L'associazione
Bosnia
ed
Erzegovina
2005
ha
già
pronti
i suoi
piani
per
una
seconda
conferenza
di
Dayton.
Il
prossimo
ottobre,
un
decennio
dopo
che
l'intervento
militare
e diplomatico
internazionale
hanno
posto
fine
alla
guerra
in
Bosnia,
il
gruppo
di
Sarajevo
inviterà
a Ginevra
esperti
nella
costruzione
di
nazioni
e decision-makers
da
tutto
il
globo.
Christophe
Solioz,
direttore
esecutivo
dell'associazione,
il
cui
scopo
è
promuovere
la
creazione
di
soluzioni
politiche
attraverso
la
ricerca
e il
dibattito,
non
ha
dubbi
su
quale
sarà
l'obiettivo
principale
della
conferenza,
intitolata
"Dieci
anni
di
Dayton
e Oltre".
"L'Ufficio
dell'Alto
Rappresentante
dovrebbe
essere
chiuso
per
la
fine
del
2005,
e dovrebbe
passare
la
maggior
parte
delle
sue
prerogative
alle
autorità
locali",
ha
detto
a IWPR.
Gli
Accordi
di
Pace
di
Dayton,
iniziati
il
21
Novembre
1995
in
una
base
dell'aviazione
degli
Stati
Uniti
in
Ohio,
e siglati
tre
settimane
dopo
a Parigi,
hanno
designato
il
capo
dell'Ufficio
dell'Alto
Rappresentante,
OHR,
come
"l'autorità
definitiva
sul
campo
per
quanto
riguarda
l'interpretazione
di
questi
Accordi
nell'implementazione
civile
del
processo
di
pacificazione".
Però
è
un'altra
questione
sapere
se
le
richieste
che
verranno
da
Ginevra
incontreranno
l'approvazione
di
Paddy
Ashdown,
Alto
Rappresentante
dalla
primavera
del
2002.
Ashdown
ha
respinto
le
richieste
di
un'altra
tornata
di
negoziati
internazionali
per
discutere
il
futuro
delle
istituzioni
bosniache,
così
come
del
suo
stesso
ufficio.
"Non
si
parla
proprio
di
un
Dayton
due",
ha
dichiarato
a IWPR
in
una
recente
intervista.
Già
leader
dei
liberaldemocratici
inglesi,
l’Alto
Rappresentante
concorda
comunque
con
una
strategia
complessiva
volta
a concedere
più
potere
alle
istituzioni
locali,
menzionando
una
"necessità
di
superare
questo
ruolo
pesantemente
interventista
che
abbiamo,
e delegarlo
sempre
più
a loro".
Ha
detto
a IWPR:
"Vedrete
restringersi
l’area
sulla
quale
potranno
trovare
applicazione
i poteri
dell'Alto
Rappresentante.
Non
ha
senso
dire
ai
Bosniaci,
‘Voi
dovete
progredire,
ma
noi
non
lo
faremo
mai’
così
stiamo
lavorando
anche
alla
nostra
trasformazione."
Ashdown
riceve
la
sua
autorità
dal
Consiglio
per
l'Implementazione
della
Pace,
PIC,
formato
dalle
50
nazioni
responsabili
di
sorvegliare
l'osservanza
del
trattato
di
Dayton.
Le
decisioni
dell'Alto
Rappresentante
sono
perciò
soggette,
in
teoria,
al
controllo
internazionale
e allo
scrutinio
della
Corte
Costituzionale
Bosniaca
e della
Corte
Europea
per
i Diritti
Umani.
Ma,
in
pratica,
il
Pic
non
controlla
le
sue
decisioni,
né
ha
stabilito
alcuna
regola
per
controllare
l'esercizio
dei
cosiddetti
poteri
di
Bonn.
Questi
erano
stati
accordati
all'Alto
Rappresentante
in
una
conferenza
del
PIC
a Bonn,
nel
dicembre
1997,
dopo
due
anni
di
non-progresso
politico
in
Bosnia.
Di
fatto,
i poteri
di
Bonn
consentono
a Ashdown
di
rimuovere
presidenti,
primi
ministri,
giudici
e sindaci
senza
dover
sottoporre
ad
ulteriore
giudizio
le
sue
decisioni.
In
giugno,
per
esempio,
Ashdown
ha
licenziato
59
funzionari
dell'entità
Serbo-Bosniaca,
la
Repubblica
Srpska,
RS,
per
non
aver
ottemperato
al
trattato
di
Dayton.
Oltre
a questo,
il
suo
ufficio
può
porre
il
veto
a candidati
per
posizioni
ministeriali
senza
bisogno
di
presentare
pubblicamente
prove
di
colpevolezza.
Può
anche
imporre
leggi,
e creare
nuove
istituzioni
senza
doverne
giustificare
il
costo
per
i contribuenti
bosniaci.
Wolfgang
Petritsch,
Alto
Rappresentante
tra
il
1999
e il
2002,
dice
che
i poteri
di
Bonn
dell'OHR
devono
essere
ridotti,
a causa
della
mancanza
di
controlli,
di
rendiconti
finanziari,
e dell'insindacabilità
delle
decisioni.
"L'obiettivo
primario
nel
1997
era
quello
di
proteggere
l'allora
debole
Stato
di
Bosnia
ed
Erzegovina
dai
gangster
e da
altri
elementi
destabilizzanti",
ha
detto
a IWPR.
"Ma
dal
momento
che
ci
sono
stati
importanti
progressi
politici,
noi
dovremmo
gradualmente
ridurre
questi
poteri
e,
soprattutto,
introdurre
meccanismi
di
controllo,
che
non
siano
più
nelle
mani
dell'Alto
Rappresentante".
Doris
Pack,
capo
della
delegazione
per
l'Europa
Sud-Orientale
del
Parlamento
Europeo,
è
d'accordo.
"L'Alto
Rappresentante
dovrebbe
stare
in
Bosnia
Erzegovina
per
un
po'
di
tempo,
[ma]
non
dovrebbe
usare
tutti
i poteri
che
gli
sono
stati
dati",
ha
detto
a IWPR.
I diplomatici
a Sarajevo
suggeriscono
che
questo
modello
- una
specie
di
Bonn
più
leggero
- potrebbe
essere
il
prossimo
passo
per
trasformare
il
ruolo
dell'Alto
Rappresentante,
che
dal
2002
è
anche
il
Rappresentante
Speciale
dell'UE
per
la
Bosnia
Erzegovina.
L'ultimo
anno,
l'influente
gruppo
di
studio
con
sede
a Berlino,
l'Iniziativa
Europea
di
Stabilità,
ESI,
ha
messo
in
discussione
la
legittimità
democratica
dell'OHR.
In
un
rapporto
intitolato
"Difficoltà
di
percorso
del
Raja
Europeo",
gli
autori
dicono
che
Ashdown
ha
fatto
sistematicamente
uso
di
metodi
imperialisti,
simili
a quelli
usati
dai
reggenti
britannici
dell'India
nel
diciannovesimo
secolo.
Julian
Braithwaite,
all'epoca
capo
dell'ufficio
stampa
di
Ashdown,
respinse
il
rapporto
dell'ESI
in
quanto
"irresponsabile
tentativo
di
attirare
l'attenzione".
Contestò
che
esso
non
faceva
"nulla
per
contribuire
al
processo
di
aiutare
la
Bosnia
a diventare
una
democrazia
europea
degna
di
appoggio."
Ma
nella
sua
intervista
con
IWPR,
Ashdown
ha
concesso
che
ora
che
la
Bosnia
si
avvicina
a siglare
un
Accordo
di
Stabilizzazione
e Associazione,
SAA,
con
l'Unione
Europea,
lui
o i
suoi
successori
dovranno
sempre
meno
fare
uso
dei
poteri
legati
alla
propria
posizione.
"Si
vedrà
la
comunità
internazionale
diventare,
da
guida
del
processo,
a partner",
ha
detto.
Insistendo
che
nei
mesi
recenti
egli
si
è
trattenuto
dall'utilizzare
una
"enorme
fetta
dell’area
su
cui
sono
stati
usati
i poteri
di
Bonn",
ha
poi
aggiunto:
"e
io
voglio
usarli
sempre
meno,
come
si
può
vedere
dalle
imposizioni
- 69
nel
primo
anno,
36
nel
secondo,
tre
l'anno
scorso."
"Non
nasconderò
il
fatto
che,
forse
più
di
altri,
credo
ci
sia
bisogno
di
un
cambiamento",
ha
detto
Ashdown.
Mentre
ci
sono
disaccordi
sulla
scala
temporale
in
cui
dovrebbe
aver
luogo
il
ridimensionamento
dell'OHR,
un
crescente
numero
di
diplomatici
a Sarajevo
invita
a trasferire
più
poteri
alle
istituzioni
locali.
In
anticipo
sulla
riunione
del
comitato
del
PIC,
in
calendario
per
l'inizio
di
dicembre,
un
ambasciatore
occidentale
a Sarajevo
ha
riassunto
le
discussioni
come
un
tiro
alla
fune
tra
quelli
ansiosi
di
più
rapidi
progressi
e altri
contenti
dello
status
quo.
"C'è
gente
che
vuole
spingere
la
barca
sulle
rapide,
e altri
che
vogliono
navigare
in
acque
tranquille",
ha
detto
questa
fonte
diplomatica.
Ci
si
aspetta
che
il
dibattito
sulla
futura
direzione
dell'OHR
nel
prossimo
anno
sarà
delineato
in
questo
incontro.
Ammettendo
che
la
Bosnia
raggiungerà,
come
preventivato,
due
dei
suoi
(e
della
comunità
internazionale)
obiettivi
- iniziare
i negoziati
del
SAA
la
prossima
primavera
e entrare
a far
parte
del
programma
Nato
di
Partnership
per
la
Pace
- sembra
probabile
che
la
barca
dell'OHR
sarà
in
effetti
spinta
verso
le
rapide.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
|