A
dieci
anni
dalla
fine
della
guerra
sono
stati
finalmente
confermati
i peggiori
presentimenti
e le
peggiori
paure
relative
all'uso
dell'uranio
impoverito
in
BiH.
Il
rapporto
della
commissione
parlamentare
- la
Commissione
d'indagine
per
determinare
il
grado
di
radiazione
dell'uranio
impoverito
e le
conseguenze
sulla
salute
dei
cittadini
della
BiH
- non
lascia
dubbi
su
due
cose:
primo,
che
la
NATO
durante
le
operazioni
nell'autunno
del
1994
e nel
1995
impiegava
munizioni
con
uranio
impoverito;
e secondo,
che
le
conseguenze
sulla
salute
dei
cittadini
che
si
sono
trovati
vicino
agli
obbiettivi
non
sono
per
niente
trascurabili.
Anzi,
fino
ad
ora
un
numero
indeterminato
di
cittadini
della
BiH
è
morto
per
le
conseguenze
delle
radiazioni,
mentre
le
conseguenze
per
l'ambiente
naturale
saranno
permanenti,
almeno
là
dove
sono
state
effettuate
le
azioni
militari.
Il
rapporto,
che
Dani
ha
ricevuto
in
visione,
è
il
risultato
di
un'indagine
durata
più
mesi
condotta
da
una
commissione
parlamentare
composta
da
nove
membri
ed
è
il
primo
tentativo
da
parte
del
governo
attuale
di
determinare
almeno
le
conseguenze
delle
operazioni
che
la
NATO
aveva
condotto
in
questo
paese.
Il
rapporto
si
basa
su
una
documentazione
molto
voluminosa,
comprese
anche
la
ricerche
sull'aumento
del
tasso
e sulla
struttura
della
mortalità
fra
i cittadini
delle
zone
colpite.
Il
silenzio,
con
il
quale
il
governo
della
BiH
fino
ad
ad
ora
ha
seguito
le
ricerche
sull'uranio
impoverito,
aveva
un
ovvio
motivo:
lo
scopo
dichiarato
dello
Stato
di
diventare
prima
membro
della
Partnership
per
la
pace
e poi
membro
della
stessa
NATO.
Durante
l'operazione
“Deliberate
Force”,
gli
aerei
della
NATO
colpirono
21
obiettivi
militare,
a quel
tempo
sotto
il
controllo
del
VRS
(Esercito
della
Republika
srpska,
ndt).
Nonostante
il
fatto
che
la
NATO
abbia
riconosciuto
l'uso
di
munizioni
all'uranio
impoverito
e abbia
reso
note
le
coordinate
di
16
obbiettivi,
preoccupa
il
fatto
che
la
Commissione
di
inchiesta
del
Parlamento
della
BiH
non
possa
avere
accesso
ai
dati
relativi
ai
cinque
obiettivi
rimanenti;
queste
cinque
locazioni,
si
dice
nel
rapporto,
si
trovano
nelle
vicinanze
di
Sarajevo.
Considerando
il
fatto
che
la
maggior
parte
degli
obbiettivi
erano
armi
d'artiglieria
che
allora
si
trovavano
all'interno
della
zona
di
esclusione,
dunque,
ben
fortificata,
il
calibro
più
usato
durante
l'operazione
era
di
30
millimetri.
I proiettili
venivano
sparati
da
aerei
del
tipo
A-10,
nel
gergo
militare
americano
noti
anche
come
tank-busters.
Durante
l'operazione,
sul
territorio
della
BiH
sono
stati
sparati
6.380
proiettili
prevalentemente
di
calibro
30
mm!
A ben
guardare,
il
numero
dei
proiettili
sparati
è
maggiore,
si
afferma
nella
conclusione
della
Commissione,
e probabilmente
si
tratta
anche
di
calibri
più
grandi,
perché
l'uranio
impoverito
viene
usato
anche
nella
produzione
dei
proiettili
per
i canoni
da
120
millimetri.
Con
ciò,
solo
alcune
centinaia
di
proiettili
sono
stati
trovati
e rimossi;
il
resto
è
impossibile
da
localizzare.
Uno
dei
documenti
cui
fa
riferimento
questo
rapporto
e anche
la
ricerca
dell'UNEP
(United
Nations
Environment
Program),
pubblicata
due
anni
fa;
questa
ricerca
ha
confermato
l'innalzamento
del
livello
di
radiazione
a Hadzici,
nel
magazzino
per
le
munizioni,
nell'ex
istituto
di
riparazione,
nella
caserma
e nel
magazzino
delle
munizioni
per
l'artiglieria
a Han-Pijesak.
A Hadzici
i membri
del
contingente
tedesco
della
SFOR
hanno
trovato
una
“cassa
di
munizioni
all'uranio
impoverito
usate,
in
cui
c'erano
schegge
di
proiettili/perforanti,
frammenti,
granelli
e simili
avanzi
di
munizioni
usate”,
si
dice
nel
rapporto.
Il
vero
problema
è
che
non
si
sa
per
niente
quanto
a lungo
siano
rimaste
là
le
munizioni,
e che
fine
abbiano
fatto,
benché
la
NATO
abbia
fornito
un
comunicato
in
cui
si
dice
che
le
munizioni
nella
primavera
del
2001
sono
state
spostate
negli
USA.
Per
questo
non
sono
state
trovate
le
prove.
Durante
le
indagini
nelle
dodici
locazioni
rimaste
o non
è
stato
registrato
un
innalzamento
del
livello
delle
radiazioni
o non
è
stato
possibile
condurre
un'indagine
completa,
a causa
delle
mine
rimaste
sepolte
durante
la
guerra.
Una
di
queste
locazioni
è
il
monte
Rosca,
dove
gli
aerei
della
NATO
nell'autunno
del
1994
distrussero
il
cannone
semovente
del
VRS:
il
terreno
era
minato
e non
si
poteva
passare.
A Pjelugovici,
dove
venivano
impiegate
munizioni
con
uranio
impoverito,
non
è
stato
rilevato
un
aumento
del
livello
di
radiazioni,
ma
la
Commissione
crede
che
esista
la
possibilità
di
una
“penetrazione
dell'uranio
impoverito
nelle
profondità
del
terreno”.
Nelle
locazioni
rimaste,
Pale,
Vogosca,
Ustikolina,
Foca,
Kalinovik,
Glamoc
e sulla
Bjelasnica
è
certo
che
non
ci
siano
radiazioni,
ma
in
alcuni
di
questi
luoghi
“è
stata
evidenziata
un'alta
concentrazione
di
metalli
pesanti”.
Questa
però
non
è
l'unica
mancanza
della
ricerca
dell'UNEP,
che
solo
in
modo
superficiale
si
occupa
delle
conseguenze
dell'uso
dell'uranio
impoverito
e constata
che
il
numero
dei
malati
di
cancro
non
è
in
crescita.
Invece,
le
ricerche
degli
esperti
locali,
focalizzate
sugli
abitanti
delle
regioni
colpite,
indicano
un
elevato
tasso
di
malati
di
cancro
e di
mutazioni
genetiche
che
potrebbero
essere
conseguenza
dell'esposizione
alle
radiazioni,
il
secondo
effetto
dell'uranio
impoverito
sono
i problemi
emozionali
e mentali,
la
stanchezza,
la
perdita
del
controllo
di
alcune
funzioni
vitali
del
corpo,
che
sono
alcuni
dei
sintomi
anche
della
“sindrome
dei
Balcani”.
Anche
la
leucemia,
che
letteralmente
devasta
i soldati
italiani
che
sono
stati
in
Bosnia
ed
Erzegovina,
è
stata
oggetto
d'indagine
da
parte
del
potere
militare
e civile
italiano.
Inoltre,
la
Commissione
ha
affermato
che
“esistono
indizi
sul
collegamento
tra
il
tasso
di
malignità
e l'azione
delle
munizioni
all'uranio
impoverito”,
e le
conseguenze
“possono
manifestarsi
in
un
periodo
latente
che
va
dai
dieci
anni
in
su”.
Il
danno
per
l'ambiente
e le
conseguenze
dell'inquinamento
delle
acque
sotterranee
e delle
sorgenti,
fra
il
resto,
sono
di
lunga
scadenza
e dovranno
passare
alcuni
anni
per
far
sì
che
diventino
evidenti.
Ciò
che,
invece,
indica
il
fatto
che
la
crisi
è
molto
più
acuta,
sono
i due
documenti,
redatti
esclusivamente
per
le
necessità
dell'inchiesta
parlamentare,
entrambi
legati
direttamente
allo
stato
di
salute
dei
cittadini
di
Hadzici.
La
ricerca
sul
tasso
di
mortalità
fra
gli
abitanti
di
Hadzici,
che
dopo
la
guerra
sono
andati
ad
abitare
a Bratunac,
indica
che
l'aumento
del
tasso
di
mortalità
fra
gli
abitanti
di
Hadzici
potrebbe
avere
a che
fare
unicamente
col
fatto
che
fossero
esposti
all'azione
dell'uranio
impoverito.
Il
tasso
di
mortalità
fra
i profughi
di
Hadzici
a Bratunac
variava
fra
otto,
durante
il
1996,
e 20
volte,
durante
il
2000,
ed
era
da
tre
a dieci
volte
più
alto
del
tasso
di
mortalità
fra
gli
altri
profughi.
L'autrice
delle
ricerche,
la
dottoressa
di
Bratunac
Slavica
Jovanovic,
dice
che
di
per
sé
la
vita
dei
profughi
è
già
abbastanza
traumatica
da
poter
provocare
un
aumento
del
tasso
di
mortalità,
tuttavia,
la
presenza
di
carcinoma
fra
i profughi
di
Hadzici
è
molto
più
alta.
Secondo
i risultati
delle
sue
indagini,
l'incidenza
del
carcinoma
sul
tasso
di
mortalità
dei
profughi
di
Hadzici
subito
dopo
la
guerra
era
del
19,4
per
cento,
nel
1998
tale
percentuale
incredibilmente
era
del
27,
6 per
cento,
per
“inchiodarsi”
al
diciotto
per
cento
nei
successivi
due
anni.
Per
fare
un
confronto,
l'incidenza
del
carcinoma
sulla
mortalità
degli
altri
profughi
subito
dopo
la
guerra
era
del
dieci
per
cento,
e sulla
popolazione
locale
poco
più
del
sei
per
cento.
I risultati
finali
delle
indagini
sono
a dir
poco
allarmanti.
Dunque,
il
tasso
di
mortalità
fra
gli
abitanti
di
Hadzici
è
di
2,2
volte
più
alto
del
tasso
di
mortalità
a Bratunac,
di
circa
quattro
volte
più
alto
del
tasso
di
mortalità
della
popolazione
che
vi
risiede,
e di
circa
due
volte
e mezzo
più
alto
del
tasso
di
mortalità
degli
altri
profughi.
Inoltre
l'indice
di
morte
per
carcinoma
è
significativo,
ed
è
più
alto
che
negli
altri
gruppi
di
profughi.
Le
indagini
dell'Istituto
per
l'ingegneria
genetica
e per
la
biotecnologia
di
Sarajevo,
svolte
fra
la
popolazione
di
Sarajevo
e di
Hadzici
- più
esattamente,
fra
i lavoratori
dell'Istituto
tecnico
di
riparazione
di
Hadzici
–
mostra
un
aumento
della
“frequenza
di
aberrazioni
del
tipo
cromosomico
fra
gli
ultimi.
In
altre
parole,
il
disordine
dei
cromosomi
- una
sorta
di
mutazione
genetica
- fra
gli
abitanti
di
Hadzici
è
più
alto
del
normale,
e nonostante
non
possano
essere
direttamente
collegati
all'esposizione
all'uranio,
questa
probabilmente
è
una
delle
possibili
spiegazioni.
Sanin
Haveric,
uno
degli
autori
del
progetto,
dice:
“Non
possiamo
escludere
anche
il
fenomeno
di
alcuni
altri
agenti
genotossici
e perciò
vorremmo
continuare
questa
ricerca.”
Invece,
i risultati
ai
quali
è
arrivato
l'Istituto
indicano
che
fra
gli
abitanti
di
Hadzici
la
percentuale
di
errori
nei
cromosomi
è
più
alta
di
quella
tollerata
del
tre
per
cento.
Anzi,
la
comparsa
di
“cromosomi
dicentrici”
in
questo
gruppo
di
esaminati,
che
sono
molto
rari
nelle
persone
sane,
è
più
alto
di
quello
tollerato
ed
è
“un
chiaro
indicatore
dell'esposizione
alle
radiazioni”.
Inoltre,
i cambiamenti
nella
struttura
dei
cromosomi,
che
fra
gli
esaminati
di
Sarajevo
sono
sotto
il
limite
di
tolleranza
del
4,4
per
cento,
fra
gli
esaminati
di
Hadzici
supera
tale
limite
nel
57
per
cento
dei
casi.
In
un
linguaggio
comprensibile
a tutti,
come
conseguenza
delle
radiazioni
avviene
una
“perdita”,
cioè
un
danneggiamento
del
materiale
genetico.
Siccome,
si
dice
nella
conclusione
del
rapporto,
gli
abitanti
di
Hadzici
sottoposti
ad
esame
mostrano
modificazioni
genetiche
molto
più
frequenti
che
negli
altri
esaminati,
è
chiaro
che
esiste
un
legame
fra
l'uranio
impoverito
e l'aumento
della
frequenza
delle
mutazioni
genetiche.
In
altre
parole,
il
prezzo
non
è
stato
pagato
nemmeno
un
po'.
Inoltre,
per
il
fatto
che
non
si
sa
quanti
abitanti
di
questo
paese
siano
morti
a causa
delle
radiazioni,
è
chiaro
che
la
cosa
non
finisce
qui.
L'uranio
si
mantiene
molto
a lungo
nell'organismo
ed
è
approvato
che
influisce
sul
DNA;
sull'orrore
delle
mutazioni
viste
in
precedenza
in
altre
situazioni
simili,
non
serve
spendere
nemmeno
una
parola.
Le
generazioni,
che
nel
periodo
dei
bombardamenti
non
sapevano
cosa
stesse
accadendo
attorno
a loro,
continueranno
a pagare
il
prezzo.
E affinché
la
cosa
sia
peggiore,
queste
bombe
sono
state
buttate
in
loro
nome.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
|