Sono
trascorsi
ormai
tre
mesi
da
quando
il
Senato
ha
approvato
l'istituzione
di
una
Commissione
d'inchiesta
per
far
luce
sulle
conseguenze
dell'utilizzo
di
proiettili
all'uranio
impoverito.
Da
allora
cosa
è
successo?
Purtroppo
la
Commissione
non
ha
potuto
ancora
insediarsi.
Non
è
stata
formalmente
istituita
a causa
del
fatto
che
alcuni
gruppi
parlamentari
di
maggioranza
hanno
tardato
molto
ad
indicare
al
Presidente
del
Senato
i loro
rappresentanti.
Ancora
oggi
il
gruppo
di
Forza
Italia
non
ha
nominato
i propri.
Si
sta
a mio
giudizio
tentando
una
sorta
di
insabbiamento
tacito
della
Commissione
perché
è
chiaro
che
se
la
Commissione
non
parte
adesso,
in
questi
giorni,
poi
vengono
meno
i tempi
entro
la
fine
della
legislatura
per
poter
concludere
i lavori.
La
fase
iniziale
della
costituzione
della
commissione
sarà
piuttosto
complessa:
la
formazione
degli
organismi,
l'individuazione
delle
tematiche,
l'individuazione
dei
consulenti,
le
persone
da
ascoltare.
Sarà
un
lavoro
molto
duro
e pesante
che
porterà
via
del
tempo.
Se
si
va
avanti
con
questi
ritardi
assolutamente
ingiustificati
ed
ingiustificabili
la
Commissione
rischia
di
essere
vanificata.
Una
mancata
nomina
che
forse
nasconde
chiare
volontà
politiche?
Non
escludo
che
nella
non
nomina
dei
propri
rappresentanti
da
parte
di
questi
gruppi
della
maggioranza
vi
sia
la
volontà
politica
di
ostacolare
i lavori
della
Commissione
e se
possibile
di
non
farla
neppure
decollare.
Per
denunciare
questa
situazione
abbiamo
convocato
una
conferenza
stampa
alla
quale
ha
partecipato
anche
il
capogruppo
dei
verdi
Stefano
Boco
e quello
di
Rifondazione
comunista
Gigi
Malabarba.
A
cosa
è
dovuta
secondo
lei
questa
volontà
di
"insabbiare"
la
Commissione?
Forse
si
sta
iniziando
a capire
che
l'uso
di
proiettili
arricchiti
con
l'uranio
ha
causato
gravi
danni
non
solo
ai
militari
ma
anche
alla
popolazione
civile?
Io
credo
che
a poco
a poco
le
cose
si
stiano
chiarendo.
Anzi,
direi
che
per
quanto
mi
riguarda
lo
sono
già.
Vi
è
sempre
stata
una
frizione
enorme
di
fronte
a questa
Commissione,
la
cui
istituzione
ho
proposto
oramai
sei
anni
fa
nella
precedente
legislatura,
ed
ha
avuto
un
iter
faticoso.
E'
stata
approvata
in
Commissione
difesa
e poi
non
è
mai
stata
iscritta
all'aula.
C'è
poi
stato
lo
scioglimento
del
Parlamento.
L'ho
riproposta
in
questa
legislatura,
all'inizio,
e si
è
arrivati
a discuterne
solo
nel
2004.
Tre
anni
ci
sono
voluti.
Dopo
insistenze,
prese
di
posizione,
battaglie
a non
finire
con
il
Presidente
della
Commissione
Difesa,
chiamando
in
causa
anche
il
Presidente
del
Senato.
Ora
questa
frizione
pare
non
essere
ancora
finita.
Nonostante
la
contraddizione
palese
con
il
fatto
che
nell'aula
del
Senato
tutti
si
sono
espressi
a favore
della
Commissione:
ne
hanno
esaltato
il
significato,
i ruoli,
e gli
scopi.
Poi
di
fatto
si
lavora
per
non
fare
funzionare.
Ho
scritto
al
Presidente
del
Senato
che
in
assenza
della
comunicazione
dei
gruppi
sui
nominativi
si
faccia
carico
lui
stesso
di
individuare
i membri
della
commissione:
quest'ultima
deve
partire
entro
il
mese
di
febbraio
e già
così
sarà
difficile
riesca
a concludere
i propri
lavori
ma
almeno
può
ottenere
risultati
importanti
tali
da
giustificare
un
prolungamento
dell'attività
nella
prossima
legislatura.
quanto
si
arriva
a pensare
è
che
se
si
gioca
con
i tempi
e con
i termini
quanto
avvenuto
nei
Balcani
sia
ancora
più
pesante
di
quanto
immaginato.
In
merito
agli
scopi
della
Commissione
quest'ultima
dovrebbe
occuparsi
solo
di
militari
e non
di
civili
…
Questo
è
stato
il
compromesso
al
quale
siamo
dovuti
giungere
per
far
istituire
la
Commissione.
Una
volta
che
quest'ultima
inizierà
i lavori
si
riscontreranno
fenomeni
evidenti
anche
tra
i civili.
Sarà
inoltre
nostra
premura
chiedere
un
allargamento
delle
possibilità
di
indagine.
Spero
che
lo
spirito
dei
suoi
membri
sia
quello
di
fare
chiarezza,
di
vedere
cosa
è
successo
e perché
è
successo,
senza
speculazioni
politiche.
A me
spiace
si
sia
giunti
a questo
punto
di
difficoltà
perché
è
chiaro
che
si
rischia
di
politicizzare
un
lavoro
che
invece
va
tenuto
il
più
possibile
al
di
fuori
delle
speculazioni
politiche.
Siete
sottoposti
a forti
pressioni,
ma
da
parte
di
chi?
lo
devo
dire
onestamente,
non
ho
capito
da
che
parte
arrivino.
Anche
se
è
indubbio
che
vi
siano.
Questo
significa
che
l'obiettivo
di
indagine
è
giusto
e le
pressioni
devono
farci
capire
che
bisogna
assolutamente
andare
avanti.
Mi
sembra
di
rivedere,
ma
in
modo
aggravato,
la
vicenda
degli
"armadi
della
vergogna"
in
merito
ai
crimini
commessi
durante
la
Seconda
Guerra
Mondiale
. Quando
le
cose
si
mettono
in
movimento
si
produce
un
effetto
di
pulizia
e chiarezza
impossibile
altrimenti.
Lei
è
anche
Presidente
della
delegazione
italiana
presso
Assemblea
parlamentare
della
NATO.
In
quella
sede
si
è
mai
discusso
di
uranio
impoverito?
Si,
in
più
occasioni.
Siamo
riusciti
a fare
pressioni
e ad
ottenere
la
relazione
in
aula
di
esperti
che
hanno
parlato
di
queste
questioni
in
termini
assolutamente
tranquillizzanti
e rassicuranti
dal
punto
di
vista
delle
radiazioni.
Io
però
ritengo
che
la
questione
delle
radiazioni
non
sia
l'elemento
principale
che
provoca
tumori.
La
verità
è
probabilmente
che
con
le
alte
temperature
che
si
producono
con
le
esplosioni
dei
proiettili
all'uranio
impoverito
si
formano
nanoparticelle
di
metalli
pesanti
che
si
vaporizzano
come
aerosol
nell'atmosfera,
entrano
nella
catena
alimentare,
entrano
nei
tessuti
animali.
Per
quanto
riguarda
quest'ultimo
caso
abbiamo
gli
esempi
delle
pecore
nei
pressi
dei
poligoni
di
tiro
in
Sardegna.
Stanno
venendo
alla
luce
una
serie
di
problematiche
che
vanno
affrontate.
Nonostante
le
reticenze
in
Italia
il
Ministro
Sirchia
ha
emesso
un
decreto
che
prevede
la
ricerca
di
uranio
nelle
derrate
alimentari
provenienti
da
Bosnia
e Kosovo.
Quindi
anche
da
parte
del
governo
c'è
preoccupazione?
Credo
di
si.
Tutti
noi
dovremmo
preoccuparci
di
salvaguardare
la
salute
pubblica.
Occorre
fare
in
modo
che
quello
che
è
successo
non
si
ripeta
nel
futuro.
Questo
decreto
sulle
derrate
alimentari
provenienti
da
questi
paesi
dei
Balcani
è
comunque
contraddittorio.
Oramai
nessuno
contesta
la
pericolosità
di
quanto
è
accaduto
ma
c'è
un
atteggiamento
diffuso
di
"muro
di
gomma"
attorno
a queste
vicende.
(autorizzazione
alla
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