Dani
Signor
Tokaca,
il
Centro
di
ricerca
e
documentazione
dovrebbe,
entro
il
marzo
dell'anno
prossimo,
finire
il
più
ambizioso
progetto
bosniaco
degli
ultimi
dieci
anni:
l'elenco
di
tutte
le
vittime
della
guerra.
Potrebbe,
per
iniziare,
dirci
quanta
gente
è
morta
in
realtà
fra
il
1992
e
il
1995,
delle
diverse
nazionalità?
Tokaca
Al
15
dicembre
di
quest'anno,
sull'elenco
si
trovano
93.
837
nomi,
di
civili
e
di
soldati,
bosgnacchi,
croati,
serbi
e
gli
altri.
Fra
essi
ci
sono
63.
687
bosgnacchi,
24.
216
serbi,
5.
057
croati
e
877
altri.
Inoltre,
il
numero
dei
nomi
negli
ultimi
due
mesi
è
cresciuto
di
2.000:
molti
non
capiscono
che
questa
è
la
base
di
un
progetto
che
non
finisce
mai.
Entro
la
fine
di
marzo
noi
dovremmo
terminare
il
progetto,
consegnare
i
rapporti,
ma
quella
non
sarà
la
sua
fine.
Se
entro
marzo
dovessimo
avere
sulla
lista,
per
esempio,
altri
5.000
nomi,
è
ovvio
che
non
sospenderemo
il
progetto.
Dani
Che
conclusioni
si
possono
trarre
in
base
ai
dati
che
sono
stati
raccolti
fino
ad
ora:
in
che
periodo
si
moriva
di
più,
esistono
alcuni
schemi
che
si
ripetono
in
tutto
il
paese,
come
è
la
struttura
delle
vittime?
Tokaca
Nella
nostra
ricerca
il
territorio
del
paese
viene
diviso
in
sei
regioni:
Podrinje,
Pounje,
Posavina,
Bosna,
Vrbas
e
Hercegovina,
perché
all'epoca
il
paese
era
diviso
in
questo
modo.
Analizzando
questi
dati,
abbiamo
stabilito
anche
la
distribuzione
temporale
delle
morti,
cioè
abbiamo
risposto
alla
domanda
se
la
morte
accadeva
uniformemente
oppure
no
dal
1992
al
1995;
nella
ricerca
che
ho
fatto
per
esigenze
del
Tribunale
si
vede
che,
per
esempio
a
Podrinje
la
maggior
parte
delle
persone
sono
state
uccise
nei
quattro
mesi
del
1992,
fra
aprile
e
agosto.
Poi
c'è
una
grande
calma,
dopo
di
che
accade
Srebrenica.
Nelle
vittime
militari
la
distribuzione
temporale
delle
morti
è
completamente
diversa.
Tutta
un'altra
cosa
è
la
distribuzione
temporale
delle
vittime
civili,
per
esempio
tutti
colleghiamo
Srebrenica
con
il
luglio
1995,
ma
là
non
c'era
solo
la
gente
di
Srebrenica,
c'era
tanta
gente
di
Zvornik,
Vlasenica,
Bratunac,
che
era
arrivata
a
Srebrenica,
e
là
la
storia
si
è
conclusa
in
una
forma
condensata.
Questi
studi
dimostreranno
la
struttura
relativa
al
sesso
e
alla
età
delle
vittime:
abbiamo
già
pubblicato
gli
studi
sul
numero
dei
bambini
uccisi
nei
quattro
comuni
nominati
nella
Bosnia
orientale
dai
quali
si
vede
che
nel
1992
sono
stati
uccisi
427
bambini,
nel
1993
sono
stati
uccisi
80
bambini,
nel
1994
quattro
e
nel
1995
-
731
bambini.
Dani
Questi
nuovi
numeri
hanno
implicazioni
tali
da
far
convincere
almeno
una
parte
dell'opinione
pubblica
che
in
Bosnia
ed
Erzegovina
è
stato
commesso
un
genocidio?
E
se
sì,
in
che
misura?
Tokaca
Questi
numeri
mi
rendono
solo
più
convinto
che
tutto
sia
accaduto
nel
1992,
che
il
genocidio
sia
accaduto
proprio
allora.
Il
genocidio
non
è
una
questione
di
numeri,
specialmente
dopo
la
sentenza
a
Radislav
Krstic.
Né
la
Convenzione
sul
genocidio
parla
di
numeri,
ma
si
basa
sull'intento
di
eliminare
o
uccidere
un
gruppo,
ma
anche
di
esporlo
a
condizioni
di
vita
che
possono
condurre
alla
sua
estinzione.
L'estinzione
non
significa
che
la
vittima
deve
essere
eliminata
fisicamente,
ma
basta
che
non
viva
più
nell'ambiente
abituale,
che
i
cittadini
della
BiH
non
vivano
più
nella
loro
patria,
che
la
gente
di
Zvornik
non
viva
più
nella
sua
città...
e
questa
era
l'intenzione
di
chi
ha
attaccato
la
Bosnia
ed
Erzegovina.
Questi
numeri
mi
rendono
solo
più
convinto
che
la
storia
dei
numeri
non
è
la
storia
del
genocidio;
l'identità
delle
vittime
è
la
storia
del
genocidio,
il
modo
in
cui
sono
morti,
il
periodo
di
tempo
in
cui
sono
morti.
Prendiamo
come
esempio
Zvornik,
per
il
quale
le
indagini
mostrano
che
il
crimine
è
accaduto
nel
periodo
aprile-
agosto,
che
l'apice
delle
uccisioni
è
stato
nel
maggio-giugno,
e
l'apice
della
scomparsa
giugno-luglio,
e
che
questi
due
fenomeni
coincidono
completamente.
Lo
stesso
quadro
si
ripete,
tranne
nel
caso
di
Srebrenica,
Bratunac,
Vlasenica,
Sarajevo,
Prijedor.
Qua
parliamo
di
vittime
civili,
e
loro
sono
in
proporzione
inversa
alla
crescita
della
resistenza,
al
crescere
della
resistenza
calava
il
numero
delle
vittime.
Dani
:Con
questa
indagine
avete
distrutto
il
mito
che
esisteva
fra
i
bosgnacchi:
che
nella
guerra
sono
stati
uccisi
200.000
loro
connazionali.
Questa
è
la
cifra
che
per
la
prima
volta
è
stata
data
da
Alija
Izetbegovic
nel
1993,
durante
la
conferenza
per
la
stampa
dopo
uno
dei
round
delle
trattative
di
Ginevra.
In
che
modo
spiega
questa
differenza
delle
cifre,
da
una
parte,
e
se
lei
è
cosciente
del
fatto
che
questa
indagine
non
le
ha
certo
portato
tanti
amici?
Tokaca
Non
so
quando,
dove
e
chi
abbia
detto
questa
cosa,
non
mi
interessa.
Per
me
non
ci
sono
verità
che
non
siano
interrogative:
per
me
era
chiaro
che
questa
cifra
fosse
troppa
alta.
Questo
è
stato
ciò
che
mi
ha
spinto
a
condurre
questa
indagine.
Il
mito
sulle
vittime
è
un
mito
contro
le
vittime,
e
questo
è
il
più
grande
favore
che
gli
possiamo
fare.
Cambiare
i
numeri
non
cambierà
nulla.
Questi
numeri
mostrano
l'intenzione
e
per
il
fatto
che
non
si
tratti
di
una
tale
cifra,
e
grazie
a
Dio
non
si
tratta,
possiamo
ringraziare
solo
la
coraggiosa
resistenza
dei
cittadini
di
questo
paese.
Quando
abbiamo
iniziato
l'indagine,
anche
noi
abbiamo
notato
di
avere
un
forte
aumento
della
base
di
dati,
ma
dopo
l'analisi
abbiamo
notato
che
c'erano
tanti
doppioni
nel
database:
dalle
istituzioni
ufficiali
abbiamo
ricevuto
le
liste
dove
compaiono
i
nomi.
Questa
cifra
di
200.000
è
risultata
dal
fatto
che
a
Sarajevo
arrivavano
informazioni
da
tutte
le
parti,
e
l'impiegato
che
li
ha
sistemati
in
modo
non
scrupoloso,
alla
fine
ha
sommato
le
pere
le
mele
e
ha
ottenuto
la
cifra
di
duecentomila.
Diciamo,
in
questo
momento
nel
nostro
database
abbiamo
300.000
nomi,
ma
questo
non
è
anche
il
numero
delle
vittime.
Dani
In
alcuni
articoli
dei
giornali
che
sono
apparsi
recentemente,
è
stato
detto
che
nell'elenco
del
Centro
il
numero
delle
vittime
militari
è
superiore
a
quelle
civili.
E'
vero?
e
che
significato
ha
per
il
risultato
finale
della
ricerca?
Tokaca
No,
no,
il
numero
delle
vittime
civili
è
sempre
stato
più
alto:
ecco,
per
esempio,
quando
si
tratta
delle
vittime
bosgnacche,
oltre
il
cinquanta
per
cento
sono
civili...
Dani
E
che
ne
è
delle
vittime,
e
ce
ne
sono
a
migliaia,
che
sono
state
dichiarate
militari
nonostante
fossero
civili?
So
che
nel
caso
di
Srebrenica
migliaia
di
persone
sono
state
dichiarate
come
militari,
perché
era
l'unico
modo
per
le
loro
famiglie
di
sopravvivere
e
perché
lo
Stato
non
aveva
gli
strumenti
per
occuparsi
di
loro.
Dove
sono
inserite
queste
vittime?
Tokaca
Non
fa
parte
del
mio
lavoro
classificarli.
Se
lo
Stato
ha
detto
che
si
tratta
di
vittime
militari,
allora
sono
vittime
militari,
benché
anch'io
possiedo
i
dati
che
indicano
che
non
lo
sono
tutti.
Se
possiedo
tre
fonti
e
se
una
è
quella
ufficiale
e
se
questa
fonte
afferma
che
la
vittima
è
militare,
allora
io
cosa
posso
fare?
E'
una
questione
che
questo
paese
deve
affrontare:
ancora
nel
1995,
subito
dopo
Srebrenica,
ho
avvertito
di
questo
problema
alcune
persone
di
questo
paese.
Per
molte
famiglie
il
fatto
che
un
membro
della
loro
famiglia
facesse
parte
dell'Esercito
della
BiH
era
la
salvezza
della
mera
esistenza,
una
questione
di
sopravvivenza.
E
quando
questa
gente
comune
sceglie
fra
la
menzogna
sullo
status
durante
la
guerra
e
la
sopravvivenza,
allora
sceglierà
la
menzogna.
L'arrivo
di
una
famiglia
di
Srebrenica
a
Sarajevo,
subito
dopo
la
guerra,
significava
questo
-
la
sopravvivenza.
E
gli
unici
che
potevano
contare
su
una
specie
di
aiuto
erano
i
membri
delle
formazioni
militari,
cioè
le
loro
famiglie.
Invece,
il
governo
non
si
è
ancora
occupato
del
problema
delle
vittime
civili
della
guerra.
Qua
sta
la
risposta
a
questa
domanda.
Non
si
tratta
di
niente
di
nuovo:
già
da
60
anni
in
questo
paese
bastano
due
testimoni
per
approvare
lo
status
di
militare.
Non
volevo
entrare
nella
questione,
non
ho
nemmeno
cercato
di
farlo,
il
mio
compito
era
di
scoprire
chi
è
stato
ucciso,
di
avere
chiara
questa
cosa.
E'
assurdo
che
in
questo
paese,
in
nessuno
di
questi
numerosi
ministeri,
non
riusciate
a
trovate
un
database
come
il
nostro.
Perché?
Per
poter
fare
più
facilmente
manipolazioni
con
le
vittime,
perché,
vi
rammento,
che
il
numero
delle
vittime
anche
dopo
la
guerra
aumentava,
e
ogni
anno
dopo
la
guerra
avevamo
sempre
più
vittime
rispetto
all'anno
precedente.
Dani
Temo
che
non
sarà
difficile
convincere
me
dei
risultati
delle
vostre
indagini,
ma
in
che
modo
risponderete
agli
argomenti
di
un
capo
della
SDA
che
andrà
fra
le
vittime
di
Srebrenica
o
di
Prijedor
e
dirà
:”Mirsad
Tokaca
diminuisce
il
numero
degli
uccisi”?
Tokaca
Loro
lo
stanno
già
facendo
e
in
modo
molto
perfido
sfruttano
le
associazioni
delle
vittime.
Io
so
quello
che
voglio
e
so
esattamente
cosa
produce
questo
elenco,
e
non
si
tratta
solo
di
questo
tipo
di
reazioni.
Ciò
che
abbiamo
fatto
ha
delle
conseguenze
a
lungo
termine.
E'
una
sorta
di
de-collettivizzazione
della
verità
e
con
questo
abbiamo
lasciato
senza
argomenti
le
persone
che
vorrebbero
creare
tre
o
quattro
verità
parallele,
che
percorrono
strade
in
modo
parallelo,
che
sono
divise
da
un
muro
di
vetro
e
che
non
si
ascoltano
fra
di
loro.
Con
questo
noi
abbiamo
voluto
dire:
“Stop,
adesso
siete
tutti
nella
stessa
barca!”
La
mia
impressione
è
che
le
famiglie
delle
vittime
si
siano
un
po'
spaventate
di
tutto
ciò,
in
particolare
in
quelle
associazioni
delle
vittime
che
si
trovano
sotto
il
diretto
controllo
politico.
Come
se
gli
avessi
tolto
l'unico
argomento
sul
quale
si
poggiavano,
perché
si
erano
immaginati
di
essere
i
rappresentanti
di
tutte
le
vittime.
Chiudere
le
vittime
nella
loro
sfortuna
impedisce
qualsiasi
idea
di
libertà;
queste
persone
sono
prigioniere
della
loro
sfortuna
e
a
loro
è
lasciato
solo
di
essere
vittime,
che
per
loro
era
unico
l'appoggio,
l'unico
ramo
al
quale
sono
rimasti
aggrappati
e
loro
adesso
hanno
impressione
che
io
abbia
tagliato
questo
ramo.
Dani
Da
tempo
si
stanno
facendo
i
preparativi
per
fondare
la
Commissione
per
la
verità
e
la
riconciliazione
e
in
questa
iniziativa
è
incluso
anche
Donald
Hays,
ex
vice
dell'Alto
rappresentante.
Se
non
sbaglio,
nell'Assemblea
parlamentare
si
è
tenuta
anche
una
discussione
pubblica
su
questa
questione,
ed
è
stato
formato
anche
un
gruppo
di
lavoro...
cosa
ne
pensa:
a
questo
paese
serve
una
commissione
per
la
verità
e
la
riconciliazione,
e
se
sì,
come
deve
essere?
Tokaca
Questa
storia
dura
già
da
alcuni
anni.
Ci
sono
diversi
modi
per
affrontare
l'argomento:
io
sono
per
un
assoluto
dominio
della
giustizia,
dell'amministrazione
della
giustizia,
della
polizia
e,
in
aggiunta
a
ciò,
dico
che
potrebbe
essere
un'istituzione
di
tipo
statale.
Mi
astengo
dal
definirla,
perché
l'idea
della
commissione
è
compromettente,
non
certo
grazie
a
me,
ma
alle
persone
che
da
anni
girano
attorno
a
questo
progetto.
Venire
in
Bosnia
e
dire
che
ci
serve
la
commissione
secondo
il
modello
della
repubblica
sud
africana
è
una
stupidaggine,
specialmente
quando
lo
si
fa
nella
fase
critica
del
lavoro
del
Tribunale
dell'Aja.
Le
istituzioni
della
giustizia
sono
fondamentali
per
il
futuro
di
questo
paese,
ma
ci
sono
troppi
assassini
in
questo
paese.
Adesso
la
questione
è
quale
meccanismo
costruire
per
aiutare
non
tanto
di
arrivare
alla
verità
-
dovrebbe
chiamarsi
commissione
per
accettare
la
verità
-
ma
alla
sua
accettazione,
perché
ce
ne
sono
così
tante
di
verità
approvate,
e
verificate
da
parte
del
tribunale.
Nella
proposta
di
legge
sulla
commissione
per
la
riconciliazione,
che
Jakob
Finci
ha
inviato
al
Parlamento,
c'è
scritto
che
la
commissione
si
occuperà
degli
avvenimenti
accaduti
dal
10
dicembre
del
1990
in
avanti,
cioè
a
partire
dalle
prime
elezioni,
e
che
si
occuperà
delle
violazioni
dei
diritti
umani?!
Io
non
accetterei
qualcosa
che
non
rispetti
le
decisioni
del
Tribunale,
le
risoluzioni
dell'ONU
e
che
non
sia
un'indagine
sulle
violazioni
delle
norme
del
diritto
umanitario
internazionale.
Perché
la
guerra
c'è
stata,
e
in
guerra
alcuni
diritti
umani
possono
essere
sospesi
in
modo
del
tutto
legale.
Non
mi
serve
l'uovo
del
cuculo
che
qua
sono
stati
violati
i
diritti
umani:
qua
è
stato
commesso
un
genocidio!
Se
questa
commissione,
a
prescindere
da
come
si
chiamerà,
non
si
occuperà
di
queste
cose,
allora
di
cosa
si
occuperà?
La
domanda
chiave
è
se
la
commissione
deve
soltanto
constatare
la
situazione
oppure
deve,
in
base
a
questi
esami,
proporre
dei
cambiamenti.
La
verità
è
che
noi
in
questo
momento
conduciamo
una
vita
che
è
il
prodotto
del
genocidio:
io
voglio
la
risposta
alla
domanda
perché
faccio
questa
vita.
Noi
in
questo
paese
ci
metteremo
d'accordo
sul
bilancio
della
guerra,
ci
metteremo
d'accordo
anche
riguardo
Omarska
e
Keraterm
e
riguardo
Celebica,
ma
non
sulla
causa
della
guerra.
Dani
Lei
crede
nella
capacità
degli
attuali
apparati
repressivi
di
processare
i
crimini
di
guerra,
tenendo
presente
che
la
polizia
locale
è
piena
zeppa
di
assassini?
Il
più
famoso
è
Goran
Novic,
ex
inquisitore
di
Omarska,
oggi
capo
della
Direzione
per
l'addestramento
dei
quadri
della
SIPA
(State
Investigation
and
Protection
Agency,
ndt.),
ma
sicuramente
non
è
un
caso
isolato...
Tokaca
Boban
Simsic,
oggi
processato
per
crimini
di
guerra,
fino
a
ieri
era
un
regolare
poliziotto
a
Visegrad.
Qua
tutto
viene
fatto
al
contrario:
l'Alto
rappresentante
discute
sulle
riforme
della
polizia
dieci
anni
dopo
la
fine
della
guerra,
invece
doveva
essere
la
prima
cosa
da
fare.
E
in
modo
tale
che
queste
formazioni
criminali
e
corrotte
saranno
sciolte:
nei
crimini
importanti
hanno
partecipato
le
formazioni
della
polizia.
Non
credo,
perché
è
possibile
approvarlo
matematicamente,
che
quella
polizia
possa
fare
qualche
cosa.
La
costituzione
di
Dayton,
articolo
3,
punto
e,
contiene
l'ordine
di
togliere
tutti
i
sospettati
di
crimini
di
guerra
da
tutti
i
posti
nell'apparato
d'amministrazione;
l'attuale
proposta
di
fondazione
della
commissione
per
la
riconciliazione
non
nomina
la
possibilità
della
loro
eliminazione!
Senza
lustrazione,
senza
togliere
le
persone
che
hanno
commesso
i
crimini,
non
c'è
salvezza
per
noi.
Si
tratta
di
uno
degli
elementi
aggiuntivi,
fuori
dal
tribunale,
che
bisogna
applicare.
Dani
L'accusa
contro
la
Serbia
e
Montenegro:
in
questo
momento
la
BiH
è
pronta
per
questo
processo
e
per
dirlo
in
modo
peggiorativo,
in
che
stato
sono
le
nostre
azioni?
Devo
riconoscere
di
essere
rimasto
impressionato
quando,
durante
l'ultima
discussione
di
questo
processo,
ho
visto
chi
c'era
nella
parte
serba
della
sala,
ad
iniziare
da
Tibor
Varadi
e
via
di
seguito.
Dalla
nostra
parte,
togliendo
gli
stranieri,
non
c'era
nessuno
di
rappresentativo,
e
ad
un
diplomatico,
al
quale
non
era
affatto
chiaro
cosa
ci
facesse
nella
nostra
delegazione,
in
mezzo
alla
discussione,
gli
è
suonato
il
cellulare...
Tokaca
Qui,
oggi,
cos'è
lo
Stato?
Bisogna
prima
chiarire
una
cosa:
tutti
i
diritti
e
gli
obblighi
della
RBiH
sono
stati
presi
sulla
base
di
un
accordo
internazionale,
fra
l'altro
anche
questa
accusa.
Dunque,
essa
è
stata
ereditata,
e
se
è
fondata
oppure
no
non
è
più
una
cosa
controversa.
Per
quanto
riguarda
l'organizzazione,
lo
Stato
non
è
per
niente
pronto,
perché
l'accusa,
guardando
dal
punto
di
vista
delle
istituzioni,
non
esiste.
I
preparativi
per
questo
processo
non
sono
istituzionalizzati,
lo
Stato
ha
tolto
il
budget
per
l'accusa
e
poi
è
stata
formata
un'associazione
che
raccoglie
i
soldi.
E
di
questo
sono
responsabili
i
più
alti
funzionari
politici,
quelli
che
si
legittimano
come
difensori
dello
Stato
e
del
popolo
che
ha
sopportato
le
più
grandi
sofferenze.
C'erano
tutte
le
condizioni
di
legge
per
far
entrare
l'accusa
nel
budget,
ma
loro
hanno
rinunciato.
Invece
di
dire:
“Non
ci
sarà
budget
se
questo
non
farà
parte
nel
budget”.
Io
sono
spaventato.
Nonostante
tutte
le
cose
in
senso
fattuale
vadano
a
nostro
vantaggio,
credo
che
la
gente
che
ha
condotto
questa
questione
e
la
sta
conducendo
non
lo
stia
facendo
nel
modo
giusto.
Ogni
paese
normale
avrebbe
avuto
più
squadre
per
sostenere
l'accusa:
da
noi
purtroppo
non
è
così.
Da
noi
tutto
è
stato
ridotto
a
poche
persone.
Che
ci
portino
via
le
fate.
A
noi
non
succede
nulla
per
merito
nostro
e
potrebbe
solo
accadere
che
i
giudici
capiscano
di
cosa
si
tratta.
Mi
dispiace
doverlo
dire,
non
è
il
momento
per
dirlo,
ma
io
ho
paura.
Io
amo
questo
paese
e
non
mi
servono
le
illusioni.
Credo
che
la
giustizia
sia
dalla
nostra
parte,
ma
ci
sono
tante
finezze,
questioni
tecniche
che
fanno
perdere
o
vincere.
Alcune
persone
mi
hanno
chiamato
e
mi
hanno
chiesto
la
lista
delle
vittime
più
o
meno
in
questo
modo:
“Daccelo,
per
Dio,
mettilo
su
un
dischetto!”
Ma
ci
sta
a
malapena
su
un
DVD!
Questa
è
una
causa
che
vale
milioni
e
nessuno
mi
può
convincere
che
questo
paese
non
sia
riuscito
a
trovare
alcuni
milioni
di
euro
e
ad
investirli,
perché
questo
è
un
investimento.
Quindi,
si
poteva
calcolare
che
la
causa
vale
tot
soldi,
e
se
noi
non
non
avevamo
personale
all'altezza,
allora
avremmo
potuto
cercarlo
all'estero
e
pagarlo.
Ho
partecipato
ad
alcune
conferenze
riguardo
l'accusa
e
devo
dire
tutto
era
sotto
sopra,
e
c'erano
persone
che
dovevano
farsi
sentire
prima
di
me.
Ciò
poteva
essere
fatto
in
modo
molto
più
responsabile,
è
una
questione
che
riguarda
tutti
noi.
Voglio
credere
che
vinceremo
noi,
grazie
ai
fatti,
perché
dalla
nostra
parte
c'è
soltanto
la
nostra
tragedia.
Tutto
il
resto
è
contro
di
noi.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)