“Per
essere
chiaro
faccio
un
paragone:
la
secessione
della
Repubblica
Srpska
dalla
Bosnia
-
Erzegovina
è
paragonabile
a
quella
della
Padania
dall’Italia.
In
una
parola,
una
buffonata.
La
Repubblica
Srpska
non
esiste,
è
un’invenzione
degli
accordi
di
Dayton”.
Una
storia
lunga.
Non
lascia
spazio
ai
dubbi
Dario
Terzic,
giornalista
croato
che
vive
e
lavora
a
Mostar,
ma
nella
zona
a
maggioranza
musulmana.
Faceva
lo
stesso
anche
quando
le
due
parti
della
città
si
sparavano
addosso,
durante
la
guerra
e,
invece
di
sparare
ai
suoi
concittadini,
Dario
fondava
Radio
Mostar
e
la
portava
avanti
durante
la
guerra.
Croato
tra
i
musulmani
assediati.
La
Repubblica
Srpska
è
un
prodotto
della
guerra
dei
Balcani
ed
è
stata
creata
dai
criminali
di
guerra
serbi,
Mladic
e
Karadzic,
che
tanti
lutti
hanno
lasciato
dietro
di
loro.
Alla
fine
della
guerra,
la
Repubblica
viene
riconosciuta
ufficialmente
e
la
Bosnia
Erzegovina
viene
divisa
in
due
entità
territoriali
confederate:
la
Federazione
croato-musulmana,
che
detiene
il
51
percento
del
territorio
bosniaco,
e
la
Repubblica
Srpska,
che
ne
ha
il
49
percento.
In
quest’ultima
resta
la
minoranza
serba
di
Bosnia.
Il
dopoguerra
è
caratterizzato
dalle
difficoltà
gestionali
di
un
potere
tripartito
(quasi
in
ogni
carica
pubblica
convivono
un
croato,
un
serbo
e
un
musulmano)
che
rendono
elefantiaca
la
burocrazia,
i
profughi
non
rientrano
a
casa
ma
le
violenze
restano
solo
un
brutto
ricordo.
La
Repubblica
Srpska
elegge
un
suo
premier
e,
il
4
febbraio
scorso,
vince
le
elezioni
Milorad
Dodik.
Il
suo
primo
discorso
è
rassicurante,
parla
di
aumentare
la
cooperazione
con
il
Tribunale
Penale
Internazionale
dell’Aja,
che
continua
a
dare
la
caccia
a
Karadzic
e
Mladic.
Circa
un
mese
fa
Dodik
parla
in
modo
preoccupante,
di
diritto
alla
secessione
della
Repubblica
Srpska,
da
affidare
a
un
referendum
popolare.
Un
premier
controverso.
“Dodik
è
un
personaggio
inaffidabile”,
dice
Terzic,
“cambia
continuamente
posizione
sulle
questioni
e
non
è
mai
fermo
nelle
sue
dichiarazioni.
Adesso
questa
storia
del
referendum
farà
un
po’
di
clamore,
ma
ormai
sono
15
anni,
da
quando
è
finita
la
guerra,
che
in
Bosnia
ognuno
si
alza
la
mattina
e
dice
la
sua”.
Sarà
anche
così,
però
a
fine
maggio
una
organizzazione
non
governativa
bosniaca,
chiamata
Movimento
popolare
serbo,
ha
annunciato
di
aver
raccolto
50mila
firme
per
il
referendum
sulla
secessione.
L’episodio
si
ricollega
alle
dichiarazioni
rese
alla
stampa
da
Dodik,
subito
dopo
l’esito
del
referendum
che
ha
segnato
a
fine
maggio
la
divisione
tra
Montenegro
e
Serbia,
quando
per
la
prima
volta
aveva
parlato
d’indipendenza
della
Repubblica
Srpska.
Quindi
qualcosa
si
muove.
“Il
presupposto
è
completamente
diverso”,
spiega
Terzic,
“il
referendum
per
la
divisione
tra
Montenegro
e
Serbia
è
sempre
stato
previsto,
fin
dalla
Costituzione
jugoslava
del
1973.
Erano
stati
federati
e
potevano,
con
una
consultazione
popolare,
separarsi.
La
Repubblica
Srpska
no,
è
nata
dalla
guerra
ed
è
stata
sancita
dagli
accordi
di
Dayton
del
1995.
Possiamo
decidere
che
la
Bosnia
che
è
nata
dai
trattati
di
pace
non
ci
piace,
ma
questo
è
un
altro
discorso.
Tra
qualche
tempo
nessuno
si
ricorderà
delle
esternazioni
di
Dodik,
anche
se
non
nego
che
una
parte
della
popolazione
della
Repubblica
Srpska
sarebbe
favorevole
a
separarsi
dalla
Bosnia.
In
definitiva,
per
quanto
la
storia
insegni
che
in
Bosnia
Erzegovina
non
si
può
mai
dire
mai,
non
credo
che
la
parte
serba
della
Bosnia
possa
realmente
staccarsi
dal
paese”.
(autorizzazione
alla
riproduzione
concessa)
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