Lei
crede
che
oggi
vi
sia
ancora
interesse
da
parte
della
comunità
internazionale
verso
la
cattura
dei
latitanti?
E'
difficile
per
me
fare
una
valutazione
perché
non
ho
tutti
gli
elementi
a disposizione,
ne
ho
solo
alcuni.
Credo
che
in
questo
momento
vi
sia
interesse,
anche
perché
ci
si
vuole
sbarazzare
degli
ostacoli
che
subentrano
nel
percorso
politico
degli
Stati
dei
Balcani
verso
l'Unione
Europea.
Quindi
io
credo
di
sì,
che
adesso
la
comunità
internazionale,
finalmente
direi,
abbia
raggiunto
lo
stadio
in
cui
è
inevitabile
che
questi
latitanti
siano
arrestati.
Naturalmente
adesso
la
difficoltà
è
che
in
dieci
anni
si
sono
comunque
costruiti
un'esperienza
tale
per
cui
sanno
come
nascondersi,
godono
di
protezioni
ormai
collaudate
da
dieci
anni,
e quindi
tutto
diventa
più
difficile.
L'apertura
dell'Unione
Europea
nei
confronti
dei
Paesi
dei
Balcani
Occidentali
dopo
il
3 ottobre,
in
particolare
nei
confronti
di
Croazia
e Serbia-Montenegro,
non
va
considerata
come
un
annacquamento
delle
condizioni
poste
rispetto
all'arresto
dei
latitanti?
Assolutamente
no,
anzi
secondo
me
è
parte
di
una
strategia.
La
Croazia
sta
avviando
i negoziati
per
entrare
nell'UE,
si
tratta
di
un
momento
importantissimo.
Gotovina
per
loro
diventa
un
vero
ostacolo,
noi
stiamo
collaborando
in
modo
eccezionale
con
la
Croazia
e speriamo
di
avere
successo
presto.
Per
quanto
riguarda
la
Serbia-Montenegro,
e Belgrado,
naturalmente
i 16
accusati
che
ci
sono
stati
trasferiti
negli
ultimi
mesi
hanno
pesato
sulla
decisione
positiva,
e questo
naturalmente
è
giusto.
C'è
un
incentivo
che
consiste
nel
dire:
"Vedete,
la
cooperazione
con
il
Tribunale
è
fondamentale
e se
ne
è
tenuto
conto
nelle
valutazioni".
In
questi
due
giorni
abbiamo
parlato
del
ruolo
della
giustizia
per
portare
ad
una
pace
e riconciliazione
duratura
nei
Balcani.
Lei
crede
che
la
giustizia
da
sola
possa
raggiungere
questo
scopo?
No,
non
la
giustizia
da
sola.
Ma
la
giustizia
dà
sicuramente
un
apporto
importantissimo.
Perché
riguarda
direttamente
le
vittime,
e se
si
considera
quante
sono
le
vittime
ad
esempio
in
Bosnia-Erzegovina,
si
può
valutare
appieno
l'importanza
dell'azione
della
giustizia.
Quindi,
non
è
sufficiente,
non
è
tutto,
ma
è
il
primo
passo
importante,
che
purtroppo
in
dieci
anni
non
abbiamo
ancora
fatto
compiutamente.
Siamo
ancora
a metà
strada.
Lei
ha
fiducia,
per
il
futuro,
nel
ruolo
dei
Tribunali
locali?
Sì,
ho
molta
fiducia
nel
ruolo
dei
Tribunali
locali,
soprattutto
delle
Corti
Statali
per
i crimini
di
guerra
che
sono
state
costituite
sia
a Zagabria
che
a Belgrado
e a
Sarajevo,
in
quest'ultimo
caso
con
la
componente
internazionale.
La
mia
fiducia
deriva
proprio
dal
rapporto
personale
che
ho
con
i procuratori,
dalla
loro
professionalità.
Quelli
con
cui
mi
sono
confrontata
hanno
una
fortissima
volontà,
sono
capaci
e chiedono
il
nostro
aiuto
per
poter
fare
le
inchieste
e condurre
i processi
in
modo
equo.
Il
supporto
politico
è
tuttavia
estremamente
importante
affinché
il
risultato
sia
positivo,
affinché
vi
sia
un
successo.
Se
il
procuratore
non
ha
il
supporto
politico
e quello
della
polizia,
che
deve
eseguire
su
ordine
del
magistrato
le
misure
coercitive,
perquisizioni
e arresti,
la
sua
azione
diviene
naturalmente
difficile...
L'importante
è
che
ci
sia
supporto
politico
all'attività
giudiziaria
dei
magistrati.
Come
valuta
la
decisione
del
Consiglio
del
Tribunale
di
dare
la
libertà
politica
a Ramush
Haradinaj?
Abbiamo
fatto
appello
alla
decisione.
Io
sono
assolutamente
scandalizzata.
Sembra
che
tutti
i detenuti
possano
tornare
a fare
politica
nel
loro
Paese.
Non
dobbiamo
fare
discriminazioni,
e soprattutto
non
dobbiamo
fare
in
modo
che
chi
è
in
attesa
di
giudizio,
chi
aspetta
di
andare
in
tribunale,
possa
addirittura
avviare
una
carriera
politica.
Naturalmente
io
vedo
le
cose
dalla
parte
di
un
procuratore,
ma
mi
sembra
che
sia
giusto
che
si
aspetti
il
processo.
Abbiamo
comunque
fatto
appello,
stiamo
a vedere.
Lei
si
è
opposta
anche
alla
liberazione
di
Simatovic
e Stanisic...
Certo...
Dopo
tutto
il
lavoro
che
facciamo
per
ottenere
l'arresto
ce
li
lasciano
fuori,
soprattutto
in
una
fase
politica
delicata,
ma
comunque
non
commentiamo
le
decisioni
dei
giudici,
cerchiamo
di
fare
quello
che
ci
è
possibile.
Lei
ha
parlato
del
piano
politico,
questo
servirà
anche
per
spiegare
a quella
parte
dell'opinione
pubblica
che
considera
per
esempio
Gotovina
un
eroe
nazionale,
che
invece
un
processo
potrà
servire
anche
per
fare
ragionare
sulle
cose...
Il
processo
serve
anche
per
quello,
no?
Per
sapere
la
verità
dei
fatti.
I processi
hanno
questa
funzione
anche
alla
luce
della
disinformazione
avvenuta
nei
Balcani,
in
ex
Jugoslavia.
Non
si
tratta
solo
di
portare
i responsabili
davanti
alla
giustizia,
ma
anche
di
stabilire
la
verità,
i fatti.
Questo
è
importante
per
le
generazioni
future,
e fondamentale
per
la
riconciliazione.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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