Il
giorno
11
di
ogni
mese,
a Tuzla,
la
associazione
civica
"Zene
Srebrenice"
(Donne
di
Srebrenica),
percorre
la
città
fino
alla
Piazza
della
Fontana,
in
centro,
portando
i drappi
con
i nomi
dei
propri
cari
scomparsi.
È
una
nuova
Plaza
de
Mayo,
in
Europa.
Abbiamo
incontrato
Hajra
Catic,
una
delle
portavoci
dell'organizzazione |
Quali
sono
gli
scopi
della
vostra
organizzazione?
Negli
ultimi
dieci
anni
ci
siamo
battute
perché
si
sapesse
la
verità
su
quanto
accaduto.
Ciò
significa
sapere
cos'è
accaduto
alle
10.000
persone
di
Srebrenica
scomparse,
e catturare
i criminali
di
guerra.
Naturalmente
la
cattura
dei
criminali
o il
ritrovamento
dei
corpi
non
ci
possono
compensare…
Avete
mai
ritrovato
qualcuno
degli
scomparsi
vivo?
Saremmo
felici
di
poter
ritrovare
qualcuno
in
vita,
ma
questo
non
è
mai
accaduto.
Quante
sono
le
persone
sepolte
nel
memoriale
di
Potocari,
presso
Srebrenica?
Sino
ad
ora
vi
sono
1.400
persone
identificate
e sepolte
presso
il
memoriale
di
Potocari.
Ci
è
costato
sei
anni
di
dura
lotta
ottenere
un
posto
dove
seppellire
i nostri
cari.
I "Cetnici",
i Serbi,
pensavano
che
un
piede
bosgnacco
non
avrebbe
mai
più
calcato
quella
terra.
Ovviamente
quando
ci
hanno
mandato
via
gli
era
stato
detto
che
le
nostre
case
sarebbero
divenute
loro!
Che
tutto
ciò
che
abbiamo
lasciato
quando
siamo
dovuti
andar
via
sarebbe
stato
loro!
Abbiamo
veramente
faticato
per
ottenere
questo
pezzo
di
terra,
il
memoriale,
per
la
sepoltura
delle
persone
identificate.
Quanti
sono
i ritornanti
a Srebrenica?
Oggi
i ritornanti,
nell'area
di
Srebrenica,
sono
circa
3.500
persone.
Prima
ve
ne
vivevano
37.000.
Perché
la
gente
non
ritorna?
Ci
sono
molte
ragioni.
I fondi
donati
per
la
ricostruzione
delle
case
sono
diminuiti
drasticamente.
E poi
le
persone
alle
quali
hanno
costruito
una
casa
non
possono
vivere
mangiandosi
i muri…
Hanno
bisogno
di
un
lavoro,
una
scuola
per
i bambini.
Ci
sono
anche
sopravvissuti
che
non
vogliono
riportare
nello
stesso
luogo
i loro
bambini,
obbligati
poi
a seguire
programmi
scolastici
definiti
dalle
autorità
della
Republika
Srpska,
dove
Karadzic
è
un
eroe
nazionale
e Mladic
anche.
Come
si
può
affrontare
il
problema
della
disoccupazione?
La
nostra
organizzazione
ha
comperato
uno
stabile
per
promuovere
un
progetto
[un
pastificio,
ndr]
che
possa
permettere
almeno
a una
decina
di
famiglie
di
lavorare
e sopravvivere.
La
maggior
parte
delle
famiglie
sono
costituite
esclusivamente
da
donne
e bambini,
tutte
lasciate
senza
un
uomo.
E qui
in
Bosnia
era
usanza
che
l'uomo
si
occupasse
del
mantenimento
del
nucleo
familiare.
Ora
abbiamo
contattato
delle
organizzazioni
italiane
che
mi
auguro
ci
aiutino
nel
far
partire
questo
progetto.
A questo
scopo
sono
stata
anche
in
Italia,
attraverso
un'associazione
di
Tuzla
che
si
chiama
"Tuzlanska
Amica",
diretta
da
una
nostra
amica,
Irfanka
[Pasagic,
ndr].
La
cosa
più
importante
è
che
la
gente
possa
vivere
del
proprio
lavoro.
Qui
è
difficile.
I Serbi
danno
lavoro
solo
ai
Serbi
ed
imprenditori
bosgnacchi
non
hanno
aperto
nessuna
impresa
qui.
Sono
i Serbi
invece
che
stanno
acquistando
tutte
le
aziende.
Qual
è
il
rapporto
tra
chi
ritorna
e le
persone
che
risiedono
attualmente
a Srebrenica?
E'
difficile
per
me
dirlo,
è
una
questione
di
statistiche…
Sino
a qualche
anno
fa
vi
erano
molti
Serbi
originari
di
Sarajevo
e Zenica
che
vivevano
nelle
nostre
case.
Ora
però
la
maggior
parte
se
ne
è
andata.
In
casa
mia
viveva
un
uomo
di
Sarajevo,
ma
quando
sono
tornata
se
ne
è
andato.
Naturalmente
vivere
assieme
ai
Serbi
è
il
nostro
destino.
Abbiamo
vissuto
assieme
per
secoli.
Ma
personalmente
non
posso
avere
alcun
rapporto
con
persone
che
so
coinvolte
in
crimini
di
guerra.
Li
vedo,
li
incontro.
Ad
esempio
il
mio
vicino.
Spesso
gli
ricordo
che
era
a Potocari,
e che
divideva
gli
uomini
dalle
donne.
Quelli
che
si
è
portato
via
non
sono
mai
tornati.
Prima
della
guerra
era
un
poliziotto,
adesso
è
in
pensione.
Prima
della
guerra
viveva
in
una
casa
di
una
sola
stanza,
ma
adesso
ha
una
casa
a Belgrado.
Si
chiama
M.
G.,
gente
come
lui
si
è
arricchita
con
la
guerra…
Qual'è
il
vostro
giudizio
sul
Tribunale
dell'Aja,
e cosa
pensate
del
Tribunale
per
i crimini
di
guerra
recentemente
inaugurato
in
Bosnia
Erzegovina?
L'Aja
avrebbe
dovuto
almeno
catturare
i pesci
grossi,
ma
non
ha
fatto
neppure
quello!
No,
non
siamo
certo
soddisfatte
dei
risultati
ottenuti
sino
ad
ora
dall'Aja,
e abbiamo
reagito
molto
negativamente
alle
sentenze
sin
qui
pronunciate.
Ma
se
non
ci
si
è
riusciti
in
Olanda
pensate
che
ci
si
possa
riuscire
qui,
in
Bosnia
Erzegovina?
In
realtà
la
Corte
bosniaca
è
stata
inaugurata
da
troppo
poco
perché
si
possa
dare
una
valutazione,
ma
speriamo
che
siano
in
grado
di
lavorare
in
modo
indipendente
senza
il
coinvolgimento
della
politica.
Come
avete
giudicato
la
sentenza
Krstic,
il
comandante
dell'esercito
serbo
bosniaco
condannato
per
genocidio
per
i fatti
di
Srebrenica?
Sono
rimasta
molto
delusa
dalla
sentenza.
Delusa
perché
ha
preso
pochi
anni,
soddisfatta
invece
per
il
fatto
che
è
stato
condannato
per
genocidio.
E'
stato
importante
perché
adesso
nessuno
può
dire
che
non
si
è
trattato
di
un
genocidio.
Rispetto
a chi
invece
ha
patteggiato
con
il
Tribunale,
come
Obrenovic?
Su
Obrenovic
abbiamo
reagito
subito.
Ho
chiesto
alla
Del
Ponte
se
il
patteggiamento
avrebbe
significato
che
avrebbe
preso
gli
stessi
anni
di
Biljana
Plavsic,
condannata
ad
una
pena
di
11
anni…
Sapete
come
mi
ha
risposto?
Che
noi
famiglie
non
dobbiamo
occuparci
dell'entità
delle
pene
inflitte
ma
dovremmo
accontentarci
di
identificare
i corpi
dei
nostri
cari,
e seppellirli.
Al
lavoro
del
Tribunale
purtroppo
si
è
mescolata
troppe
volte
la
politica.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |