Dal
3 al
6 agosto
sarete
in
Giappone
per
partecipare
al
convegno
internazionale
nel
quale
si
parlerà
di
uranio
impoverito.
Di
cosa
si
tratta?
Ogni
anno,
su
iniziativa
dell'
Organizzazione
mondiale
sulla
sicurezza
nucleare,
in
occasione
degli
anniversari
di
Hiroshima
e Nagasaki
si
svolgono
in
Giappone
diversi
incontri
per
non
dimenticare
la
ricorrenza
e cercare
di
capire
fino
a quanto
è
possibile
un
nuovo
rischio
nulceare
mondiale.
Quest'anno
il
programma
del
convegno
internazionale,
organizzato
dall'ICBUW
(International
Coalition
to
Ban
Uranium
Weapons)
è
un
po'
particolare
perché,
a mio
parere
con
grande
intelligenza,
si
cercherà
di
far
passare
un
messaggio
molto
netto:
purtroppo
ora
si
possono
avere
effetti
drammatici
anche
senza
vedere
il
fungo
atomico.
La
distruzione
che
vi
è
stata
allora,
in
tempi
brevi
e in
maniera
così
eclatante,
può
avvenire
in
maniera
più
subdola
se
vengono
utilizzati
altri
sistemi
e altre
forme.
Una
di
queste
è
l'uranio
impoverito.
Oltre
alla
delegazione
italiana
di
cui
fate
parte,
saranno
presenti
altri
paesi?
A nome
dell'Osservatorio
Militare
andiamo
in
quattro
e siamo
l'organismo
con
maggior
presenza
nei
diversi
dibattiti
previsti
sui
vari
temi.
Sia
quindi
dalle
esperienze
vissuta
dei
ragazzi,
dai
dati
raccolti,
dalle
perizie
fatte.
Siamo
stati
chiamati
a partecipare
a tutte
le
sessioni
previste
e noi
risponderemo
per
quello
che
ci
è
possibile.
Durante
il
convegno
andremo
a presentare
i dati
che
abbiamo
acquisito
nel
tempo,
relativi
sia
ai
civili
sia
ai
militari
esposti
all'uranio
impoverito
nei
Balcani
e in
Iraq.
Si
cercherà
di
capire
perché
c'è
tutta
questa
reticenza
nel
parlare,
se
non
addirittura
paura
di
parlare,
della
questione.
Sono
previsti
interventi
di
sopravvissuti,
scienziati,
giornalisti
che
si
sono
occupati
del
caso.
Ad
esempio
verrà
proiettato
il
video
di
Naomi
Toyoda,
nel
quale
si
vede
l'intervista
fatta
ad
un
ufficiale
italiano
il
quale
dichiara
con
molta
determinazione
che
l'uranio
non
è
mai
stato
utilizzato
in
Iraq.
Poi
la
telecamera
si
sposta
dalla
sua
faccia
in
direzione
dei
suoi
piedi
e per
terra
a 40
cm
giace
in
terra
un
proiettile
all'uranio
impoverito...
Tutte
queste
cose
verranno
presentate
ed
esaminate,
verranno
anche
raccontate
in
modo
diretto
le
esperienze
dei
nostri
ragazzi.
Sarà
infatti
presente
Filippo
Montaperto,
uno
dei
"superstiti"
della
compagnia
che
ha
portato
avanti
l'operazione
Vulcano,
la
più
grossa
operazione
di
sminamento
fatta
nei
territori
balcanici.
Sarà
prezioso
per
noi
esserci,
perché
è
la
prima
occasione
di
scambio
di
dati
internazionale.
Ci
saranno
i francesi,
gli
inglesi,
gli
americani,
quindi
nuova
documentazione
da
poter
studiare
ed
acquisire.
Presenterete
dati
di
ricerche
fatte
su
civili
e militari.
Rispetto
ai
civili
sono
gli
stessi
dati
di
cui
fa
menzione
la
relazione
della
Commissione
parlamentare
della
Bosnia
Erzegovina
di
un
anno
fa?
Abbiamo
personalmente
acquisito
dei
dati
che
solo
in
parte
si
menzionano
in
quella
relazione.
Abbiamo
avuto
in
realtà
contatti
diretti
con
i responsabli
dei
reparti
di
oncologia
di
Sarajevo
e di
Belgrado,
con
i quali
abbiamo
avuto
modo
di
parlare
a margine
di
quella
relazione.
Da
quell'incontro
è
emerso
che
essi
sono
sottoposti
a pressioni,
a delle
"forzature",
per
non
parlare
di
difficoltà
che
sono
squisitamente
di
stampo
politico.
Ci
hanno
fatto
capire
che
poi
d'altro
canto
c'è
la
necessità
di
non
parlare
di
alcune
cose
per
non
restare
in
ginocchio
sul
piano
economico.
Mi
spiego.
Questi
paesi
sono
ancora
in
ginocchio,
vengono
fuori
da
un
conflitto,
hanno
necessità
di
risollevarsi
e di
reinserirsi
nel
circuito
economico
europeo.
Uno
dei
fondamentali
fattori
di
ripresa
è
il
turismo
e nel
momento
in
cui
dovesse
passare
il
messaggio
"Balcani
= contaminazione"
probabilmente
sarebbe
un
colpo
troppo
duro
per
tutto
il
territorio,
difficilmente
assorbibile.
Per
cui
si
evita
di
parlarne
e anche
le
relazioni
rese
pubbliche
sono,
diciamo
così,
condizionate.
Noi
abbiamo
notato
la
differenza
che
c'era
nell'approccio
e dunque
di
conseguenza
nei
dati,
per
cui
abbiamo
preferito
recarci
sul
posto
per
una
verifica
sul
campo.
Le
cifre
sono
decisamente
preoccupanti.
Ma
non
essendo
stati
riavviati
i registri
tumori,
è
anche
impossibile
dire
con
concertezza
se
questi
dati
di
incidenza
tumorale
siano
correlabili
all'esposizione
all'uranio
impoverito
rimasto
sul
territorio
dopo
i bombardamenti
NATO...
Ciò
non
toglie
che
i dati
che
abbiamo
raccolto
"dal
basso"
sono
ben
più
preoccupanti
di
quelli
presentati
pubblicamente
in
quella
relazione.
Ma
l'aspetto
più
pericoloso,
sul
quale
bisogno
agire
di
concerto
per
fermare
il
fenomeno,
è
l'atteggiamento
della
comunità
internazionale,
che
ha
lasciato
tutti
questi
territori
completamente
isolati
ad
affrontare
il
problema...
li
ha
lasciati
a leccarsi
da
soli
le
ferite
dopo
che
gli
è
passato
addosso
un
treno...
Confermi
quindi
che
anche
a livello
di
Commissione
Europa
non
si
è
mosso
nulla?
Assolutamente
nulla.
Dirò
di
più.
Nel
frattempo
da
noi
è
cambiato
un
governo,
ed
è
la
seconda
volta
che
cambia
da
quando
stiamo
affrontando
il
caso
uranio,
eppure
se
non
si
apprendesse
per
forza
di
cose
dai
giornali
dell'esistenza
del
problema
e dovessimo
prenderne
coscienza
grazie
alla
reazione
e all'approccio
al
problema,
devo
dire
che
è
decisamente
così.
Sconfortante.
Eppure
l'attuale
sottosegretario
alla
Difesa
Lorenzo
Forcieri,
il
quale
nella
precedente
legislatura
è
stato
vice
presidente
della
Commissione
del
Senato
d'inchiesta
sull'uranio
impoverito,
ha
già
dichiarato
che
c'è
la
forte
volontà
di
istituire
a breve
un'altra
commissione
di
indagine...
Di
poche
persone
mi
sono
fidato
durante
e dopo
il
lavoro
di
quella
Commissione.
L'onorevole
Forcieri,
così
come
Malabarba,
De
Zulueta
e qualcun'altro
che
attualmente
è
all'opposizione,
sono
stati
tra
i pochissimi
che
hanno
avuto
la
mia
fiducia.
Se
Forcieri
fa
queste
dichiarazioni
non
ho
motivo
di
dubitare.
Il
dramma
sostanziale
è
che
Forcieri
è
sottosegretario
alla
Difesa
e,
con
tutto
rispetto,
una
parola
di
attenzione
e comprensione
per
i parenti
dei
militari
da
parte
dell'attuale
Ministro
non
c'è
mai
stata.
Ricordo
che
abbiamo
nella
finanziaria
degli
stanziamenti
per
circa
10
milioni
di
euro
dedicati
alla
"prima
necessità"
del
caso
uranio.
Per
rendere
operativi
questi
soldi
c'era
la
necessità
di
un
decreto
attuativo
che
per
legge
doveva
essere
fatto
nei
novanta
giorni
successivi.
Il
23
dicembre
scorso
è
passata
la
finanziaria,
entro
il
22
marzo
2006
doveva
essere
emesso
il
decreto
ma
ad
oggi
non
si
hanno
notizie.
C'è
un
Comitato,
dislocato
presso
il
ministero
degli
Interni,
composto
da
tanti
ufficiali
di
Stato
Maggiore
che
prendono
anche
il
foglio
di
viaggio,
la
missione
per
poter
partecipare
a questi
lavori
con
relativa
indennità
e non
hanno
prodotto
uno
straccio
di
decreto...
E'
questa
la
sostanza.
Tutto
il
resto
sono
chiacchiere.
Contemporaneamente
ci
sono
famiglie
di
militari
che
versano
in
situazioni
critiche
e ci
siamo
trovati
a dover
intervenire
per
fermare
gesti
inconsulti
di
alcuni
padri
di
ragazzi
deceduti,
o di
alcuni
ancora
in
vita
e per
cercare
di
"tenerli
buoni"...
ma
reazioni
concrete
non
ce
n'è.
D'altra
parte
è
notizia
di
pochi
giorni
fa
che
Romano
Prodi
ha
stanziato
300.000
Euro
per
il
Comitato
scientifico
del
progetto
SIGNUM
(ndr:
Studio
dell'impatto
genotossico
nelle
unità
militari)
che,
per
la
stessa
ammissione
del
suo
responsabile,
il
Prof.
Sergio
Amadori,
audito
in
Commissione
d'inchiesta
il
13
luglio
2005
ammette
candidamente
che
non
può
far
nulla
perché
non
ha
dati,
non
ha
strumenti,
non
ha
disponibilità,
non
ha
numeri,
non
ha
modelli
da
sottoporre
a studio.
La
stampa
italiana
non
riporta
notizia
del
caso
e nemmeno
del
convegno
internazionale.
L'attenzione
eccetto
in
caso
di
un
nuovo
decesso
di
un
militare,
pare
essere
sempre
più
scarsa...
Ormai
nemmeno
in
caso
di
decesso.
La
notizia
si
è
relegata
ad
un
semplice
aggiornamento
di
dati
mortuari.
Al
di
là
di
questo,
almeno
prima
si
raccontava
qualcosa
sul
ragazzo
deceduto,
chi
era,
cosa
aveva
fatto.
Ora
esce
il
piccolo
comunicato
Ansa
che
in
due
righe
chiude
con
"è
morto
un
nuovo
ragazzo
di
uranio"
e poi
stop.
La
stampa
è
arrivata
a fare
contabilità
pura
o addiritttura
la
notizia
non
viene
più
nemmeno
ripresa
dai
giornali.
Il
dramma
è
che
non
c'è
più
notizia
sui
morti
per
uranio
impoverito.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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