Un
lungo
e faticoso
lavoro
per
identificare
gli
scomparsi
di
Srebrenica.
E'
di
questo
che
si
occupa
il
centro
di
Tuzla
della
Commissione
Internazionale
per
le
Persone
Scomparse
(ICMP).
In
questo
laboratorio
vengono
eseguite
le
prime
analisi
sui
cadaveri
raccolti
nelle
fosse
comuni,
per
arrivare
alle
identificazioni
e consentire
alle
famiglie
di
seppellire
i propri
cari.
Nel
centro
ci
sono
grosse
stanze
frigorifere,
con
oltre
4.000
sacchi
bianchi.
Contengono
i resti
dei
corpi
provenienti
dalle
fosse
sinora
scoperte.
Zlatan
Sabanovic
è
il
responsabile
del
progetto.
Ci
accompagna
nei
locali
insieme
a Laura
Yazedjian,
antropologa
forense,
spiegandoci
con
precisione
tutto
il
processo
che
porta
all'identificazione.
"E'
un
procedimento
complesso
che
va
dall'accoglienza
dei
resti
all'essiccazione,
a tutti
gli
esami
necessari
per
l'identificazione".
Indica
delle
grosse
vasche:
"Qui
vengono
lavati
gli
indumenti
e i
resti
dei
corpi.
Le
ossa
devono
poi
essere
asciugate
per
l'esame
antropologico".
Dal
2002,
grazie
ai
progressi
ottenuti
nel
campo
delle
identificazioni
tramite
Dna,
il
Centro
riesce
a risolvere
centinaia
di
casi
all'anno.
E a
timbrare
i certificati
di
morte,
punto
finale
del
procedimento.
Siete
l'unico
centro
che
si
occupa
dell'identificazione
degli
scomparsi?
Per
quanto
riguarda
le
identificazioni
legate
al
territorio
di
Srebrenica,
siamo
gli
unici.
Abbiamo
la
sede
qui
a Tuzla,
la
nostra
squadra
di
esperti
ha
il
compito
di
identificare
persone
scomparse
tra
il
1992
e il
1995.
Le
località
prese
in
esame,
oltre
a Srebrnica,
sono
anche
Vlasenica
e Zvornik,
dove
il
numero
degli
scomparsi
è
però
notevolmente
inferiore.
Il
nostro
progetto
è
stato
reso
necessario
dal
fatto
che
Srebrenica
è
uno
dei
posti
più
problematici
di
tutta
la
Bosnia
Erzegovina:
un
terzo
di
tutti
gli
scomparsi
durante
la
guerra
in
Bosnia
sono
gli
scomparsi
nel
territorio
di
Srebrenica.
Quali
sono
le
fasi
principali
del
processo
di
identificazione?
Innanzitutto
vengono
esaminati
gli
indumenti
e gli
oggetti
personali
trovati
addosso
ad
un
corpo.
L'addetto
a questo
compito
fotografa
e descrive
gli
oggetti
personali,
poi
prosegue
confrontando
questi
dati
con
le
informazioni
ricevute
dalle
famiglie
delle
persone
scomparse.
In
contemporanea
abbiamo
l'autopsia,
per
cui
le
informazioni
raccolte
dopo
la
morte.
Tutti
questi
dati
vanno
confrontati
esclusivamente
per
individuare
eventuali
congruenze
positive
o meno.
Sino
al
2000,
di
questo
esame
preliminare
era
incaricato
direttamente
il
Tribunale
dell'Aja.
Dopo
il
2000
l'incarico
è
passato
invece
alla
squadra
di
esperti
locali.
Adesso
spetta
a loro
questa
prima
indagine.
Qual'è
lo
stato
in
cui
trovate
i corpi?
L'autopsia
ci
fornisce
un
elenco
dettagliato
di
tutto
ciò
che
è
stato
rinvenuto.
Se
da
quest'ultima
non
risultano
essere
state
trovate
tutte
le
parti
del
corpo
significa
che
ci
troviamo
di
fronte
ad
un
caso
di
fossa
comune
secondaria.
Dopo
la
guerra,
nel
1996,
in
Republika
Srpska
si
è
cercato
di
nascondere
i crimini
commessi.
Per
far
questo
spesso
le
fosse
comuni
sono
state
spostate
o rinvangate.
Anche
a Srebrenica,
che
rappresenta
un
caso
del
tutto
particolare.
10.000
scomparsi
in
un
periodo
brevissimo.
Solitamente
il
periodo
della
morte
degli
esaminati
risale
tra
l'11
e il
17
luglio
del
'95.
Particolarmente
difficile,
ad
esempio,
è
risalire
all'identificazione
dei
corpi
rinvenuti
nella
fossa
comune
di
Lipje,
nel
comune
di
Zvornik.
Qui
sono
stati
dissotterrati
263
sacchi
pieni
di
resti
di
corpi
umani.
E'
chiaro
che
questi
resti
sono
stati
spostati
più
volte,
con
gli
escavatori,
senza
criterio.
Durante
i trasferimenti
i corpi
si
sono
spezzati,
frantumanti
e mescolati
tra
loro.
Vi
occupate
direttamente
voi
delle
analisi
sul
DNA?
No,
dopo
le
indagini
preliminari
campioni
delle
ossa
vengono
inviati
in
un
centro
d'identificazione
a Tuzla,
incaricato
del
coordinamento
tra
noi
e i
laboratori
che
effettuano
le
analisi
sul
DNA.
Il
rapporto
sull'analisi
del
DNA
ci
permette
la
possibile
identificazione
della
persona.
Viene
aperto
un
dossier
nel
quale
si
raccolgono
tutte
le
informazioni
alle
quali
siamo
risaliti.
Quindi
si
decide
se
è
il
caso
di
contattare
la
famiglia
del
defunto.
Nel
caso
in
cui
l'identificazione
sia
positiva,
coloro
i quali
si
occupano
del
rapporto
con
le
famiglie
si
mettono
in
contatto
con
i parenti
dello
scomparso
e li
informano
del
lavoro
svolto
e delle
cose
trovate
durante
la
ricerca.
Se
i famigliari
si
convincono
che
vi
sono
elementi
sufficienti
che
riconducono
al
loro
parente,
si
compilano
assieme
specifici
moduli
sull'identificazione
che
certificano
la
morte.
Quindi
finalmente
si
può
procedere
con
la
cerimonia
funebre?
Con
il
rilascio
del
certificato
della
morte
"lo
scomparso"
diventa
"il
defunto",
e la
famiglia
può
decidere
dove
seppellire
il
corpo:
in
Federazione
o in
Republika
Srpska,
nel
Memoriale
di
Potocari.
Sino
ad
ora
la
maggioranza
delle
famiglie,
più
di
1400,
ha
deciso
di
seppellire
i propri
cari
nel
Memoriale
di
Potocari,
mentre
circa
130
famiglie
hanno
deciso
di
seppellire
i propri
cari
altrove.
La
Commissione
sugli
scomparsi
provvede
a sostenere
queste
spese.
Sono
molte
le
famiglie
che
riescono
a riconoscere
i propri
cari
grazie
agli
oggetti
o ai
vestiti
rinvenuti
nelle
fosse?
In
quei
tragici
giorni
del
luglio
1995
gli
eventi
si
sono
accavallati.
Molte
spose
e madri
inoltre
avevano
lasciato
Srebrenica
già
nel
1993,
e per
questo
motivo
non
possono
sapere
che
cosa
gli
scomparsi
indossassero
o quali
oggetti
avessero
addosso
in
quei
momenti.
Abbiamo
molti
indumenti
ed
oggetti
personali
che
nessuno
ha
riconosciuto.
Comunque
tutti
questi
indumenti
ed
oggetti
vengono
conservati
per
poter
esporli
al
Museo,
presso
il
Memoriale
di
Potocari.
Il
Museo
è
già
stato
realizzato?
Credo
che
dovrebbe
essere
pronto
per
il
decennale
della
strage.
Probabilmente
sarà
inaugurato
il
prossimo
11
luglio.
I responsabili
della
sua
istituzione
sono
venuti
da
noi
e ci
hanno
chiesto
molte
informazioni.
Hanno
intenzione
di
costruire
delle
teche
in
vetro
dove
raccogliere
gli
oggetti
personali
e le
storie
degli
scomparsi.
Probabilmente
realizzeranno
interviste
ai
famigliari,
per
ricostruire
per
ogni
teca
un'immagine
della
tragedia
attraverso
le
vicende
personali
di
chi
l'ha
vissuta.
Da
quanto
tempo
è
iniziato
il
processo
di
identificazione
delle
vittime
di
Srebrenica?
E'
stato
avviato
nel
1997,
da
parte
di
un
gruppo
di
esperti
locali.
Inizialmente
si
seguiva
un
metodo
classico:
il
riconoscimento
da
parte
dei
famigliari
di
oggetti
personali,
di
indumenti
o caratteristiche
fisiche
individuate
nei
resti
della
persona
scomparsa.
Tra
il
1997
e il
1999
è
stato
difficile
lavorare
con
il
metodo
del
DNA,
dato
che
allora
solo
pochi
laboratori
al
mondo
lavoravano
in
questo
campo
effettuando
le
analisi
del
mitocondrio,
che
permette
cioè
di
risalire
lungo
l'asse
ereditario
materno.
All'inizio
del
2000
il
nostro
Istituto,
l'ICMP,
ha
deciso
di
creare
anche
in
Bosnia
laboratori
in
grado
di
analizzare
il
DNA.
Nel
2001
ne
sono
stati
aperti
quattro
che
effettuavano
anche
analisi
innovative,
ad
esempio
quella
cosiddetta
"nucleare"
che,
nel
caso
di
campioni
di
sangue
adeguati
prelevati
dai
parenti,
permette
di
avere
un'identificazione
certa.
In
questi
casi
la
situazione
migliore
è
quando
i genitori
dello
scomparso
sono
ancora
in
vita.
Perché
il
figlio
per
metà
ha
ereditato
i geni
della
madre
e per
metà
i geni
del
padre.
Ma
per
quanto
riguarda
Srebrenica
la
maggioranza
dei
donatori
di
sangue
sono
le
spose
e i
figli,
ed
è
più
complesso
risalire
al
padre
biologico
dai
figli.
All'inizio
attorno
ai
metodi
da
noi
adottati
vi
era
scetticismo.
Ma
oggi
abbiamo
avuto
successo
con
questo
metodo
in
ben
90
casi.
Perché
questi
dubbi?
Era
la
prima
volta
che
si
applicava
in
Bosnia
l'analisi
mitocondriale.
Prima
dovevamo
inviare
i nostri
campioni
negli
Stati
Uniti
o in
Polonia,
ma
per
ottenere
i risultati
dovevamo
attendere
più
di
un
anno.
Adesso
tutto
è
più
rapido.
Qui,
nel
centro
sportivo
di
Majdana,
esiste
un'altra
equipe
della
Commissione
internazionale
sulle
persone
scomparse.
Si
tratta
di
un
centro
che
coordina
l'identificazione.
Il
suo
compito
è
di
raccogliere
dalle
famiglie
i campioni
di
sangue
e di
coordinare
il
lavoro
tra
di
noi
e il
laboratorio
che
effettua
le
analisi
sul
DNA.
Sono
loro
che
inviano
i nostri
campioni
delle
ossa
e i
loro
campioni
di
sangue
al
laboratorio
DNA.
Il
laboratorio
DNA
non
sa
nulla
dei
corpi,
né
di
chi
sono,
né
dove
sono
stato
prelevati.
Ogni
corpo
è
identificato
attraverso
un
codice.
Il
processo
termina
con
un
timbro
sul
certificato
di
morte.
E'
lei
che
timbra
il
certificato?
Si.
In
questo
progetto
si
rilasciano
i certificati
di
morte.
Oltre
a Tuzla,
dove
sono
gli
altri
centri
che
si
occupano
delle
analisi
sul
DNA?
Sono
stati
aperti
laboratori
a Sarajevo,
Tuzla,
Banja
Luka
e Belgrado.
Collaborate
con
Belgrado?
utto
il
lavoro
è
stato
organizzato
dalla
Commissione
internazionale
per
le
Persone
Scomparse,
che
ha
previsto
di
istituire
a Tuzla
il
laboratorio
per
la
separazione
del
DNA
dai
campioni
di
sangue,
a Sarajevo
il
laboratorio
per
l'analisi
dei
campioni
delle
ossa,
mentre
a Banja
Luka
e a
Belgrado
si
seguono
i casi
più
complessi:
ad
esempio
se
le
ossa
sono
state
bruciate.
In
ogni
caso
si
lavora
identificando
sempre
i resti
con
dei
codici
e di
conseguenza
nessun
laboratorio
è
a conoscenza
della
provenienza
dei
dati.
L'ICMP
è
incaricato
del
lavoro
d'identificazione
delle
persone
scomparse
nell'intera
ex-Jugoslavia,
quindi
arrivano
campioni
dall'intera
regione.
Quanti
sono
i casi
risolti
sino
ad
ora?
ino
al
2002,
l'anno
di
maggiori
successi
era
stato
il
2001,
con
52
identificazioni.
A novembre
del
2001
poi
abbiamo
ottenuto
il
primo
successo
di
congruenza
attraverso
l'analisi
del
DNA.
Si
trattava
di
un
giovane
di
15
anni.
Sino
ad
allora
veniva
applicato
il
metodo
classico.
Quindi
da
quella
data
in
poi
il
numero
dei
corpi
identificati
è
aumentato
di
ben
dieci
volte.
L'anno
scorso
è
l'anno
che
conta
il
maggior
numero
di
casi
risolti,
in
tutto
534
identificazioni.
Spero
che
questo
numero
continui
ad
aumentare.
Il
problema
sono
i corpi
frantumati.
All'inizio
la
nostra
priorità
era
di
lavorare
sui
corpi
integri,
perché
volevamo
restituire
alle
famiglie
i corpi
interi.
Quest'anno
abbiamo
invece
deciso
di
non
aver
nessun
diritto
a trattenere
le
parti
dei
corpi
identificate.
La
Commissione
federale
ha
deciso,
nel
caso
la
famiglia
sia
naturalmente
d'accordo,
di
seppellire
le
parti
riconosciute
del
corpo.
Se
ne
saranno
identificate
delle
altre
verranno
seppellite
successivamente.
Dunque
rimanete
sempre
in
contatto
con
le
famiglie?
Sempre.
Senza
questo
contatto
non
si
potrebbe
lavorare.
I
famigliari
a volte
quindi
vi
permettono
di
trattenere
parti
del
corpo
identificato?
La
famiglia
può
esprimere
il
desiderio,
attualmente
esistono
35
casi
di
questo
tipo,
di
aspettare
per
un
certo
periodo.
Ma
vi
sono
anche
famiglie
che
hanno
consentito
la
sepoltura
del
corpo
incompleto.
Quanto
costa
l'intero
procedimento?
E'
un
processo
lento
e costoso.
Si
fanno
molte
verifiche
incrociate,
e l'analisi
del
DNA
è
cara.
Non
conosco
il
prezzo
esatto,
credo
all'incirca
200/300
dollari
a campione.
Avete
un
limite
di
tempo
per
terminare
tutte
le
identificazioni?
Per
ora
no,
tutto
dipende
dai
finanziamenti
e dalle
donazioni.
E'
difficile
dare
una
tempistica
rispetto
al
termine
di
questo
lavoro.
La
Commissione
internazionale
delle
persone
scomparse
aveva
previsto
all'incirca
sette
anni
per
completarlo.
Ma
non
sono
ancora
stati
esumati
tutti
i corpi.
Fino
ad
ora
sono
stati
dissotterrate
all'incirca
metà
delle
persone
scomparse
a Srebrenica.
L'anno
scorso
nella
Republika
Srpska
sono
state
trovate
una
trentina
di
nuove
fosse
comuni.
Il
processo
è
molto
lento
anche
perché
non
ci
è
permesso
alcun
errore.
Un'identificazione
sbagliata
metterebbe
un
punto
interrogativo
su
tutto
il
progetto.
Andiamo
dalle
famiglie
solo
quando
siamo
sicuri
al
100%.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |