I
Bosniaci
si
sono
svegliati
la
mattina
di
capodanno
scoprendo
che
l’IVA
era
entrata
a
far
parte
della
loro
vita.
La
tassa
sul
valore
aggiunto
è
stata
introdotta
il
primo
gennaio
per
rimpinguare
le
casse
dello
Stato,
disperatamente
povere,
ma
l’aliquota
unica
inevitabilmente
andrà
a
colpire
con
maggiore
asprezza
i
cittadini
meno
abbienti.
La
Bosnia
Erzegovina
è
stata
l’ultimo
Paese
della
regione
ad
introdurre
una
imposta
sul
valore
aggiunto,
e
il
solo
a
stabilire
un’aliquota
unica
del
17
per
cento.
A
dispetto
delle
pressioni
pubbliche
per
mantenere
i
prodotti
essenziali
del
tutto
esenti
da
IVA,
o
per
scalare
le
aliquote
della
tassa
a
seconda
dei
prodotti,
il
governo
ha
optato
per
un’aliquota
unica.
L’Ufficio
dell’Alto
Rappresentante,
che
ha
dato
il
suo
sostegno
al
provvedimento,
ha
addolcito
la
pillola
descrivendo
l’introduzione
dell’IVA
come
“un
prerequisito
essenziale
per
l’ulteriore
integrazione
della
Bosnia
Erzegovina
nel
sistema
europeo".
Ma
i
più
si
accorgono
solo
che
la
loro
spesa
settimanale
costa
più
che
in
dicembre.
Gli
economisti
hanno
criticato
l’introduzione
dell’IVA
come
un’iniziativa
affrettata,
sostenendo
che
non
è
stata
fatta
nessuna
preparazione
per
attutire
il
colpo
sulle
fasce
meno
abbienti.
Anche
i
sindacalisti
sono
contrariati.
Edhem
Biber,
leader
del
Sindacato
Indipendente
dei
Lavoratori,
dice
che
la
tassa
andrà
a
erodere
gravemente
il
tenore
di
vita
di
almeno
un
milione
di
persone.
Anche
se
il
governo
ha
rifiutato
di
cedere
sull’aliquota
unica
dell’imposta,
ha
tentato
di
mitigarne
gli
effetti
ponendo
dei
limiti
ai
margini
di
profitto
nella
vendita
di
quattro
prodotti
–
farina,
pane,
olio
e
latte.
Ispettori
hanno
controllato
i
negozi
per
assicurarsi
che
i
rivenditori
non
approfittassero
della
confusione
creata
dalla
nuova
tassa
per
alzare
ulteriormente
i
prezzi.
Questa
misura,
però,
non
ha
impedito
ai
negozianti
di
aumentare
i
prezzi.
Il
governo
ha
anche
introdotto
un
numero
verde.
Il
responsabile
del
servizio,
Dragan
Tomic,
ha
detto
che
esso
è
mirato
a
fornire
informazioni
e
a
rilevare
irregolarità
riguardanti
l’aumento
dei
prezzi.
"Ci
chiamano
soprattutto
pensionati,
che
segnalano
prezzi
troppo
alti
degli
alimentari
e
dei
prodotti
per
l’igiene
personale",
dice
Tomic.
"Da
quanto
sentiamo,
alcuni
negozianti
hanno
approfittato
dell’IVA
per
aumentare
enormemente
i
prezzi".
Secondo
gli
esperti
si
sarebbe
potuta
evitare
gran
parte
della
confusione
sugli
aumenti
dei
prezzi
informando
meglio
consumatori
e
rivenditori.
Il
professor
Dragomir
Stojanov,
della
Facoltà
di
Economia
dell’Università
di
Sarajevo,
ha
detto
che
c’è
stata
un’informazione
insufficiente
su
molti
aspetti
del
problema
e
sulle
possibili
scappatoie
dalla
legge,
come
la
pratica
di
aprire
ditte
fittizie
in
altri
Paesi,
che
permette
ai
proprietari
di
recuperare
l’IVA.
"Io
non
so
neppure
se
sono
state
previste
delle
soluzioni
per
questi
problemi,
o
se
l’introduzione
dell’IVA
è
stata
una
decisione
affrettata,
intesa
a
riempire
le
casse
dello
Stato",
ha
detto.
Il
professor
Stojanov
ha
affermato
che
un
altro
errore
è
stato
stabilire
un’aliquota
uniforme,
dato
che
ciò
colpisce
soprattutto
i
più
poveri.
"L’argomentazione
secondo
cui
questo
è
il
modo
più
semplice
per
raccogliere
le
tasse
non
è
soddisfacente",
ha
continuato.
"Il
nuovo
sistema
spinge
tutti
al
limite
della
soglia
di
povertà,
o
appena
al
di
sopra".
In
Bosnia
Erzegovina
la
povertà
è
diffusa
su
vasta
scala.
La
Banca
Mondiale
stima
che
quasi
il
20
per
cento
della
popolazione
vive
al
di
sotto
della
soglia
di
povertà
di
150
marchi
(circa
75
euro)
al
mese.
Un
altro
30
per
cento
vive
poco
al
di
sopra
di
quel
livello.
La
povertà
è
aggravata
dalla
massiccia
disoccupazione,
che
è
arrivata
ormai
a
quota
510.000,
stando
ai
sindacati
–
un
dato
sbalorditivo
in
un
Paese
di
quattro
milioni
di
abitanti,
e
non
molto
inferiore
a
quello
delle
640.000
persone
ufficialmente
occupate.
Il
Paese
rimane
intrappolato
in
un
ciclo
di
bassa
crescita,
mentre
i
soldi
che
entrano
vengono
impiegati
principalmente
per
mantenere
le
istituzioni
statali
anziché
per
creare
posti
di
lavoro
attraverso
lo
sviluppo
economico.
Il
governo
sostiene
che
uno
speciale
programma
sociale
mitigherà
l’impatto
dell’IVA
sui
meno
abbienti.
Radovan
Vignjevic,
ministro
per
le
politiche
economiche
e
sociali
della
Federazione,
una
delle
due
entità
del
Paese,
dice
di
aver
riservato
per
tali
programmi
25
milioni
di
marchi,
quasi
12
milioni
di
euro.
Il
progetto
è
quello
di
andare
a
sostenere
quei
150.000
che,
nella
sola
Federazione,
vivono
di
un
reddito
mensile
inferiore
ai
200
marchi
(100
euro).
Questi
programmi
però
non
sono
stati
ancora
ratificati,
dato
che
il
bilancio
della
Federazione
per
il
2006
non
è
ancora
stato
approvato
dal
Parlamento.
La
Republika
Srpska,
l’altra
entità
della
Bosnia
Erzegovina,
progetta
di
implementare
programmi
simili,
anche
se
neanche
il
suo
bilancio
è
ancora
stato
approvato.
Le
autorità
ritengono
che
il
nuovo
sistema
dell’IVA
porterà
a
benefici
nel
lungo
termine.
Secondo
Kemal
Kozaric,
governatore
della
Banca
Centrale
di
Bosnia
Erzegovina,
l’atteggiamento
negativo
dell’opinione
pubblica
è
dovuto
alla
scarsa
opera
di
informazione
condotta
al
riguardo.
"Non
sono
stati
sufficientemente
enfatizzati
gli
aspetti
positivi
dell’IVA",
ha
detto.
"Invece,
le
autorità
fanno
costantemente
riferimento
agli
aspetti
sociali
della
questione,
tentando
di
convincere
la
gente
che
i
programmi
sociali
–
che
non
sono
ancora
stati
implementati
–
risolveranno
i
problemi".
Secondo
Kozaric
si
è
trascurato
di
sottolineare
la
potenziale
capacità
della
nuova
tassa
di
unificare
lo
spazio
economico
della
Bosnia
Erzegovina.
"Prima,
le
tasse
variavano
nelle
due
entità,
il
che
voleva
dire
che
le
imprese
impegnate
in
attività
commerciali
che
operavano
nell’intero
Paese
erano
costrette
a
tenere
contabilità
separate",
ha
aggiunto.
Il
governatore
della
Banca
ha
detto
che
l’IVA
diminuirà
il
mercato
nero,
che
rappresenta
il
30
per
cento
di
tutta
l’attività
economica,
e
incrementerà
le
esportazioni.
"Questo
è
per
noi
molto
importante,
dato
che
il
disavanzo
della
nostra
bilancia
commerciale
è
stato
nel
2005
superiore
ai
7
miliardi
di
marchi",
ha
detto
Kozaric.
Secondo
la
Banca
Mondiale,
l’entità
del
divario
tra
importazioni
ed
esportazioni
è
un
grande
problema
per
l’economia
bosniaca.
Se
le
autorità
non
riusciranno
a
risolvere
tre
basilari
problemi
economici
–
il
grande
deficit
nel
commercio
con
l’estero,
l’elevata
disoccupazione
e
il
settore
pubblico,
che
necessita
di
riforme
che
devono
essere
finanziate
a
scapito
dello
sviluppo
-
ciò
potrebbe
nel
lungo
periodo
mettere
in
pericolo
la
stabilità
della
Bosnia
Erzegovina.
Il
più
importante
test
per
il
nuovo
sistema
arriverà
alla
fine
dell’anno
fiscale,
quando
le
imprese
chiederanno
al
governo
il
rimborso
dell’IVA.
Se
questo
non
dovesse
avvenire
regolarmente,
l’intero
progetto
potrebbe
incepparsi
e
avviarsi
a
un
fallimento
certo.
Il
professor
Stojanov
resta
scettico
sull’opportunità
di
introdurre
l’IVA
in
Bosnia,
ribadendo
che
è
come
imparare
a
correre
prima
di
saper
camminare.
"Noi
non
abbiamo
banche
d’investimento
per
lo
sviluppo,
né
politiche
monetarie
o
sui
tassi
di
cambio.
Non
proteggiamo
la
produzione
interna...
La
sola
cosa
che
abbiamo
è
una
forte
politica
fiscale
e
l’IVA",
ha
detto.
"È
difficile
gestire
lo
sviluppo
in
un
Paese
che
ancora
non
ha
nessuno
degli
strumenti
che
servono
a
tale
scopo,
né
una
vera
politica
di
sviluppo".
La
maggior
parte
della
popolazione
condivide
i
suoi
timori.
Un
recente
sondaggio
dell’agenzia
di
rilevamento
statistico
Gallup
ha
messo
la
Bosnia
Erzegovina
al
primo
posto
tra
60
nazioni
in
quanto
a
malcontento,
con
circa
il
60
per
cento
degli
intervistati
che
sostenevano
di
essere
pessimisti
riguardo
al
futuro.
Fino
ad
ora,
l’avvento
dell’IVA
non
è
servito
a
risollevargli
il
morale.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)