La
serie
degli
attacchi
terroristici
di
luglio
a Londra
e a
Sharm
- El
Sheikh,
e le
accuse
dell'Arabia
Saudita
e del
Marocco
secondo
le
quali
i capi
terroristici
in
questi
Paesi
avevano
la
cittadinanza
bosniacoerzegovese
o hanno
soggiornato
in
BiH,
hanno
costretto
il
governo
di
Sarajevo
a controllare
di
nuovo
gli
elenchi
di
tutti
quelli
che
dal
1992
hanno
ricevuto
la
cittadinanza
BiH.
Di
nuovo
sono
stati
scoperti
nomi
di
persone
che
altri
Paesi
accusano
di
terrorismo
o rientrano
nelle
liste
dei
latitanti
più
ricercati.
Vicende
che
continuano
a fare
notizia
anche
dopo
essersi
ripetute
più
volte.
Sulle
liste
delle
persone
che
hanno
ottenuto
la
cittadinanza
della
Bosnia
Erzegovina
vi
sono
numerosi
nominativi
che
negli
anni
precedenti
sono
stati
al
centro
delle
indagini
dei
governi
di
Paesi
sia
europei
occidentali
che
islamici.
Dopo
gli
attacchi
terroristici
dell'11
settembre
2001
anche
in
BiH
sono
state
condotte
indagini
contro
il
terrorismo:
gli
inquirenti
locali
ed
esteri
hanno
indirizzato
le
proprie
indagini
su
persone
che
si
sospettava
potessero
essere
collegate
con
Al
Kaida
e con
altri
gruppi
terroristici.
Ma
non
solo,
anche
su
organizzazioni
umanitarie
sospette
di
abuso
di
fondi
umanitari
con
l'intento
di
sostenere
il
terrorismo.
Gli
inquirenti
molto
presto
hanno
constatato
numerose
irregolarità
relative
al
modo
in
cui
persone
di
Paesi
africani
e asiatici
ottenevano
la
cittadinanza
della
BiH:
nomi
inventati,
indirizzi
fittizi,
documentazione
incompleta
o falsa,
modifica
di
dati
personali,
emissione
di
passaporti
senza
documenti
personali
e altri
esempi
scoperti
hanno
mostrato
un
"eccesso
di
comprensione"
che
il
governo
non
ha
nemmeno
per
"i
propri"
cittadini.
Inoltre
non
ci
sono
risposte
sul
come
queste
persone
abbiano
ottenuto
la
cittadinanza
BiH.
Quasi
due
terzi
dei
cittadini
della
BiH
d'origine
africana
o asiatica
sono
iscritti
nei
registri
delle
nascite
e nei
registri
dei
cittadini
del
cantone
sarajevese.
Di
740
persone
le
cui
cittadinanze
sono
state
controllate,
più
di
500
hanno
ottenuto
la
cittadinanza
a Sarajevo,
in
base
a falsi
permessi
di
soggiorno
in
questa
città
e cantone.
La
prima
domanda
alla
quale
ancora
non
è
stata
data
risposta
è
se
si
è
trattato
di
decisioni
individuali
dei
richiedenti
la
cittadinanza
o di
un
progetto
statale.
Se
quindi
le
persone
originarie
di
Paesi
africani
o asiatici
decidevano
da
sole
di
rimanere
in
BiH,
perché
sposati
o per
altre
motivi,
oppure
se
qualcuno
altro
avesse
deciso
semplicemente
di
regalare
la
cittadinanza
a "persone
meritevoli"
senza
quasi
nessuna
procedura
di
controllo
dell'esattezza
dei
dati
riportati
da
queste
persone
nei
moduli
di
accoglienza.
Naturalmente,
non
si
è
trattato
solo
di
fatti
avvenuti
nell'area
di
Sarajevo.
In
modo
simile
sono
stati
fatti
"errori"
durante
il
rilascio
delle
cittadinanze
anche
a Zenica,
Tuzla,
Doboj-Tesanj
e a
Travnik.
L'indagine
ha
mostrato
che
si
tratta
di
persone
provenienti
da
una
trentina
di
Paesi
diversi.
Perché
la
BiH,
un
paese
distrutto
dalla
guerra,
etnicamente
diviso
e povero,
è
diventata
così
interessante
per
le
centinaia
di
persone
che
desideravano
i suoi
passaporti?
Continuiamo
ad
ascoltare
le
risposte
semplificate
che
nascondono
all'opinione
pubblica
la
piena
verità.
Non
si
tratta
soltanto
di
"meriti
di
guerra".
Un'indagine
della
polizia
ha
mostrato
che
delle
centinaia
di
persone
che
hanno
ottenuto
la
cittadinanza
per
partecipare
alla
guerra,
una
novantina
di
loro
pare
siano
diventati
cittadini
della
BiH
già
nel
1992,
prima
ancora
che
la
guerra
iniziasse.
Nonostante
ricevessero
i passaporti
in
base
a dati
falsi,
nessuno
ha
mai
dovuto
rispondere
per
questo.
Naturalmente
non
si
tratta
soltanto
di
mancanze
formali:
si
trattava
di
un
sistema
di
occultamento
di
persone
che
erano
già
sotto
inchiesta
sia
da
parte
dei
governi
occidentali,
sia
da
parte
dei
governi
dei
loro
Paesi
d'origine.
L'esempio
dell'Egitto
è
indubbiamente
uno
dei
più
importanti,
perché
almeno
un
centinaio
dei
suoi
cittadini
ha
ottenuto
la
cittadinanza
della
BiH.
Alcuni
di
loro
sono
arrivati
in
BiH
da
Paesi
europei,
ed
alcuni
da
Paesi
islamici.
Fino
ad
ora
le
indagini
in
corso
hanno
rilevato
che,
per
esempio,
due
capi
religiosi
dell'unità
"El-Mudzahid"
erano
d'origine
egiziana,
e quindi
sotto
indagine
da
parte
del
Governo
egiziano
e di
altri
Paesi.
In
pubblico
sono
noti
come
lo
sceicco
Enver
Saban
e lo
sceicco
Imad
Al-Misri.
Lo
sceicco
Enver
Saban
era
il
direttore
del
Centro
culturale
islamico
di
Milano,
da
dove
era
poi
andato
in
BiH.
Lo
sceicco
Enver
Saban
è
stato
ucciso
vicino
a Zepca
dai
membri
della
polizia
speciale
del
HVO
(Consiglio
di
difesa
croato,
ndt.)
il
14
dicembre
del
1995,
il
giorno
in
cui
a Parigi
è
stato
firmato
l'Accordo
di
pace
di
Dayton.
L'indagine
su
questo
omicidio
è
in
corso
presso
la
Procura
cantonale
di
Zenica.
Pare
che,
dopo
l'omicidio
di
Saban,
sia
scomparso
il
suo
diario,
dove
su
una
pagina
erano
stati
descritti
gli
incontri
dei
capi
dei
mudjahedin,
e su
un'altra
pagina
l'incontro
con
Izetbegovic
e con
gli
altri
capi
bosgnacchi.
Il
diario
è
riapparso
a Zagabria
e il
governo
della
BiH
ha
cercato,
ma
non
è
riuscito,
di
ottenerlo
indietro.
Nel
caso
ci
fosse
stato
un
accordo
Izetbegovic-Saban
sulla
concessione
della
cittadinanza
della
BiH
ai
volontari
militari
e ai
missionari
islamici
che
volevano
rimanere
in
questo
paese
come
civili,
allora
esso
è
stato
descritto
in
questo
diario.
Lo
sceicco
Imad
Al-Misri
è
arrivato
in
BiH
dall'Arabia
Saudita.
Il
suo
libretto
programmatico
Le
credenze
che
dobbiamo
correggere
fu
pubblicato
già
nell'autunno
del
1993
a Travnik.
Nello
stesso
modo
in
cui
il
diario
di
Saban
è
una
prova
sulle
cittadinanze
dei
mudjahedin,
così
questo
libretto
è
diventato
l'esempio
chiave
delle
influenze
ideologiche
e religiose
che
hanno
portato
allo
scontro
fra
gli
stessi
Bosgnacchi,
in
quanto
musulmani,
a causa
delle
diverse
interpretazioni
sull'Islam.
Il
silenzio
che
copre
il
problema
di
questi
scontri
interni
fra
i Bosgnacchi
è
simile
a quello
che
copre
la
questione
delle
cittadinanze.
L'indagine
della
polizia
ha
ridotto
il
problema
della
cittadinanza
ad
una
questione
di
inesattezze
formali
e di
errori
di
procedura,
mentre
gli
intellettuali
islamici
affermano
che
i problemi
forse
esistevano
anche
prima,
ma
nel
frattempo
è
stato
trovato
un
modo
per
far
convivere
l'Islam
"tradizionale"
e l'Islam
"importato"
in
BiH.
Persino
gli
intellettuali
più
coraggiosi,
che
criticano
la
loro
influenza
a causa
della
castrazione
dell'identità
nazionale
dei
Bosgnacchi,
non
pongono
l'accento
sulla
questione
della
origine
di
queste
influenze.
Naturalmente
in
entrambi
i casi
si
tratta
di
nascondere
e di
evitare
di
scendere
ad
un
confronto.
A qualcuno,
evidentemente,
sta
bene
ingannare
l'opinione
pubblica
per
farle
credere
che
questi
sono
problemi
del
passato.
Ma
in
questione
non
è
il
passato,
bensì
il
futuro!
I volontari
militari
islamici,
i missionari
e gli
umanitari
che
hanno
iniziato
ad
arrivare
in
BiH
all'inizio
dell'estate
del
1992
avevano
due
scopi.
Il
primo
era
la
djihad,
la
lotta
militare,
e il
secondo
la
dawa,
il
missionariato
islamico.
Prima
della
fine
della
guerra,
nell'autunno
1995,
nell'ambito
delle
organizzazioni
non
governative,
nelle
organizzazioni
umanitarie
ed
educative
che
sostenevano
questi
scopi
della
lotta
in
BiH,
fu
presa
una
decisione
strategica
particolare
sul
fatto
che
la
guerra
era
finita,
ma
che
il
prossimo
fronte
di
battaglia
sarebbe
stato
l'educazione.
Dopo
la
guerra,
un'importanza
chiave
in
questi
ambiti
è
stata
data
all'istruzione,
per
la
sua
importanza
nella
formazione
della
nazione.
Per
gli
osservatori
occidentali
per
anni
non
c'è
stato
nulla
di
contestabile
in
tale
comportamento.
Era
importante
che
fossero
state
sciolte
le
unità
militari,
e alle
differenze
culturali
è
stata
data
poca
o nessuna
importanza.
L'attività
ideologica,
religiosa
o culturale
è
stata
reputata
insignificante.
Ciò
ha
permesso
a questi
gruppi
anni
intensi
di
attività
missionaria.
Tale
attività
ha
avuto
come
scopo
il
cambiamento
di
numerosi
schemi
religiosi
e culturali.
Ciò
che
un
tempo
veniva
accettato
come
una
consueta
e tradizionale
espressione
della
religione,
oggi
si
cerca
di
mostrarlo
come
non
islamico!
In
sostanza,
con
il
modello
religioso
e culturale
si
sta
cercando,
alla
fine,
di
cambiare
anche
il
modello
politico
di
comportamento.
Purtroppo,
questi
cambiamenti
ancora
passano
senza
la
dovuta
attenzione
sotto
agli
occhi
dell'opinione
pubblica.
Perché
è
importante
che
qualcuno
continui
a "versare
soldi
sui
sepolcri
musulmani"
o di
accettare
le
preghiere
pubbliche
di
massa
nei
cortili
delle
moschee
o altre
forme
che
assomigliano
agli
incontri
e alle
usanze
cristiane?
Perché
per
i missionari
è
una
priorità
opporsi
a tali,
apparenti,
illusioni?
Nei
12
anni
passati,
dalla
pubblicazione
del
libretto
del
programma
di
Al-
Misri,
gran
parte
dell'energia
dei
capi
religiosi
bosgnacchi
è
orientata
proprio
su
queste
questioni.
L'intellighenzia
religiosa
bosgnacca
continua
a parlare
dei
"nostri
cretini",
ma
non
pone
l'accento
sulla
causa
principale
del
problema.
La
causa
del
problema
si
trova
nell'ideologia
che
sta
alla
base
di
un
movimento
globale,
che
oggi
suscita
conflitti
in
numerosi
Paesi
occidentali
ed
islamici.
Quando
vengono
analizzati
i numerosi
esempi
di
nuovi
cittadini
della
BiH,
non
è
rilevante
individuarne
la
nazionalità
o il
paese
d'origine.
Questi
sono
criteri
irrilevanti
anche
per
gli
stessi
movimenti
di
cui
queste
perosne
fanno
parte.
Purtroppo
però
tutte
le
indagini
della
polizia
e dei
servizi
d'informazione
svolte
fino
ad
ora
sono
state
impostate
su
questi
criteri.
Così
si
è
parlato
del
"Gruppo
algerino",
del
"Gruppo
egiziano"
o dei
marocchini
e simile.
Quando,
per
esempio,
si
analizza
il
caso
di
Hisham
Diab
o di
Khalid
Deek,
non
c'è
invece
corrispondenza
né
secondo
il
Paese
d'origine
né
secondo
la
nazionalità.
Diab
è
egiziano,
e Deek
palestinese.
Emerge
dai
documenti
per
la
richiesta
della
cittadinanza.
In
realtà
entrambi
sono
arrivate
in
BiH
dalla
California,
dagli
Stati
Uniti,
apaprtenevano
allo
stesso
gruppo,
avevano
un
unico
capo
religioso!
Dunque,
la
ragione
per
cui
questa
inchiesta
è
così
sterile
sta
nel
tentativo
di
applicare
misure
occidentali
ad
un
fenomeno
che
non
è
d'origine
occidentale.
Né
la
nazionalità,
né
il
paese
d'origine
hanno
avuto
un'importanza
decisiva
per
modellare
questi
gruppi
transnazionali.
Dieci
anni
dopo
la
fine
della
guerra
in
BiH,
l'indagine
dovrebbe
iniziare
rispondendo
alla
domanda:
in
che
modo
queste
persone
sono
arrivate
in
BiH?
Le
risposte
semplificate
date
fino
ad
ora
non
offrono
una
spiegazione
soddisfacente,
perché
fornite
per
motivi
politici,
per
nascondere
o sottolineare
la
responsabilità
di
qualcuno.
La
verità
su
come
la
BiH
all'inizio
degli
anni
novanta
si
è
trovata
in
mezzo
ad
interessi
di
un
movimento
globale
in
crescita
è
diversa.
Tale
verità
deve
ancora
essere
rivelata
e comunicata
all'opinione
pubblica,
al
fine
di
impedire
numerose
speculazioni
e abusi
della
questione.
Uno
dei
pericoli
costanti
della
guerra
contro
il
terrorismo
è
il
cercare
di
usare
il
problema
allo
scopo
di
ottenere
un
vantaggio
in
qualche
scontro
internazionale,
scontro
di
interessi
o scontro
politico.
Proprio
col
non
dire
la
verità
si
permettono
tali
speculazioni.
E'
sbagliato
aspettarsi
che
il
problema
scomparirà
da
solo
soltanto
se
si
rimane
sufficientemente
in
silenzio
e per
un
periodo
sufficientemente
lungo.
La
serie
di
attacchi
terroristici
di
luglio
assomiglia
di
più
all'inizio
di
una
lunga
campagna
che
all'annuncio
di
una
soluzione
che
arriverà
presto.
Se
la
BiH
non
si
confronterà
da
sola
con
le
questioni
circa
l'origine
dei
suoi
legami
coi
gruppi
e gli
individui
che
oggi
vengono
posti
in
relazione
al
terrorismo,
la
Bosnia
ed
Erzegovina
rischierà
delle
conseguenze
sempre
più
gravi.
Per
i Bosgnacchi
ciò
può
significare
non
solo
un'ulteriore
compromissione
dell'idea
statuale
della
BiH,
ma
anche
giocare
pericolosamente
con
la
propria
identità
e con
la
propria
stabilità
nazionale.
La
Bosnia
oggi
si
presenta
come
un
"punto
d'ingresso"
per
l'ideologia
della
djihad
in
Europa,
perché
durante
la
guerra
i gruppi
islamici
dell'occidente
e diversi
Paesi
islamici
erano
uniti
nell'aiutare
i musulmani
bosniaci
in
quanto
vittime.
Dunque,
non
si
tratta
solo
dei
"nostri
cretini",
ma
di
un'ideologia
che
bisogna
riconoscere
ed
impedire,
per
proteggere
anche
la
sovranità
della
BiH
e l'identità
dei
Bosgnacchi
intesi
come
autentico
popolo
europeo
musulmano.
Insieme
con
le
indagini
sul
corso
del
denaro
e delle
cittadinanze,
per
avere
questo
tipo
di
confronto
è
di
fondamentale
importanza
la
prontezza
dell'intellighenzia
islamica
nel
fare
i conti
con
l'ideologia
che
sta
alla
base
di
questo
reale
pericolo
per
la
BiH
e per
i Bosgnacchi.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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