L’ultima
visione
che
Hasan
Saracevic
ha
avuto
della
sua
casa,
prima
che
fosse
divorata
dalle
fiamme,
è
stata
quella
del
suo
vicino
che
gettava
una
bomba
a mano
attraverso
una
delle
finestre.
Sua
sorella,
costretta
a letto,
troppo
ammalata
per
mettersi
in
viaggio
quando
il
grosso
della
famiglia
fuggì
dalle
forze
serbe
che
si
erano
impadronite
della
loro
città,
Vlasenica,
nel
1992,
giaceva
impotente
nella
casa
mentre
le
fiamme
la
invadevano
diffondendosi
voraci.
Suo
figlio,
il
nipote
di
Hasan,
corse
verso
la
casa
in
un
disperato
tentativo
di
salvare
la
madre
–
e passò
su
una
mina
antiuomo
piazzata
da
poco.
Rimase
ucciso
sul
colpo.
Nel
giro
di
pochi
minuti,
Saracevic
aveva
perso
due
cari
parenti,
la
sua
casa
e la
vita
pacifica
che
conosceva.
Più
di
un
decennio
dopo,
in
un
mite
giorno
autunnale
a Rotterdam,
Saracevic
- ora
settantenne
- siede
nell'attico
soleggiato
di
una
tradizionale
casa
olandese
mentre
una
donna
con
un
camice
bianco
preleva
un
campione
del
suo
sangue.
I camici
e le
immacolate
attrezzature
mediche
contrastano
acutamente
con
i muri
rivestiti
di
legno
e il
tappeto
di
un
arancione
carico
che
ricopre
il
pavimento
di
questo
improvvisato
ambulatorio
per
prelievi,
dove
altri
rifugiati
bosniaci
attendono
pazientemente
in
fila
di
donare
campioni
di
sangue.
Saracevic,
che
ha
vissuto
in
Olanda
negli
ultimi
11
anni,
spera
che
il
suo
campione
sanguigno
aiuterà
la
Commissione
Internazionale
per
le
Persone
Scomparse,
ICMP,
con
sede
a Sarajevo,
ad
identificare
i resti
di
sua
sorella
in
mezzo
ai
molti
altri
trovati
nelle
fosse
comuni
della
Bosnia.
Le
"impronte"
del
DNA
estratte
dal
sangue
dei
donatori
saranno
confrontate
con
quelle
estratte
dalle
migliaia
di
ossa
riesumate
dalle
fosse
comuni
- fornendo
un
nome
a spoglie
anonime
e dando
ai
parenti
la
possibilità
di
seppellire
i loro
cari.
Nelle
prime
due
settimane
di
ottobre,
l'unità
mobile
di
raccolta
del
sangue
dell'ICMP
ha
visitato
città
in
sei
paesi
europei
- Austria,
Danimarca,
Germania,
Slovenia,
Svizzera
e Olanda
- portando
avanti
questa
indagine
di
medicina
legale
su
vasta
scala.
Fino
a poco
tempo
fa,
le
analisi
del
DNA
erano
state
utilizzate
principalmente
nelle
investigazioni
criminali,
normalmente
come
ultima
possibilità.
In
Bosnia
erano
stati
impiegati
i tradizionali
metodi
della
medicina
legale
come
le
impronte
digitali,
l'identificazione
visiva,
le
prove
circostanziali
e l'analisi,
per
identificare
molte
delle
- si
stima
–
44,000
persone
ancora
disperse
dopo
la
guerra.
Ma
questi
metodi,
da
soli,
non
sono
sufficienti
ad
identificare
le
vittime
recuperate
dalle
fosse
comuni
che
continuano
ad
essere
scoperte,
quasi
ogni
settimana.
Il
5 ottobre,
un
nuovo
sito
è
stato
identificato
a Rogatica
nella
Bosnia
orientale,
dove
circa
270
persone
erano
scomparse
durante
la
guerra.
I corpi
in
queste
fosse
sono
stati
a volte
riesumati
e riseppelliti
più
volte
per
cancellare
dei
crimini,
e altri
sono
stati
ricoperti
di
calce
nel
tentativo
di
distruggerli.
Questi
tentativi
violenti
di
solito
finiscono
con
cadaveri
smembrati
in
parti,
pressochè
impossibili
da
identificare
senza
sofisticate
analisi
del
DNA.
Si
stima
che
25,000
persone
siano
ancora
disperse
in
Bosnia.
Dal
2000,
l'ICMP
ha
raccolto
più
di
61,000
campioni
di
sangue
e circa
17,000
campioni
di
ossa.
Il
confronto
ha
portato
a poco
meno
di
6,000
riconoscimenti.
L'organizzazione
si
è
scontrata
con
resistenze
da
parte
di
alcune
sezioni
della
società
balcanica,
particolarmente
da
parte
di
funzionari
serbo-bosniaci
che
hanno
accusato
l'organizzazione
di
parteggiare
per
la
popolazione
musulmana.
Katherine
Bomberger,
a capo
dello
staff
dell'ICMP,
ha
dichiarato
a IWPR
che
quando
l'organizzazione
ha
incominciato
a lavorare
nel
1996,
trasmissioni
radiofoniche
nell'area
controllata
dai
Serbi
raccomandavano
alla
popolazione
di
non
donare
i campioni
di
sangue,
sostenendo
che
sarebbero
stati
impiegati
per
test
finalizzati
a "intenzioni
genocide".
All'epoca,
erano
occorse
forze
di
sicurezza
internazionali
per
presidiare
le
fosse
comuni
da
poco
scoperte
nelle
zone
controllate
dai
Serbi,
per
prevenire
misteriose
sparizioni
notturne
di
prove,
e per
fermare
gli
scontri
tra
gli
astanti.
"Benchè
non
sia
profondo
come
un
tempo,
un
elemento
di
ciò
è
ancora
presente",
ha
aggiunto
Bomberger.
La
ICMP
è
stata
ancora
accusata
di
"discriminazione"
in
un
articolo
del
settembre
2004
nel
giornale
serbo
bosniaco
Glas
Srpski,
che
sosteneva
che
l'organizzazione
aveva
riconosciuto
quasi
dieci
volte
più
campioni
di
sangue
ed
ossa
nella
Federazione,
che
nella
Republika
Srpska.
L'ICMP
fa
notare
che
questa
differenza
è
dovuta
al
semplice
fatto
che
il
numero
di
campioni
ossei
ricevuti
dalla
Federazione
è
più
alto,
così
come
la
proporzione
di
persone
scomparse
di
etnia
bosniaca
musulmana,
che
si
aggira
sull'85
per
cento,
supera
di
molto
il
12
per
cento
di
Serbi
dispersi
e il
3 per
cento
di
Croati
di
cui
ancora
non
si
hanno
notizie.
In
aggiunta
al
trovare
ed
identificare
i resti
di
queste
persone
scomparse,
l'ICMP
cerca
anche
di
spingere
i governi
a rendere
conto
dei
crimini
commessi
durante
la
guerra
che
ha
lacerato
l'ex-Jugoslavia.
"Ma
tuttora,
a livello
sociale,
essi
non
vengono
riconosciuti",
ha
aggiunto
Bomberger.
Hasan
Saracevic
e i
suoi
compagni
rifugiati
pensano
che
questo
rifiuto
può
essere
contrastato
solo
determinando
cosa
è
successo,
e accettando
gli
orrori
del
passato.
"Sono
venuto
qui
oggi
perchè
voglio
sapere
la
verità",
ha
detto
con
semplicità.
Asta
Zinbo,
direttore
del
programma
di
iniziative
sulla
società
civile
dell'ICMP,
ha
dichiarato
all'IWPR
che
un
tale
processo
è
vitale
per
la
riconciliazione
postbellica
nella
regione.
"Migliaia
di
questioni
irrisolte
creano
lacerazioni
durevoli
in
una
società.
Se
rimangono
senza
risposta,
è
molto
probabile
che
riemerga
il
conflitto,"
ha
detto.
Samir
Delic,
organizzatore
della
raccolta
del
sangue
dell'ICMP,
sentite
le
storie
dei
rifugiati
in
fila
a donare
sangue
nella
città
olandese
di
Utrecht,
si
dichiara
d'accordo.
"Finchè
la
gente
non
ritroverà
i suoi
cari,
dentro
di
sè
non
avrà
pace,"
ha
detto.
"E
senza
di
questo,
non
si
può
vivere
in
pace
con
i propri
vicini."
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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