Una
modesta
targa
commemorativa
di
marmo
nero
nel
centro
di
Sarajevo
ricorda
ai
Bosniaci
l’ultima
volta
in
cui
qualcuno
fece
un
serio
tentativo
di
sfidare
il
potente
crimine
organizzato
che
minaccia
le
fondamenta
di
uno
Stato
ancora
fragile.
La
placca
segna
il
punto
in
cui
il
vice-ministro
bosniaco
della
polizia,
Jozo
Leutar,
è
stato
colpito
dall’esplosione
di
un’auto-bomba
nel
marzo
1998.
Si
ritiene
che
gli
assassini
facessero
parte
di
un
giro
di
crimine
organizzato
–
collegato
a vecchi
uomini
politici
bosniaci
–
su
cui
Leutar
stava
investigando
prima
di
morire.
Quasi
sette
anni
dopo,
i gruppi
mafiosi
prosperano
ancora
–
al
punto
che
sono
descritti
come
l’ostacolo
maggiore
all’ingresso
della
Bosnia
ed
Erzegovina
nell’Unione
Europea.
Le
contromisure
per
ridurre
la
loro
influenza
non
sono
andate
molto
lontano.
Dopo
l’assassinio
di
Leutar,
pochi
funzionari
bosniaci
hanno
osato
porre
in
atto
serie
investigazioni
sul
crimine
organizzato.
Le
sparatorie
e le
bombe
della
mafia
continuano
a scuotere
Sarajevo,
e la
gente
che
vive
qui
dice
di
non
essersi
sentita
così
insicura
fin
dalla
guerra
del
1992-95.
“C’è
in
giro
più
paura”,
dice
Haris
Zecevic,
32,
residente
a Sarajevo.
“I
gangster
sparano
a chiunque
vogliono,
e non
mi
sembra
che
la
polizia
o i
politici
facciano
nulla
al
riguardo”.
La
Bosnia
ha
una
serie
di
agenzie
impegnate
nella
lotta
al
crimine,
ma
nessuna
ha
sostanzialmente
incrinato
la
tenuta
dei
gruppi
mafiosi.
Questo
può
forse
non
sorprendere,
dato
che
le
due
Entità,
la
Federazione
e la
Repubblica
Srpska,
RS,
mantengono
separati
ministeri
dell’Interno,
e i
poliziotti
sono
ancora
scarsamente
addestrati
e superimpegnati.
Ancora
più
grave
il
fatto
che
alcune
delle
organizzazioni
mafiose
hanno
collegamenti
con
potenti
gruppi
politici
–
relazioni
che
trovano
le
loro
radici
nelle
stesse
reti
del
tempo
di
guerra
che
ora
nascondono
con
tanto
successo
i sospetti
indiziati
dalle
forze
bosniache
ed
internazionali.
La
forza
di
pace
internazionale
della
Nato,
la
Forza
di
stabilizzazione,
SFOR,
ha
spesso
rivestito
il
ruolo
di
forza
di
super-polizia,
conducendo
raid
per
catturare
sospetti
criminali
di
guerra.
La
SFOR
non
era
coinvolta
nella
guerra
al
crimine
organizzato,
ma
quando
il
suo
rimpiazzo
guidato
dall’Unione
Europea,
l’EUFOR,
fu
per
la
prima
volta
concepito,
il
suo
mandato
comprendeva
la
lotta
alla
mafia
bosniaca.
Il
2 dicembre,
l’EUFOR
è
succeduta
alla
SFOR.
Gli
analisti
sono
stati
sorpresi
nel
notare
che
l’obiettivo
formale
di
combattere
il
crimine
organizzato
era
stato
senza
clamore
lasciato
cadere
dal
mandato
della
nuova
forza.
Dato
che
il
crimine
organizzato
è
largamente
visto
come
uno
dei
più
grandi
problemi
interni
ed
esteri
del
paese,
la
decisione
di
rimuoverlo
dal
mandato
della
forza
europea
invierà
segnali
inquietanti
ai
politici
bosniaci,
alla
polizia
e ai
criminali
stessi.
Il
crimine
organizzato
come
problema
principale
Molti
osservatori
concordano
che
il
crimine
organizzato
è
cresciuto
fino
a diventare
un
mostro
dalle
molte
teste
nel
decennio
successivo
alla
fine
della
guerra.
Un
sondaggio
commissionato
dall’Unione
Europea,
condotto
nel
luglio
2004,
ha
scoperto
che
per
la
maggioranza
dei
bosniaci
interpellati,
“il
crimine
e la
corruzione
sono
il
maggiore
ostacolo
all’integrazione
della
Bosnia
ed
Erzegovina,
e al
possibile
futuro
ingresso
nella
UE”.
Gli
analisti
locali
concordano.
“Il
crimine
organizzato
è
il
cancro
che
ha
divorato
la
società
bosniaca
da
che
la
guerra
è
finita,
nel
1995”,
ha
detto
a IWPR
Senad
Avdic,
direttore
della
rivista
Slobodna
Bosna.
“È
centrale
per
i nostri
problemi
riguardanti
l’integrazione
con
l’UE.”
Antonio
Prlenda,
analista
sulle
questioni
della
sicurezza
per
il
giornale
di
Sarajevo
Oslobodjenje,
concorda.
“La
rete
del
crimine
organizzato
gestisce
un’economia
parallela
in
Bosnia
che
genera
più
denaro
del
bilancio
ufficiale
dello
Stato.”
“Il
crimine
organizzato
riunisce
criminali
di
guerra
e alcuni
attuali
uomini
politici.”
L’UE
riconosce
che
il
crimine
organizzato
è
una
seria
barriera
all’integrazione.
Nello
studio
di
fattibilità
del
novembre
2003
della
Commissione
Europea,
su
quanto
la
Bosnia
fosse
pronta
a negoziare
un
Accordo
di
Stabilizzazione
e Associazione,
SAA
–
una
condizione
preliminare
necessaria
a un’ulteriore
integrazione
–
il
crimine
organizzato
è
stato
citato
come
“uno
dei
principali
problemi”.
“Il
contrabbando
di
beni
sottoposti
ad
alta
tassazione,
come
sigarette,
alcolici
e derivati
del
petrolio
è
molto
esteso”,
dice
il
rapporto,
citando
stime
secondo
cui
i proventi
del
contrabbando
vanno
dai
150
ai
300
milioni
di
euro
–
una
visione
sconcertante
se
si
considera
che
ciò
equivale
per
la
Bosnia
al
bilancio
annuale
dello
Stato.
Una
diversificata
gamma
d’affari
Il
rapporto
dell’UE
ha
fornito
un
resoconto
delle
diverse
attività
della
criminalità
organizzata
in
Bosnia.
Ai
“livelli
alti”
della
lista,
ci
sono
sofisticati
piani
per
appropriarsi
di
fondi
governativi,
per
esempio
nelle
banche
e nei
servizi
pubblici.
Simili
truffe
costano
ai
contribuenti
bosniaci
e dell’UE
decine
di
milioni
di
euro,
e coinvolgono
uomini
politici
nazionali
così
come
criminali
professionisti.
Altri
gruppi
si
identificano
meglio
con
la
classica
immagine
mafiosa,
con
gang
violente
che
gestiscono
racket,
traffico
di
droghe
e di
esseri
umani
attraverso
frontiere
permeabili.
Il
quotidiano
Nezavisne
Novine,
con
sede
a Banja
Luka,
ha
recentemente
pubblicato
un
“libro
nero”
di
omicidi,
rapine,
scandali
finanziari
e discutibili
azioni
di
polizia
che
assommano
a un
totale
di
più
di
200
incidenti
riportati.
I cronisti
di
nera
che
hanno
seguito
queste
indagini
hanno
riferito
che
neppure
uno
dei
casi
più
importanti
si
è
concluso
con
una
condanna.
La
Corte
di
Stato
bosniaca
sta
attualmente
esaminando
diversi
casi
di
alto
livello,
riguardanti
corruzioni
della
polizia
e riciclaggio
di
denaro
sporco.
Un
funzionario
internazionale
che
ha
rifiutato
di
essere
nominato
ha
detto
a IWPR
che
questi
casi
“rappresentano
solamente
la
punta
dell’iceberg”.
Le
indagini
di
IWPR
rivelano
un
complesso
schema
di
segmentazioni
del
mercato
e di
specializzazioni
regionali
nel
mondo
criminale.
Le
aree
orientali
della
RS
servono
da
centro
manifatturiero
per
le
droghe,
come
già
è
stato
dimostrato
quest’anno
quando
sono
stati
sequestrati
grandi
quantitativi
di
sostanze
chimiche
utilizzate
per
produrre
eroina.
Il
problema
è
diventato
così
acuto
che
la
SFOR
ha
dovuto
iniziare
a controllare
le
spedizioni
in
transito
di
anidride
dell’acido
acetico
–
una
sostanza
che
è
insieme
ad
altre
il
composto
chimico
chiave
nella
produzione
di
eroina
–
per
assicurarsi
che
lasciassero
il
paese.
Anche
droghe
sintetiche
come
l’ecstasy
sono
prodotte
nella
stessa
parte
della
Bosnia.
C’è
chi
afferma
che
funzionari
del
governo
e alti
ufficiali
di
polizia
nell’entità
serba
sono
collusi
con
gruppi
che
contrabbandano
questi
composti
chimici
di
base.
Oltre
il
confine
amministrativo
della
Federazione,
gangster
originari
della
Sandzak,
regione
musulmana
della
Serbia,
controllano
il
traffico
di
droga,
secondo
la
polizia
del
distretto
di
Sarajevo.
La
LARA,
un
gruppo
di
sostegno
di
donne
con
sede
nella
città
di
Bijeljna,
nella
RS,
riporta
che
il
trafficking
di
lavoratrici
del
sesso
continua
di
buon
passo
in
Bosnia,
con
i gangster
locali
che
cooperano
con
gruppi
criminali
internazionali.
Ora
che
la
polizia
ha
iniziato
a perquisire
i night-club,
le
prostitute
sono
state
semplicemente
riallocate
in
appartamenti
privati,
ristoranti
e motel.
Funzionari
della
polizia
britannica
che
lavorano
per
la
Missione
di
Polizia
dell’Unione
Europea,
EUPM,
hanno
detto
a IWPR
che
i racket
di
protezione
che
controllano
negozi,
bar
e simili
a Sarajevo
sono
nelle
mani
di
due
clan
albanesi
del
Kossovo.
Uno
di
essi
è
particolarmente
attivo,
nel
traffico
di
donne,
oro,
macchine
rubate
e armi
attraverso
l’Albania,
il
Kossovo
e la
Macedonia.
I funzionari
dell’EUPM
hanno
detto
che
credono
che
il
gruppo
abbia
buoni
contatti
con
ufficiali
della
polizia
della
Federazione.
Il
furto
di
automobili
è
la
specialità
a Sokolac,
ancora
nella
RS
orientale.
La
città
è
il
centro
di
un
giro
criminale
che
ruba
auto
nella
Federazione
e in
Serbia.
Anziché
rivendere
le
macchine,
i gangster
abitualmente
telefonano
ai
proprietari
per
negoziare
un
riscatto
per
la
restituzione
dei
veicoli.
Molti
dei
gruppi
più
grandi
si
sono
evoluti
in
giri
d’affari
di
economia
parallela
che
alcuni
funzionari
internazionali
descrivono
come
“oligarchie”.
Queste
reti
sono
organicamente
radicate
nelle
unità
paramilitari
attive
durante
la
guerra
in
Bosnia,
e le
loro
operazioni
possono
essere
viste
come
una
continuazione
del
controllo
che
questi
gruppi
esercitavano,
sul
territorio,
sul
movimento
di
beni
illeciti.
I collegamenti
con
poliziotti
corrotti
e politici
nazionalisti
risalgono
anch’essi
a quel
periodo.
Così,
quando
tali
politici
si
sentono
minacciati
–
per
esempio
quando
Leutar
iniziò
ad
indagare
su
di
loro
–
essi
sono
in
grado
di
rivolgersi
a segreti
contatti
con
la
polizia
così
come
alla
mafia
per
essere
protetti.
Mentre
le
relazioni
politiche
tra
le
due
Entità
della
Bosnia
continuano
a riflettere
l’amara
eredità
della
guerra
etnica,
i criminali
sono
molto
più
pragmatici.
Omicidi
interni
e sparatorie
tra
polizia
e criminali,
sia
nella
Federazione
che
nella
RS
usualmente
coinvolgono
gente
della
stessa
etnìa.
“Molte
delle
uccisioni
sono
serbo
contro
serbo
oppure
musulmano
contro
musulmano”,
ha
detto
un
ufficiale
dell’EUPM.
E gangster
delle
due
entità
non
hanno
problemi
con
la
cooperazione
interregionale
–
elaborando
complessi
scambi
con
le
loro
controparti
in
Serbia,
Montenegro
e Croazia
che
spesso
prevedono
uno
scambio
a tre,
di
auto
rubate,
droghe
e armi
da
fuoco.
Lo
studio
di
fattibilità
dell’UE
tratteggia
una
deprimente
conclusione,
“La
lotta
contro
il
crimine
organizzato
sarà...
lunga
a causa
della
relazione
simbiotica
tra
crimine,
affari
e politica”.
Il
ruolo
internazionale
La
Bosnia
rimane
un
protettorato,
con
l’Ufficio
dell’Alto
Rappresentante
(OHR)
–
dal
2002
guidato
da
Lord
Paddy
Ashdown
–
come
massima
autorità
in
questioni
di
governo
e di
potere
giudiziario.
Con
le
forze
internazionali,
militari
e di
polizia,
a sorvegliare
la
sicurezza,
ci
si
potrebbe
aspettare
che
il
crimine
organizzato
sia
sostanzialmente
declinato
nel
corso
dell’ultimo
decennio.
Ma
nonostante
tutti
sembrino
consci
del
pericolo
che
esso
rappresenta
per
il
futuro
della
Bosnia
e della
regione
più
in
generale,
né
la
comunità
internazionale
né
le
autorità
locali
sono
riuscite
a combatterlo
con
efficacia.
Sulla
carta,
non
c’è
penuria
di
strumenti
per
raggiungere
questo
scopo:
così
come
l’EUPM,
l’OHR
ha
due
unità
anti-crimine,
e le
forze
militari
di
pace
–
SFOR
ed
ora
EUFOR
–
svolgono
anch’esse
ruoli
pressoché
di
polizia.
Alcuni
funzionari
internazionali
in
Bosnia
sostengono
che
molto
si
sta
facendo
per
affrontare
il
problema.
Una
fonte
diplomatica
britannica
a Sarajevo
ha
detto
a IWPR
che
ci
sono
stati
significativi
sforzi
civili
internazionali
per
fermare
il
crimine
organizzato,
menzionando
l’Unità
Anti-Crimine
e Corruzione,
ACCU,
e l’Unità
di
Investigazione
Criminale,
CIU,
entrambe
dipartimenti
dell’OHR
che
hanno
condotto
indagini
sulle
reti
del
crimine
organizzato.
Ma
un’altra
fonte
all’OHR
ha
detto
che
entrambe
le
unità
hanno
carenze
di
organico
e possono
opporsi
solo
a una
piccola
frazione
del
problema.
Il
mandato
dell’EUPM
–
che
ha
preso
il
posto
di
una
similare
forza
delle
Nazioni
Unite
nel
gennaio
2003
–
è
quello
di
fornire
alla
polizia
bosniaca
addestramento
ed
altre
forme
di
assistenza,
e il
suo
coinvolgimento
operativo
è
limitato
al
controllo
delle
prestazioni
della
forza
locale.
Per
una
fonte
interna
all’EUPM,
che
ha
chiesto
di
non
essere
identificata,
questo
mandato
limitato
era
sbagliato
fin
dalla
partenza.
“La
missione
dell’EUPM
è
controllare
la
polizia.
Non
tocca
il
crimine
organizzato.
Il
mandato
e la
cultura
istituzionale
non
lo
permettono”,
ha
detto
una
fonte
dell’EUPM.
“Il
mandato
dell’EUPM
ha
dato
un
cattivo
messaggio
ai
duri
della
Bosnia.
Ha
comunicato
che
l’UE
avrebbe
fatto
ancora
meno,
riguardo
al
crimine
organizzato,
dei
suoi
predecessori
nella
Task
Force
di
Polizia
Internazionale
delle
NU.”
Un
debole
ruolo
di
polizia
per
la
SFOR
e ora
per
l’EUFOR
Alcuni
tra
i maggiori
esperti
in
materia
di
sicurezza
europea
hanno
detto
a IWPR
che
il
crimine
organizzato
dovrebbe
essere
fermato
dal
contingente
militare
internazionale,
non
dai
soli
civili.
Essi
chiedono
che
alle
truppe
internazionali
sia
dato
un
mandato
più
deciso.
Fin
dal
loro
arrivo
nel
1995,
le
forze
di
pace
della
NATO
hanno
fatto
pochi
sforzi
per
confrontarsi
col
crimine
organizzato,
concentrandosi
invece
sull’arrestare
gli
indiziati
per
crimini
di
guerra.
“Sapevamo
di
reti
criminali,
ma
eravamo
interessati
solo
ai
sospetti
criminali
di
guerra;
non
avevamo
ordine
di
dare
la
caccia
ai
delinquenti”,
ha
già
detto
quest’anno
a IWPR
un
impiegato
del
Dipartimento
della
Difesa
degli
Stati
Uniti
che
lavora
con
la
SFOR.
Con
la
SFOR
che
concludeva
la
sua
missione
il
2 Dicembre,
molti
speravano
che
la
nuova
forza
di
sicurezza
guidata
dell’UE
avrebbe
affrontato
il
crimine
organizzato.
Fino
a poco
tempo
fa,
la
UE
diceva
esplicitamente
che
liberare
la
Bosnia
dal
crimine
organizzato
sarebbe
stata
una
massima
priorità
per
l’EUFOR.
In
un
rapporto
al
Consiglio
dei
Ministri
dell’UE
nel
febbraio
di
quest’anno,
il
responsabile
della
politica
estera
europea
Javier
Solana
ha
delineato
la
sua
visione
di
una
“nuova
e diversa
missione”
per
la
forza
a venire.
Uno
dei
due
“obiettivi
fondamentali”
che
Solana
ha
elencato
per
l’EUFOR
era
una
“particolare
attenzione
alla
lotta
contro
il
crimine
organizzato”.
Similmente,
Ashdown
–
che
oltre
ad
essere
Alto
Rappresentante
è
anche
il
Rappresentante
Speciale
dell’UE
in
Bosnia
–
ha
enfatizzato
in
Marzo
che
“il
mandato
delle
truppe
dell’EUFOR
dovrebbe
essere
cambiato
in
modo
da
permettere
alle
truppe
di
combattere
il
crimine
organizzato
in
un
modo
più
fermo
di
quanto
abbia
fatto
la
SFOR.”
E in
un
messaggio
televisivo
ai
bosniaci
in
luglio,
Ashdown
ha
chiaramente
detto
come
sarebbe
stato
questo
nuovo,
duro
mandato,
“La
forza
dell’UE
continuerà
a lavorare
a stretto
contatto
con
la
NATO,
per
esempio
per
consegnare
alla
giustizia
i criminali
di
guerra.
Ma
il
ruolo
della
forza
dell’Unione
Europea
andrà
anche
oltre
il
semplice
consolidamento
della
pace...
Essa
lavorerà
con
la
missione
di
polizia
europea
per
rafforzare
la
legalità
in
Bosnia,
specialmente
combattendo
il
crimine
organizzato”.
La
ragione,
ha
continuato
Ashdown,
è
che
“i
vostri
criminali
qui,
in
Europa
sud-orientale,
sono
i nostri
criminali
nell’Unione
Europea.
I ladri
d’Europa
non
conoscono
frontiere.
Essi
usano
la
Bosnia
ed
Erzegovina
e i
Balcani
per
contrabbandare
persone,
droga
e perfino
armi
nell’Unione
Europea.
Così
ha
un
significato
assoluto,
per
noi,
combattere
insieme
questo
comune
nemico.
Nuova
forza,
mandato
obsoleto
Eppure,nonostante
queste
forti
ed
univoche
raccomandazioni,
la
lotta
contro
il
crimine
organizzato
è
stata
esclusa
dall’indice
degli
obiettivi-chiave
per
la
nuova
forza.
Sembra
ora
che
l’EUFOR
tratterà
il
crimine
organizzato
all’incirca
nello
stesso
modo
del
suo
predecessore
SFOR.
Un
resoconto
della
Segreteria
del
Consiglio
dell’UE
sulla
nuova
missione,
dall’ottobre
2004,
non
menziona
il
crimine
organizzato.
Al
contrario,
la
terminologia
del
documento
è
stata
semplificata
rispetto
alle
versioni
precedenti,
cosicché
gli
obiettivi
elencati
sono
“creare
deterrenza”
e “contribuire
a una
situazione
sicura
e tranquilla”.
Il
mandato
adottato
dall’EUFOR
si
basa
sugli
allegati
militari
degli
Accordi
di
Pace
di
Dayton.
“Gli
obiettivi
chiave
dell’EUFOR
sono
creare
deterrenza
e una
costante
osservanza
degli
Accordi
di
Pace
di
Dayton,
e contribuire
a una
situazione
sicura
e tranquilla”,
ha
dichiarato
a IWPR
il
vice
comandante
Chris
Percival,
portavoce
dell’EUFOR.
Gli
analisti
politici
in
Bosnia
obiettano
che
il
linguaggio
usato
nel
documento
rispecchia
una
mentalità
obsoleta,
visto
che
è
la
stessa
terminologia
usata
dalla
NATO
fin
dalla
fine
della
guerra
–
mentre
la
situazione
è
cambiata
radicalmente.
"La
Bosnia
è
cambiata
dal
1995,
il
mandato
dell’EUFOR
basato
sugli
accordi
di
Dayton
semplicemente
non
è
appropriato
in
Bosnia,"
ha
detto
Emir
Suljagic,
un
reporter
della
rivista
Dani.
Una
fonte
vicina
al
comitato
militare
dell’UE
ha
detto
a IWPR
che
l’impegno
formale
a combattere
il
crimine
organizzato
è
stato
annacquato
a causa
delle
dispute
tra
i maggiori
stati
membri
dell’UE
e della
NATO.
"Alcuni
stati,
tra
cui
la
Germania,
volevano
una
forza
con
un
mandato
aggiornato,
che
riflettesse
meglio
le
attuali
sfide
sulla
sicurezza
in
Bosnia",
ha
detto
la
fonte.
"Ma
c’erano
dispute
tra
alcuni
dei
maggiori
stati
dell’UE
e con
la
NATO,
e il
minimo
comun
denominatore
su
cui
si
poteva
convergere
era
il
vecchio
mandato
del
1995."
Il
cambiamento
di
intenzioni
sembra
essere
confermato
dagli
stessi
comandanti
dell’EUFOR
in
Bosnia.
Quando
IWPR
ha
chiesto
al
nuovo
comandante
della
missione,
il
generale
David
Leakey,
quale
ruolo
avrebbe
giocato
nella
guerra
al
crimine
organizzato,
ha
risposto
che
quello
era
compito
delle
istituzioni
bosniache,
con
l’EUFOR
impegnata
solo
in
un
ruolo
ausiliario.
"La
lotta
contro
il
crimine
organizzato
è
in
mano
alle
autorità
locali.
È
la
loro
principale
responsabilità,"
ha
detto.
"Comunque,
noi
offriremo
alle
autorità
locali
informazioni
e consigli
dove
ciò
sia
opportuno."
Gli
osservatori
locali
sono
inorriditi
dal
mandato
indebolito
dell’EUFOR.
"Se
l’EUFOR
fosse
veramente
interessata
ad
avvicinare
la
Bosnia
a Bruxelles,
avrebbe
fatto
del
crimine
organizzato
un
suo
specifico
obiettivo,"
ha
detto
Suljagic.
Da
come
stanno
le
cose,
Suljagic
vede
il
cambio
dallo
SFOR
all’EUFOR
come
"una
organizzazione
inefficace
che
ne
rimpiazza
un’altra".
Sulle
strade
coperte
di
neve
di
Sarajevo,
l’atteggiamento
è
ugualmente
pessimista,
nonostante
le
affissioni
per
la
città
pubblicizzino
l’arrivo
dell’EUFOR
con
lo
slogan
"Dalla
Stabilizzazione
all’Integrazone”
—
un
tema
reiterato
in
una
campagna
di
pubbliche
relazioni
attraverso
i media.
"Ho
visto
i manifesti
dell’EUFOR
che
promettono
di
portarci
dalla
stabilizzazione
all’integrazione,
ma
non
vedo
l’EUFOR
aiutarci
davvero
contro
quelli
che
hanno
i fucili
e le
bombe,"
ha
detto
Mirsad
Hafizovic,
39.
"Lasceranno
che
i Bosniaci
si
assumano
i rischi
e parleranno
del
loro
mandato
nelle
loro
confortevoli
basi,
come
hanno
fatto
durante
la
guerra."
Senad
Slatina,
un
analista
dell’International
Crisis
Group,
dice
che
perfino
il
titolo
ufficiale
della
missione
di
sicurezza
dell’UE,
Operazione
Altea,
non
è
di
buon
auspicio
per
il
futuro.
Nella
mitologia
greca
la
regina
Altea
era
"una
figura
tragica,
predestinata",
ha
detto.
"Nonostante
una
premonizione
alla
nascita
di
suo
figlio,
finisce
per
ucciderlo,
dopo
che
lui
ha
ucciso
il
fratello.
E infine
si
uccide
essa
stessa.”
"Questo
non
è
un
nome
beneaugurante
per
una
operazione
di
peace-keeping
in
Bosnia,
vista
la
storia
recente
del
paese.
Con
un
nome
come
Altea,
è
difficile
dare
all’EUFOR
il
beneficio
del
dubbio."
Un
nuovo
approccio
al
coordinamento?
Una
fonte
diplomatica
britannica
di
IWPR
ha
sostenuto
che
il
ruolo
dell’EUFOR
è
solo
una
componente
in
una
nuova
struttura
di
sicurezza
a guida
europea,
a ombrello,
che
si
sta
creando,
e che
porterà
ad
un
migliore
coordinamento
tra
civile
e militare
nella
lotta
contro
il
crimine
organizzato.
"Come
Rappresentante
Speciale
dell’UE,
Paddy
[Ashdown]
ha
un
diverso
rapporto
istituzionale
con
il
comandante
dell’EUFOR
che
con
il
comandante
della
SFOR,"
ha
detto
la
fonte.
"Le
nuove
strutture
dell’UE,
insieme
al
fatto
che
sia
Ashdown
che
il
comandante
dell’EUFOR
Leakey
provengono
dallo
stesso
paese,
aiuterà
a facilitare
la
cooperazione
tra
i Carabinieri
Italiani
dell’EUFOR
e gli
investigatori
del
crimine
organizzato
che
lavorano
per
Ashdown."
Una
portavoce
dell’ufficio
del
Rappresentante
Speciale
dell’UE,
EUSR,
ha
confermato
che
sono
operative
nuove
strutture
per
poter
coordinare
meglio
gli
sforzi
internazionali.
"L’EUFOR
è
parte
di
un
nuovo,
comprensivo
pacchetto
di
assistenza
dell’UE
per
la
Bosnia,
che
sarà
coordinato
dall’EUSR,
Paddy
Ashdown,"
ha
detto
Irena
Guzelova,
direttore
delle
comunicazioni
dell’EUSR.
"Il
vantaggio
dell’EUFOR
è
che
ora
saremo
in
grado
di
riunire
le
dimensioni
militre,
politica
ed
economica
della
riforma
in
Bosnia."
L’EUFOR
ha
confermato
che
nel
suo
ruolo
di
EUSR,
Lord
Ashdown
giocherà
un
ruolo
significativo
nei
nuovi
accordi.
"Il
generale
Leakey
lavorerà
a stretto
contatto
con
Lord
Ashdown
e ci
sarà
una
forte
collaborazione
a tutti
i livelli
tra
le
controparti
UE,"
ha
detto
il
portavoce
Percival.
Thomas
Muehlmann,
capo
consigliere
politico
dell’EUPM,
ha
fatto
eco
a questa
visione,
dicendo,
"La
sfida
era
coordinare
l’ampia
varietà
di
strumenti
UE
che
ora
abbiamo
in
Bosnia.
Così
Paddy
Ashdown
è
nella
catena
di
comando
che
va
dal
commissario
dell’EUPM
Kevin
Carty
a Lord
Ashdown
e oltre,
fino
al
Segretario
Generale
Javier
Solana
a Bruxelles."
Però,
altri
funzionari
internazionali
ammoniscono
che
questo
parlare
di
accresciuto
coordinamento
internazionale
non
è
nulla
di
nuovo
per
i Balcani.
Essi
avvertono
che
l’intrinseca
timidezza
del
presente
mandato
dell’EUPM
potrebbe
stabilire
lo
schema
del
futuro
comportamento
dell’UE
di
fronte
a sfide
impegnative.
Nelle
parole
della
fonte
di
IWPR
presso
l’EUPM,
"L’EUFOR
non
si
può
permettere
di
essere
vista
nella
stessa
luce
dell’EUPM."
Nonostante
le
riforme,
la
polizia
bosniaca
può
farcela?
I funzionari
internazionali
insistono
che,
in
definitiva,
sta
alle
locali
istituzioni
bosniache
affrontare
il
crimine
organizzato.
Ma
funzionari
bosniaci
hanno
detto
in
privato
a IWPR
di
non
essere
in
grado
di
arginare
il
problema
da
soli.
Gli
ottimisti
nella
comunità
internazionale
evidenziano
il
consolidamento
e lo
sviluppo
delle
agenzie
a livello
statale.
Per
esempio,
negli
ultimi
tre
anni,
i politici
bosniaci
si
sono
accordati
–
con
riluttanza,
e con
qualche
pressione
internazionale
–
di
riunire
sotto
uno
stesso
tetto
i frammentati
servizi
di
intelligence
e di
sorveglianza
dei
confini.
Il
nuovo
ministero
della
sicurezza,
dell’intero
stato,
ha
tre
componenti
principali:
Il
Servizio
di
Confine
di
Stato,
SBS,
l’Agenzia
di
Investigazione
e Protezione,
SIPA,
e l’Agenzia
di
Intelligence
e Sicurezza,
OSA.
La
più
attiva
di
queste
componenti
sono
le
guardie
di
confine.
"La
SBS
è,
letteralmente,
la
prima
linea"
ha
detto
a IWPR
un
consigliere
dell’EUPM
per
la
forza
di
frontiera.
"Poiché
sorvegliano
i confini
di
Bosnia,
hanno
la
responsabilità
dir
intercettare
una
delle
più
importanti
componenti
del
crimine
organizzato
in
questo
paese
–
il
contrabbando
e il
trafficking."
Ma
i critici
sostengono
che
la
struttura
della
SBS,
così
come
è
stata
definita
dalle
NU,
le
impedisce
di
contrastare
efficacemente
il
contrabbando
o di
dare
la
caccia
ai
presunti
criminali
di
guerra
che
frequentano
le
aree
di
confine.
"Ecco
un’organizzazione
che
ha
il
compito
di
intercettare
i trafficanti,
i contrabbandieri
e i
sospetti
criminali
di
guerra
mentre
attraversano
le
altamente
permeabili
frontiere
della
Bosnia.
La
geografia
del
confine
est
in
particolare
- remota,
montagnosa,
piena
di
fiumi,
laghi
e valichi
clandestini
–
suggerirebbe
il
bisogno
di
una
pattuglia
di
frontiera
mobile,
qualcosa
di
simile
a quello
che
abbiamo
sul
confine
tra
USA
e Messico,"
ha
detto
un
agente
del
Dipartimento
USA
per
la
Sicurezza
Nazionale,
che
ha
chiesto
di
non
essere
nominato.
"Invece
le
forze
internazionali
in
Bosnia
hanno
concepito
una
forza
statica,
dislocata
in
punti
fissi.
Ciò
significa
che
la
SBS
non
ha
la
dovuta
mobilità.
Il
miglior
esempio
di
questo
è
che
hanno
solo
quattro
squadre
mobili
per
coprire
i 1,500
chilometri
di
confini
della
Bosnia."
Prlenda
sostiene
che
la
SBS
ha
estremo
bisogno
di
assistenza
internazionale
sotto
forma
di
elicotteri,
equipaggiamenti
per
la
visione
a raggi
infrarossi,
e unità
mobili
con
la
capacità
di
confrontarsi
con
"contrabbandieri
bene
armati
e sostenitori
di
criminali
di
guerra".
Muehlmann,
dell’EUPM,
respinge
le
critiche
dicendo,
"Quella
della
SBS
è
una
storia
di
successo.
Ha
mostrato
ai
Bosniaci
che
è
possibile
sviluppare
istituzioni
a livello
statale
con
il
supporto
internazionale
e che
queste
istituzioni
possono
davvero
funzionare."
I funzionari
dell’EUPM
mostrano
un
certo
numero
di
successi
della
SBS
in
quest’anno,
compreso
lo
smantellamento
di
un
giro
di
contrabbando
nella
Bosnia
nord-orientale,
parte
dei
cui
profitti
si
ritiene
abbiano
finanziato
sospetti
criminali
di
guerra
in
fuga.
La
situazione
della
SIPA,
etichettata
come
la
"FBI
bosniaca”,
è
anch’essa
messa
in
discussione
dagli
esperti,
che
dicono
che
essa
è
rimasta
sulla
carta
fin
dai
suoi
inizi
nel
2002.
"La
SIPA
e il
ministero
della
sicurezza
non
funzionano
realmente,"
ha
detto
Avdic.
"Ancora
più
importante,
non
hanno
ottenuto
nessun
risultato
concreto
da
che
sono
state
istituite
ufficialmente."
Precedentemente
nel
corso
di
quest’anno,
all’IWPR
è
stata
mostrato
un
organigramma
che
mostrava
nel
dettaglio
la
distribuzione
del
futuro
personale
della
SIPA
–
il
75
per
cento
del
quale
doveva
essere
assegnato
alla
protezione
dei
VIP
e al
lavoro
amministrativo,
con
solo
una
piccola
percentuale
dedicata
ad
investigare
sul
crimine
organizzato.
"Io
non
penso
che
la
struttura
sia
corretta,"
ha
detto
un
consigliere
dell’EUPM
che
ha
chiesto
di
non
essere
nominato.
“Se
si
tratta
della
Bosnia
che
combatte
il
crimine
organizzato,
allora
la
SIPA
non
dovrebbe
spendere
tante
delle
sue
risorse
per
proteggere
politici
e dignitari
locali."
Muehlmann
ha
detto
a IWPR
che
la
struttura
organizzativa
della
SIPA
è
cambiata
dalla
redazione
di
quel
documento,
e che
ora
essa
avrebbe
dipartimenti
per
la
raccolta
di
informazioni
sul
crimine
e sulla
finanza,
come
anche
per
i crimini
di
guerra.
Ma
ha
ammesso
che
il
grosso
dello
staff
operativo
rimane
nell’unità
di
protezione
dei
VIP.
La
struttura
della
polizia
bosniaca
–
che
attualmente
consiste
in
19
forze
separate
al
servizio
di
due
diversi
ministeri
dell’interno,
uno
per
entità
–
è
la
prossima
della
lista,
per
una
riorganizzazione.
Ashdown
ha
ordinato
che
un
singolo
ministero
dell’interno,
a livello
statale,
sia
stabilito
entro
la
fine
di
quest’anno.
In
preparazione
a questo,
ha
annunciato
in
luglio
la
formazione
di
una
commissione
che
deciderà
se
le
forze
di
polizia
separate
della
Federazione
e della
RS
saranno
disciolte
o solamente
subordinate
al
ministero
centrale.
Ha
spiegato
la
logica
della
riorganizzazione
della
polizia
in
termini
duri:
"Al
momento,
il
crimine
organizzato
sta
prevalendo
in
questo
paese.
Le
forze
di
polizia
di
Bosnia
ed
Erzegovina
sono
divise,
hanno
troppi
effettivi
e troppo
poche
risorse....
I criminali
di
Bosnia
ed
Erzegovina
sono
uniti,
ben
forniti,
e operano
impunemente
attraverso
le
frontiere."
Sospensione
del
giudizio
o incredulità?
"Il
crimine
organizzato
pone
una
seria
minaccia
all’integrazione
della
Bosnia"
ha
detto
Doris
Pack,
un
influente
membro
tedesco
del
Parlamento
Europeo.
"Ci
sono
molti
criminali
al
potere,
così
è
difficile
per
la
polizia
bosniaca
onesta
agire
da
sola."
Con
la
riforma
della
polizia
bosniaca
ancora
in
corso,
parte
del
compito
di
combattere
il
crimine
organizzato
dovrà
sicuramente
ricadere,
per
qualche
tempo
a venire,
sui
suoi
sostenitori
europei.
Gli
Europei
hanno
la
volontà
di
farlo?
"Io
non
sono
convinto
dell’EUFOR,"
ha
detto
Neven
Kazanovic,
un
analista
della
sicurezza
per
il
parlamento
bosniaco.
"L’EUFOR
non
è
guidata
dagli
americani,
ed
è
stato
dimostrato
qui
in
Bosnia
–
durante
la
guerra
e la
missione
di
peace-keeping
delle
NU
–
che
le
forze
a guida
europea
non
avevano
la
volontà
di
affrontare
i criminali
di
guerra
e le
loro
mafie."
Comunque,
un
funzionario
dell’UE
ha
detto
a IWPR
che
l’EUFOR
sta
anticipando
proprio
questo
tipo
di
visione
negativa
di
una
missione
a guida
europea
–
e che
azioni
concrete
saranno
intraprese
per
mostrare
ai
bosniaci
che
questo
vuole
dire
fare
sul
serio.
"Io
mi
aspetto
una
grande
operazione
dell’EUFOR
qui
in
Bosnia,
qualcosa
che
mostri
i muscoli,
perché
la
UE
ha
un
problema
di
credibilità
qui,
e ne
è
consapevole,"
ha
detto
il
funzionario,
che
ha
chiesto
di
rimanere
anonimo.
Slatina
teme
che
non
riuscendo
a mettere
la
lotta
alla
mafia
sulla
lista
di
obiettivi
dell’EUFOR
si
invieranno
segnali
sbagliati
ai
funzionari
locali
che
vogliono
arginare
il
problema
ma
sono
attualmente
troppo
intimoriti
per
farlo.
"L’omicidio
di
Jozo
Leutar
ha
inviato
un
univoco
messaggio
a tutti
i funzionari
bosniaci
col
fegato
di
andare
contro
al
crimine
organizzato,
ha
detto
Slatina.
"Leutar
iniziò
le
sue
indagini
dopo
forti
incoraggiamenti
da
parte
dei
funzionari
internazionali.
Ma
i funzionari
non
ci
furono
quando
ebbe
bisogno
di
loro.
E nonostante
le
promesse
internazionali
del
contrario,
il
suo
assassinio
rimane
insoluto.”
"Io
credo
che
sia
assolutamente
chiaro
qual’è
il
messaggio
più
forte."
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
|