Durante
l'aggressione
sullo
stato
di
Bosnia
Erzegovina
dal
‘92
al
'95,
tra
le
categorie
più
esposte
agli
orrori
della
guerra
si
trovavano
le
donne
che
hanno
subito
enormi
danni
materiali
e psichici.
Su
di
loro
è
stato
attuato
un
crimine
di
guerra
di
violenza
sessuale
e tortura
fisica
di
tale
gravità
che
lo
stesso
rimane
al
di
fuori
della
capacità
di
comprensione
da
parte
di
un
normale
essere
umano.
Il
crimine
compiuto
sulle
donne
bosgnacche
è
stato
un
attacco
alla
dignità
dei
bosgnacchi,
contro
la
sostanza
biologica
in
Bosnia
Erzegovina.
Tale
crimine
fa
parte
dell'ideologia
di
coloro
che
volevano
raggiungere
i propri
fini
attraverso
una,
tra
le
più
terribili,
forme
di
genocidio.
Per
prima
cosa,
la
pulizia
etnica
del
territorio
dalla
popolazione
non-serba,
veniva
attuata
seguendo
uno
scenario
prestabilito.
Secondo,
i pianificatori
dell'aggressione
sulla
Bosnia
Erzegovina
sapevano
bene
che
–
a mezzo
di
brutali
stupri
di
massa
e torture
delle
donne
bosgnacche
–
avrebbero
realizzato
un'azione
diretta
contro
la
piramide
etnica
di
questo
popolo,
in
tal
modo
costringendolo
- ulteriormente
e sempre
allo
scopo
di
pulizia
etnica
–
all'esodo,
soprattutto
da
quei
territori
dove
questo
popolo
costituiva
la
maggioranza
degli
abitanti.
In
questo
momento
è
difficile
parlare
del
numero
esatto
di
donne
violentate
e torturate
durante
l'aggressione
sulla
Bosnia
Erzegovina.
Un
gran
numero
di
donne
stuprate
preferiscono
rimanere
in
silenzio
per
quanto
il
silenzio
possa
essere
dannoso
per
loro;
non
hanno
la
forza
di
condividere
con
chiunque
il
dolore
di
quella
terribile
umiliazione.
Tuttavia,
la
vergogna
e la
paura
di
essere
giudicate
come
anche
la
paura
verso
gli
autori
di
crimini,
rende
ancor
più
difficile
la
rilevazione
del
numero
esatto.
Venivamo
ammazzate,
gettate
nelle
fosse
comuni.
Venivamo
stuprate,
arrestate,
incarcerate
nelle
prigioni
e nei
campi,
torturate,
usate
da
scudo
vivente.
Venivamo
obbligate
al
lavoro
forzato,
scacciate
a forza
dalle
nostre
città
e villaggi,
derubate
dei
nostri
averi
e in
mille
altri
modi
umiliate
brutalmente.
Non
di
rado
le
bambine
tra
i 12-14
anni
venivano
forzatamente
separate
dalle
loro
famiglie
e condotte
in
luoghi
speciali
dove
venivano
sottoposte,
da
parte
dell'aggressore,
a orribili
sevizie,
stupri
ed
altre
forme
di
tortura,
compresa
la
mutilazione
fisica
e l'assassinio.
Suona
quasi
irreale
che
ciò
sia
accaduto
nel
20°
secolo,
in
Europa.
Con
lo
sguardo
rivolto
verso
il
futuro
e verso
i problemi
quotidiani,
esiste
il
pericolo
di
dimenticare
quanto
ci
è
successo
ieri,
ma
esiste
anche
il
pericolo
opposto:
che
con
lo
sguardo
rivolto
soltanto
verso
il
passato,
si
trascurino
i problemi
che
sono
stati
causati
dall'aggressione
sulla
Bosnia
Erzegovina,
problemi
che
dovranno
essere
risolti
da
questa
e dalle
generazioni
che
verranno.
Per
questo
motivo,
il
nostro
obiettivo
è
di
ricordare
gli
eventi,
non
molto
lontani,
di
parlarne
con
coraggio
e in
modo
argomentato
e,
nel
contempo,
di
lottare
per
il
cambiamento
dello
status
sociale
della
donna-vittima
di
guerra,
la
quale
rimane,
anche
dopo
la
guerra,
vittima
maggiore
delle
sue
conseguenze.
Noi
dobbiamo
fare
di
tutto
per
restituire
dignità
alla
donna.
La
risposta,
per
quanto
possa
essere
brutale
è,
allo
stesso
tempo,
semplice.
Viene
fatta
la
domanda:
perché
l'atto
di
genocidio
è
stato
rivolto
proprio
contro
la
popolazione
non
serba?
Gli
strateghi
e i
pianificatori
dell'aggressione
conoscevano
molto
bene
le
loro
vittime.
Sapevano
tutto
di
loro
valori
morali
e culturali,
di
loro
orientamenti
religiosi
e dell'ambiente
psico-sociale
nel
quale
le
vittime
avevano
vissuto.
Sapevano
precisamente
che
tipo
di
reazione
avrebbe
provocato
l'atto
di
stupro
nella
vittima
ma
anche
nel
suo
ambiente
più
prossimo:
presso
i familiari,
i parenti,
i vicini
di
casa…
Quando
abbiamo
capito
che
il
crimine
di
guerra
compiuto
su
di
noi
avrebbe
potuto
restare
impunito
e gli
esecutori
girare
a piede
libero,
abbiamo
raccolto
le
nostre
forze
e deciso
di
parlare,
con
chiarezza
ed
in
maniera
argomentata,
del
crimine
di
guerra
da
noi
subito,
e di
registrare
la
nostra
associazione.
Formando
l'Associazione,
le
vittime
sopravvissute
a stupri
e maltrattamenti
hanno
tentato
e sono
riuscite
a trasporre
la
loro
sofferenza
individuale
ad
un
livello
più
alto,
cercando
con
le
loro
testimonianze
e le
attività
di
innescare
il
processo
di
risanamento
della
società
intera,
esponendo
la
loro
anima
offesa,
le
loro
ferite
sanguinanti,
allo
sguardo
pubblico
e lottando
per
la
giustizia
e la
verità.
La
nostra
Associazione
è
stata
costituita
il
14
maggio
2003
e fino
ad
oggi
conta
324
associate
residenti
in
Bosnia
Erzegovina
e altre
84
donne
esiliate,
residenti
altrove
nel
mondo.
Oltre
ad
essere
donne-vittime
di
guerra,
noi
siamo
anche
famiglie
i cui
membri
sono
stati
massacrati
davanti
ai
nostri
occhi
e spesso
si
tratta
di
famiglie
intere
(le
donne
venivano
violentate
davanti
alla
famiglia,
ai
mariti,
ai
fratelli
e padri).
Quindi,
il
nostro
scopo
è:
di
ricordare
gli
eventi,
non
molto
lontani,
di
parlarne
con
coraggio
e in
modo
argomentato
e,
nel
contempo,
di
lottare
per
il
cambiamento
dello
status
sociale
della
donna-vittima
di
guerra,
la
quale
rimane,
anche
a guerra
finita,
maggiore
vittima
delle
sue
conseguenze.
Le
conseguenze
dello
stupro
Le
conseguenze
dello
stupro
sono
molteplici
e pesanti.
Molte
donne
sono
rimaste
incinte
a seguito
dei
maltrattamenti
sessuali,
poi
costrette
ad
interrompere
la
gravidanza
o a
partorire
i bambini
non
desiderati
che
davano
in
adozione;
alcune
sono
state
portate
in
Serbia
e Montenegro
dove
subivano
gli
stupri
e maltrattamenti,
partorivano
bambini
che
venivano
da
loro
abbandonati
in
occasione
della
fuga,
altre
portavano
i bambini
con
sé.
Numerose
bambine,
giovani
ragazze
e donne
sono
diventate
invalidi
permanenti
e non
potranno
più
diventare
madri;
alcune
bambine
e ragazze
non
desiderano
mai
più
sposarsi;
molte
sono
state
abbandonate
dai
mariti
a causa
dello
stupro
subito,
i mariti
di
alcune
non
sanno
neppure
oggi
che
sono
state
violentate.
Le
vittime
sopravvissute
agli
stupri
testimoniano
che
sono
state
esposte
continuamente
anche
ad
altre
forme
di
tortura,
sono
state
brutalmente
picchiate
e hanno
presenziato
alle
esecuzioni
di
altre
persone,
spesso
dei
familiari
più
prossimi
(genitori,
fratelli,
sorelle,
figli
e mariti).
Tali
forme
diverse
e durature
di
tortura
hanno
provocato,
in
donne
sopravvissute
vittime
di
guerra,
varie
e numerose
conseguenze
psichiche,
fisiche
e sociali.
Il
disturbo
psichico
più
comune
di
cui
soffrono
le
donne
vittime
dello
stupro
è
il
PTSS
(la
sindrome
da
stress
post-traumatico).
Le
donne
che
sono
sopravvissute
ai
campi
di
concentramento,
ai
campi
di
lavoro
forzato
o le
donne
che
sono
state
sessualmente
maltrattate
sviluppano
ulteriori
sintomi
più
complessi
–
che
sono
anche
più
diffusi
e durano
di
più
nel
tempo
rispetto
a quelli
che
vengono
individuati
sotto
la
denominazione
"PTSS".
Queste
persone
hanno
attraversano
pesanti
cambiamenti
di
personalità,
soprattutto
nella
sfera
dei
loro
rapporti
con
gli
altri
e hanno
problemi
con
l'identità.
In
concomitanza
con
la
Sindrome
da
stress
post-traumatico,
in
donne
vittime
di
stupri,
si
registrano
anche
i seguenti
disturbi
psichici:
i cambiamenti
di
umore
tra
i quali
sono
più
diffusi:
depressione
ed
altri
disturbi
ansiosi,
disturbi
somatoformi
tra
i quali
sono
più
frequenti
la
somatizzazione,
le
difficoltà
nel
funzionamento
sessuale,
i disturbi
del
sonno.
Il
suicidio
o il
tentato
suicidio
sono
più
frequenti
in
questo
gruppo.
Le
donne-vittime
di
stupri
soffrono
più
frequentemente,
rispetto
alle
donne
che
non
sono
state
esposte
a torture,
di
malattie
somatiche.
I disturbi
somatici
più
frequenti
di
cui
sono
affette
le
donne
vittime
dello
stupro
sono:
malattie
cardiovascolari,
diabete,
disturbi
della
tiroide,
sindrome
psico-organica,
malattie
del
sistema
osseo-muscolare,
malattie
del
tratto
genito-urinario.
Nella
sfera
del
funzionamento
sociale,
le
esperienze
traumatiche
causano
un
tale
caos
esistenziale
che
la
vittima
- visto
che
rifiuta
la
base
morale
della
società
- nega
spesso
intenzionalmente
o non
intenzionalmente
le
sue
esperienze
e cerca
di
dimenticarle
o di
incolpare
sé
stessa
per
esse.
Il
risultato
di
quest'autodifesa
è
che
la
vittima,
dopo
essere
stata
segregata
dal
mondo,
rifiuta
lei
stessa
il
mondo.
Nella
nostra
società,
straziata
da
una
così
violenta
e brutale
aggressione,
impoverita
e disorganizzata,
le
donne-vittime
di
stupri
incontrano
tutta
una
serie
di
ulteriori
difficoltà
nel
tentativo
di
risolvere
le
loro
questioni
esistenziali.
Diventate
gravi
invalidi
psichici
e fisici,
con
famiglie
distrutte,
il
più
delle
volte
non
sono
in
grado
di
svolgere
mansioni,
lavori
e mestieri
per
i quali
sono
state
istruite,
non
percepiscono
redditi
e,
la
cosa
più
grave,
non
hanno
risolto
la
questione
abitativa.
Tutti
questi
elementi
lavorano
contro
il
processo
di
risanamento
della
persona
e portano
alla
rinnovata
ed
aggravata
traumatizzazione.
La
soddisfazione
morale
per
le
donne
vittime
di
stupri
si
ottiene
con
la
punizione
dei
pianificatori
dei
crimini,
la
punizione
degli
esecutori
dei
crimini
e portando
il
crimine
di
guerra
nonché
le
loro
sofferenze
a livello
individuale.
I pianificatori
dei
crimini
come
gli
stessi
esecutori
sono,
le
donne
lo
sanno
bene,
persone
con
nome
e cognome,
con
un
preciso
luogo
di
residenza
e molto
spesso
si
tratta
di
persone
tuttora
partecipi
alla
vita
pubblica.
Punendo
i crimini
di
guerra
ed
aiutando
le
donne
vittime
di
torture
nella
risoluzione
dei
loro
problemi
esistenziali,
la
società
aiuta
sé
stessa,
avvia
il
processo
del
proprio
risanamento,
diventa
più
sana
ed
umana.
La
nostra
Associazione
è
multietnica,
multinazionale
ed
apartitica,
anche
se,
dobbiamo
dire
con
molto
rammarico
che
tutte
le
donne
membri
della
nostra
associazione
fino
ad
oggi
sono
donne
di
nazionalità
bosgnacca
nonostante
abbiamo
ripetutamente
invitato,
attraverso
i canali
TV
e la
stampa
bosniaca
tutte
le
donne
- indipendentemente
dalla
loro
appartenenza
etnica
- ad
associarsi
a noi.
Da
questa
tribuna
vorremmo
lanciare
il
nostro
messaggio
al
mondo
intero
che
un
così
vergognoso
e mostruoso
misfatto
non
accada
mai
più
a nessuno
e in
nessun
luogo
sulla
terra.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |