Il
Comitato
Helsinki
per
i Diritti
Umani
della
Bosnia
(HKBiH)
ha
chiesto
la
settimana
scorsa
ai
magistrati
di
prendere
in
esame
un
articolo
di
Fatmir
Alispahic,
un
giornalista
di
destra
di
Tuzla,
che
a loro
giudizio
incita
"all'odio
razziale,
nazionale
e religioso",
un
reato
punibile
in
Bosnia
con
la
prigione.
L'articolo
è
stato
pubblicato
nell'ultima
edizione
del
periodico
della
Gioventù
Musulmana,
SAFF.
Citando
noti
revisionisti,
Alispahic
–
secondo
l'HKBiH
–
ha
negato
l'Olocausto
e insultato
il
popolo
ebraico.
Il
presidente
dell'HKBiH,
Srdjan
Dizdarevic,
ha
dichiarato
che,
oltre
che
al
Procuratore
Cantonale
di
Sarajevo,
l'organizzazione
per
i diritti
umani
ha
inviato
l'articolo
al
Centro
Simon
Wiesenthal
di
Gerusalemme
e al
Museo
dell'Olocausto
di
Washington.
Tra
le
altre
cose,
Alispahic
mette
in
discussione
la
deposizione
–
secondo
quanto
egli
asserisce
estorta
con
la
coercizione
–
di
Rudolf
Hess,
che
aveva
detto
che
i suoi
uomini
potevano
entrare
nelle
camere
a gas
dieci
minuti
dopo
le
esecuzioni
e che
laggiù
potevano
perfino
fumare.
"Dato
che
il
gas
Zyklon-B
è
esplosivo,
e che
servivano
almeno
venti
minuti
per
arieggiare
le
camere,
la
deposizione
di
Hess
è
senza
fondamento.
I forni
crematori
sono
un
altro
argomento...
I resoconti
ufficiali
dicono
che
i Nazisti
cremavano
i corpi,
mentre
la
scienza
dice
che
per
un
tale
processo
sono
necessarie
almeno
due
ore.
Si
dice
anche
che
non
fu
mai
scoperto
un
deposito
di
ceneri,
mentre
sei
milioni
di
Ebrei
cremati
avrebbero
sicuramente
dato
origine
perlomeno
a una
collina
di
scorie",
ha
scritto
Alispahic.
L'articolo
della
rivista
- a
scarsa
diffusione
- SAFF
è
stato
portato
all'attenzione
di
un
pubblico
più
vasto
dal
programma
d'informazione
"60
Minuti"
della
TV
Federale
(FTV).
Il
curatore
del
programma,
Bakir
Hadziomerovic,
ha
dichiarato
a Transitions
Ondine
(TOL)
che
l'articolo
di
Alispahic
era
un
"testo
antisemita
senza
precedenti
nel
giornalismo
bosniaco".
"I
fatti
storici
relativi
all'Olocausto
e alla
Seconda
Guerra
Mondiale
sono
stati
qui
negati.
Tralasciando
i suoi
precedenti,
nebulosi
articoli,
in
cui
insultava
chi
era
in
disaccordo
con
lui,
Alispahic
con
questo
si
è
spinto
troppo
in
là
e noi
abbiamo
dovuto
reagire
con
fermezza",
ha
detto
Hadziomerovic.
"È
interessante
notare
che
la
Comunità
Islamica
non
ha
preso
le
distanze
dall'articolo,
nonostante
SAFF
sia
il
giornale
della
Gioventù
Musulmana
di
Bosnia,"
ha
aggiunto
Hadziomerovic.
Il
servizio
di
"60
Minuti"
proponeva
citazioni
dall'articolo
e lo
descriveva
come
un
pamphlet
fascista.
Citazioni
e analisi
In
risposta
al
pubblico
clamore
suscitato
ed
in
particolare
in
risposta
al
servizio
di
FTV,
Alispahic
ha
asserito
che
le
opinioni
presentate
nell'articolo
non
erano
sue
proprie.
Ha
detto
invece
di
aver
solo
citato
ed
analizzato
i lavori
dei
revisionisti
dell'Olocausto.
Ha
anche
detto
che
avrebbe
cercato
soddisfazione
legale
di
fronte
alle
"mostruose
calunnie
ed
insulti"
volte
a sostenere
che
egli
avesse
negato
l'Olocausto.
Non
sembrerebbe
comunque
questo
il
caso.
Nell'articolo
Alispahic
ha
scritto
letteralmente
che
"in
Occidente,
i tentativi
di
stabilire
una
alternativa
scientifica
al
massacro
[degli
Ebrei]
nella
Seconda
Guerra
Mondiale
sono
andati
avanti
per
anni.
Eppure,
nulla
di
queste
ricerche
arriva
fino
a noi.
Questo
è
comprensibile
solo
considerando
il
potere
politico
degli
Ebrei,
che
non
permettono
confusioni
sulla
‘verità'
sull'Olocausto.
Quegli
scienziati
che
hanno
tentato
di
offrire
dei
fatti
sono
stati
brutalmente
perseguitati."
Alispahic
ha
anche
suggerito
che,
anziché
6 milioni,
solo
300.000
Ebrei
sarebbero
morti
nell'Olocausto,
dicendo
che
perfino
questi
300.000
morirono
delle
conseguenze
del
tifo
e degli
stenti
nei
campi
di
concentramento.
Srdjan
Dizdarevic
ha
espresso
il
proprio
disgusto
nei
confronti
di
Alispahic
dicendo
che
l'Helsinki
Committee
proporrà
alle
agenzie
bosniache
preposte
all'applicazione
della
legge
che,
ogni
volta
che
un
cimitero
ebraico
verrà
profanato,
Alispahic
e i
suoi
editori
vengano
arrestati,
perché
"come
si
vede,
essi
seguono
idee
fasciste
e folli
che
mettono
questo
Paese
in
pericolo."
Alispahic
è
un
collaboratore
regolare
dei
settimanali
bosniaci
musulmani
nazionalisti
Walter,
Ljiljan,
SAFF,
e del
quotidiano
Dnevni
Avaz.
Gli
editori
della
stampa
indipendente
bosniaca
hanno
unanimemente
condannato
l'articolo
su
SAFF,
così
come
ha
fatto
il
presidente
della
Comunità
Ebraica
di
Bosnia,
Jakob
Finci,
che
ha
dichiarato
che
l'articolo
rappresentava
una
"evidente
negazione
dell'Olocausto".
"Messaggi
di
antisemitismo"
In
uno
sviluppo
correlato,
l'Agenzia
di
Regolamentazione
delle
Comunicazioni
(RAK),
un
organismo
che
sorveglia
i media
elettronici
del
Paese,
la
scorsa
settimana
ha
multato
la
stazione
televisiva
Alfa
di
Sarajevo
per
50.000
marchi
convertibili
(33.000
dollari
americani)
per
aver
trasmesso
un
programma
contenente
messaggi
antisemiti.
Il
programma,
trasmesso
il
3 novembre
2004,
vedeva
la
partecipazione
di
un
religioso
musulmano
che
istruiva
i fedeli
sui
modi
in
cui
essi
potevano
aiutare
la
causa
palestinese
e quella
irachena.
"Noi
sappiamo
che
costantemente,
ogni
giorno,
noi
consumiamo
prodotti
americano-ebraici.
Beviamo
le
loro
Coca-Cola,
le
loro
Pepsi;
usiamo
le
loro
banche,
il
loro
equipaggiamento
militare;
compriamo
le
loro
scarpe
Nike...
Sapete
bene
che
il
10
per
cento
di
questi
dollari
della
Coca-Cola
finiscono
in
Israele
per
comprare
armi
per
uccidere...
bambini
palestinesi,
madri
palestinesi,
donne
palestinesi,
combattenti
palestinesi.
Il
dieci
per
cento
di
ogni
bicchiere
consumato
va
a loro...
Gli
Ebrei
sono
i vostri
più
grandi
nemici,
qualunque
cosa
voi
ne
pensiate..."
ha
detto
il
religioso.
Ha
anche
utilizzato
numerosi
dispregiativi
per
riferirsi
agli
Ebrei
e ad
altri
presunti
nemici
dell'Islam.
Da
quando
il
programma
è
andato
in
onda,
la
proprietà
di
TV
Alfa
è
cambiata,
e sia
il
vecchio
proprietario,
il
giornalista
Mahir
Zisko,
che
il
nuovo,
il
quotidiano
Dnevni
Avaz,
rifiutano
di
pagare
la
multa.
Per
complicare
le
cose,
il
marchio
registrato
dell'emittente
è
anch'esso
cambiato,
da
RTV
Alfa
a TV
Alfa.
I funzionari
dell'agenzia
di
regolamentazione,
comunque,
sono
stati
inflessibili
la
settimana
scorsa
sul
fatto
che
alla
nuova
emittente
non
sarebbe
stato
permesso
di
operare
prima
di
aver
sistemato
la
multa.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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