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ultimo
aggiornamento
06.02.07 14:15
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titolo
completo:
uranio
impoverito:
negli
alimenti
che
provengono
da
bosnia
erzegovina
e kossovo?
-
Con
un
proprio
decreto
il
Ministro
Sirchia
ha
avviato
un
monitoraggio
in
particolare
su
funghi,
cereali,
altri
vegetali,
prodotti
lattiero-caseari
e prodotti
ittici.
Alla
ricerca
di
uranio
ed
arsenico
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È
stato
pubblicato
sulla
gazzetta
ufficiale
del
28
ottobre
scorso.
Il
Ministero
della
salute
ha
emesso
un
decreto
con
il
quale
si
avvia
un
programma
di
monitoraggio
sulle
derrate
alimentari
provenienti
da
Bosnia
Erzegovina
e Kossovo.
Sono
due
i contaminanti
chimico-fisici
ricercati:
uranio
ed
arsenico.
Si
ritorna
quindi
a parlare
di
uranio
impoverito.
Non
è
chiaro
se
quest’iniziativa
del
Ministero
avvenga
solo
ora
a causa
dei
ritardi
caratteristici
della
nostra
burocrazia,
l’iter
sarebbe
stato
in
questo
caso
avviato
nel
2000,
in
seguito
alle
prime
polemiche
sulle
morti
sospette
dei
militari
italiani
deceduti
per
la
“Sindrome
dei
Balcani”,
oppure
se
Sirchia
sia
intervenuto
a seguito
di
nuovi
elementi
non
ancora
resi
pubblici.
Molto
più
probabile
è
la
prima
ipotesi.
Certo
è
che,
dopo
le
numerose
denunce
di
pacifisti
ed
ambientalisti,
anche
le
autorità
si
preoccupano
per
la
salute
dei
consumatori
italiani
e quindi
si
ritiene
che
sia
almeno
da
verificare
l’ipotesi
che
in
Bosnia
Erzegovina
ed
in
Kossovo
i bombardamenti
NATO
con
proiettili
all’uranio
impoverito
abbiano
causato
forti
contaminazioni
che
rischiano
di
avere
conseguenze
gravi
sulla
salute
rispettivamente
a 9
anni
ed
a 5
dai
bombardamenti.
Difficile
comunque
che
queste
analisi,
a così
tanti
anni
di
distanza
e specifiche
rispetto
ai
prodotti
che
provengono
dai
luoghi
bombardati
e quindi
con
il
rischio
contaminazione
più
alto,
riscontrino
la
presenza
di
contaminanti
chimico-fisici.
D’altronde
già
in
passato
una
ricerca
svolta
in
Bosnia
Erzegovina
dall’UNEP
aveva
riscontrato
bassi
livelli
di
radioattività
nelle
zone
colpite
con
proiettili
all’uranio
impoverito
–
percentuali
ritenute
in
quell’occasione
dagli
esperti
UNEP
non
pericolose
per
la
salute
–
ma
Pekka
Haavisto,
responsabile
di
quella
missione
avvenuta
nel
2002
aveva
tenuto
a precisare
che
in
ogni
caso
si
era
intervenuti
tardi
e che
quindi
le
analisi
fatte
in
quell’occasione
poco
potevano
dire
rispetto
ai
tassi
di
contaminazione
raggiunti
negli
anni
precedenti.
Ora
il
monitoraggio
italiano
interviene
a sua
volta
a ben
2 anni
di
distanza
dalla
già
ritardataria
missione
UNEP.
Se
invece
si
verificasse
il
contrario,
e quindi
si
riscontrasse
presenza
di
uranio
ed
arsenico
nei
prodotti
agroalimentari
provenienti
da
Bosnia
Erzegovina
e Kossovo,
allora
significa
che
il
livello
di
contaminazione
è
stato
ed
è
tutt’ora
altissimo
e che
tutta
la
popolazione
bosniaca
sta
correndo
gravi
rischi
per
la
propria
salute.
Ma,
augurandosi
che
questo
non
avvenga,
anche
esiti
negativi
non
sarebbero
sufficienti
ad
uscirne
rassicurati.
I morti
tra
i militari
italiani
ci
sono
stati
e continuano
a verificarsi
ed
in
Bosnia
Erzegovina
sembra
che
in
alcune
aree
colpite
da
proiettili
all’uranio
impoverito
il
tasso
di
tumori
sia
drammaticamente
alto.
Purtroppo
la
mancanza
in
alcune
zone
dei
registri
tumori
mentre
in
altre
riavviati
da
solo
pochi
anni
ed
in
maniera
parziale,
non
rendono
possibile
suffragare
con
certezze
statistiche
queste
impressioni.
C’è
un’ipotesi
che
in
Italia
sembra
in
parte
rimossa
sulle
morti
legate
all’utilizzo
di
proiettili
all’uranio
impoverito.
E’
quella
che
già
da
qualche
anno
sta
verificando
la
Dottoressa
Antonietta
Gatti,
dell’Università
di
Modena
e responsabile
del
progetto
“Approccio
bioingegneristico
alla
Sindrome
dei
Balcani”.
Secondo
quest’ultima
infatti
i tumori
e le
leucemie
riscontrate
nei
militari
italiani
non
sarebbero
direttamente
legati
all’esposizione
alla
radioattività
dell’uranio
impoverito,
ma
bensì
alle
nanoparticelle
non
biocompatibili
che
si
formano
durante
le
esplosioni
ad
alte
temperature
tipiche
dei
proiettili
all’uranio
impoverito
e al
tugsteno.
Polveri
che
poi
entrano
nella
catena
alimentare
e così
nel
corpo
umano.
Quindi,
in
base
ai
risultati
ottenuti
dalla
Dott.
Gatti,
la
presenza
di
queste
nanoparticelle
non
biocompatibili
nei
tessuti
umani
di
soggetti
affetti
da
tumori,
è
da
ritenersi
altamente
correlabile
all’insorgenza
della
malattia.
Secondo
la
Gatti
quindi
non
basterebbe
riscontrare
la
bassa
radioattività
per
affermare
che
i proiettili
all’uranio
impoverito
non
sono
pericolosi.
Un’ultima
domanda
che
solleva
questo
decreto.
Perché
si
parla
anche
di
arsenico?
Potrebbe
essere
logico
parlarne
se
si
trattasse
di
prodotti
provenienti
dalla
Serbia
e quindi
se
si
temessero
le
conseguenze
dei
bombardamenti
sul
centro
petrolchimico
di
Pancevo,
nel
1999,
ma
perché
temere
la
presenza
di
arsenico
in
Bosnia
Erzegovina
e Kossovo?
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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Estratto
del
decreto
Sirchia
su
monitoraggio
alimenti |
Gazzetta
Ufficiale
N.
254
del
28
Ottobre
2004
decreto
27
agosto
2004 |
Attuazione
di
un
programma
di
monitoraggio
per
la
ricerca
di
contaminanti
chimico-fisici
nelle
derrate
alimentari,
provenienti
dalla
Bosnia-Herzegovina
e
dal
Kosovo |
Articolo
1
-
Oggetto |
1.
E'
adottato
un
programma
di
monitoraggio
per
la
ricerca
di
contaminanti
chimico-fisici
nelle
derrate
alimentari
importate
dai
territori
della
Bosnia-Herzegovina
e
del
Kosovo. |
Articolo
2
-
Parametri
chimico-fisici |
1.
I
parametri
chimico-fisici
da
analizzare,
previsti
dal
programma
sono:
a)
uranio
e
arsenico. |
Articolo
3
-
Verifiche
e
controlli
del
programma
di
monitoraggio |
1.
Il
programma
di
monitoraggio
prevede
l'effettuazione
di
verifiche
e
controlli
all'importazione
a
sondaggio
e
a
titolo
conoscitivo
dei
parametri
chimico-fisici
di
cui
all'articolo
2,
per
valutare
l'idoneita'
al
consumo
dei
prodotti
alimentari.
2.
Per
i
livelli
di
uranio
e
arsenico
si
fa
riferimento
ai
valori
soglia
in
base
ai
tenori
normalmente
riscontrati
nelle
varie
matrici
alimentari
e,
in
caso
di
superamento
dei
livelli
prefissati,
va
effettuata
una
valutazione
del
rischio
mediante
confronto
fra
un
ipotetico
livello
di
assunzione
conseguente
al
consumo
degli
alimenti
contaminati
e
i
limiti
cautelativi
di
assunzione
fissati
dall'Organizzazione
mondiale
della
sanita'.
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©
2004
- Nicole
Corritore
e Davide
Sighele
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