La
copertina
del
settimanale
"Dani"
della
settimana
scorsa
è
eloquente:
il
Manneken
Pis
di
Bruxelles
nella
sua
posa
più
tipica
che
orina
sulla
bandiera
della
Bosnia
ed
Erzegovina
sotto
il
titolo
"Doccia
Fredda
da
Bruxelles".
Irriverente,
provocatoria
ma
estremamente
calzante
e descrittiva
della
situazione
che
si
respirava
in
Bosnia
ed
Erzegovina
all'inizio
della
settimana.
Nel
giro
di
poche
ore,
la
Croazia
aveva
ricevuto
il
via
libera
da
Bruxelles
sull'inizio
dei
negoziati
di
adesione.
Carla
Del
Ponte,
nella
sua
dichiarazione
di
lunedì
aveva
dichiarato
che
"la
cooperazione
della
Croazia
con
il
Tribunale
dell'Aja
era
stata
piena
e che
stava
facendo
tutto
quello
che
poteva
per
rintracciare
ed
arrestare
Ante
Gotovina".
La
Del
Ponte
si
era
dimostrata
fiduciosa
che,
se
la
Croazia
continuerà
a lavorare
con
la
stessa
determinazione
e intensità,
Gotovina
sarà
trasferito
all'Aja
presto.
Le
dichiarazioni
della
Del
Ponte,
a dir
la
verità
erano
apparse
in
contrasto
con
quanto
la
stessa
Del
Ponte
aveva
dichiarato
solo
il
venerdì
prima,
quando
aveva
detto
di
essere
molto
delusa
e che
il
problema
rimaneva
lo
stesso,
con
Gotovina
ancora
in
libertà.
La
differenza
tra
le
dichiarazioni
della
Del
Ponte
è
stata
evidente
e ha
immediatamente
scatenato
una
ridda
di
illazioni.
Lo
stesso
giorno,
l'Unione
Europea
aveva
anche
deciso
di
firmare
gli
accordi
di
stabilizzazione
e associazione
con
la
Serbia
e Montenegro.
Anche
in
questo
caso,
la
decisione
ha
dato
la
stura
a discussioni
e polemiche,
dato
che
il
futuro
stesso
dell'Unione
Serbia
e Montenegro
è
incerto.
Come
hanno
fatto
notare
Gerald
Knaus
di
ESI
in
un'intervista
per
la
Balkan
Investigative
Reporting
Network
(BIRN),
non
è
chiaro
cosa
accadrà
in
futuro
con
Serbia
e Montenegro:
potrebbe
accadere
infatti
che
l'accordo
di
stabilizzazione
e associazione
firmato
da
Serbia
e Montenegro
come
unico
soggetto
di
diritto
internazionale,
in
futuro
potrebbe
sdoppiarsi
data
la
possibile
separazione
dell'Unione.
La
Bosnia
ed
Erzegovina
è
rimasta
fuori
da
questa
tornata.
Assieme
alla
Bielorussia,
la
Bosnia
era
rimasto
l'unico
paese
a non
avere
un
accordo
formale
con
l'Unione
Europea.
Le
reazioni
in
Bosnia
sono
state
chiaramente
negative
e hanno
suscitato
polemiche
e alimentato
le
tensioni
interne.
Le
accuse
da
parte
di
alcuni
politici
del
SDA
si
sono
indirizzate
verso
la
Republika
Srpska
colpevole
nel
corso
degli
ultimi
mesi
di
avere
bloccato
la
riforma
della
polizia,
uno
degli
ultimi
ostacoli
della
Bosnia
nel
suo
cammino
verso
l'Europa.
Il
quotidiano
"Dnevni
Avaz"
ha
paragonato
il
raggiungimento
degli
accordi
tra
la
UE,
Croazia
e Serbia
e Montenegro
con
il
famoso
accordo
di
Karadjordjevo
del
1991,
quando,
secondo
molti,
Tudjman
e Milosevic
si
erano
messi
d'accordo
per
spartire
la
Bosnia.
Secondo
"Dnevni
Avaz",
infatti,
mentre
Croati
e Serbi
di
Bosnia
in
futuro
potranno
viaggiare
in
Europa
grazie
al
doppio
passaporto,
i bosniaci
invece
saranno
penalizzati
dal
fatto
di
non
avere
doppia
cittadinanza
e quindi
dover
ricorrere
ai
visti
per
entrare
in
Europa.
Il
vecchio
cliché
delle
barzellette
bosniache
che
ritraggono
il
famoso
bosniaco
"Mujo"
come
il
parente
povero
e retrogrado
dei
due
paesi
vicini
sembrava
essere
ripetuto
in
chiave
di
adesione
europea.
Ma
allo
stesso
tempo
Lejla
Redzovic-Mesovic
della
televisione
di
stato
bosniaca
si
chiede
se
sono
stati
applicati
standard
diversi
tra
Bosnia
ed
Erzegovina
e Serbia
e Montenegro:
la
Croazia
non
ha
arrestato
Gotovina
eppure
ha
il
via
libera
e lo
stesso
è
avvenuto
con
la
Serbia
e Mladic.
Gerald
Knaus,
sempre
per
BIRN,
sembra
condividere
questa
opinione
quando
confrontando
i due
paesi,
l'unione
tra
Serbia
e Montenegro
appare
molto
più
incerta
della
sopravvivenza
della
Bosnia
come
stato
unitario.
Come
la
Bosnia
ed
Erzegovina,
Serbia
e Montenegro
hanno
anche
loro
due
polizie
diverse
e addirittura
due
valute
diverse
(l'Euro
in
Montenegro
e il
dinaro
in
Serbia).
Il
regime
di
semi
protettorato
della
Bosnia
ed
Erzegovina
è
ancora
una
volta
l'aspetto
chiave.
La
comunità
internazionale
in
Bosnia
ed
Erzegovina
è
stata
la
forza
motrice
dietro
la
riforma
della
polizia.
L'Alto
Rappresentante
Paddy
Ashdown,
il
capo
della
Delegazione
della
Commissione
Europea
Michael
Humphreys
e l'Ambasciatore
inglese
Matthew
Rycroft
sono
stati
i principali
artefici
del
pressing
esercitato
sulle
autorità
di
Banja
Luka
affinché
accettassero
i principi
della
riforma
della
polizia.
Nelle
ultime
settimane
i tre
rappresentanti
europei
sono
stati
rinforzati
dalla
discesa
in
campo
dell'ambasciatore
americano,
Douglas
McElhaney
che
si
è
unito
agli
sforzi
dei
suoi
colleghi
europei
per
convincere
le
riottose
autorità
di
Banja
Luka
ad
accettare
le
riforme.
E la
pressione
internazionale
ha
avuto
successo.
Mentre
tutti
gli
osservatori
cercavano
di
ipotizzare
quale
tipo
di
sanzioni
sarebbero
state
adottate
nei
confronti
della
Republika
Srpska,
martedì
4 ottobre,
il
giorno
stesso
in
cui
veniva
annunciato
l'accordo
su
Croazia
e Serbia
e Montenegro,
un
fatto
secondario
ma
alquanto
significativo
lasciava
presagire
che
la
Republika
Srpska
si
stesse
apprestando
a pronunciare
il
fatidico
sì
alla
riforma
della
polizia.
Un
laconico
comunicato
stampa
dell'Ufficio
dell'Alto
Rappresentante
riconosceva
che
il
governo
della
Republika
Srpska
aveva
finalmente
adempiuto
i suoi
obblighi
e aveva
fornito
alle
autorità
giudiziarie
tutti
i nomi
delle
persone
coinvolte
nei
crimini
di
Srebrenica.
Una
sorta
di
apprezzamento
positivo
nei
confronti
del
governo
della
RS,
su
una
questione
completamente
slegata
a quella
della
riforma
della
polizia.
Un
segnale
in
netta
controtendenza
rispetto
alla
tempesta
che
ci
si
stava
aspettando
e il
segno
che
qualcosa
si
stava
muovendo
e che
il
tormentone
della
riforma
della
polizia
era
vicino
ad
una
soluzione.
E così
è
stato.
Mercoledì
pomeriggio,
l'Assemblea
Nazionale
della
Republika
Srpska,
la
stessa
assemblea
che
poche
settimane
fa
aveva
bocciato
la
riforma
della
polizia,
ha
dato
il
suo
assenso
alla
proposta
presentata
dal
Presidente
della
Republika
Srpska,
Dragan
Cavic.
55
voti
a favore,
5 contro,
15
gli
astenuti
è
stato
il
successo,
anche
personale
a scapito
del
Premier
Bukejlovic,
incassato
da
Cavic.
L'accordo
sulla
riforma
della
polizia
dovrà
essere
implementato
nel
corso
dei
prossimi
cinque
anni,
la
polizia
potrà
oltrepassare
la
linea
di
demarcazione
tra
le
entità
dove
questo
sia
tecnicamente
necessario
e soprattutto,
la
condizione
più
importante,
le
competenze
legali
e finanziarie
della
polizia
saranno
trasferite
alle
autorità
della
Bosnia
ed
Erzegovina
e non
rimarranno
più
esclusiva
delle
entità.
Differenze
tecniche,
e a
dir
la
verità
pochi
capiscono
in
che
cosa
la
proposta
di
Cavic
differisca
da
quelle
precedenti.
È
la
fine
di
un
tormentone
politico-diplomatico?
La
firma
dell'accordo
è
stata
salutata
da
molti
come
un
decisivo
passo
in
avanti
verso
l'Europa.
Javier
Solana
e Olli
Rehn
hanno
approvato
con
soddisfazione
la
decisione
della
Republika
Srpska
e se
non
vi
saranno
sorprese
da
parte
del
parlamento
federale
e centrale,
la
Bosnia
ed
Erzegovina
ha
finalmente
soddisfatto
i criteri
per
la
conclusione
dell'accordo
di
stabilizzazione
e associazione.
Ancora
più
in
là
sembra
essersi
spinto
l'Ambasciatore
inglese
Matthew
Rycroft
dicendo
che
i negoziati
per
l'accordo
di
Stabilizzazione
e associazione
potranno
iniziare
nel
corso
di
quest'anno.
Un
accordo
tardivo,
avvenuto
nei
minuti
di
recupero
più
che
in
zona
Cesarini
e adesso
si
vedrà
quali
saranno
le
conseguenze
e quando
la
Bosnia
potrà
accodarsi
a Croazia
e Serbia
e Montenegro
sulla
strada
per
l'Europa.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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