Il
30
agosto
in
modo
improvviso
dall'atrio
del
parlamento
olandese
è
stata
rimossa
la
mostra
delle
sue
fotografie
che
documentano
le
tracce
del
massacro
serbo
dei
bosgnacchi
di
Srebrenica
nel
1995
e testimoniano
del
razzismo
della
comunità
internazionale,
in
modo
particolare
dei
soldati
olandesi
dell'ONU.
Di
cosa
si
tratta,
perché
la
mostra
è
stata
annullata?
Le
fotografie
sono
state
esposte
il
22
giugno,
ma
fino
a quel
momento
circa
il
70
% dei
parlamentari
aveva
espresso
una
certa
resistenza
verso
la
mostra,
perché
per
loro
l'argomento
Srebrenica
è
molto
delicato.
Con
grande
piacere
dei
rappresentanti
della
chiesa
protestante
IKV
e dei
Verdi
olandesi,
e con
la
comprensione
del
presidente
del
Parlamento
Frans
Weisglas,
la
mostra
è
stata
comunque
allestita
e i
contrari
erano
ormai
davanti
al
fatto
compiuto...
L'inaugurazione
era
di
tipo
chiuso,
con
la
presenza
di
tutti
i leader
dei
partiti
politici,
tutto
a livello
statale.
Ma,
alcuni
giorni
dopo,
tutti
i parlamentari
sono
andati
in
vacanza,
e lo
stabile
è
stato
chiuso
fino
alla
fine
di
agosto.
Il
periodo
dal
1 settembre
fino
al
15
ottobre
è
fra
altro
il
periodo
in
cui
gli
olandesi
in
gruppi
visitano
il
proprio
Parlamento.
E la
mostra
doveva
rimanere
aperta
fino
al
14
ottobre...
Fuga
dalla
verità
Dunque,
proprio
quanto
c'era
bisogno.
Proprio...
Ma
è
stata
tolta
senza
alcun
annuncio
o comunicazione
o accordo.
Secondo
le
mie
informazioni,
è
stata
decisiva
la
pressione
della
destra,
che
negli
ultimi
anni
in
Olanda
si
è
rafforzata
ulteriormente.
Sono
stato
informato
di
tutto
dagli
amici;
da
parte
del
Parlamento
fino
ad
oggi
nessuna
notizia,
un
comportamento
maleducato,
in
modo
particolare
perché
si
tratta
di
un
paese
e di
istituzioni
che
vanno
fieri
della
propria
cultura...
Fra
altro,
durante
l'apertura
della
mostra
la
maggior
parte
degli
invitati
apertamente
vedeva
il
modo
di
esposizione
delle
fotografie
e il
tema
come
un'aggressione
da
parte
mia.
Nonostante
fossi
stato
trattato
molto
bene
da
parte
dei
media
e dal
Parlamento.
L'altra
parte
dei
presenti
ha
assunto
un
atteggiamento
di
compassione.
Avevo
tenuto
presente
che
in
Olanda
è
caduto
il
governo
a causa
di
Srebrenica,
che
in
quel
Paese
c'è
L'Aia
e il
tribunale,
senza
il
quale
non
si
farebbero
i processi
ai
criminali,
e che
l'Olanda
comunque
ha
mandato
tanti
aiuti
materiali
e altri
tipi
di
aiuto
a Srebrenica
e alla
Bosnia
ed
Erzegovina.
Ma,
l'Olanda
non
vuole
far
i conti
con
la
verità
sul
suo
ruolo
nella
catastrofe,
essa
ha
un
problema
che
sta
crescendo,
così
il
mio
intento
era
di
aiutarli
nel
fare
i conti
con
tutto
questo.
Per
ciò
desideravo
presentare
la
mostra
al
Parlamento
e non
in
qualche
galleria.
Ma,
Weisglas
dopo
che
le
foto
sono
state
tolte
ha
detto
che
tali
fotografie
per
gli
studenti
- visitatori
sarebbero
state
troppo
scioccanti...
Il
sindaco
di
Srebrenica
Abdurahman
Malkic
ha
inviato
una
protesta
a Weisglas,
e lui
ha
risposto
che
la
mostra
non
può
tornare
in
Parlamento.
Magari
da
qualche
altra
parte,
loro
offrono
un
altro
spazio
rappresentativo.
Non
so,
vedremo.
Censurare
e imbrattare
Questa
non
è
stata
la
prima
reazione-incidente
riguardo
le
sue
fotografie
su
Srebrenica.
In
Serbia
le
ha
recentemente
presentate
su
mega-locandine;
alcune
sono
state
imbrattate
con
graffiti
dal
titolo:
"Si
ripeterà"...
Si
potrebbe
dire
che
le
fotografie
"fanno",
che
sono
eccessive?
Ma,
sono
di
eccesso
le
persone
che
preferiscono
vivere
da
ipocriti,
piuttosto
che
con
una
verità
che
gli
fa
male.
Anche
a Potocari
vicino
Srebrenica,
dove
nel
2003
è
stato
aperto
il
cimitero
per
le
vittime
esumate,
dovevo
allestire
l'intera
mostra,
con
fotografie
che
mostrano
le
tracce
del
genocidio
e i
graffiti
razzisti
dei
soldati
olandesi.
Ma,
alti
fattori
internazionali
l'hanno
vietato,
e mi
hanno
proposto
di
tralasciare
i graffiti...
Gli
ho
risposto
che
io
provengo
da
un
ambiente
culturale
e che
quelle
fotografie
erano
un
prodotto
artistico.
Si
apriva
il
cimitero,
si
metteva
il
punto,
e io
volevo
mettere
la
virgola
e sollevare
la
domanda
sulla
costruzione
del
museo,
dove
sarebbero
finite
quelle
fotografie.
Ciò
avrebbe
significato
inoltre
mettere
le
indicazioni
stradali,
le
visite
guidate,
ecc.
Ma,
la
mostra
permanente
è
stata
censurata,
così
in
tutta
la
Bosnia
ed
Erzegovina
avevo
messo
delle
mega-locandine,
e anche
in
Repubblica
Srpska.
Lo
facevo
per
aiutare
la
gente
di
questi
luoghi,
che
ingrandiscono
i criminali
e li
mettono
tra
i santi
- e
in
questo
modo
ingrandiscono
il
male
come
il
bene,
mentre
la
gente
onesta
vive
in
miseria
- per
aiutare
loro
e per
aiutare
la
Bosnia.
Ci
sono
state
locandine
spruzzate
di
graffiti
anche
nella
RS,
ma
tutto
ciò
ha
avuto
il
suo
effetto,
perché
milioni
di
persone
l'hanno
visto.
Anche
in
Serbia
sono
andato
con
le
migliori
intenzioni,
e di
nuovo
ci
sono
state
locandine
imbrattate,
ma
ci
sono
stati
anche
degli
effetti
- in
Serbia
nessuno
può
più
negare
Srebrenica.
Anche
là
mi
sono
offerto
di
allestire
la
mostra,
ma
di
farla
inaugurare
da
uno
dei
funzionari
più
alti,
se
proprio
desiderava
pubblicamente
nominare
il
genocidio
di
Srebrenica.
Per
quanto
mi
riguarda,
avrebbe
potuto
farlo
anche
Vuk
Draskovic,
ma
nessuno
ha
osato
farlo.
Il
fascismo
non
è
morto
Con
questo
comunque
non
finisce
il
viaggio
del
suo
ciclo
su
Srebrenica,
la
mostra
va
avanti.
Ha
nominato
anche
Zagabria?
Faccio
ciò
che
credo
abbia
un
senso
e che
dà
dei
risultati.
Così
penso
che
questo
abbia
senso
sia
per
il
tema
di
Srebrenica
che
per
il
fascismo,
che
qua
e nel
mondo
non
è
ancora
morto.
La
fotografia
che
rappresenta
una
madre
di
Srebrenica
davanti
alla
casa
di
Anna
Frank
ad
Amsterdam,
e che
già
da
qualche
tempo
in
formato
gigante
è
stata
collocata
nella
sinagoga
di
Sarajevo,
dunque,
per
il
60esimo
anniversario
dell'Olocausto
e dei
10
anni
di
Srebrenica,
ora
cerco
di
spostarla
in
via
Praska
a Zagabria
e di
metterla
su
uno
dei
muri
intorno
al
parcheggio
dell'albergo
"Dubrovnik",
dove
fino
al
1942
c'era
la
sinagoga
. Non
vorrei
continuare
a spiegare,
io
faccio
così,
metto
l'opera
e poi
mi
allontano,
e aspetto
che
il
dialogo
si
apra
da
solo.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |