Questa
settimana,
l’aula
sembrava
troppo
piccola
per
accogliere
tutti
i partecipanti
al
processo
più
importante
che
mai
si
terrà
in
questo
Tribunale
per
i crimini
di
guerra.
La
sala,
relativamente
piccola,
era
stipata
di
gente:
sette
accusati,
ognuno
con
il
suo
avvocato
difensore
e relativi
assistenti,
una
imponente
squadra
di
procuratori,
oltre
ai
giudici
e a
un
gran
numero
di
addetti
della
cancelleria.
Sotto
processo
sono
sette
ufficiali
d’alto
rango
delle
forze
armate
e della
polizia
serbo
bosniaca,
considerati
tra
i maggiori
responsabili
del
massacro
di
Srebrenica
del
1995,
in
cui
più
di
8.000
uomini
e ragazzi
musulmani
furono
sommariamente
giustiziati
dalle
forze
serbe,
impadronitesi
dell’enclave
l’11
luglio.
Cinque
degli
accusati
- Ljubisa
Beara,
Vujadin
Popovic,
Ljubomir
Borovcanin,
Vinko
Pandurevic
e Drago
Nikolic
–
sono
accusati
di
genocidio
e crimini
di
guerra,
mentre
gli
altri
due,
Radivoj
Miletic
e Milan
Gvero,
sono
imputati
per
crimini
di
guerra
e crimini
contro
l’umanità
per
avere,
secondo
le
accuse,
impedito
l’arrivo
a Srebrenica
di
aiuti
e rifornimenti.
Tutti
si
sono
dichiarati
non
colpevoli
delle
accuse
a loro
rivolte.
Questo
processo,
da
lungo
tempo
atteso,
è
stato
descritto
da
molti
osservatori
come
uno
dei
casi
più
importanti
che
dovranno
essere
giudicati
dalla
Corte,
e alcuni
sono
arrivati
a paragonarlo
al
famoso
processo
tenutosi
nel
1946
a Norimberga
contro
i criminali
di
guerra
tedeschi.
In
molti
hanno
però
anche
espresso
la
preoccupazione
che
questo
processo
–
per
quanto
importante
–
non
sarà
veramente
significativo
senza
i due
uomini
ritenuti
gli
ideatori
dell’eccidio
di
Srebrenica:
i leader
serbo
bosniaci,
politico
e militare,
Radovan
Karadzic
e Ratko
Mladic.
Nel
discorso
di
apertura
che
ha
segnato
l’inizio
del
procedimento
il
21
agosto,
la
procuratrice
capo
del
Tribunale,
Carla
Del
Ponte
- che
fino
all’ultimo
momento
aveva
sperato
che
almeno
Mladic
venisse
arrestato
prima
dell’inizio
del
processo
–
ha
espresso
apertamente
il
suo
disappunto
e la
sua
frustrazione
per
l’incapacità
della
Serbia
di
consegnare
i due
latitanti.
"È
assolutamente
scandaloso
che
non
siano
stati
catturati.
La
Serbia
è
pienamente
in
grado
di
arrestarli,
ma
si
è
rifiutata
di
farlo!"
ha
detto
la
Del
Ponte.
Il
giorno
stesso
in
cui
la
Del
Ponte
rivolgeva
queste
accuse
dall’aula
del
Tribunale,
il
governo
serbo
le
respingeva
come
false
e sosteneva
che
la
Serbia
"stava
al
momento
facendo
del
suo
meglio"
per
catturare
Mladic.
Mladic
è
latitante
da
11
anni,
nonostante
le
ripetute
assicurazioni
del
governo
serbo
–
sul
cui
territorio
si
ritiene
che
egli
si
nasconda
–
che
il
suo
erresto
è
solo
questione
di
tempo.
Un
altro
posto
vuoto
al
tavolo
degli
imputati
era
quello
del
luogotenente
di
Mladic
incaricato
dei
servizi
di
intelligence
e di
sicurezza,
Zdravko
Tolimir,
accusato
di
genocidio,
che
sfugge
alla
giustizia
da
quando,
nel
febbraio
2005,
fu
confermata
la
sua
incriminazione.
"Non
fate
errori:
Mladic,
Tolimir
e Karadzic
saranno
arrestati,
questo
è
il
nostro
impegno
verso
la
comunità
internazionale
e verso
tutte
le
vittime
ed
i sopravvissuti",
ha
detto
ai
giudici
la
Del
Ponte.
Nel
suo
discorso
di
apertura,
che
ha
seguito
quello
della
Del
Ponte,
il
procuratore
Peter
McCloskey
ha
detto
che
l’accusa
si
concentrerà
nello
sforzo
di
stabilire
il
legame
tra
i fatti
presi
in
esame
–
per
i quali
ci
sono
già
abbondanti
prove,
presentate
in
altri
processi
riguardanti
Srebrenica
–
e gli
accusati.
Gli
avvocati
difensori,
che
hanno
scelto
di
rivolgersi
ai
giudici
all’inizio
del
procedimento,
anziché
alla
presentazione
delle
tesi
della
difesa,
hanno
sostenuto
di
voler
dimostrare
che
i loro
clienti
non
disponevano
di
alcun
potere
reale
e non
potevano
fare
nulla
per
impedire
il
massacro.
Seguendo
questa
linea,
John
Ostojich,
difensore
del
capo
della
sicurezza
dell’esercito
serbo
bosniaco
(VRS)
Ljubisa
Beara,
ha
dichiarato
che
il
suo
cliente,
nel
luglio
1995
a Srebrenica,
era
“impotente
quanto
le
truppe
del
battaglione
olandese
delle
Nazioni
Unite".
"Era
là,
ha
visto
che
qualcosa
stava
accadendo,
ma
non
avrebbe
potuto
fare
nulla
per
impedirlo",
ha
detto
Ostojich.
Come
normalmente
accade
con
tutti
i processi
importanti
che
si
tengono
nel
Tribunale,
questo
caso
ha
tenuto
le
prime
pagine
dei
giornali
per
alcuni
giorni,
sia
nella
regione
che
all’estero.
Ma
col
procedere
dei
lavori,
il
processo
ha
incominciato
a ricevere
sempre
meno
attenzione
dai
media.
Un
reporter
della
stazione
televisiva
di
Belgrado
B92,
Milos
Milic,
che
si
occupa
dei
processi
per
i crimini
di
guerra,
ha
detto
che
il
fatto
che
Mladic
e Tolimir
non
si
trovino
alla
sbarra
insieme
agli
altri
coimputati
è
un
importante
punto
a sfavore,
e una
delle
ragioni
per
cui
la
gente
non
sta
seguendo
con
più
attenzione
il
processo.
Riguardo
alla
possibilità
che
Mladic
sia
arrestato
prima
della
fine
del
procedimento,
dice
che
non
ci
scommetterebbe
sopra,
ma
anche
che
"tutto
è
possibile".
Nonostante
le
diffuse
preoccupazioni
che
questo
processo,
senza
Karadzic
e Mladic,
non
raggiungerà
completamente
il
suo
scopo
–
che
è
quello
di
giudicare
tutte
le
persone
sospettate
di
aver
pianificato
e condotto
il
massacro
–
alcuni
osservatori
in
Bosnia
credono
che
esso
manderà
comunque
un
messaggio
molto
importante:
i principali
responsabili
di
questo
crimine
saranno
puniti.
I serbo
bosniaci,
tuttavia,
sembrano
essere
poco
preoccupati
da
questo
messaggio.
Sadik
Pazarac,
del
Comitato
Helsinki
per
i diritti
umani
di
Bijeljina,
ha
detto
che
essi
hanno
dimostrato
finora
pochissimo
interesse
per
il
processo.
"Le
prime
udienze
qui
non
hanno
attirato
molta
attenzione",
ha
detto.
"Io
non
penso
che
questo
processo
farà
alcuna
differenza
nel
modo
in
cui
la
gente
qui
sente
la
questione
dei
crimini
commessi
nell’enclave.
Spero
di
sbagliarmi".
Ma
per
le
vittime
ed
i sopravvissuti
al
massacro,
il
significato
del
processo
è
enorme.
Nura
Begovic,
dell’Associazione
delle
donne
di
Srebrenica,
dice
che
esso
è
"estremamente
importante",
nonostante
il
fatto
che
i principali
accusati
Karadzic
e Mladic
non
siedano
al
banco
degli
imputati.
"Questo
processo
significa
molto
per
me
–
questi
uomini
hanno
reso
possibile
il
massacro
a Srebrenica
e devono
rispondere
dei
loro
crimini".
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |