La
nuova
strategia
per
l'arresto
dei
più
famosi
latitanti
d'Europa,
Radovan
Karadzic
e Ratko
Mladic,
entra
nella
fase
operativa.
Il
Consiglio
dei
ministri
della
Bosnia
ed
Erzegovina
forma
una
squadra
speciale
per
catturare
gli
accusati
dall'Aja;
la
frontiera
della
Bosnia
ed
Erzegovina
con
quella
della
Serbia
e Montenegro
sarà
chiusa,
mentre
i potenziali
dei
servizi
militari,
della
polizia
e dell'informazione
della
BiH
saranno
messi
in
piena
attività.
“Noi
abbiamo
i servizi
segreti,
i Servizi
statali
di
frontiera,
ci
sono
le
truppe
dell'EUFOR,
i potenziali
della
NATO,
la
Polizia
europea,
e alla
fine,
alcune
nostre
unità
militari.
Metteremo
tutto
in
moto
per
far
sì
che
finalmente
Karadzic
e altri
accusati
dal
tribunale
dell'Aja
vengano
arrestati”,
informa
il
presidente
del
Consiglio
dei
ministri
Adnan
Terzic.
Riguardo
le
frontiere
con
la
Serbia
e con
il
Montenegro,
Terzic
precisa:
“Non
intendo
la
chiusura
fisica,
ma
la
completa
copertura
delle
frontiere
fra
i due
Paesi.
Essa
è
molto
porosa
e noi
dobbiamo
assicurare
che
tale
porosità
venga
eliminata”.
Sull'iniziativa
della
procuratrice
dell'Aja,
Carla
de
Ponte,
il
Ministero
degli
affari
interni
della
Repubblica
serba
sta
negoziando
con
la
famiglia
di
Radovan
Karadzic
sulla
sua
resa
volontaria
al
Tribunale
dell'Aja.
Sonja
Karadzic,
la
figlia
di
Radovan
Karadzic,
non
nasconde
che
la
polizia
della
Repubblica
serba
“Sta
contattando
tutti
i membri
della
famiglia
ogni
sette
o otto
giorni”.
“Ma,
siccome
noi
non
abbiamo
i contatti
con
lui
da
anni”,
dice
Sonja,
“la
nostra
risposta
è
sempre
la
stessa:
non
abbiamo
nessuna
notizie
da
Radovan”.
Nell'impotenza
di
condurre
di
fronte
alla
giustizia
i due
fuggiaschi
più
ricercati
d'Europa,
la
procuratrice
dell'Aja
minaccia
che,
nel
caso
non
venissero
arrestati
entro
la
fine
di
giugno
di
quest'anno,
rivelerà
pubblicamente
chi
ostacola
il
loro
arresto.
Lei
evidentemente
ha
a disposizione
dei
dati
su
chi
nella
comunità
internazionale,
nella
Repubblica
serba,
nella
Serbia
e nel
Montenegro
protegge
Karadzic
e Mladic.
Che
non
si
tratta
di
uno
scherzo,
lo
ha
dimostrato
durante
la
tourne
balcanica
della
scorsa
settimana,
quando
ha
indicato
la
Chiesa
serba
ortodossa,
come
complice
di
Karadzic.
Ricordiamo
che
nell'intervista
a Monitor
lei
ha
detto
che
è
un
male
se
il
governo
montenegrino
non
sa
cosa
succede
nella
chiesa,
specialmente
se
“essa
è
inclusa
in
attività
politiche
e si
occupa
di
nascondere
gli
accusati
dell'Aja”.
Da
anni
anche
parecchi
funzionari
europei
credono
che
il
più
grosso
appoggio
logistico
a Karadzzic
per
potersi
nascondersi
sia
offerto
dalla
Chiesa
serba
ortodossa.
I Monasteri
della
SPC
(Chiesa
serba
ortodossa,
ndt.)
nella
Repubblica
serba
, in
Serbia
e nel
Montenegro
sono
nominano
come
ricoveri
del
più
ricercato
fuggiasco
d'Europa,
la
cui
testa
vale
cinque
milioni
di
dollari.
Quale
luogo
di
soggiorno
temporaneo
di
Karadzic
in
Montenegro
alcune
volte
è
stato
nominato
il
monastero
di
Ostrog,
ed
anche,
a poca
distanza
da
esso,
una
nuova
struttura
ecclesiastica
nella
Valle
di
Jovan.
Non
è
un
segreto:
Karadzic
è
l'orgoglio
della
Chiesa
serba
ortodossa,
negli
ultimi
anni
in
cattivo
rapporto
con
i vertici
statali
montenegrini.
Però,
Carla
Del
Ponte
non
può
sfruttare
tale
situazione
e non
obbligherà
il
governo
montenegrino
ad
entrare
in
alcune
strutture
della
chiesa,
come
hanno
fatto
le
forze
della
SFOR
nella
Repubblica
serba.
Durante
tali
azioni
sono
stati
gravemente
feriti
anche
i due
pope.
La
procuratrice
dell'Aja,
inoltre,
non
obbligherà
il
governo
montenegrino
neanche
a trattare
i sacerdoti
ortodossi
come
gli
altri
cittadini
del
Montenegro.
La
polizia
montenegrina
lascia
passare
le
macchine
dei
funzionari
della
chiesa
senza
un
particolare
controllo.
Alcuni
poliziotti
montenegrini
spesso
fermano
le
macchine
dei
gran
dignitari
della
chiesa
per
inchinarsi
davanti
a loro
e per
baciargli
la
mano.
Il
metropolita
Amfilohije
ha
invitato
Carla
Del
Ponte
a “venire
nei
monasteri
della
Chiesa
serba
ortodossa
in
Montenegro
e di
controllare
se
lì
si
nasconde
l'ex
leader
dei
Serbi
bosniaci
Radovan
Karadzic”.
Lo
stesso
invito
da
gentiluomo
Amfilohije
lo
aveva
rivolto
alla
signora
del
Ponte
due
anni
fa.
Allora
era
stato
un
po'
più
preciso.
Alla
domanda
dei
giornalisti
di
Vijesti
se
sapeva
dove
si
nascondesse
Karadzic,
Amfilohije
aveva
risposto:
“Karadzic
si
nasconde
nella
mia
preghiera”.
L'attrazione
fatale
fra
i pii
uomini
giusti
e gli
accusati
dall'Aja,
incolpati
di
genocidio,
dura
da
tempo
senza
diminuire
di
intensità:
la
Chiesa
serba
ortodossa
non
ha
invitato
mai
né
Karadzic
né
Mladic
ad
arrendersi
e pentirsi.
E finché
la
Chiesa
serba
ortodossa
gli
protegge
le
spalle,
ricercarli
può
assomigliare
ad
una
caccia
ai
fantasmi.
Il
noto
magazine
sarajevese
Start
da
anni,
in
ogni
numero,
ricorda
quanti
giorni
sono
passati
da
quando
avrebbero
dovuto
esser
arrestati
Karadzic
e Mladic:
il
cronometro
di
Start
ha
misurato
la
cifra
di
3350
giorni.
Il
mito
sulla
supposta
impossibilità
di
prendere
Karadzic
e Mladic
ogni
giorno
cresce
sempre
di
più.
“Radovan
Karadzic
e Ratko
Mladic
per
la
maggior
parte
del
tempo
non
sono
in
BiH
(Bosnia
Erzegovina,
ndt.)”,
ha
detto
l'altro
giorno
David
Leakey,
il
comandante
dell'EUFOR.
I capi
della
Serbia
e del
Montenegro
rigettano
energicamente
la
possibilità
che
i due
si
trovino
là,
proprio
come
i rappresentanti
della
Repubblica
serba.
Così
si
è
creata
un'atmosfera
divina
per
le
speculazioni.
Mladic,
si
dice
sia
protetto
da
13
combattenti.
I servizi
segreti
di
Sarajevo
considerano
che
proprio
lui
sia
il
responsabile
del
recente
omicidio
di
due
reclute
dell'Esercito
Jugoslavo
a Topcider,
che
per
loro
curiosità
hanno
abbandonato
il
posto
di
guardia
e si
sono
avviati
in
una
zona
dove
non
potevano
entrare.
Secondo
le
fonti
della
comunità
bosniaca
di
informazione
Karadzic
è
stato
persino
nella
casa
di
villeggiatura
di
un
alto
ufficiale
in
pensione,
a Igalo.
Radovan
è
protetto
da
25
uomini,
per
lo
più
i membri
dell'ex
unità
speciale
del
Ministero
degli
affari
interni
della
Repubblica
serba.
Intorno
a Karadzic
si
sono
formati
tre
anelli
di
sicurezza,
accanto
a lui
ci
sono
sempre
quattro
guardie
del
corpo.
Non
si
separa
mai
dalla
sua
pistola.
Nei
circoli
dei
servizi
di
informazione
si
può
sentire
che
l'arresto
di
Karadzic
pare
sia
impedito
anche
dagli
americani
ai
quali
Karadzic
è
servito
come
pretesto
per
rimanere
nella
strategicamente
importane
Bosnia.
Dunque,
dopo
che
da
poco
la
SFOR
se
ne
è
andata
dalla
BiH,
a Sarajevo
è
rimasto
ad
operare
il
comando
della
NATO,
comandato
dal
generale
Steven
Schook
. Lì
vi
lavorano
150
tra
ufficiali
e civili.
“La
NATO
è
uno
strano
strumento,
perché
ci
ha
aiutato
tanto
nel
raccogliere
le
prove,
ma
hanno
sempre
affermato
di
non
avere
il
mandato
per
localizzare
i fuggiaschi”,
ha
detto
Carla
Del
Ponte.
Forse
alla
procuratrice
dell'Aja
questo
rebus
militare-informativo-politico
lo
ha
risolto
il
portavoce
di
State
Department,
Richard
Boucer,
dicendo
che
“Karadzic
e Mladic
sono
una
delle
ragioni
per
cui
gli
stati
Uniti
e la
NATO
lasciano
parte
delle
loro
forze
nella
BiH
anche
dopo
aver
passato
di
consegna
la
missione
di
pace
alle
forze
militari
dell'Unione
europea”.
Tale
motivo
chiave
per
la
permanenza
degli
americani
sarebbe
mancato
se
la
NATO
avesse
arrestato
in
tempo
i due
più
famosi
latitanti
dell'Aja.
La
conclusione
viene
da
sé:
la
NATO
non
ha
arrestato
Karadzic
e Mladic
perché
avevano
bisogno
di
un
pretesto
per
far
rimanere
gli
americani
in
Bosnia.
In
qualsiasi
modo,
il
mito
sull'impossibilità
di
catturare
Radovan
Karadzic
e Ratko
Mladic
sarà,
se
Carla
Del
Ponte
manterrà
la
promessa,
distrutto
verso
la
metà
di
quest'anno.
O loro
verrano
arrestati
o lei
pubblicamente
proverà
che
non
si
tratta
di
fantasmi,
ma
di
latitanti
protetti
e nascosti
da
persone
con
nome
e cognome
concreti.
I
rifugi
di
Karadzic
Al
Ministero
degli
affari
interni
del
Montenegro
nessuno
aveva
voglia
di
rispondere
alla
questione:
se
Karadzic
viene
in
Montenegro
e chi
potrebbero
essere
i suoi
complici.
Spiegano
che
si
tratta
di
una
cosa
molto
delicata.
Il
sospetto
che
Karadzic
però
si
muove
fra
la
Repubblica
serba
e il
Montenegro
ha
un
suo
motivo.
Passare
illegalmente
tale
frontiera,
affermano
le
fonti
di
Monitor,
non
è
di
alcun
problema.
Ufficialmente
esistono
soltanto
alcuni
passaggi,
ma
il
resto
della
frontiera
è
pieno
di
buchi
come
un
setaccio
e,
secondo
le
parole
dei
nostri
interlocutori,
è
praticamente
impossibile
da
controllare.
Anche
se
Karadzic
tempo
fa
avesse
soggiornato
in
Montenegro,
non
sarebbe
stato
certo
il
primo
dei
latitanti
dell'Aja.
Alcuni
di
loro
vi
hanno
trascorsi
giorni
e con
il
consenso
silenzioso
del
governo.
Più
fonti
hanno
affermato
che
nel
2001
Veselin
Sljivancanin,
poi
finito
all'Aja,
veniva
con
la
scorta
al
completo
per
porgere
le
condoglianze
a Cepurci.
I testimoni
hanno
affermato
che
alcuni
anni
fa
sulla
spiaggia
di
Rezevici
hanno
visto
anche
Ratko
Mladic.
Invece,
come
affermano
le
nostre
fonti,
il
Montenegro
è
diventata
meno
sicuro
appena
è
partito
per
l'Aja
il
recentemente
processato
generale
Pavle
Strugar.
Cosa
che
fino
a un
certo
punto
ha
impaurito
i latitanti
dell'Aja.
Però,
i nostri
interlocutori
di
fiducia,
vicini
alla
polizia,
dicono
che
non
bisogna
escludere
la
possibilità
che
Karadzic
ed
alcuni
altri
fuggiaschi
visitino
ancora
il
Montenegro,
con
misure
di
estrema
cautela
e una
buona
logistica.
Più
volte
i funzionari
stranieri
e i
media
hanno
detto
che
c'è
il
sospetto
che
a proteggerli
sia
la
Chiesa
serba
ortodossa.
Il
Ministero
degli
affari
interni
del
Montenegro
ha
sempre
smentito
tali
affermazioni.
Generalmente
si
sa
tutto:
le
macchine
e le
strutture
della
Chiesa
serba
ortodossa
secondo
le
regole
non
sono
sottoposte
ai
controlli
di
routin
della
polizia.
Non
è
noto
nemmeno
un
caso
in
cui
la
polizia
abbia
fatto
una
perquisizione
e un
controllo
dei
monasteri
nominati
come
rifugi
dei
latitanti
dell'Aja.
Durante
la
visita
della
scorsa
settimana
a Podgorica
e a
Sarajevo,
la
procuratrice
dell'Aja
Carla
Del
Ponte
ha
avviato
la
formazione
delle
squadre
comuni
della
polizia
della
Bosnia
ed
Erzegovina
e del
Montenegro,
che
lavorerebbero
insieme
per
arrestare
gli
accusati
dell'Aja.
Tale
iniziativa
ha
avuto
il
semaforo
verde
dalla
direzione
statale
del
Montenegro
e della
BiH.
Si
aspetta
che
già
nei
prossimi
giorni
ci
saranno
delle
sedute
a cui
parteciperanno
i più
alti
funzionari
del
Ministero
degli
affari
interni
di
entrambi
i Paesi.
Come
si
può
sentire
da
fonti
sicure
ci
saranno
dei
colloqui
molto
importanti
sui
dettagli
puramente
tecnici
e sulle
modalità
di
collaborazione.
In
gioco
ci
sono
due
opzioni:
dallo
scambio
dei
dati
informativi
alla
formazione
delle
squadre
comuni
per
l'arresto
degli
accusati
dell'Aja.
Brindisi
nel
nome
del
genocidio
Dopo
che
le
truppe
serbe
sono
entrate
a Srebrenica,
nei
mentre
era
in
corso
la
brutale
liquidazione
di
più
di
otto
mila
Bosgnacchi,
in
modo
solenne
è
commemorato
l'anniversario
dei
cinque
anni
dalla
fondazione
del
SDS.
Festeggiando
“la
liberazione
di
Srebrenica”
Radovan
Karadzic,
e brindando
al
metropolita
buon
bosniaco
Nikolaj,
è
stato
sincero:
“Non
avremo
potuto
fare
nulla
senza
la
Chiesa
serba
ortodossa”.
Il
metropolita
Nikolaj
ha
risposto
in
modo
pio:
“
Brindo
all'onore
e alla
gloria
della
vittoria
serba
e delle
armi”.
Un
accordo
fatto
a Dayton?
Graham
Blewitt,
ex
vice
di
Carla
Del
Ponte,
nel
gennaio
dell'anno
scorso
ha
detto
che
“ci
sono
state
occasioni
per
arrestare
Karadzic,
ma
che
la
SFOR
non
lo
ha
fatto”.
Per
ciò
lui
sospettava
che
ci
fosse
in
“questione
un
accordo
fatto
a Dayton”.
La
moglie
di
Radovan,
Ljiljana
Zelen
Karadzic
dice
che
si
tratta
di
questo:
“Durante
il
1995
Radovan
e Holbrooke
fecero
un
accordo
che
mio
marito
si
avrebbe
rinunciato
alle
funzioni
politiche
nella
Repubblica
serba,
e si
sarebbe
ritirato
dalla
vita
pubblica,
politica
e sociale,
e che
non
avrebbe
rilasciato
nessuna
dichiarazione
ai
media.
In
cambio
gli
Stati
Uniti
avrebbero
fatto
in
modo
di
ritirare
tutte
le
accuse
contro
di
lui,
creando
le
condizioni
per
assicurargli
una
normale
vita
professionale
e famigliare.
Tale
accordo
è
stato
verificato
come
un
accordo
ed
esiste
sotto
forma
di
atto
ufficiale
nell'archivio
della
RS
e degli
USA”.
“La
verità
è
che
abbiamo
dovuto
vietare
l'SDS.
Invece,
ci
eravamo
messi
d'accordo
che
Karadzic
sparisse,
che
si
sarebbe
nascosto
per
sempre.
Vi
ricordate
che
lui
dovette
rinunciare
anche
alla
carica
di
presidente
della
RS
e del
SDS”,
ha
detto
poi
Holbrooke
sul
Dnevni
avaz
di
Sarajevo.
Alcuni
giorni
dopo,
quando
è
stato
sollevato
il
polverone,
Holbrooke
si
è
coretto:
“Come
più
volte
in
passato
ho
sottolineato,
con
Karadzic
non
è
stato
fatto
nessun
accordo”.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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