Quante
sono
le
persone
ancora
scomparse
in
Bosnia
Erzegovina?
Gli
scomparsi
erano
28.000,
di
cui
circa
il
90%
civili.
18.000
persone
sono
state
ritrovate
e la
metà
di
loro,
9.000,
identificate.
Le
fosse
comuni
scoperte
sono
363.
Secondo
le
mie
previsioni,
sufficientemente
accurate,
ce
ne
sono
ancora
tra
le
180
e le
200
ancora
da
individuare.
Noi
pensiamo
che
quello
della
sepoltura
in
fosse
comuni
rappresenti
un
crimine
in
sé,
per
il
quale
nessuno
è
stato
accusato
o portato
in
giudizio.
Ci
sono
fosse
primarie,
ma
anche
secondarie
e terziarie,
a seconda
del
numero
di
trasferimenti
fatti
per
rendere
più
difficile
il
ritrovamento
dei
corpi.
Rappresentano
un
crimine
anche
contro
i vivi,
contro
coloro
che
da
oltre
dieci
anni
non
possono
trovare
pace,
perché
non
possono
identificare
i propri
cari.
Come
valuta
le
conclusioni
del
rapporto
della
Commissione
della
Republika
Srpska
su
Srebrenica?
Considero
il
rapporto
come
un
passo
positivo,
perché
proviene
dal
Governo
della
Republika
Srpska
(RS)
e per
la
prima
volta
rappresenta
una
sorta
di
riconoscimento,
non
completo,
del
crimine
di
genocidio
che
è
accaduto
a Srebrenica.
In
verità
nel
rapporto
viene
attenuata
la
definizione
di
genocidio,
si
parla
di
una
grave
violazione
del
diritto
umano
internazionale,
quindi
lo
considero
come
un
primo
passo
necessario,
al
quale
dovranno
seguirne
altri.
In
particolare,
le
persone
coinvolte
nei
crimini
commessi
dovranno
essere
accusate,
arrestate
e sanzionate.
Questo
è
ciò
che
richiedono
le
famiglie
delle
vittime.
Si
riferisce
a Karadzic
e Mladic?
Non
solo
a loro,
ma
anche
a tutte
quelle
centinaia
e migliaia
di
persone
che
sono
nominate
nel
rapporto
della
Republika
Srpska;
in
cui
c'è
scritto
che
nel
crimine
di
Srebrenica
ha
partecipato
l'esercito
serbo,
la
polizia
e un
alto
numero
di
civili
che
sono
stati
coinvolti.
Tutte
queste
persone
devono
essere
condotte
davanti
alla
giustizia
e condannate
in
base
alla
loro
responsabilità.
Ciò
che
chiedono
le
vittime
non
è
solo
la
verità,
la
verità
sul
numero
di
quanti
sono
stati
uccisi
a Srebrenica,
sul
numero
di
quanti
sono
scomparsi,
sul
nome
dei
responsabili,
ma
anche
la
giustizia.
Questo
è
ciò
che
chiedono
le
famiglie
delle
vittime,
vogliono
vedere
i responsabili
della
morte
dei
loro
cari
nel
posto
che
gli
spetta,
cioè
in
carcere,
che
sia
all'Aja
o nelle
carceri
della
Bosnia
Erzegovina.
Ma
questo
è
ciò
che
ancora
non
succede.
Il
governo
della
RS,
nove
anni
dopo
Srebrenica,
non
ha
ancora
arrestato
nemmeno
uno
dei
responsabili
di
quel
crimine.
Non
parlo
solamente
dei
maggiori
criminali
e ideologi,
come
Karadzic
e Mladic,
ma
anche
generali,
dei
politici
con
alte
funzioni,
delle
persone
che
hanno
materialmente
commesso
i crimini,
quelli
che
hanno
tenuto
in
mano
il
kalashnikov
e che
hanno
sparato
su
quelli
di
Srebrenica
legati
e con
gli
occhi
bendati.
Cosa
pensa
del
lavoro
del
Tribunale
dell'Aja?
A mio
giudizio
non
ha
svolto
a pieno
il
suo
compito.
Credo
che
in
questi
dieci,
undici
anni
di
esistenza,
avrebbe
potuto
fare
molto
di
più.
Considerando
i mezzi
finanziari,
gli
strumenti
e le
altre
risorse
di
cui
era
a disposizione,
ha
fatto
veramente
poco.
Ma,
purtroppo,
fino
ad
ora,
il
Tribunale
dell'Aja
è
stata
l'unica
vera
forma
di
giustizia
che
abbiamo
avuto.
Se
non
ci
fosse
stato
il
Tribunale
dell'Aja,
praticamente
dopo
tutti
questi
anni,
14
dalla
guerra
di
Croazia,
non
avremmo
avuto
nemmeno
una
persona
condannata
per
i crimini
di
massa
che
sono
accaduti
nella
ex
Jugoslavia.
Il
Tribunale
è
l'unico
ad
aver
portato
un
pezzettino
di
giustizia
nei
Balcani.
Nessun
altro
lo
ha
fatto.
Ma
la
mia
personale
aspettativa,
e specialmente
le
aspettative
delle
famiglie
delle
vittime,
erano
decisamente
più
alte.
Nel
gennaio
del
prossimo
anno
in
Bosnia
Erzegovina
dovrebbe
avviare
le
proprie
attività
una
Camera
Penale
nazionale
(locale)
per
i crimini
di
guerra.
Qual
è
il
ruolo
che
possono
svolgere
i tribunali
locali?
Non
credo
che
la
magistratura
locale
sia
pronta
per
giudicare
i crimini
di
guerra.
Ci
sono
vari
motivi:
logistici,
la
mancanza
di
aule
per
i processi,
la
insufficiente
preparazione
dei
tribunali,
la
inadeguata
preparazione
delle
unità
carcerarie.
Non
disponiamo
di
personale
adeguatamente
istruito,
con
una
sufficiente
esperienza.
Il
fatto
che
in
un
primo
tempo,
nei
processi
per
i crimini
di
guerra,
parteciperanno
anche
degli
stranieri,
non
significa
molto,
perché
anche
questi
stranieri
non
hanno
una
sufficiente
esperienza.
La
cosa
più
importante,
in
ogni
modo,
è
che
in
Bosnia
Erzegovina
non
esiste
ancora
la
volontà
politica,
ossia
non
esiste
ancora
una
posizione
dell'opinione
pubblica,
che
sia
in
grado
di
appoggiare
tali
processi.
Né
in
Republika
Srpska
né
nella
Federazione
BiH?
Particolarmente
nella
RS,
ma
anche
in
alcune
parti
della
Federazione,
ci
sono
persone
che
sono
pronte
ad
unirsi
in
difesa
dei
criminali.
Vi
faccio
solo
un
esempio.
Il
rientro
dall'Aja
del
generale
Blaskic
è
stato
festeggiato
in
alcune
parti
della
Bosnia
Erzegovina,
in
Federazione
BiH,
a Kiseljak,
a quindici
minuti
di
macchina
da
Sarajevo,
ma
anche
a Vitez,
e così
via...
Nessuno
ha
pensato
che
stesse
rientrando
dall'Aja
un
criminale,
un
uomo
che
è
stato
condannato
per
crimini
di
guerra
[il
generale
croato
bosniaco
Tihomir
Blaskic
è
stato
rilasciato
il
2 agosto
scorso
dopo
che
nuove
prove
raccolte
dal
Tribunale
dell’Aja
lo
hanno
scagionato
dal
coinvolgimento
nel
massacro
di
Ahmici,
portando
alla
riduzione
della
sua
condanna
da
45
a 9
anni,
ndr.
V.
Aja:
libero
Blaskic,
sacrificato
per
coprire
Tudjman].
Il
fatto
che
non
sia
stato
dimostrato
come
responsabile
di
tutti
i crimini
di
cui
era
sospettato
non
cambia
le
cose.
E’
importante
che
si
tratti
di
cento
o di
cinquanta
vittime,
o di
venti,
oppure
di
una
sola,
quando
si
tratta
di
crimini
di
guerra?
Mentre
lui
invece
di
essere
emarginato
dalla
comunità
per
quello
di
cui
è
stato
accusato,
è
stato
accolto
come
un
eroe.
Un
altro
esempio
recente
è
quello
di
Nerdzuk
Samar?ic,
un
uomo
che
ha
violentato
una
dodicenne,
arrestato
dalle
forze
internazionali
a Bileca,
in
Republika
Srpska.
L'arresto
è
stato
seguito
da
una
resistenza
di
200
persone
appartenenti
alla
comunità
locale,
che
hanno
manifestato
in
sua
difesa,
attaccando
persino
il
cameraman
serbo,
distruggendogli
la
telecamera
e picchiandolo.
Gente
che
si
è
messa
a difendere
un
uomo
che
ha
violentato
una
ragazzina
di
dodici
anni.
Ecco,
quelle
duecento
persone,
invece
di
aiutare,
hanno
cercato
di
impedire
il
suo
arresto,
la
sua
consegna
all'Aja
o al
tribunale
di
Sarajevo.
Questo,
pertanto,
è
il
motivo
per
cui
credo
che
non
sia
ancora
il
tempo,
né
in
Bosnia,
né
in
Croazia
- come
dimostra
il
caso
Gotovina,
né
in
Serbia
e Montenegro
- come
dimostra
il
caso
dei
quattro
generali.
Non
è
ancora
il
momento
per
i tribunali
locali.
Lei
ha
dichiarato
che
in
Bosnia
Erzegovina
ci
sono
ancora
10.000
persone
scomparse,
verosimilmente
in
fosse
comuni...
Si
può
parlare
di
riconciliazione,
in
presenza
di
una
situazione
tale?
In
queste
condizioni
è
molto
difficile
parlare
di
fiducia,
di
riconciliazione.
Ho
detto
che
in
Bosnia
Erzegovina
centinaia
di
migliaia
di
persone,
ogni
notte,
da
diversi
anni,
vanno
a letto
e si
svegliano
con
lo
stesso
pensiero:
riuscirò
finalmente
a trovare
mio
figlio,
mio
padre,
mio
fratello
o mio
marito,
perso
durante
la
guerra...
E questo
dura
per
alcuni
di
loro
da
12
anni,
capite?
Si
tratta
di
una
popolazione
estremamente
frustrata
e il
tempo
che
passa
non
li
aiuta
a superare
il
dolore.
Al
contrario,
il
dolore
e l'incertezza
diventano
sempre
più
grandi.
Sicché
quelle
centinaia
di
migliaia
di
persone
che
attendono
le
informazioni
sui
loro
cari,
sono
sempre
una
potenziale
bomba,
una
potenziale
fonte
di
nuovi
conflitti.
Rappresentano
un
fattore
di
destabilizzazione
non
solo
in
Bosnia
Erzegovina,
ma
anche
in
Croazia,
in
Kosovo
e in
Serbia
Montenegro.
Qual'è
il
lavoro
della
Commissione
sulle
Persone
Scomparse?
Avete
mezzi
finanziari?
Aiuti
dall'estero?
Siamo
una
commissione
governativa,
del
governo
della
Federazione
BH.
Il
nostro
budget
di
base
proviene
dal
budget
del
governo
della
Federazione,
che
ogni
anno
mette
a disposizione
tra
i 600.000
e gli
800.000
marchi
convertibili,
una
cifra
sufficiente
per
realizzare
i piani
che
la
nostra
commissione
si
prefigge.
Abbiamo
un
sostegno
anche
da
parte
della
Commissione
Internazionale
per
le
Persone
Scomparse,
che
è
stata
inaugurata
a Lione,
in
Francia,
nel
1996,
su
iniziativa
dell'allora
presidente
americano
Bill
Clinton.
Questa
commissione
ha
diversi
programmi
e forme
di
aiuto
non
solo
per
la
Federazione
e la
Republika
Srpska,
ma
anche
per
le
associazioni
delle
famiglie
degli
scomparsi,
il
lavoro
delle
quali
viene
in
parte
finanziato
con
i mezzi
che
provengono
dalla
Commissione
internazionale.
Questa
Commissione
internazionale
riceve
i propri
mezzi
da
donazioni
degli
Stati,
Olanda,
Germania,
Svizzera,
USA
e altri
Paesi.
L'anno
prossimo
ricorrerà
il
decennale
della
firma
degli
accordi
che
hanno
portato
alla
fine
della
guerra.
Che
cos'è
la
Bosnia
Erzegovina
dieci
anni
dopo
Dayton?
Anzitutto,
oggi
è
del
tutto
evidente
quanto
Dayton
sia
di
ostacolo
alla
sopravvivenza
della
BiH.
L'accordo
di
Dayton,
che
ha
avuto
valore,
che
ha
portato
la
pace,
che
ha
fermato
le
uccisioni
in
Bosnia
Erzegovina
e in
tutta
la
ex
Jugoslavia,
è
oggi
un
ostacolo
all’ulteriore
sviluppo
della
Bosnia
Erzegovina,
alla
sua
necessaria
integrazione
nei
percorsi
europei,
nel
Patto
di
Stabilità,
nell'Unione
Europea.
E’
necessario
fare
dei
parziali
cambiamenti
all'accordo
di
Dayton,
ed
in
particolare
all’annesso
che
riguarda
la
Costituzione
della
Bosnia
Erzegovina.
La
costituzione
in
vigore
è
discriminante,
rende
la
gente
diseguale,
non
consente
a tutti
i bosniaco-erzegovesi
di
potersi
candidare
per
la
presidenza
della
Bosnia
Erzegovina,
per
il
suo
governo
ecc.
Io
spero
che
pian
piano
si
percorra
la
strada
che
conduce
ad
un
qualche
cambiamento,
anche
radicale,
della
costituzione
della
BiH.
Ciò
significa
la
fine
dell'esistenza
delle
Entità
e fine
dell'esistenza
delle
unità
più
piccole
dell’amministrazione,
che
in
Federazione
sono
i cantoni.
E quindi
che
ci
sia
una
amministrazione
basata
sull'autonomia
locale,
con
dei
poteri
ai
comuni
e ai
sindaci
dei
comuni
in
una
Repubblica
di
Bosnia
Erzegovina.
Per
quanto
riguarda
le
istituzioni
internazionali,
come
l'OHR?
L'OHR
[Ufficio
dell’Alto
Rappresentante,
ndr]
ha
avuto
un
ruolo
molto
importante
ma,
secondo
me,
già
da
tempo
avrebbe
dovuto
ridurre
il
suo
potere
e trasferirlo
ai
Bosniaci.
So
che
è
molto
difficile,
ma
lasciate
che
i Bosniaco-Erzegovesi
guidino
la
BiH
verso
i processi
di
integrazione
nell'UE.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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