“La
Corte
internazionale
di
giustizia
dell'Aja
ha
formulato
una
chiara
sentenza
su
chi
ha
commesso
il
genocidio,
e nessuno
ha
più
il
diritto
di
lasciare
Srebrenica
sotto
l'ingerenza
della
RS
[Republika
Srpska]”,
dice
Sadik
Ahmetovic,
uno
dei
membri
del
Comitato
d'iniziativa
per
lo
sgombero
collettivo
dei
ritornanti
di
Srebrenica.
I bosgnacchi
chiedono
che
Srebrenica
riceva
lo
status
di
distretto.
In
caso
contrario,
per
il
14
marzo
è
annunciato
lo
sgombero
collettivo
dei
bosgnacchi
rientrati.
Il
Comitato
d'iniziativa
per
lo
sgombero
collettivo
di
Srebrenica,
che
l'altro
ieri
ha
inviato
ai
funzionari
locali
e internazionali
un
proclama
con
le
loro
richieste,
considera
che
il
Governo
della
RS
non
si
è
mai
seriamente
occupato
di
progetti
mirati
a rivitalizzare
questo
comune
e a
creare
le
condizioni
per
una
sopravvivenza
sostenibile.
Secondo
le
valutazioni,
a Srebrenica
sono
occupati
soltanto
circa
250
rientrati
di
nazionalità
bosgnacca.
“Il
Governo
della
RS
ha
dimenticato
anche
i cittadini
di
nazionalità
serba
perché
la
sua
politica
è
di
non
fare
nulla
in
questo
luogo,
per
evitare
che
ci
sia
un
ritorno
maggiore
dei
bosgnacchi”,
afferma
Ahmetovic.
Il
presidente
del
Comitato,
Cazim
Durakovic,
afferma
che
il
proclama
e la
decisione
sullo
sgombero
collettivo
non
hanno
un
retroscena
politico,
ma
piuttosto
il
desiderio
dei
cittadini
che,
nonostante
il
tragico
passato
e il
calvario
che
hanno
vissuto,
hanno
cercato
di
normalizzare
la
vita
di
Srebrenica.
“Il
proclama
è
stato
scritto
prima
della
decisione
dell'Aja,
e la
sentenza
ha
solamente
aumentato
il
desiderio
di
andarsene
via”,
ha
sottolineato
Durakovic.
Hatidza
Mehmedovic,
che
è
ritornata
a Srebrenica
cinque
anni
fa,
dice
che
i diritti
dei
rientrati
sono
minacciati.
I ricordi
dei
giorni
felici
le
hanno
conservato
il
desiderio
di
vivere
a Srebrenica,
ma,
dice,
non
ci
sono
le
condizioni
elementari
per
poterlo
fare.
“Se
devi
curarti,
non
puoi
farlo,
ti
mandano
a Belgrado,
invece
Tuzla
e Sarajevo
sono
come
l'estero.
Ma
io
non
voglio
curarmi
in
Serbia”,
dice
Mehmedovic.
Secondo
le
valutazioni
del
Comune,
la
metà
dei
circa
4.000
rientrati
bosgnacchi
sono
in
modo
formale,
ma
non
anche
in
modo
amministrativo,
rientrati
nel
paese
d'origine.
Nonostante
il
ritorno,
continuano
ad
essere
registrati
nei
comuni
della
Federazione
BiH
per
poter
godere
di
certi
benefici
(per
gli
invalidi
di
guerra,
per
i combattenti
smobilitati,
per
l'educazione
scolastica),
che
difficilmente
o in
nessun
modo
potrebbero
realizzare
registrando
la
residenza
nella
RS.
Non
sono
meno
insoddisfatte
la
sedicenne
Verica
Stjepanovic
e la
diciasettenne
Meliha
Rahmanovic.
Se
le
si
presenta
l'occasione
vorrebbero
lasciare
Srebrenica,
della
quale
dicono
che
è
una
“città
morta”.
“Vogliamo
vivere
insieme,
in
pace,
ma
ci
separano
continuamente.
Al
Governo
RS
non
interessa
come
viviamo,
che
non
sappiamo
dove
andare
quando
usciamo,
che
la
gente
è
senza
lavoro.
Forse
persino
i bosgnacchi
hanno
più
aiuti
di
noi
serbi”,
dice
Verica
Stjepanovic.
Il
sindaco
di
Srebrenica
Abdurahman
Malkic
per
oggi
ha
organizzato
un
incontro
con
i rappresentanti
del
Comitato
d'iniziativa
per
lo
sgombero
collettivo.
Lui
dice
che
le
richieste
di
questo
comitato
sono
simili
alle
richieste
dell'amministrazione
di
Srebrenica,
che
cinque
anni
fa
ha
accettato
la
risoluzione
sullo
status
particolare
di
Srebrenica.
Malkic
dice
che
il
Governo
della
RS
non
vuole
abilitare
le
risorse
naturali
di
Srebrenica,
con
le
quali
si
stimolerebbe
lo
sviluppo
del
comune
e si
aumenterebbe
l'occupazione.
Come
esempio
porta
il
caso
delle
terme
di
Guber,
che,
dice
lui,
“sono
state
privatizzate
con
lo
scopo
di
non
farle
lavorare”.
“Il
premier
Dodik
in
buona
parte
ha
contribuito
alla
creazione
di
una
difficile
situazione
politica
a Srebrenica.
Ma
lo
sgombero
dei
rientrati
è
un
avvallo
inconsapevole
della
pulizia
etnica.
Non
sono
per
avvallare
questa
pulizia,
ma
sono
per
la
realizzazione
delle
richieste
contenute
nel
proclama”,
ha
sottolineato
Malkic.
Lui
crede
che
il
potere
locale
non
può
da
solo
risolvere
il
problema,
ma
che
le
entità
e la
comunità
internazionale
in
BiH
debbano
partecipare
perché
si
tratta
di
una
cosa
seria.
Tuttavia,
ieri
a Srebrenica
tranne
alcuni
team
di
giornalisti
non
ci
sono
stati
altri
visitatori.
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riproduzione
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