Da
Bruxelles
a Banja
Luka
Il
9 dicembre
scorso,
a Bruxelles,
la
Nato
ha
deciso
per
la
seconda
volta
di
respingere
la
richiesta
della
Bosnia
Erzegovina
di
aderire
al
programma
di
“Partenariato
per
la
Pace”,
considerato
come
un
passaggio
obbligato
verso
un
ingresso
a pieno
titolo
nel
Patto
Atlantico.
Nel
comunicato
finale
del
vertice,
i Paesi
dell’Alleanza
hanno
ricordato
il
dovere
di
cooperazione
con
il
Tribunale
dell’Aja,
e il
“continuo
fallimento
della
Republika
Srpska
[RS,
una
delle
due
Entità
che
compongono
la
Bosnia
Erzegovina,
ndr]
nell’adempiere
ai
propri
obblighi,
compresi
quelli
fissati
dagli
accordi
di
Dayton-Parigi.
La
discussione
su
di
una
futura
partecipazione
al
programma
Nato
è
rimandata
a dopo
che
le
condizioni
stabilite
saranno
adempiute.”
La
settimana
successiva,
giovedì
16
dicembre,
Paddy
Ashdown,
Alto
Rappresentante
e Rappresentante
Speciale
dell’Unione
Europea
in
Bosnia
Erzegovina,
ha
annunciato
in
conferenza
stampa
a Sarajevo
una
nuova
serie
di
misure
dirette
contro
individui
e istituzioni
della
Republika
Srpska.
Nonostante
la
RS
abbia
fatto
alcuni
passi
in
avanti
nei
recenti
mesi
- ha
affermato
Ashdown
citando
la
pubblicazione
del
rapporto
della
Commissione
Srebrenica
e le
scuse
che
ne
sono
seguite,
oltre
al
recente
arresto
di
otto
persone
ricercate
per
crimini
di
guerra
in
RS
e al
loro
trasferimento
alla
Corte
di
Sarajevo
- altre
recenti
rivelazioni
mostrano
la
persistente
mancanza
di
collaborazione
delle
istituzioni
della
RS
con
l’Aja,
e la
complicità
con
i latitanti,
inclusi
quelli
di
primo
piano.
“Ci
troviamo
qui
oggi
–
ha
dichiarato
Ashdown
ai
giornalisti
e funzionari
presenti
–
perché
la
Nato
ha
nuovamente
negato
a questo
Paese
la
adesione
alla
Partnership
per
la
Pace
a causa
della
continua
mancanza
di
collaborazione
con
l’Aja.
I recenti
rapporti
apparsi
sulla
stampa
secondo
cui
l’esercito
della
RS
ha
continuato
ad
avere
alle
proprie
dipendenze
Ratko
Mladic
fino
al
2002,
e il
fatto
che
soldati
dell’esercito
della
RS
abbiano
ospitato
Mladic
nella
base
militare
di
Han
Pijesak
nel
periodo
giugno-luglio
2004,
sono
esempi
scioccanti
della
complicità
istituzionale
della
Rs
nel
sottrarre
alla
giustizia
i ricercati
dell’Aja.”
Le
misure
annunciate
dall’Alto
Rappresentante
presentano
un
duplice
carattere:
alcune
sono
dirette
contro
individui,
altre
vanno
nella
direzione
di
affrontare
“le
debolezze
strutturali
delle
istituzioni
di
sicurezza
della
RS”.
Dopo
i 59,
altri
9
Dopo
i 59
funzionari
“dimissionati”
in
giugno,
Ashdown
ha
così
annunciato
la
rimozione
dai
loro
incarichi
di
altre
9 persone,
tra
i quali
ufficiali
di
polizia
(in
carica
a Foca,
Trebinje,
Zvornik
e Pale),
il
responsabile
dell’SDS
(Partito
Democratico
Serbo)
di
Foca,
il
vice
capo
della
OSA
(servizi
di
sicurezza)
di
Banja
Luka,
e un
direttore
di
dipartimento
del
Ministero
del
Lavoro
e dei
Veterani
della
RS.
Le
misure
sono
state
accompagnate
da
richieste
rivolte
al
Primo
Ministro
della
RS,
Mikerevic,
e al
Ministro
della
Difesa,
Radovanovic,
relative
al
dossier
Srebrenica
e alle
misure
da
intraprendere
contro
la
rete
di
sostegno
dei
latitanti
ricercati
dall’Aja.
Ashdown
ha
poi
annunciato
la
accelerazione
delle
procedure
per
la
creazione
di
un
Ministero
della
Difesa
comune
per
la
Bosnia
Erzegovina,
indicando
anche
un
percorso
verso
la
istituzione
di
un
unico
Ministero
anche
nel
settore
degli
Interni.
L’Alto
Rappresentante
ha
posto
la
data
del
prossimo
autunno
per
la
definitiva
abolizione
dei
Ministeri
della
Difesa
delle
Entità,
e per
il
trasferimento
delle
loro
competenze
al
Ministero
della
Difesa
statale.
Allo
stesso
modo,
Ashdown
ha
enunciato
la
necessità
di
avere
in
BiH
un
sistema
unico
di
polizia,
con
tutte
le
competenze
previste
per
la
esecuzione
della
legge
sul
piano
statale,
e con
la
eventuale
costituzione
di
regioni
di
polizia
sulla
base
delle
necessità.
Sono
state
infine
annunciate
anche
nuove
procedure
di
controllo
rivolte
alle
aziende
pubbliche
della
RS.
Ashdown
ha
concluso
il
suo
intervento
dichiarando
che
chiederà
alla
Nato
di
riconsiderare
in
aprile
la
richiesta
di
adesione
presentata
dalla
BiH.
Tuttavia,
ha
ricordato,
se
la
BiH
dovesse
fallire
una
terza
volta,
non
esiterò
a prendere
ulteriori
misure
che
affrontino
direttamente
e con
forza
i beni
e le
istituzioni
della
RS:
“Posso
dirvi
sin
d’ora
che
ogni
opzione
è
aperta
se
dovessimo
arrivare
a questo
punto.”
Han
Pijesak,
reazioni
Il
generale
David
Leakey,
britannico,
capo
della
missione
militare
EUFOR
che
dal
2 dicembre
ha
sostituito
le
forze
Nato
in
Bosnia
Erzegovina,
è
intevenuto
nella
stessa
giornata
per
rendere
noto
che
i suoi
uomini
stavano
controllando
proprio
le
installazioni
militari
di
Han
Pijesak.
La
struttura,
“Crna
Rijeka”,
costruita
dall’esercito
jugoslavo,
si
sviluppa
per
gran
parte
sottoterra
e si
trova
ad
una
cinquantina
di
chilometri
a est
di
Sarajevo.
Durante
la
guerra
ospitava
il
comando
del
generale
Mladic.
Il
generale
Leakey
ha
affermato
che
parte
dei
tunnels
e dei
bunkers
di
Han
Pijesak
sono
stati
utilizzati
per
nascondere
i latitanti
ricercati
per
crimini
di
guerra,
e che
verranno
chiusi
e sigillati
nei
prossimi
giorni
per
impedire
che
possano
nuovamente
servire
a questo
scopo.
Leakey
ha
poi
annunciato
che
simili
operazioni
stavano
avvenendo
anche
su
altre
installazioni
militari
nel
Paese.
Alla
conferenza
stampa
è
stato
infine
letto
un
comunicato
del
governo
degli
Stati
Uniti,
che
ha
annunciato
il
blocco
di
tutti
i beni
del
Partito
Democratico
Serbo
(SDS)
e il
divieto
ad
entrare
nel
Paese
per
i leaders
dell’SDS
e del
Partito
del
Progresso
Democratico
(PDP).
Il
giorno
seguente,
venerdì
17,
tutti
i quotidiani
bosniaci
hanno
aperto
con
la
notizia
delle
misure
annunciate
dalla
comunità
internazionale.
Oslobodjenje
ha
titolato
“Sanzioni
per
aver
aiutato
la
latitanza
degli
indiziati
dell’Aja”;
Dnevni
Avaz:
“L’America
sostiene
Ashdown”,
e “Nove
ufficiali
licenziati,
saranno
aboliti
i Ministeri
della
Polizia
e della
Difesa”;
Dnevni
List:
“Vietato
l’ingresso
negli
Stati
Uniti
ai
leaders
dell’SDS
e del
PDP”;
Nezavisne
Novine:
“Abolizione
dei
Ministeri
della
Difesa
delle
Entità”,
e poi
“Nove
persone
rimosse,
vietato
ai
leaders
di
SDS
e PDP
l’ingresso
negli
Stati
Uniti”,
Glas
Srpske:
“Nuove
punizioni
in
aprile”;
Euroblic:
“Bloccati
i conti
dell’SDS,
rimossi
funzionari
di
polizia”.
I giornali
riportano
anche
alcune
delle
reazioni
dei
funzionari
rimossi.
La
palma
d’oro
per
la
sintesi
va
a Mrksa
Skocajic,
capo
della
polizia
di
Trebinje,
citato
da
Glas
Srpske:
“Lasciategli
trovare
qualcuno
migliore
di
me,
se
ci
riescono.”
Nade
Radovic,
presidente
dell’SDS
a Foca
e membro
della
Camera
dei
Popoli
della
BiH
ha
sostenuto
invece
(Onasa)
di
non
sapere
perchè
veniva
rimosso:
“Ovviamente
è
solo
una
ulteriore
violazione
dei
diritti
umani.”
Dimissioni
di
Dragan
Mikerevic
e Mladen
Ivanic
Il
Primo
Ministro
della
Republika
Srpska,
Dragan
Mikerevic,
ha
annunciato
le
proprie
dimissioni
di
fronte
alle
misure
imposte
dalla
comunità
internazionale.
Mikerevic
ha
affermato
(Onasa,
17
dicembre)
che
quelle
misure
rappresentavano
un
“diktat
senza
precedenti”,
e che
“l’OHR
[Ufficio
dell’Alto
Rappresentante,
ndr],
sfortunatamente,
non
ha
bisogno
di
partners,
ma
solo
di
esecutori.
Le
sue
dimissioni,
ha
dichiarato,
sono
“per
il
bene
della
Republika
Srpska”
(Beta,
17
dicembre).
Nella
giornata
di
ieri
si
è
dimesso
anche
Mladen
Ivanic,
Ministro
degli
Esteri
della
Bosnia
Erzegovina
e leader
del
Partito
del
Progresso
Democratico
(B92,
18
dicembre).
Hanno
seguito
il
suo
esempio
anche
il
Ministro
dei
Trasporti
della
BiH,
Branko
Dokic,
e il
Vice
Ministro
alle
opere
pubbliche,
Zoran
Tesanovic.
La
abrogazione
della
Republika
Srpska
è
una
possibilità
La
crisi,
e l’aspro
confronto
in
corso
tra
comunità
internazionale
e istituzioni
della
Republika
Srpska,
non
sono
stati
semplificati
da
una
intervista
all’Alto
Rappresentante
pubblicata
ieri
dal
quotidiano
di
Banja
Luka
“Nezavisne
Novine”.
L’articolo,
a firma
M.
Cubro,
è
titolato
“La
abrogazione
della
Republika
Srpska
è
una
possibilità”.
In
esso,
Ashdown
afferma:
“Non
parlo
mai
delle
misure
e delle
decisioni
che
potrei
intraprendere
o deliberare
domani,
e che
mi
auguro
di
non
dover
assumere,
per
il
fatto
che
la
Republika
Srpska
sta
violando
gli
accordi
di
Dayton
da
9 anni.
Sono
io
a chiedervi:
cosa
si
aspetterebbero
da
me
i vostri
lettori
in
RS
se
i Bosgnacchi
ostruissero
gli
accordi
di
Dayton
anche
solo
per
9 mesi?
Non
avevo
altre
opzioni
se
non
quella
di
reagire[…]
Se
non
ci
saranno
cambiamenti
nei
prossimi
mesi,
le
misure
che
dovrò
prendere
saranno
severe.”
Alla
domanda
dell’intervistatore
se
queste
misure
severe
possono
significare
la
abolizione
della
Republika
Srpska,
Ashdown
risponde:
“Non
escludo
niente
e ogni
cosa
è
possibile.
Tuttavia,
devo
ribadire
che
se
la
RS
rispetterà
Dayton,
io
difenderò
la
sua
giurisdizione.
Posso
garantire
che
la
violazione
di
Dayton
rappresenta
il
maggior
pericolo
per
la
RS.
I pericoli
per
la
RS
non
provengono
da
Sarajevo,
da
Sulejman
Tihic
o da
Paddy
Ashdown.
Il
pericolo
più
grande
proviene
da
Banja
Luka.
Se
violate
Dayton,
non
potete
aspettarvi
la
difesa
di
quegli
accordi.
Se
i Bosgnacchi
violassero
Dayton,
i Serbi
richiederebbero
una
azione.
La
pace
in
questo
Paese
si
fonda
su
Dayton.”
Paddy
Ashdown
ha
però
smentito
in
una
intervista
alla
BBC,
riportata
oggi
dalla
emittente
belgradese
B92,
che
il
suo
colloquio
con
Nezavisne
Novine
possa
essere
interpretato
nel
senso
di
una
intenzione
di
abolire
la
RS:
“Non
ho
mai
detto
questo.
Ci
sono
persone
in
RS
che
cercano
di
convincere
i cittadini
che
questo
sarebbe
il
mio
scopo.
L’Entità
serba
di
Bosnia
Erzegovina
è
tutelata
dagli
accordi
di
Dayton.
Tuttavia,
perché
la
RS
possa
difendersi,
deve
adempiere
ai
suoi
obblighi.”
Dragan
Cavic
Controcorrente
rispetto
alla
ondata
di
dimissioni
è
la
posizione
di
Dragan
Cavic,
presidente
ad
interim
del
Partito
Democratico
Serbo
(SDS)
e presidente
della
Republika
Srpska.
Cavic
ha
accusato
Ashdown
di
violazione
della
costituzione
della
RS
e della
Bosnia
Erzegovina,
nonché
di
violare
gli
elementari
diritti
dell’uomo,
dichiarando
poi:
“Non
ci
penso
nemmeno
a dimettermi”
(Ansa,
18
dicembre).
Cavic
ha
anche
affermato
che
nessuno
potrà
permettere
la
interruzione
del
lavoro
del
Ministero
degli
Interni
della
RS,
sottolineando
che
tutte
le
istituzioni
che
lavorano
a livello
centrale
sono
“incompetenti”.
Per
la
giornata
di
domani,
lunedì,
Cavic
ha
convocato
un
incontro
di
tutti
i partiti
politici,
dichiarando
che
la
esistenza
e sopravvivenza
della
Republika
Srpska
sono
in
pericolo
(Beta,
17
dicembre).
Secondo
l’agenzia
Srna,
nel
corso
dell’incontro
di
domani
Cavic
potrebbe
chiedere
a tutti
i funzionari
dell’SDS
di
ritirarsi
dal
Consiglio
dei
Ministri
e dal
Parlamento
della
Bosnia
Erzegovina.
Da
Belgrado,
per
il
momento,
non
ci
sono
reazioni.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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