La
notizia
appare
in
un
trafiletto
della
rassegna
stampa
bosniaca.
Secondo
quanto
riportato
dalla
televisione
privata
Hayat,
le
caricature
raffiguranti
il
profeta
Maometto
sarebbero
apparse
sul
periodico
Preporod
in
Bosnia
ed
Erzegovina.
Fin
qui
nulla
di
eclatante
dato
che
erano
già
apparse
a Novembre
su
Slobodna
Bosna,
un
settimanale
di
Sarajevo.
Ma,
il
fatto
è
che
Preporod
è
l’organo
ufficiale
della
Comunità
Islamica
della
Bosnia
ed
Erzegovina.
La
notizia
fa
sobbalzare
sulla
sedia.
Il
commentatore
di
Hayat
TV
si
chiede
quali
bandiere
saranno
bruciate
ora
e dove
si
svolgeranno
le
manifestazioni
di
protesta,
dato
che
è
stata
la
stessa
comunità
islamica
a pubblicare
le
vignette.
La
notizia
lascia
un
po’
increduli
a dir
la
verità.
Il
giorno
dopo
mi
reco
dal
giornalaio
all’angolo,
in
una
delle
vie
centrali
di
Sarajevo,
incerto
se
Preporod
si
trovi
in
vendita
come
ogni
settimanale
o se
abbia
una
diffusione
limitata.
La
giornalaia,
rintanata
nel
suo
negozietto,
mi
dice
che
tutte
le
copie
del
settimanale
sono
già
state
vendute.
Le
chiedo
se
di
solito
Preporod
si
trovi
regolarmente:
“Certo
- mi
risponde
lei
- ma
adesso
sono
state
vendute
tutte
le
copie,
sa
è
stato
per
via
di
quelle
vignette...”.
Esco
dal
giornalaio
completamente
confuso
e sbalordito.
Il
giorno
dopo
riprovo
da
un
altro
giornalaio
in
centro:
“Nema”,
“non
c’è”,
mi
risponde.
Mi
sposto
a Dobrinja:
“Nema”,
poi
di
nuovo
in
centro:
“Nema”,
al
sesto,
settimo
giornalaio
devo
rinunciare,
forse
sarà
meglio
contattare
la
redazione.
Insomma
non
si
riesce
ad
acquistare
una
copia
di
Preporod.
Tutte
vendute.
Non
aiuta
nemmeno
il
sito
ufficiale
di
Preporod,
che
non
appare
aggiornato:
riporta
ancora
le
proteste
dell’otto
di
febbraio,
quando
un
migliaio
di
dimostranti
avevano
inscenato
delle
proteste
di
fronte
alle
ambasciate
norvegesi,
danesi
e francesi,
bruciando
le
bandiere
di
quei
paesi.
A quel
tempo
la
comunità
islamica,
per
voce
di
Mustafa
Ceric,
il
leader
della
comunità,
aveva
apertamente
invitato
la
gente
a disertare
le
proteste,
condannando
sia
le
vignette
sia
le
proteste
violente.
Mustafa
Ceric,
la
comunità
islamica
e il
partito
SDA
[Partito
dell’Azione
Democratica,
ndc]
avevano
dato
prova
di
grande
maturità
politica
e tolleranza,
ribadendo
le
peculiarità
dell’Islam
bosniaco.
Nezavisne
Novine,
autorevole
testata
di
Banja
Luka,
aveva
apertamente
elogiato
le
parole
di
Mustafa
Ceric,
definendole
come
la
cosa
migliore
che
Ceric
avesse
fatto
negli
ultimi
13
anni.
L’atteggiamento
di
Mustafa
Ceric
e della
comunità
islamica
in
Bosnia
ed
Erzegovina
sono
un
raro
esempio
di
tolleranza
e comprensione
reciproca.
Lo
stesso
SDA,
per
quanto
bistrattato
e accusato
di
nazionalismo,
si
è
allineato
su
queste
posizioni,
per
voce
del
presidente
Tihic,
rifiutando
qualsiasi
manipolazione
o deriva
fondamentalista
e richiamandosi
a principi
di
tolleranza
e comprensione
reciproca.
Ancora
una
volta
i bosgnacchi,
o musulmani
bosniaci,
ribadiscono
la
loro
identità
europea
e sfidano
lo
stereotipo
che
vede
l’Europa
come
prettamente
cristiana
e l’Islam
come
movimento
estraneo
ad
essa.
In
tal
senso
lo
stesso
Mustafa
Ceric,
pochi
giorni
fa
aveva
rilasciato,
assieme
alla
sua
controparte
da
Zagabria,
la
“Dichiarazione
dei
musulmani
europei”.
Questa
dichiarazione,
definita
dal
quotidiano
croato
Jutarni
List
come
la
“dichiarazione
che
merita
sostegno
incondizionato”
è
stata
pubblicata
di
recente
sui
giornali
locali
in
Bosnia
e Croazia.
In
tale
dichiarazione
i due
leader
islamici,
esprimendo
il
cordoglio
per
le
vittime
degli
attentati
di
New
York,
Madrid
e Londra,
delineano
i passi
da
farsi
per
giungere
ad
un
miglioramento
dei
rapporti
tra
Europa
ed
Islam.
Da
un
lato
la
dichiarazione
auspica
l’uguaglianza
dell’Islam
nel
contesto
europeo
con
la
possibilità
di
avere
scuole
religiose
e sviluppare
partiti
politici
di
ispirazione
islamica,
dall’altro
lato
la
stessa
dichiarazione
obbliga
i musulmani
europei
a rispettare
i diritti
dell’uomo,
il
contratto
sociale,
riconoscere
la
ricchezza
delle
diverse
tradizioni
religiose
e culturali
e soprattutto
sviluppare
la
consapevolezza
del
contesto
secolare
in
cui
si
trova
ad
esistere
la
religione
al
giorno
d’oggi.
Allo
stesso
tempo
i musulmani
europei
chiedono
la
protezione
da
ogni
forma
di
violenza,
islamofobia
e genocidio.
Tale
documento,
come
lo
stesso
Jutarni
List
riporta,
mira
ad
evitare
lo
scontro
di
civiltà
e a
definire
il
contesto
in
cui
la
comunità
musulmana
possa
vivere
quanto
più
possibile
in
conformità
con
le
norme
secolari
europee
senza
che
per
questo
essa
si
debba
sentire
minacciata.
È
il
messaggio
dei
musulmani
europei,
dalla
Bosnia
e dalla
Croazia,
il
loro
modo
di
dire
no
al
terrorismo
e alla
violenza.
In
un
periodo
in
cui
a provocazioni
e comportamenti
irresponsabili
da
una
parte
fanno
eco
violenza
e intolleranza
dall’altro,
sono
i Balcani,
la
“polveriera
d’Europa”
a mandare
un
segnale
di
tolleranza.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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