La
cosa
che
più
mi
dispiace
è
che
non
ho
nemmeno
avuto
il
tempo
di
fargli
gli
auguri
per
il
suo
compleanno,
è
corso
fuori
di
casa
come
se
avesse
avuto
il
presentimento
di
ciò
che
lo
aspettava
e quindi
non
ha
voluto
dire
addio,
io
sono
rimasta
a casa,
tutto
il
giorno
ad
aspettare
che
tornasse.
Non
è
tornato,
racconta
Mara
Kojic,
vedova
di
Novo
Selo,
moglie
di
una
della
tante
vittime
civili
delle
mine
e di
micidiali
ordigni
inesplosi.
Tutto
è
iniziato
quella
mattina,
aggiunge
lei,
quando
suo
marito
è
uscito
velocemente
di
casa
ed
è
andato
a Brvnik,
vicino
a Orasje,
per
incontrare
i suoi
genitori
e bere
un
caffè
insieme
a loro.
Si
sono
seduti
sotto
un
pero
vicino
alla
casa
di
famiglia
dopo
di
che
è
rimbombata
un'esplosione.
Sulla
pelle
degli
innocenti
Esattamente
il
giorno
del
compleanno
di
entrambi,
Mara
Kojic
e suo
marito,
il
10
maggio
del
2003,
la
mina
uccise
Djordje
(34)
il
marito
di
Mara,
sua
madre
Gospova
(54),
il
padre
Milan
(55),
la
nonna
del
marito
Milena
(77)
e il
cugino
Jovo
(53).
La
terribile
tragedia
di
Novo
Selo,
nel
comune
di
Samac,
ha
lasciato
senza
padre
tre
ragazzini,
il
quattordicenne
Milan,
Gordana
che
oggi
ha
undici
anni
e Jovana
di
sei
anni,
che
quest'anno
inizia
andare
a scuola.
Mara
da
sola
sta
educando
i tre
figli,
li
manda
a scuola,
cucina,
lava,
li
veste,
e l'unica
cosa
che
desidera
al
mondo
e che
non
può
ottenere
è
il
ritorno
del
marito.
"Quella
mattina
ci
siamo
separati
senza
un
saluto.
Ogni
giorno
riavvolgo
quel
film.
Il
marito
è
corso
fuori
di
casa,
non
abbiamo
avuto
il
tempo
di
farci
gli
auguri
l'un
l'altro,
perché
siamo
nati
lo
stesso
giorno.
Mi
ha
salutato
con
la
mano
dal
finestrino
della
macchina
e ha
detto
che
sarebbe
tornato
presto.
Come
se
avesse
avuto
un
sentore
di
qualcosa.
E'
andato
dai
genitori
a Orasje
e non
è
più
tornato",
ripete
piangendo
Mara.
La
famiglia
del
marito,
aggiunge
Mara,
ha
della
terra
vicino
a Orasje,
dove
quella
mattina
è
andato
con
i genitori
a bere
il
caffè.
"Si
sono
seduti
sotto
un
pero
dove
c'era
la
mina
e là
mio
marito
ha
perso
la
vita.
Neanche
adesso
oso
andare
là.
Là
c'è
anche
il
bosco,
bisognerebbe
d'inverno
fare
la
legna
per
non
pagare
cinquecento,
seicento
marchi
per
il
riscaldamento.
Ma,
quando
sto
per
andare,
iniziano
subito
i pianti
in
casa:
non
andare
mamma,
non
andare",
racconta
Mara.
L'anno
scorso,
dice,
ho
dovuto
rischiare
e andare
nel
bosco
a prendere
la
legna.
"La
terra
è
stata
pulita
dalle
mine,
ma
a volte
invano,
è
qualcosa
più
forte
di
me
ed
io
ho
paura.
Ho
pregato
Dio
di
rimanere
viva.
Abbiamo
raccolto
la
legna
per
l'inverno.
Ho
dovuto
farlo,
ho
dovuto",
dice
Mara.
Quell'anno
quando
la
famiglia
è
rimasta
uccisa,
come
dice
lei
stessa,
tutti
la
hanno
aiutata:
sia
i serbi,
sia
i croati
che
i bosgnacchi
"La
gente
sa
cosa
vuol
dire
essere
tristi.
Il
comune
di
Orasje
mi
ha
aiutato,
il
comune
di
Samac,
persino
da
Sarajevo
sono
venute
alcune
persone.
Non
ce
l'avrei
fatta
se
non
ci
fosse
stato
il
loro
aiuto.
Ma
la
mia
famiglia
mi
ha
aiutato
più
di
tutti.
Per
un
anno
hanno
dormito
da
noi,
per
poter
superare
tutto
più
facilmente",
dice
Mara.
Adesso,
come
dice,
la
aiutano
soltanto
la
famiglia
e i
vicini.
Nel
casale,
composto
da
circa
settanta
abitazioni,
c'è
gente
buona
- dice
Mara.
Frontiere
marcate
con
le
mine
Le
mine
e gli
ordigni
inesplosi
sono
ancora
un
pericolo
ampiamente
presente
in
BiH,
e dei
finanziamenti
destinati
allo
sminamento
si
occupano
maggiormente
le
istituzioni
internazionali
e i
donatori.
"Si
stima
che
sul
territorio
della
BiH
esistano
quasi
settecentomila
mine
e altrettanti
ordigni
inesplosi.
La
grandezza
del
territorio
sospetto
supera
i 2.000
chilometri
quadrati
o il
quattro
percento
dell'intero
territorio
della
BiH",
afferma
Miroslava
Vidosavljevic,
collaboratrice
tecnica
per
i rapporti
con
l'opinione
pubblica
del
MAK
(Centro
per
lo
smaltimento
delle
mine
in
BiH)
bosniaco
erzegovese
.
Chi
ha
le
competenze
in
questo
settore
non
sa
dire
con
precisione
quando
il
Paese
sarà
pulito
completamente.
È
probabile
che
il
Paese
sarà
senza
mine
quando
avremo
il
reddito
nazionale
dell'Olanda.
Per
quanto
concerne
la
dislocazione
delle
mine,
esse
sono
concentrate
per
lo
più
sulle
linee
fra
le
entità
e per
ciò
a simboo
drammatico
del
fatto
che
oltre
che
a Dayton,
le
frontiere
fra
RS
e la
Federazione
BiH
sono
state
scritte
dai
campi
minati.
La
gravità
della
situazione
vien
bene
descritta
da
un
motto
che
dice,
se
vi
trovate
in
BiH
non
dimenticatevi
dei
tre
peccati
mortali:
curiosità,
spensieratezza
e dimenticanza.
L'attenzione
delle
operazioni
di
sminamento,
sottolinea
la
Vidosavljevic,
negli
ultimi
anni
è
progressivamente
ricaduta
sulle
spalle
del
governo
locale.
"La
possibilità
di
avere
uno
Stato
senza
mine
dipende
soprattutto
dal
tempo
che
il
governo
locale
impiegherà
per
capire
la
grandezza
di
questo
problema
e per
farsi
carico
interamente
della
responsabilità
di
risolverlo,
perché
la
comunità
internazionale
se
lo
aspetta
dal
governo
della
BiH",
aggiunge
la
Vidosavljevic.
In
Bosnia
ed
Erzegovina
ci
sono
circa
1400
comunità
minacciate
dal
pericolo
di
mine
o di
ordigni
inesplosi,
in
128
comuni,
e per
questo
motivo
il
nostro
Paese
fa
parte
dei
Paesi
più
a rischio
al
mondo.
"Nel
data-base
del
Centro
per
lo
smaltimento
delle
mine
sono
stati
registrati
18.600
verbali
sui
campi
minati.
Si
calcola
che
sia
solo
la
metà
del
loro
numero
effettivo,
perché
la
maggior
parte
dei
verbali
non
è
stata
consegnata
dopo
la
guerra
o non
fornisce
informazioni
precise
sulla
ubicazione
delle
mine",
sottolinea
la
Vidosavljevic.
Come
affermano
al
Centro
per
lo
smaltimento
delle
mine
(MAK),
si
valuta
che
le
mine
o gli
ordigni
inesplosi
influenzino
direttamente
la
sicurezza
di
più
di
un
milione
e mezzo
di
persone.
"I
risultati
mostrano
che
le
mine
hanno
contaminato
più
dell'85%
delle
comunità
rurali,
mentre
gli
abitanti
delle
città
hanno
una
vita
economica
e sociale
relativamente
sicura
rispetto
agli
abitanti
dei
villaggi,
che
economicamente
vengono
influenzati
dalla
presenza
delle
mine
e dalla
terra
contaminata",
dicono
al
MAK.
Quasi
il
50
percento
delle
comunità
colpite,
aggiungono
al
MAK,
dipende
dall'agricoltura
e dallo
sfruttamento
delle
risorse
naturali,
e nel
40
percento
delle
comunità
le
infrastrutture
e le
risorse
necessarie
per
una
vita
sostenibile
sono
bloccate
. La
ristrutturazione
delle
case,
l'accesso
all'acqua
potabile
e le
strade
minate
sono
stati
tra
le
cause
più
frequenti
di
morte
nel
periodo
passato",
sottolineano
al
MAK.
Durante
la
guerra
le
mine
venivano
utilizzate
per
colpire
dei
soldati
nemici.
Oggi,
invece,
nell'80
percento
dei
casi
(quattro
vittime
su
cinque),
le
vittime
delle
mine
sono
civili,
in
prevalenza
maschi.
Si
tratta
di
gente
che
alla
mattina,
quando
si
alza,
si
pone
la
domanda
cosa
farò
oggi
per
portare
a casa
qualche
soldo.
Dopo
aver
deciso
di
non
rubare,
in
assenza
di
occupazione,
decidono
di
usare
"la
terra
rischiosa"
e di
andare
nel
bosco
a raccogliere
i funghi,
legna
e a
rischiare
di
perdere
la
vita.
Un
gioco
fatale
Marko
Neretnjak
(19)
di
Ostra
Luka
vicino
Orasje
è
un'altra
vittima
di
ordigni
inesplosi.
Nove
anni
fa,
quando
Marko
aveva
dieci
anni,
vicino
casa
sua
aveva
trovato
un
tamburo
di
una
mitragliatrice
che
ha
cambiato
per
sempre
il
suo
destino.
Giocando
col
tamburo
è
rimasto
senza
metà
del
braccio.
Marko
oggi
sta
finendo
la
scuola
superiore
e tutto
quello
che
desidera
è
di
trovare
un
lavoro
come
commercialista.
Sa
bene
che
non
sarà
facile,
ma
crede
che
la
gente
lo
aiuterà.
Il
destino
è
reso
più
difficile
anche
dal
fatto
che
suo
padre
è
morto,
la
madre
non
vive
con
lui,
ad
aiutarlo
ed
ospitarlo
la
sorella
del
padre.
Statistiche
terribili
Dall'inizio
della
guerra,1992,
alla
fine
del
2003
in
Bosnia
ed
Erzegovina
4.825
persone
sono
rimaste
vittime
delle
mine.
Tra
queste
320
bambini.
Dalla
fine
della
guerra
alla
fine
del
2003
le
vittime
delle
mine
sono
state
1.479,
di
cui
412
casi
mortali.
L'anno
scorso
le
vittime
delle
mine
sono
state
47.
Fino
ad
oggi
durante
le
operazioni
umanitarie
di
sminamento
sono
stati
ripuliti
55
chilometri
quadrati
e sono
state
distrutte
38.986
mine
anti
uomo,
5.943
mine
anticarro
e 36.201
ordigni
inesplosi.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |