"Ci
vorrebbero
giorni
per
raccontare
tutto,"
ha
detto
un‘ex
internata
in
un
campo
di
prigionia
bosniaco,
alla
richiesta
di
fare
un
resoconto
delle
sue
esperienze
durante
la
guerra.
Ha
raccontato
la
sua
storia
già
molte
volte,
come
testimone
protetto
al
Tribunale
dell'Aja,
in
diversi
processi
contro
persone
accusate
di
aver
torturato,
violentato
e ucciso
altre
persone
nei
campi
di
prigionia
della
Bosnia
nord-occidentale.
Eppure
ha
detto
a IWPR
che
vorrebbe
testimoniare
ancora,
questa
volta
alla
nuova
Corte
dedicata
ai
crimini
di
guerra,
che
inizierà
i suoi
lavori
la
settimana
prossima
a Sarajevo.
Questa
ex
Testimone
del
tribunale
dell'Aja,
il
cui
nome
è
stato
chiesto
a IWPR
di
non
rivelare,
attende
di
essere
nuovamente
chiamata
a fornire
prove
delle
torture
e degli
omicidi
cui
ha
assistito
nel
campo
di
Omarska.
Il
processo
di
Zeljko
Mejakic,
il
presunto
comandante
del
campo,
sarà
probabilmente
uno
dei
primi
casi
sentiti
dalla
Camera
speciale.
Dopo
più
di
un
anno
di
preparativi,
che
sono
stati
intensi
ma
poco
pubblicizzati,
la
Camera
speciale
–
istituita
con
l'aiuto
del
Tribunale
dell'Aja
- sarà
inaugurata
il
9 marzo
con
una
cerimonia
cui
presenzieranno
le
più
alte
autorità
del
Tribunale
dell'Aja.
In
Bosnia,
ci
sono
grandi
speranze
che
la
Corte
porterà
alla
luce
sempre
più
verità
riguardo
ai
crimini
di
guerra
là
commessi
più
di
un
decennio
fa,
ed
aiuterà
il
lento
e accidentato
processo
di
riconciliazione.
Ma
gli
osservatori
avvertono
che
la
Corte
dovrà
fare
un
grande
sforzo
per
far
sì
che
il
suo
messaggio
sia
recepito
correttamente
in
un
Paese
ancora
sofferente
dei
postumi
sociali
e politici
della
guerra.
Ci
si
attende
che
la
Camera
sui
crimini
di
guerra
riapra
quei
casi
che
la
corte
delle
NU
non
è
riuscita
ad
affrontare
da
sola,
come
anche
che
subentri
in
alcuni
casi
già
in
corso,
che
il
Tribunale
trasferirà
nell'ambito
della
sua
strategia
di
conclusione
dei
lavori.
Il
Tribunale
deve
passare
un
certo
numero
di
casi
di
basso
e medio
profilo
a varie
Repubbliche
dell'ex
Jugoslavia,
al
fine
di
ridurre
il
suo
carico
di
lavoro
e poter
porre
fine
al
suo
incarico
per
il
2010.
Il
Tribunale
continuerà
ad
occuparsi
dei
casi
di
genocidio
che
vedono
accusati
alti
funzionari
come
l'ex
Presidente
jugoslavo
Slobodan
Milosevic.
Per
permettere
alla
Camera
per
i crimini
di
guerra
di
assolvere
questo
ruolo,
il
governo
ed
il
parlamento
bosniaci
hanno
accelerato
l'approvazione
di
importanti
riforme
giudiziarie,
talvolta
imponendole
ai
molti
oppositori
politici
della
Corte,
tra
cui
quelli
che
maggiormente
hanno
fatto
sentire
la
propria
voce
sono
stati
i nazionalisti
al
potere
nell'entità
serba
di
Bosnia.
Dietro
forti
pressioni
internazionali,
rappresentanti
di
tutti
e tre
i gruppi
etnici
nel
parlamento
della
Bosnia
ed
Erzegovina
hanno
alla
fine
approvato
le
leggi
nell'ottobre
2004
rendendo
possibile
trasferire
i casi
dall'Aja,
e permettendo
che
le
prove
raccolte
dai
magistrati
inquirenti
del
Tribunale
potessero
essere
usate
nella
corte
locale.
Inoltre,
la
legge
bosniaca
si
è
anche
allineata
alla
Convenzione
Europea
sui
Diritti
Umani,
per
garantire
tra
le
altre
cose
il
diritto
a un
giusto
processo.
Il
Codice
Penale
e il
Codice
di
Procedura
Penale
sono
stati
entrambi
aggiornati
nel
gennaio
2003,
creando
un
sistema
basato
sulla
commistione
di
common
law
e di
legge
positiva,
simile
a quello
in
uso
all'Aja.
Misure
speciali
sono
state
altresì
approvate
per
assicurare
che
i testimoni
siano
adeguatamente
protetti.
La
nuova
Camera
potrà
usare
tecniche
impiegate
per
la
prima
volta
dalla
corte
internazionale,
come
l'uso
di
pseudonimi,
il
mascherare
le
fattezze
dei
testimoni
durante
la
deposizione,
e restrizioni
ai
media
su
come
viene
riportata
la
deposizione
di
un
testimone
protetto.
Il
ministro
della
Giustizia
bosniaco
Slobodan
Kovac
ha
detto
a IWPR
questa
settimana
che
in
termini
di
legislazione,
la
nuova
corte
è
pronta
a prendere
in
carico
i casi
del
Tribunale.
"Le
norme
legali
sono
state
predisposte,
e io
credo
che
ci
sia
ora
la
forza
e la
volontà
di
occuparsi…
dei
casi
di
basso
e medio
livello,"
ha
detto.
Funzionari
locali
ed
internazionali
vicini
alla
Camera
sembrano
cautamente
ottimisti
sul
loro
lavoro,
tanto
da
aver
raccolto
fondi,
stabilito
il
Registro
della
corte
ed
assunto
giudici
e procuratori,
locali
ed
internazionali.
La
Commissione
Europea
ha
finanziato
il
rinnovamento
di
un
edificio
per
la
Camera,
ed
è
a disposizione
un
nuovo
centro
detentivo
con
spazio
per
21
imputati.
Tutto
questo
deve
ora
essere
messo
alla
prova
nella
pratica.
Una
volta
che
i primi
processi
saranno
avviati,
diventerà
chiaro
quanto
sia
efficace
il
procedimento
giudiziario
e quanto
successo
avrà
nel
far
sì
che
i Bosniaci
guardino
in
faccia
la
verità
sui
crimini
di
guerra.
Molti
osservatori,
inclusi
alcuni
interni
al
Tribunale
dell'Aja,
credono
che
la
chiave
del
successo
sia
assicurarsi
che
il
messaggio
della
Corte
sia
diffuso
in
tutto
il
Paese.
La
propaganda
di
guerra
ha
lasciato
molta
gente
riluttante
a credere
che
la
loro
parte
–
quale
che
sia
–
abbia
mai
commesso
crimini.
I Serbi
sono
stati
generalmente
i più
restii
ad
ammetterlo,
ma
le
recenti
incriminazioni
dell'Aja
contro
l'ex
comandante
dell'esercito
Rasim
Delic
hanno
suscitato
reazioni
simili
tra
l'élite
politica
musulmana
del
Paese,
che
era
altrimenti
sempre
stata
disposta
a supportare
i procedimenti
per
crimini
di
guerra.
Ai
giornalisti
locali
manca
l'esperienza
per
coprire
i procedimenti
della
corte
e per
superare
gli
intrichi
delle
nuove
norme
del
Codice
Penale.
Un
redattore
di
Sarajevo
ha
detto
a IWPR
che
per
i giornalisti
in
Bosnia
sarà
dura
arrivare
a comprendere
bene
la
storia,
in
un
Paese
in
cui
neppure
tutti
gli
avvocati
capiscono
i nuovi
codici.
Mirsad
Tokaca,
che
guida
a Sarajevo
un
centro
di
ricerca
e documentazione
sui
crimini
di
guerra,
pensa
che
la
questione
sia
ancora
controversa
perché
le
loro
conseguenze
hanno
alimentato
altri
problemi
tuttora
presenti.
"Il
problema
dei
crimini
di
guerra
è
il
maggiore
che
il
paese
si
trova
[di
fronte],"
ha
detto,
notando
che
la
corruzione
ed
il
crimine
organizzato,
che
rappresentano
oggi
un
importante
ostacolo
allo
sviluppo
della
Bosnia,
discendono
in
definitiva
dalla
guerra.
"Quelli
che
furono
criminali
di
guerra
ora
sono
parte
della
catena
della
corruzione
e del
crimine."
Tokaca
ha
detto
che
la
società
bosniaca
ha
delle
aspettative
enormi
sulla
Camera
per
i crimini
di
guerra,
ma
avverte
che
per
raggiungere
i suoi
scopi,
la
camera
dovrà
essere
in
comunicazione
costante
con
l'opinione
pubblica
fin
dall'inizio
–
diversamente
dal
Tribunale
dell'Aja,
che
era
geograficamente
distante,
e non
prevedeva
una
campagna
di
comunicazione
rivolta
al
pubblico
quando
fu
istituito.
"Non
ci
azzardiamo
a ripetere
ora
quell'errore,"
ha
detto
Tokaca.
Il
primo
caso
che
andrà
a testare
le
capacità
comunicative
della
Camera
vedrà
probabilmente
imputato
Mejakic
e altri
tre
indiziati,
accusati
di
avere
ricoperto
vari
ruoli
a Omarska
e nel
vicino
campo
di
Keraterm.
I quattro,
il
cui
caso
i funzionari
dell'Aja
stanno
attualmente
considerando
di
trasferire
a Sarajevo,
sono
accusati
di
crimini
contro
l'umanità
e di
violazioni
delle
regole
e delle
consuetudini
di
guerra,
in
seguito
al
loro
presunto
ruolo
nelle
persecuzioni,
negli
omicidi,
e nel
trattamento
disumano
e crudele
di
migliaia
di
prigionieri
non-Serbi
ad
Omarska
e Keraterm
tra
il
Maggio
e l'Agosto
1992.
Questa
settimana
una
speciale
camera
di
magistrati,
convenuti
all'Aja
per
stabilire
se
i casi
individuali
possano
essere
trasferiti
a corti
dei
Balcani,
hanno
ascoltato
le
dichiarazioni
di
rappresentanti
della
nuova
corte
bosniaca.
Se
il
caso
dovesse
essere
udienzato
a Sarajevo,
la
sopravvissuta
di
Omarska
intervistata
da
IWPR
è
pronta
a testimoniare.
Ma
ha
avvertito
che,
perché
i verdetti
della
Camera
abbiano
un
peso
in
Bosnia,
la
gente
deve
vederla
come
parte
del
proprio
sistema
giudiziario
anziché
come
qualcosa
imposto
dall'esterno.
"La
percezione
che
[la
Camera]
appartenga
a questa
società
deve
ancora
essere
costruita,"
ha
detto.
"La
verità
è
che
ci
vorrà
tempo.
Ma
prima
è,
meglio
è."
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |