di
un
“Islam
europeo
e tollerante”
implicitamente
contrappone
nell’insieme
l’Islam
europeo
all’Islam
non
europeo
(e
non
tollerante).
In
un
certo
senso,
si
tratta
di
una
regressione
all’Orientalismo,
in
base
al
quale
tutto
quanto
non
è
“Occidente”,
tutto
quanto
non
è
“Europa”
è
retrogrado
e oppressivo.
Le
analisi
dei
recenti
cambiamenti
intervenuti
a livello
religioso
nell’Islam
in
Bosnia
Erzegovina
in
termini
di
innocuo
(leggi:
apolitico)
Islam
locale
e “sufi”
versus
un
dannoso
(leggi:
politico)
Islam
importato
e “wahhabbita”,
rappresentano
un
indiretto
riflesso
della
tradizione
orientalista.
La
realtà,
ovviamente,
è
molto
più
fluida
ed
intricata.”
Indubbiamente,
i principali
rappresentanti
ufficiali
della
comunità
islamica
in
Bosnia
Erzegovina
oggi
sono
legati
a doppio
filo
all’SDA
(Stranka
Demokratske
Akcije,
Partito
dell’Azione
Democratica,
ndt)
in
quanto
principale
partito
nazionale
e politico
dei
Bosgnacchi.
La
rinascita
islamica
e il
rinnovamento
della
idea
nazionale
bosgnacca
sono
strettamente
collegate.
Questi
processi
sono
iniziati
alla
fine
degli
anni
’80
del
secolo
scorso,
al
tempo
della
liberalizzazione
della
società
socialista
e dell’inizio
della
dissoluzione
della
ex
Jugoslavia.
Da
parte
bosgnacca,
questo
processo
è
stato
condotto
da
un
gruppo
di
intellettuali
religiosi,
musulmani,
che
negli
anni
’40
e ’50
erano
membri
della
organizzazione
“Giovani
Musulmani”
(Alija
Izetbegovic,
Salih
e Omer
Behmen)
e i
loro
(allora)
giovani
seguaci
della
Facoltà
di
Scienze
Islamiche
a Sarajevo
(Hasan
Cengic,
Dzemaludin
Latic,
Mustafa
Spahic).
La
maggior
parte
di
questi
attivisti
religiosi
è
stata
condannata
nel
corso
del
cosiddetto
“Processo
di
Sarajevo”,
nel
1983.
Con
la
fondazione
dell’SDA,
[questi
attivisti]
sono
stati
coinvolti
in
maniera
decisiva
nella
formazione
della
identità
nazionale
bosgnacca,
dopo
la
dissoluzione
sia
del
socialismo
che
della
Jugoslavia,
alla
fine
degli
anni
’80
e all’inizio
degli
anni
’90.
Tuttavia,
quando
questo
processo
di
dissoluzione
a livello
ideologico
e statuale
ha
portato
alla
guerra
in
Bosnia
Erzegovina,
si
sono
manifestate
caratteristiche
anche
diverse
della
influenza
islamica.
Con
la
caduta
dell’Impero
Ottomano,
i Bosniaco
Musulmani
avevano
perso
il
collegamento
con
le
correnti
più
significative,
dal
punto
di
vista
ideologico,
nel
mondo
islamico.
Questi
legami
ideologici
hanno
cominciato
a rinnovarsi
a partire
dagli
anni
’70
e ’80,
in
primo
luogo
attraverso
contatti
personali
a livello
di
funzionari
religiosi.
Poco
dopo
l’inizio
della
guerra
in
Bosnia
Erzegovina,
verso
la
fine
del
1992,
è
cominciato
un
importante
scontro
tra
i principali
Paesi
islamici
e musulmani
per
esercitare
una
influenza
decisiva
sulla
popolazione
musulmana
della
Bosnia
Erzegovina.
Questo
conflitto
si
è
svolto
in
primo
luogo
tra
l’Arabia
Saudita
e altri
Paesi
arabi,
ha
coinvolto
l’Iran
e la
Turchia,
e gruppi
e movimenti
islamici.
Dopo
l’11
settembre
del
2001,
molti
hanno
cercato
di
presentare
una
diversa
immagine
dei
Bosniaco
Musulmani
fondando
le
proprie
affermazioni
sulla
grande
influenza
esercitata
dagli
ex
volontari
e missionari
islamici
stranieri,
che
erano
giunti
in
Bosnia
Erzegovina
durante
o direttamente
dopo
la
guerra.
Sui
media
occidentali,
questi
sono
abitualmente
presentati
come
Al
Qaeda,
ma
questa
non
è
una
denominazione
che
loro
abbiano
mai
utilizzato
in
Bosnia
Erzegovina.
I loro
capi,
come
lo
sceicco
Anwar
Shaban,
già
direttore
dell’Istituto
Culturale
Islamico
di
Milano,
o lo
sceicco
Imad
Al
Misry,
fondamentale
teorico
e ideologo
della
gioventù
islamica
attiva,
hanno
parlato
nel
corso
degli
anni
del
movimento
“Sahva”,
parola
araba
che
indica
la
rinascita
islamica.
“Gli
scrittori
islamici
contemporanei
descrivono
questo
movimento
con
la
parola
“sahva”,
che
sottintende
il
risveglio
della
fede
che
Allah
ci
dona
al
giorno
d’oggi.
Scrive
molto
su
questo
tema
Muhammed
Kutub,
fratello
di
Sejjida
Kutub.
Ho
menzionato
di
passaggio
lo
scrittore
Muhammed
Kutub
e nessuno
ha
diritto
di
paternità
sulla
“sahva”.
E’
il
volere
di
Allah
che
questa
si
manifesti
in
vari
luoghi,
ed
è
nostra
cura
fare
in
modo
che
venga
messa
in
collegamento.
Così
si
giunge
al
suo
sviluppo
e sotto
questo
aspetto
anche
alla
sua
difesa
- ha
dichiarato
lo
sceicco
Anwar
Shaban
nella
sua
ultima
intervista.”
Il
14
dicembre
1995,
fu
ucciso
dalle
forze
speciali
di
polizia
croate
nei
dintorni
di
Zepce.
Il
suo
ruolo,
[in
Bosnia],
è
stato
rilevato
dallo
sceicco
Imad
Al
Misry
fino
alla
sua
deportazione
in
Egitto
nell’ottobre
del
2001.
La
influenza
diretta
dei
missionari
islamici
stranieri
in
Bosnia
Erzegovina
è
dunque
terminata.
Il
loro
ruolo
è
stato
preso
da
giovani
studenti
bosniaci
che,
dopo
aver
terminato
gli
studi
in
Arabia
Saudita,
Giordania
e altri
Paesi,
sono
ritornati
in
Bosnia.
L’obiettivo
principale
di
questi
gruppi,
oggi,
è
quello
di
sviluppare
una
base
di
sostegno
all’interno
del
popolo
bosgnacco.
In
questo
momento
non
sono
interessati
a provocare
un
qualsiasi
tipo
di
frattura
tra
i Bosniaco
Musulmani.
A partire
dai
recenti
errori,
hanno
imparato
che
un
confronto
di
questo
tipo
è
molto
dannoso
per
diffondere
le
idee
del
loro
movimento.
Invece
del
confronto,
in
questo
momento
cercano
di
costruire
solidarietà
con
la
comunità,
vittima
in
Occidente
della
isteria
e paranoia
antiislamica
a seguito
dell’11
settembre.
Alla
fine
del
1995,
le
principali
organizzazioni
islamiche
umanitarie
e missionarie
hanno
proclamato
che
la
guerra
era
finita,
e che
quindi
ora
era
tempo
di
indirizzare
la
maggior
parte
delle
attività
verso
la
educazione
islamica,
dato
che
l’istruzione
riveste
una
funzione
decisiva
nella
formazione
di
una
nazione.
Per
questo
motivo,
la
maggior
parte
delle
attività
di
questi
gruppi
islamici,
dopo
la
guerra,
è
stata
indirizzata
al
proselitismo
attraverso
attività
di
educazione
islamica.
Questa
attività
conferma
che
il
processo
di
formazione
della
identità
nazionale
e religiosa
non
è
ancora
concluso.
Bougarel
ha
nuovamente
ragione.
Non
è
possibile
fare
una
chiara
divisione
di
ruoli
tra
sostenitori
di
un
Islam
“tradizionale”
e “importato”
nella
analisi
dell’Islam
bosniaco
oggi,
perché
in
questo
modo
si
farebbe
un
ulteriore
errore.
I cosiddetti
“tradizionalisti”
sono
spesso
inclini
ad
un
utilizzo
politico
e nazionale
dell’Islam,
e d’altro
canto
i sostenitori
della
“Sahva”
non
sono
più
stranieri,
ma
anche
Bosgnacchi.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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