Nell'estate
del
1997
la
differenza
fra
il
denaro
che,
sotto
forma
di
numerose
donazioni,
fu
versato
sui
conti
dei
fondi
pensionistici
e assicurativi
e quello
che
da
questi
conti
fu
pagato
ai
cittadini
della
BiH,
ammontava
incredibilmente
a 236.167.000
dollari
americani,
un
dato
stabilito
già
otto
anni
fa
dalla
commissione
d'inchiesta
sull'uso
improprio
dei
mezzi
delle
donazioni
alla
Federazione
BiH.
Di
questa
commissione,
composta
da
nove
deputati
della
Camera
dei
rappresentanti
del
Parlamento
Federale,
sono
rimasti
tre
differenti
rapporti
e una
serie
di
denunce
contro
i più
alti
funzionari
della
BiH
di
allora,
cioè
della
Federazione.
Fra
l'altro,
la
commissione
ha
richiesto
- più
esattamente
ha
ordinato
- all'Amministrazione
federale
delle
tasse
e alla
Guardia
di
finanza
di
svolgere
le
indagini
e di
informare
il
Parlamento
sui
risultati
dell'ispezione
delle
tasse
nelle
imprese
edili
che
sono
state
poste
in
relazione
con
alcune
delle
malversazioni
riguardanti
le
opere
di
ricostruzione:
Unigradnja,
Butmir,
Oki,
Numen,
Aladza,
Tipuric...
Tuttavia,
a giudicare
dalle
analisi
della
commissione,
non
solo
sono
scomparsi
senza
lasciar
traccia
i soldi
destinati
alla
ricostruzione
edile
del
Paese;
la
stessa
cosa
è
successa
anche
coi
crediti
destinati
al
settore
pubblico,
come
è
il
caso
di
uno
della
serie
di
crediti
del
programma
TAC
(Transition
Assistance
Credit):
si
tratta
di
venti
milioni
di
dollari
stanziati
dal
Governo
olandese.
Al
termine
dell'indagine
parlamentare,
però,
era
possibile
stabilire
solo
la
destinazione
degli
spiccioli,
poco
meno
di
sette
milioni
di
dollari,
"mentre
per
quanto
concerne
i restanti
13.000.000
di
dollari,
gli
organi
competenti
non
si
sono
dichiarati"?!
Dopo
che
la
Commissione
- fondata
nel
luglio
1997
- ha
presentato
il
suo
ultimo
rapporto
è
stata
semplicemente
abolita!
Durante
la
seduta
del
Parlamento
federale
tenutasi
verso
la
metà
di
aprile,
la
parola
è
stata
presa
da
Ejup
Ganic,
allora
presidente
della
FBiH,
il
quale
ha
detto
che
non
c'è
più
bisogno
della
commissione,
perché
il
suo
lavoro
sarà
assunto
"dagli
organi
competenti".
Gli
organi
competenti
in
questo
caso
dovrebbero
essere
la
polizia
e la
procura,
perché
la
commissione
dopo
meno
di
un
anno
di
lavoro
ha
stabilito
che
circa
un
miliardo
e mezzo
di
marchi,
inviati
alla
Bosnia
ed
Erzegovina
sotto
forma
di
donazioni,
sono
spariti!
Così
è
sparita
anche
la
commissione
di
nove
membri,
e il
rapporto,
insieme
ai
chili
di
"documentazione
che
accompagna
il
rapporto",
è
stato
depositato
presso
l'archivio
del
Parlamento
federale.
Gli
organi
competenti
non
lo
hanno
nemmeno
richiesto.
Dani,
invece,
ha
avuto
in
visione
il
rapporto
e parte
della
documentazione,
dalla
quale
risulta
evidente
che
i milioni
di
marchi
sparivano
in
transazioni
bancarie
molto
complicate
e che
i firmatari
di
queste
transazioni
sono
alcuni
dei
più
alti
funzionari
statali
di
quel
tempo.
Fra
il
giugno
1997
e il
marzo
1998,
quindi
otto
anni
fa,
la
commissione
ha
stabilito
anche
il
fatto
che
dai
buchi
del
sistema
fiscale
della
BiH
uscivano
molti
più
soldi
di
quelli
che
alla
fine
entravano
nel
budget;
già
a quel
tempo,
i nove
parlamentari
federali,
senza
una
particolare
esperienza
nell'indagine
e senza
l'apparato
di
repressione
a disposizione,
detto
in
modo
banale,
hanno
stabilito
che
in
quegli
anni
i cittadini
della
BiH
non
bevevano
nemmeno
il
caffè,
e che
numerose
macchine
consumavano
all'incirca
dieci
litri
di
benzina
al
mese?!
Ma
tutto
ciò,
in
questo
momento,
è
la
parte
meno
importante
della
storia,
in
parte
anche
perché
almeno
di
Lijanovici,
le
cui
malversazioni
fiscali
erano
state
confermate
già
dalla
commissione
di
allora,
oggi
si
occupa
la
Procura
del
tribunale
della
BiH.
Le
centinaia
di
milioni
di
marchi,
invece,
sono
spariti,
e nessuno
ha
mai
fatto
i conti,
mentre
il
paravento
del
furto
era
la
ricostruzione
del
dopo
guerra
del
Paese.
Le
citazioni
in
uno
dei
rapporti
- la
commissione
ha
consegnato
in
totale
tre
rapporti
- non
lasciano
alcun
dubbio
sulle
motivazioni
per
una
mossa
del
genere.
A parte
i soldi
spariti
–
niente
affatto
da
trascurare,
anzi
- la
commissione
in
uno
dei
suoi
rapporti
ha
concluso
che
né
lo
Stato,
né
la
Federazione
BiH
controlla
"i
principali
corsi
del
denaro,
i principali
corsi
d'uso
dei
mezzi
relativi
ai
progetti,
le
condizioni
d'uso
dei
mezzi".
Solo
così
è
possibile,
si
dice
nel
rapporto,
che
dal
conto
del
Cantone
di
Sarajevo
siano
spariti
letteralmente
trenta
milioni
di
dollari
americani.
"Manca
il
numero
di
protocollo,
non
è
chiara
la
base
legale
sulla
quale
è
basata
la
decisione,
non
c'è
allegato
dal
quale
si
vede
l'obbligo
espresso
al
punto
numero
due
della
decisione
che
dice:
'I
mezzi
di
cui
al
punto
1 di
questa
decisione
rappresentano
il
prestito,
saranno
regolati
mediante
contratto!'"
In
altre
parole,
30
milioni
di
dollari
sono
stati
dati
in
prestito,
a condizioni
molto
sospette,
e le
condizioni
del
prestito
non
sono
mai
state
stabilite,
e nemmeno
l'obbligo
del
debitore
di
restituire
i soldi!
In
più
parti
del
rapporto
si
parla
dell'esistenza
di
conti
speciali,
aperti
nel
periodo
della
Repubblica
BiH,
che
nemmeno
due
anni
dopo
la
fine
della
guerra
erano
a disposizione
del
governo
federale.
Nel
suo
secondo
rapporto,
consegnato
alla
fine
del
1997,
la
commissione
ha
chiesto
al
Ministero
federale
delle
finanze
il
rapporto
sulla
"dinamica
delle
spese
dei
mezzi
nella
fase
di
trasferimento
verso
il
destinatario
finale;
la
distribuzione
e l'uso
dei
mezzi
materiali
e finanziari;
i conti
speciali
all'estero
(Vienna
ecc.)
con
firmatari
autorizzati
e la
situazione
dei
mezzi
sui
conti..."
La
risposta,
ovviamente,
non
è
mai
arrivata
e la
commissione
è
stata
sostituita
solo
alcuni
mesi
dopo.
La
lista
di
domande
alle
quali
la
commissione
non
ha
mai
ricevuto
risposta
è
decisamente
impressionante:
oltre
ai
trenta
milioni
spariti
dal
conto
del
Cantone
di
Sarajevo,
ci
sono
anche
dieci
milioni
di
dollari
che
erano
dedicati
alla
riabilitazione
delle
vittime
della
guerra.
Affinché
le
cose
siano
più
fosche,
a giudicare
dall'ultimo
rapporto
della
commissione,
questa
donazione
apparentemente
è
stata
sospesa.
Questo
sviluppo
degli
eventi
indica
un
modus
operandi
relativamente
semplice:
dopo
che
arrivavano
i soldi
di
una
donazione,
solitamente
venivano
tenuti
per
mesi
su
un
conto
e poi
scomparivano
in
modo
inosservato.
Sulla
lista
di
cose
che
la
commissione
non
ha
avuto
tempo
di
indagare,
c'era
anche
la
Direzione
per
le
riserve
delle
merci
della
FBiH,
cioè
i suoi
uffici
a Sarajevo
e a
Mostar;
l'Agenzia
per
le
banche
non
ha
voluto
sentire
le
richieste
della
commissione,
così
come
ha
fatto
pure
l'Istituto
federale
per
la
contabilità
e la
revisione
dei
conti,
mentre
l'Amministrazione
delle
tasse
e la
Guardia
di
finanza
non
sono
mai
riusciti
a consegnare
i dati
delle
indagini
sul
lavoro
di
un
gruppo
di
imprese
edili
che,
con
una
sospetta
frequenza,
appaiono
come
gli
esecutori
del
maggior
numero
di
opere
edili:
Unigradnja,
Butmir,
Oki,
Unorad,
Nueu,
Aladza,
Tipuric...
Illustrativo
per
il
destino
di
gran
parte
dei
soldi
giunti
nel
Paese
dopo
la
guerra
è
il
modo
in
cui
sono
stati
spesi
circa
25
milioni
di
marchi,
noti
anche
come
"donazioni
del
Brunei".
Ricordiamo,
si
tratta
dei
soldi
che
il
sultano
del
Brunei
aveva
consegnato
ad
Alija
Izetbegovic,
che
allora
era
ancora
il
presidente
della
Presidenza
della
BiH.
Quando
sono
arrivati
i soldi
- si
tratta
di
due
assegni,
il
primo
di
dieci
milioni
di
sterline,
e il
secondo
di
due
milioni
di
dollari
- nel
maggio
del
1996,
la
decisione
definitiva
su
come
spendere
quei
soldi
è
stata
presa
dal
premier
federale
Hasan
Muratovic.
Più
esattamente,
Muratovic
ha
firmato
la
decisione
con
la
quale
in
modo
più
o meno
onesto,
i soldi
sono
stati
divisi
fra
i cantoni
e i
comuni
da
una
parte
e il
Ministero
per
i profughi
e le
persone
espatriate
dall'altra.
Dunque,
la
maggior
parte
dei
soldi
secondo
questa
decisione
doveva
essere
diviso
fra
i membri
dell'Esercito
della
BiH,
i combattenti
smobilitati
e i
membri
delle
famiglie
dei
martiri
(sehidi)
nei
cantoni
della
Drina
(di
Gorazde),
Zenica-Doboj,
Una-Sana,
Tuzla
e Sarajevo,
cioè
nei
comuni
di
Maglaj,
Brcko,
Mostar,
Stari
Vitez,
Orasje,
Olovo
e Gornji
Vakuf.
La
seconda
parte,
quella
più
piccola,
di
due
milioni
di
dollari,
doveva
essere
inviata
al
Ministero
per
i profughi
e per
le
persone
espatriate
"per
il
ritorno
programmato
e per
ripopolare
con
circa
3.000
profughi
(est
Bosnia),
che
stanno
ritornando
da
Grasinac,
cioè
con
un
aereo
TWRA
dalla
Turchia",
includendo
anche
"il
primo
aiuto
finanziario
di
500
DM
(marchi
tedeschi,
ndt.)
per
persona,
visto
che
le
persone
non
stanno
tornando
alle
proprie
case".
Per
rendere
la
cosa
ancora
più
complicata,
la
condizione
per
ricevere
i soldi
era
esclusivamente
"il
risanamento
degli
edifici".
I soldi,
invece,
non
sono
mai
arrivati
nei
cantoni;
dunque,
siccome
non
si
trattava
di
mezzi
del
budget,
almeno
uno
di
loro
(il
Cantone
di
Zenica-Doboj)
ha
restituito
i soldi
sul
conto
della
PBS
Sarajevo,
che
doveva
dividere
i soldi
in
accordo
con
i criteri
stabiliti
dagli
uffici
comunali
del
Ministero
dei
combattenti
e del
Ministero
per
i profughi.
La
cosa,
apparentemente,
si
poteva
fermare
lì,
ma
oltre
ai
documenti
ufficiali
che
si
riferiscono
a queste
donazioni,
durante
l'indagine
della
commissione
è
apparso
un
altro
documento,
scritto
a mano,
dal
quale
è
evidente
che
c'era
una
altra
contabilità
parallela.
Da
questo
documento
è
chiaro
che
i soldi
venivano
versati
"a
cucchiaini",
una
parte
tramite
la
Banca
popolare
della
BiH,
una
parte
in
contanti
fra
l'inizio
di
maggio
e la
fine
di
agosto
del
1996.
Con
ciò,
nemmeno
per
una
di
queste
transazioni,
la
commissione
ha
mai
ricevuto
le
informazioni
su
come
i soldi
sono
stati
veramente
spesi.
Ma
non
è
più
chiara
nemmeno
la
destinazione
dei
quattro
milioni
di
marchi
- due
destinati
agli
aiuti
ai
profughi,
due
per
le
riserve
urgenti
del
ministero.
In
uno
dei
documenti,
che
ha
firmato
Nudzeim
Recica
ancora
nel
maggio1998,
si
dice
che
i soldi
sono
stati
spesi
in
progetti
del
tipo
"costruzione
dei
quartieri
per
la
sistemazione
degli
esperti
–
rientranti"
a Buzim
(950.000
marchi)
dal
quale
nessuno
è
stato
mandato
via
e dove
non
c'era
nessuno
che
doveva
tornare;
i rientranti
bosgnacchi
a Jusici,
a giudicare
da
questo
documento,
hanno
la
migliore
falegnameria
del
mondo;
pagata
120.000
marchi;
altri
43.000
marchi
sono
stati
spesi
per
il
"trasporto
dei
profughi
all'interno
della
BiH"
(leggi:
popolamento
dei
profughi
della
Bosnia
est
nella
periferia
di
Sarajevo)...
Nel
secondo
documento
emerge
una
cosa
un
po'
diversa
e lì
c'è
scritto
che
per
l'aiuto
ai
profughi
sono
stati
messi
da
parte
solo
41.000
marchi;
che
al
consolato
in
Turchia,
per
il
trasporto
dei
profughi,
non
sono
stati
pagati
oltre
700.000
marchi,
ma
meno
di
250.
000
dollari,
e che
oltre
all'aiuto
che
doveva
essere
versato
alle
famiglie
dei
martiri
(sehidi),
"all'organo
delle
famiglie
dei
martiri
e degli
invalidi
di
Zenica",
sono
stati
pagati
altri
dieci
mila
marchi...
Anche
la
donazione
di
12
milioni
di
dollari,
che
il
Governo
malesiano
ha
inviato
al
Governo
della
Bosnia
ed
Erzegovina,
è
sparita
senza
traccia,
dice
a Dani
uno
dei
membri
della
commissione.
Ciò
che
si
sa
fino
ad
ora
su
come
è
stata
spesa
questa
donazione
è
che
l'allora
ministro
delle
finanze
Mirsad
Kikanovic,
durante
il
settembre
e l'ottobre
1996,
per
tre
volte
ha
spostato
i soldi
dalla
Banca
popolare
della
BiH
sui
conti
della
Banca
per
la
ricostruzione
e lo
sviluppo,
presso
la
Deutsch
bank
AG
di
Francoforte.
Parte
dei
soldi,
poco
meno
di
due
milioni
e mezzo
di
dollari,
apparentemente
è
stata
inviata
al
Ministero
federale
dell'istruzione
e della
cultura,
in
accordo
con
la
richiesta
dell'allora
ministro
Fahrudin
Rizvanbegovic
"1.560.000
dollari
per
la
sistemazione
e la
ricostruzione
degli
edifici
delle
scuole
elementari
medie
e superiori
e 780.000
dollari
per
la
sistemazione
delle
moschee".
Nella
proposta
di
sistemazione
dei
mezzi,
fatta
dal
Governo
federale,
invece,
si
dice
che
la
ricostruzione
di
una
scuola
elementare
media
a Olovo
- senza
alcun
dettaglio
sull'entità
della
ricostruzione
- è
costata
in
tutto
780.000
dollari
americani.
In
quel
periodo,
il
rapporto
fra
il
dollaro
e il
marco
tedesco,
l'unica
valuta
che
valeva
nel
Paese,
era
drasticamente
più
alto,
a vantaggio
del
dollaro,
rispetto
oggi,
così
la
ricostruzione
della
scuola
di
Olovo
è
costato
almeno
1.000.000
di
marchi
tedeschi.
Negli
altri
due
ordini,
dati
Kikanovic
(in
un
caso
6,3
milioni,
e nell'altro
2,6
milioni
di
dollari),
di
spostamento
dei
soldi
dalla
Banca
popolare
BiH
alla
Banca
di
Francoforte
non
si
esplicita
il
motivo.
Questi
soldi,
a giudicare
dal
prospetto
che
doveva
essere
fatto
dal
Governo
federale,
sono
stati
trasferiti
sui
conti
di
sette
aziende
bosniache,
"con
lo
scopo
di
iniziare
la
produzione".
E con
questo
ordine:
Agrokomerc
- 1,9
milioni
di
dollari;
Bosnaprodukt
Gradacac
- 792.688
dollari;
Bihacka
industrija
mlijeka
- 227.898
dollari;
Ciglana
Odzak
- 941.318
dollari;
Industrija
Mostar
- 990.861
dollari;
Rudnik
soli
Tetima,
Tuzla
- 326.984
dollari.
Il
settimo
destinatario,
il
Governo
del
Cantone
di
Gorazde
ha
ricevuto
941.318
dollari.
"Pensate
che
una
di
queste
ditte
abbia
mai
ricevuto
qualcosa
di
tutti
questi
soldi?
Certo
che
no",
ha
commentato
uno
dei
parlamentari
che
era
nella
commissione.
Questo
capitolo
della
saga
del
disonore
bosniaco
- in
questo
caso
bosgnacco
- per
fortuna
non
è
ancora
chiuso.
I numerosi
membri
del
Parlamento
federale,
che
all'epoca
erano
nel
Parlamento,
per
circa
otto
anni
hanno
taciuto
su
questo
documento;
un
mucchio
di
carta
sul
più
grande
furto
nella
storia
di
questo
Paese
ha
raccolto
la
polvere
nell'ufficio
del
Parlamento
federale,
ma
adesso
sembra
che
anche
i parlamentari
siano
interessati
a porre
fine
a questa
storia.
Alla
grandezza
del
furto
si
può
paragonare
solo
la
codardia
necessaria
nel
tacere
su
tutto
ciò.
Nel
frattempo,
nelle
mani
di
società
criminali
e politiche
strettamente
collegate
andava
perso
almeno
un
budget
annuale
della
Federazione.
E così
per
anni.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
|