Il
5
ottobre
2000,
con
una
sollevazione
popolare
che
è
diventata
la
madre
di
tutte
le
rivoluzioni
‘arancioni’
viste
negli
ultimi
tempi,
cadeva
il
regime
di
Slobodan
Milosevic.
Quello
che
non
erano
riuscite
a
fare
le
bombe
della
Nato
nel
1999
è
riuscito
agli
esponenti
della
società
civile
serba.
In
molti
quel
giorno
erano
pronti
a
giurare
che
la
caduta
del
tiranno
apriva
la
strada
a
un
futuro
di
pace
per
i
Balcani,
ma
dopo
5
anni
i
problemi
irrisolti
restano
tanti.
Anche
se
i
fucili
tacciono,
i
pregiudizi
culturali
e
le
divisioni
sociali
che
attraversano
i
paesi
dell’ex
Jugoslavia
sono
ancora
tante.
Nell’ultima
settimana
però
si
sono
verificati
due
episodi
che
fanno
ben
sperare.
Due
episodi,
uno
in
Croazia
e
uno
in
Bosnia
Erzegovina,
che
potrebbero
aprire
la
strada
a
una
riflessione
profonda
sui
crimini
che
hanno
caratterizzato
gli
anni
Novanta
nei
Balcani.
La
lista
della
vergogna
Una
commissione
nominata
dal
governo
della
Repubblica
Srpska
(l’entità
sub-statuale
serba
che
con
la
Bosnia-Erzegovina
forma
la
federazione
bosniaca),
il
4
ottobre
scorso,
ha
compilato
una
lista
di
19473
serbo-bosniaci.
Non
sono
persone
qualunque:
sono
i
militari
e
i
poliziotti
che,
nel
luglio
del
1995,
hanno
sterminato
circa
8mila
civili
musulmani
inermi
a
Srebrenica.
“Il
governo
della
Repubblica
Srpska
ha
finalmente
preso
sul
serio
i
propri
obblighi
ed
ha
reso
accessibili
le
informazioni
in
suo
possesso”,
ha
commentato
Paddy
Ashdown,
il
rappresentante
della
comunità
internazionale
in
Bosnia,
e
ha
aggiunto
che
“questo
rappresenta
un
serio
tentativo
di
stilare
un
elenco
esauriente
di
tutte
le
persone
coinvolte
nei
crimini
di
Srebrenica”.
L’ottimismo
di
Ashdown
è
giustificato
perché
è
la
prima
volta,
dal
1995,
che
i
serbi
di
Bosnia
collaborano
attivamente
a
fare
chiarezza
sul
massacro
di
Srebrenica.
Un
eccidio
che,
negli
ambienti
serbo-ortodossi
più
oltranzisti,
è
stato
in
qualche
occasione
negato.
Siamo
molto
lontani
dalla
consegna
di
Karadzic
e
Maldic,
il
mandante
e
l’organizzatore
della
strage
ancora
latitanti,
ma
la
consegna
della
lista
è
un
passo
importante
verso
quella
giustizia
senza
la
quale
non
ci
può
essere
pace.
Eroe
o
assassino?
Il
4
ottobre
scorso
è
stato
un
giorno
fondamentale
nella
storia
della
Croazia.
La
conferenza
intergovernativa
di
Lussemburgo
tra
i
25
membri
dell'Unione
Europea
e
il
governo
di
Zagabria
ha
dato
esito
positivo.
Possono
cominciare
a
questo
punto
i
negoziati
per
l'adesione
della
Croazia
all'Ue.
Non
esistevano
dei
particolari
ostacoli
all'ingresso
della
Croazia,
come
nel
caso
della
Turchia,
ma
sul
vertice
pesava
come
un
macigno
il
parere
di
Carla
Del
Ponte,
il
procuratore
capo
del
Tribunale
dell'Aja
che
indaga
sui
crimini
di
guerra
e
i
crimini
contro
l'umanità
commessi
durante
la
guerra
in
ex-Jugoslavia.
La
Del
Ponte
aveva
spesso
accusato
il
governo
di
Zagabria
di
offrire
protezione
ai
criminali
di
guerra
croati.
Il
generale
Ante
Gotovina
per
esempio.
Il
generale
che,
come
recita
il
mandato
di
cattura
internazionale,”ha
partecipato
ad
un
impresa
criminale
il
cui
obiettivo
era
quello
di
eliminare
con
la
forza
e
permanentemente
la
popolazione
serba
dalla
regione
della
Krajina”.
Ancora
latitante
e,
secondo
la
Del
Ponte,
protetto
dal
governo
croato.
Lo
scandalo
è
scoppiato
quando,
circa
un
anno
fa,
è
stato
ritrovato
un
passaporto
falso
utilizzato
da
Gotovina
per
sfuggire
alla
cattura.
Un
passaporto
ottenuto
con
la
collaborazione
delle
autorità
croate.
Il
governo
di
Zagabria
ha
sempre
negato
ogni
responsabilità,
ma
non
è
un
segreto
per
nessuno
che
Gotovina,
come
accade
in
Serbia
per
Karadizic
e
Mladic,
è
considerato
un
eroe
nazionale
e
nessun
politico
ha
voluto
prendersi
la
responsabilità
di
consegnarlo
all'Aja.
Alla
fine
ha
prevalso
la
ragion
di
Stato
e
la
Croazia
ha
ritenuto
più
importante
cominciare
le
trattative
con
l'Ue.
“Se
la
Croazia
continua
a
lavorare
con
una
simile
determinazione
e
intensità
sono
convinta
che
tra
poco
il
generale
Gotovina
potrà
essere
trasferito
all’Aja”
ha
detto
la
Del
Ponte,
concedendo
così
un
sostanziale
lasciapassare
all'inizio
dei
negoziati.
L'avvocato
di
Gotovina
ha
fatto
sapere
che
il
suo
cliente
è
pronto
a
consegnarsi
a
patto
di
essere
processato
in
Croazia
e
non
all'Aja.
Questo
si
vedrà,
ma
l'impressione
è
che
adesso
Gotovina
faticherà
a
trovare
protezioni
istituzionali.
Magari
qualcosa
sta
cambiando
sul
serio
nel
Balcani.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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