Prologo
Maggio
1992.
L'assedio
di
Sarajevo
è
in
atto
da
poco
ma
e le
condizioni
di
vita
per
gli
assediati
sono
già
difficili.
Così
anche
per
i piccoli
ospiti,
orfani
e minori
con
situazioni
familiari
disagiate,
dell'orfanotrofio
"Ljubica
Ivezic"
(poi
divenuto
"Bjelave").
La
direttrice
dell'orfanotrofio,
non
potendo
più
assicurare
l'incolumità
dei
bambini,
chiede
più
volte
che
ad
essi
venga
concesso
di
essere
temporaneamente
portati
fuori
da
Sarajevo.
Nel
luglio
1992
viene
organizzato
dalla
Prima
Ambasciata
dei
Bambini
PDA
(Prva
Djecija
Ambasada)
un
convoglio
di
due
pullman
che
porterà
67
bambini
di
Sarajevo,
di
cui
46
dell'orfanotrofio,
verso
l'Italia.
I bambini
arriveranno
ad
Ancona
via
mare,
e verranno
poi
accolti
in
due
centri:
presso
il
"Mamma
Rita"
di
Monza
i 37
più
piccoli,
tutti
gli
altri
al
centro
"Santa
Maria"
di
Igea
Marina
(Rimini).
Tra
i minori
ospitati
a Monza,
Sedina
Kahvic,
sei
anni.
E'
a causa
della
coriacea
volontà
del
padre
di
rivederla,
che
il
caso
dei
bambini
di
"Bjelave"
torna
alla
ribalta
della
stampa
italiana
e bosniaca.
Uzeir
Kahvic
finita
la
guerra,
riesce
finalmente
a oltrepassare
la
linea
del
fronte
che
divide
la
sua
casa
dall'orfanotrofio
e arriva
per
primo
a chiedere
di
sua
figlia.
Viene
a sapere
che
è
in
Italia,
la
sente
per
telefono
e le
scive
subito
una
lettera,
ma
in
seguito
non
riesce
ad
ottenere
il
visto
per
andare
a trovarla.
La
cerca
telefonicamente
ancora
due
volte,
ma
ne
perde
le
tracce.
Difatti
con
la
fine
del
conflitto
bosniaco
tutti
i minori
ospitati
in
Italia,
anche
quelli
con
genitori
biologici
in
vita,
non
rientrano
più
a casa:
nel
1996
vengono
avviate
le
procedure
di
adozione
dei
minori.
E così
anche
Sedina,
per
la
quale
nel
maggio
del
1997
il
Tribunale
dei
Minori
di
Milano
dichiara
lo
stato
di
adottabilità
e l'immediata
collocazione
presso
una
famiglia
affidataria.
Scripta
manent?
Dal
momento
dell'adozione
di
Sedina,
Uzeir
si
rivolge
a diversi
organismi
istituzionali
bosniaci
e si
appella
anche
alla
stampa
del
suo
Paese.
Ma
invano,
come
racconta
la
giornalista
della
trasmissione
"segreto
pubblico"
andato
in
onda
lo
scorso
1°
febbraio
sul
primo
canale
della
TV
di
Stato
della
Bosnia
Erzegovina:
"Uzeir
Kahvic,
padre
di
Sedina,
sta
tentando
da
anni
di
trovare
sua
figlia".
Ricorda
lo
stesso
Uzeir
durante
la
trasmissione,
che
aveva
temporaneamente
affidato
la
custodia
della
figlia
al
centro
"Bjelave"
a 40
giorni
dalla
sua
nascita
perché
rimasto
vedovo,
senza
lavoro
e con
a carico
l'anziana
madre
non
vedente.
Andava
a trovare
Sedina
ogni
settimana.
Ma
poi
scoppia
la
guerra:
con
la
linea
del
fronte
che
divide
la
casa
di
Uzeir
dall'orfanotrofio
e le
linee
telefoniche
interrotte.
"Fino
ad
oggi"
continua
la
voce
fuori
campo
della
giornalista
"Uzeir
non
ha
mai
ricevuto
alcuna
comunicazione,
nè
da
parte
delle
autorità
bosniache
nè
da
quelle
italiane,
perché
potesse
pronunciarsi
in
merito
allo
status
futuro
di
sua
figlia".
La
questione
è
complessa.
Da
dieci
anni
pare
iniziata
una
partita
a ping
pong,
nella
quale
ogni
autorità
rimpalla
responsabilità,
forse
errori,
senza
dubbio
omissioni
e silenzi.
"Il
Ministero
degli
Esteri
bosniaco
risulta
essere
l'indirizzo
al
quale
le
autorità
giudiziarie
italiane
hanno
inoltrato,
a più
riprese,
gli
inviti
per
i genitori
biologici
a pronunciarsi
in
merito
allo
status
dei
bambini"
recita
ancora
la
giornalista
durante
la
trasmissione
"ma
al
Ministero
degli
Esteri
sostengono
che
tutte
le
comunicazioni
vennero
inoltrate
nel
1999
al
Ministero
degli
Affari
sociali
di
Bosnia
Erzegovina".
Quindi
un
errore
della
autorità
bosniache?
La
giornalista
chiede
a Zoran
Perkovic,
l'attuale
assistente
presso
il
Ministro
degli
Esteri
se
"può
affermare
che
nessuno
degli
addetti
del
ministero
ha
nascosto
tali
ordini".
Ma
Perkovic
di
fatto
non
può
rispondere.
"Sono
in
carica
solo
dal
2000.
Non
posso
nè
negare
nè
affermare
questa
ipotesi,
e penso
si
tratti
di
ipotesi
che
si
prestano
a speculazioni".
Sta
di
fatto
che
Uzeir
non
ha
mai
ricevuto
nessuna
delle
sei
rogatorie
che
il
Tribunale
per
i minorenni
di
Milano
ha
spedito
in
Bosnia
tra
il
1997
e il
1999.
Nel
2000
il
Tribunale
conclude
la
pratica
di
adozione,
dichiarando
che
l'indirizzo
del
genitore
di
Sedina
all'estero
risulta
sconosciuto.
Nonostante,
come
dichiara
Jagoda
Savic
- rappresentante
legale
di
Uzeir
Kahvic
- nel
dossier
di
Sedina
ci
fossero
indicati
sia
l'indirizzo
sia
il
recapito
telefonico
del
padre.
Perché,
si
chiede
la
Savic,
intervistata
durante
la
trasmissione
della
TV
bosniaca,
il
Tribunale
italiano
non
ha
richiesto,
tramite
l'Interpol
italiana
e bosniaca,
la
verifica
dei
recapiti
di
cui
era
in
possesso?
"Penso
comunque
che
non
abbia
molta
importanza
se
la
procedura
è
stata
condotta
secondo
la
legge
italiana
o quella
bosniaca.
Il
vero
punto"
conclude
Jagoda
Savic
"è
che
se
un
tribunale
italiano
invia
ben
32
ordini
giudiziari,
la
domanda
è
dove
sono
finiti
e perché
nessuno
ha
risposto
a questi
inviti".
Intanto
la
procedura
va
avanti
e nel
luglio
del
2000
i giudici
del
Tribunale
milanese
emettono
il
definitivo
decreto
di
adottabilità
di
Sedina,
che
viene
spedito
in
Bosnia
intestato
a nome
della
madre.
Deceduta
nel
1986
e dunque
impossibilitata
a rispondere.
Così
la
sentenza
diviene
esecutiva,
e l'indirizzo
di
Sedina
protetto
dalla
legge
italiana
che
prevede
per
i genitori
biologici
di
poterlo
conoscere
solo
al
compimento
del
25°
anno
di
età
del
minore
adottato.
Nonostante
la
legge
in
vigore
allora
in
Bosnia
Erzegovina
prevedesse
la
possibilità
dell'adozione
internazionale
solo
in
caso
nessuna
famiglia
locale
(bosniaca)
si
fosse
resa
disponibile
ad
adottare
i minori
in
questione
e comunque
solo
di
minori
con
età
inferiore
ai
cinque
anni.
Possibile
che
gli
organi
italiani
competenti
non
ne
fossero
a conoscenza?
Commissione
per
diritti
umani
presso
la
Corte
Costituzionale
Kahvic
continua
nella
sua
battaglia
e assistito
legalmente
da
Jagoda
Savic,
nel
2004
ottiene
una
prima
vittoria,
seppur
magra.
Nel
settembre
del
2004
la
Commissione
per
i diritti
umani
presso
la
Corte
Costituzionale
di
Bosnia
Erzegovina
con
una
sentenza
dichiara
siano
stati
violati
i diritti
umani
di
Uzeir.
"Uzeir
Kahvic"
racconta
la
giornalista
della
TV
bosniaca
"e
i genitori
di
un
altro
minore
che
stanno
cercando
da
14
anni,
hanno
presentato
denuncia
contro
il
Governo
della
Federazione
e dello
Stato
della
Bosnia
Erzegovina,
ma
invano
seppure
la
Commissione
per
i diritti
abbia
dato
loro
ragione".
Secondo
la
Commissione
infatti,
lo
Stato
di
Bosnia
e Erzegovina
non
ha
fatto
tutto
ciò
che
era
in
suo
potere
perché
si
ottenesse
il
ricongiungimento
famigliare
di
padre
e figlia.
La
stessa
sentenza
riconosce
a Uzeir
un
rimborso
del
"danno"
subito
nell'ordine
di
3.000
KM
(Marchi
convertibili:
circa
1.500
Euro)
e ordina
allo
Stato
bosniaco
di
raccogliere
la
documentazione
sul
caso
Kahvic
e rendere
possibile
l'
incontro
tra
padre
e figlia
entro
60
giorni
presso
l'Ambasciata
di
Bosnia
Erzegovina
a Roma.
Uzeir
attende,
ma
poi
decide
di
rilasciare
procura
all'avvocato
milanese
Silvia
Muto,
la
quale
richiede
ed
ottiene
il
permesso
di
accedere
al
dossier
di
Sedina
depositato
presso
il
Tribunale
dei
Minori
di
Milano.
La
Muto,
nel
mese
di
novembre
del
2005,
deposita
presso
il
Tribunale
milanese
istanza
di
autorizzazione
dell'incontro
tra
Uzeir
Kahvic
e la
figlia.
Secondo
le
dichiarazioni
rilasciate
recentemente
a Osservatorio
sui
Balcani
da
Jagoda
Savic,
legale
rappresentante
di
Uzeir,
il
Tribunale
dei
Minori
risponde
in
data
17
febbraio
rifiutando
tale
incontro.
Lasciando
Uzeir
di
nuovo
a mani
vuote.
Ciampi
e il
Consiglio
dei
Ministri
di
Bosnia
Erzegovina
Nello
stesso
mese
di
novembre
Uzeir
Kahvic
si
muove
anche
su
di
un
altro
fronte:
scrive
al
Presidente
della
Repubblica
Italiana,
Carlo
Azeglio
Ciampi.
Come
riportato
dall'agenzia
bosniaca
Fena
del
29
novembre
2005,
il
Presidente
Ciampi
risponde
nel
giro
di
soli
quattro
giorni
attraverso
il
Ministero
degli
Affari
Esteri
italiano.
Nonostante
nella
risposta
si
riporti
ciò
che
già
si
sa,
cioè
che
"tutte
le
rogatorie
erano
state
a suo
tempo
consegnate
al
Ministero
Affari
Esteri
bosniaco
tramite
l'Ambasciata
Italiana
a Sarajevo"
e quindi
che
le
procedure
per
la
ricerca
dei
genitori
bioogici
da
parte
italiana
erano
state
regolarmente
seguite,
l'interessamento
di
Ciampi
risolleva
l'attenzione
pubblica
sia
in
Italia
sia
in
in
Bosnia
Erzegovina.
Mentre
nel
dicembre
del
2005
a "Chi
l'ha
visto?",
trasmissione
di
RAI
3,
viene
raccontata
l'epopea
di
Uzeir
Kahvic
all'opinone
pubblica
italiana,
in
Bosnia
Erzegovina
si
arriva
finalmente
alla
discussione
del
caso
da
parte
del
Consiglio
dei
Ministri.
Durante
la
seduta
del
26
gennaio
scorso,
viene
messo
agli
atti
il
caso
non
solo
di
Sedina
Kahvic
ma
"dell'intero
caso
dei
46
minori
dell'orfanotrofio
Bjelave
accolti
nel
1992
in
Italia"
e dunque
di
tutta
la
documentazione
raccolta
da
una
Commissione
speciale
d'inchiesta.
Il
Consiglio
dei
Ministri
decide
che
"il
Ministero
degli
Affari
Esteri
dovrà,
attraverso
vie
diplomatiche,
richiedere
al
rispettivo
Ministero
italiano
copia
di
tutta
la
documentazione
rilevante"
relativa
al
caso
dei
46
minori
in
questione,
ma
anche
che
"il
Ministero
delle
Finanze
e del
Tesoro
avrà
il
compito
di
rendere
disponibili
i fondi
necessari
all'ingaggio
di
un
rappresentante
legale
italiano"
affinché
segua
gli
sviluppi
futuri
a nome
dell'isitituzione
bosniaca.
Ad
oggi,
1°
marzo,
Uzeir
Kahvic
non
ha
ancora
ottenuto
la
possibilità,
anzi
il
diritto,
di
rivedere
sua
figlia,
come
sentenziato
dalla
Commissione
per
i diritti
umani
del
suo
Paese.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |