Settembre
è
ancora
lontano,
ma
in
Bosnia
si
lavora
duro
per
preparare
i libri
per
il
nuovo
anno
scolastico.
Ogni
anno
c'è
qualcosa
di
nuovo,
è
così
da
anni.
Non
che
nel
frattempo
siano
cambiate
le
leggi
fisiche
oppure
sia
stato
scoperto
un
qualche
nuovo
elemento
chimico.
E'
la
storia
quella
che
crea
discussioni...
Appena
esce
un
nuovo
libro
di
storia
per
le
scuole
elementari,
cominciano
le
polemiche.
Perché
è
stato
scritto
questo,
perché
il
tal
evento
è
stato
descritto
così
e non
in
un
altro
modo…
Gli
argomenti
problematici
sono
soprattutto
quelli
riguardanti
la
storia
recente
della
Bosnia
Erzegovina,
tra
il
1992
e il
1996.
Come
chiamare
quella
guerra,
dov'è
il
limite
tra
difesa,
aggressione,
conflitto…
Ma,
a partire
da
quello
che
è
successo
negli
ultimi
anni
del
novecento,
viene
messo
in
discussione
anche
il
periodo
precedente.
A volte
cambia
proprio
il
punto
di
vista,
e quello
che
fino
a ieri
era
bianco,
in
una
notte
diventa
nero.
I cari
liberatori,
i partigiani,
adesso
spesso
vengono
dichiarati
criminali.
Se
all'epoca
del
comunismo
in
tutti
i libri
scolastici
la
foto
dominante
era
quella
di
Tito,
oggi
quella
foto
non
la
troviamo
più.
Così,
proprio
in
questo
periodo
di
preparazione
dei
libri
scolastici,
arriva
una
lettera
scritta
dagli
ex
partigiani
residenti
in
Bosnia
Erzegovina.
La
lettera
è
diretta
proprio
al
ministero
dell'Educazione.
Cosa
chiedono
i vecchi
partigiani?
Chiedono
che
Tito
torni
nei
libri.
Secondo
loro
Tito
è
stato
cacciato
via
o,
per
meglio
dire,
è
stato
cancellato.
E con
lui
è
stata
cancellata
tutta
quella
storia,
tutti
gli
eventi
importanti
per
la
storia
del
novecento
ma
pure
per
quella
attuale
della
Bosnia
ed
Erzegovina.
Perché,
sostengono
i partigiani,
nei
libri
non
c’è
neppure
una
parola
sulla
seduta
della
Zavnobih
[Consiglio
regionale
antifascista
di
liberazione
della
Bosnia-Erzegovina,
ndc],
grande
assemblea
costituzionale
con
la
quale
in
realtà
nasce
il
concetto
della
Bosnia
ed
Erzegovina.
Perché,
prima
di
quella,
la
Bosnia
Erzegovina
non
era
mai
stata
una
repubblica.
Veniva
ricordata
come
parte
del
regno
dei
serbi,
croati
e sloveni,
della
monarchia
austro-ungarica,
dell'impero
ottomano…
Dopo
il
medioevo
la
Bosnia
Erzegovina
era
sempre
parte
di
qualcosa
e di
qualcuno.
Con
la
Zavnobih
essa
diventa
una
delle
sei
repubbliche
della
nuova
Jugoslavia.
E,
in
questo
modo,
non
meno
importante
della
Croazia,
della
Serbia…
Ma
purtroppo
c'è
una
tendenza
da
queste
parti
a dimenticare
tutto
quello
che
faceva
parte
della
storia
comunista,
per
paura
di
offendere
qualcuno.
Nella
televisione
croata
molto
spesso
si
parla
di
Bleiburg
[il
massacro
avvenuto
nel
maggio
del
1945
nel
villaggio
di
Bleiburg
tra
Austria
e Slovenia,
ndc]
come
di
una
colpa
di
Tito
e dei
comunisti.
Cosi,
molto
spesso,
Tito
è
apertamente
definito
un
criminale,
un
assassino.
In
Serbia
già
da
anni
i vecchi
cØetnici
di
DrazØa
Mihajlovic´
sono
stati
equiparati
ai
partigiani.
Quelli
che
per
50
anni
erano
considerati
traditori
locali
non
hanno
più
nessuna
vergogna
di
dichiararsi
come
cØetnici.
E adesso
i partigiani,
che
per
anni
avevano
una
posizione
privilegiata,
si
trovano
ai
margini.
E sentono
tanta
mancanza
per
quei
bei
tempi
dell'epoca
di
Tito.
E vero
che
l’amore
per
Tito
nel
periodo
comunista
era
gonfiato,
esagerato.
Ma
ci
possiamo
domandare
oggi
se
veramente
era
tutto
finto
perché
era
imposto,
venuto
dall'alto
come
un
comando.
Si
cominciava
ad
amare
Tito
da
piccoli.
Già
nel
primo
libro
di
scuola,
Bukvar,
c'era
la
storia
dei
ragazzi
in
una
classe
che
litigavano
su
a chi
di
loro
fosse
diretto
lo
sguardo
di
Tito
che
c'era
sulla
foto
sul
muro.
I ragazzi
litigavano
e poi
entrava
la
maestra
dicendo:
“Il
compagno
Tito
guarda
tutti
noi”.
E così,
mentre
nelle
scuole
italiane
sul
muro
si
vedeva
una
croce,
in
ex
Jugoslavia
c'era
la
foto
di
Tito.
Poi,
c’erano
i giorni
in
cui
l'amore
per
il
“più
caro
compagno”
arrivava
al
culmine:
il
25
maggio,
giornata
della
Gioventù
e finto
compleanno
di
Josip
Broz.
Era
la
giornata
della
grande
festa
Slet
allo
stadio
di
Belgrado,
con
una
magnifica
mostra
della
“forza
e creatività
della
gioventù
jugoslava”.
E'
lì
che
la
staffetta
portava
a termine
il
lungo
viaggio
fatto
attraverso
la
Jugoslavia
da
migliaia
di
ragazzi.
Un
pezzo
di
legno
o di
altro
materiale
doveva
essere
simbolo
di
amore,
unità.
E il
viaggio
finiva
proprio
per
il
“compleanno”
di
Tito.
Nessuno
poteva
mancare
a questa
manifestazione.
Era
il
nostro
San
Remo.
E il
vincitore
si
sapeva
già
in
anticipo.
Ma
nel
1980
muore
il
Comandante.
Poi,
pian
piano
la
Jugoslavia
comincia
a muoversi
per
finire
in
una
(o
più)
guerre.
Lì
dove
c'era
l'amore,
adesso
regna
l’odio.
Nella
maggior
parte
dell'ex
paese
Tito
diventa
odioso.
Gli
sputano,
spaccano
le
foto,
minano
i monumenti.
In
ex
Jugoslavia
ogni
repubblica
(erano
sei)
aveva
una
città
con
il
nome
di
Tito.
Ormai
queste
città,
cioè
i loro
nomi,
non
ci
sono
piu.
Titograd
(Podgorica),
Titovo
UzØice,
Titovo
Velenje,
Titovo
Drvar,
Titova
Korenica
sono
ormai
storia.
Ogni
città
aveva
una
via
dedicata
a Tito.
Ormai
sono
rarissime.
E'
rimasta
quella
di
Sarajevo
e quella
di
Mostar…
Gli
ultimi
mohicani,
comunque,
ci
sono.
E soprattutto
negli
ultimi
anni
è
tornato
il
titoismo.
A Sarajevo
c’è
un
bar
tutto
dedicato
a lui.
Dentro
al
bar
ci
sono
tutte
le
foto
di
Broz,
poi
si
possono
comprare
anche
le
t-shirt
e altri
souvenir.
Per
il
25
maggio
a Kumrovec,
villaggio
nel
Zagorje
(non
lontanissimo
da
Zagabria)
dove
Tito
è
nato,
si
raduna
la
gente
per
ricordarsi
del
“più
grande
figlio
dei
nostri
popoli”.
E ogni
anno
il
numero
dei
pellegrini
cresce.
Ma
tutto
questo
naturalmente
è
ancora
ben
lontano
da
quella
popolarità
che
c’era
nel
periodo
comunista.
Sembra
che
in
tutta
la
Jugoslavia
la
gente
stia
ancora
cercando
di
capire
chi
era
e cosa
rappresentava
Tito.
Ci
sono
gli
‘jugonostalgici’,
quelli
che
rimpiangono
l’era
di
Tito,
ma
anche
quelli
che
non
perdono
occasione
per
insultare
tutto
quello
che
lui
aveva
fatto.
Sembra
che
qui
le
cose
debbano
sempre
essere
esagerate,
gonfiate...
Cosi
era
con
quell'amore
che
- lo
si
vede
adesso
- era
poco
normale.
E adesso
c'è
una
situazione
analoga
rispetto
all’odio
verso
di
lui.
Quella
che
prima
era
l'unica
verità,
ora
è
solo
una
bugia,
un'illusione.
La
via
di
mezzo
non
si
trova
cosi
facilmente.
C'è
chi
vorrebbe
cancellare
quei
cinquanta
anni
per
poter
creare
una
nuova
storia.
Ma
ci
sono,
ad
esempio,
i vecchi
partigiani
che
ancora
non
si
arrendono.
E per
questo
chiedono
che
Tito
torni.
Sanno
anche
loro
che
non
sarà
mai
come
prima,
ma
anche
che
le
cose
si
possono
fare
almeno
con
un
po'
di
rispetto
verso
la
propria
storia.
Perché
non
è
una
bella
cosa
sputare
su
se
stessi...
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa) |