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Peace Reporter
 
Peace Reporter - 21 giugno 2006
di Christian Elia
 

ultimo aggiornamento
29.06.06 10:28

 
 
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Anche l’entità bosniaca a maggioranza serba pensa alla secessione
 
“Per essere chiaro faccio un paragone: la secessione della Repubblica Srpska dalla Bosnia -  Erzegovina è paragonabile a quella della Padania dall’Italia. In una parola, una buffonata. La Repubblica Srpska non esiste, è un’invenzione degli accordi di Dayton”.    
Una storia lunga. Non lascia spazio ai dubbi Dario Terzic, giornalista croato che vive e lavora a Mostar, ma nella zona a maggioranza musulmana. Faceva lo stesso anche quando le due parti della città si sparavano addosso, durante la guerra e, invece di sparare ai suoi concittadini, Dario fondava Radio Mostar e la portava avanti durante la guerra. Croato tra i musulmani assediati. La Repubblica Srpska è un prodotto della guerra dei Balcani ed è stata creata dai criminali di guerra serbi, Mladic e Karadzic, che tanti lutti hanno lasciato dietro di loro. Alla fine della guerra, la Repubblica viene riconosciuta ufficialmente e la Bosnia Erzegovina viene divisa in due entità territoriali confederate: la Federazione croato-musulmana, che detiene il 51 percento del territorio bosniaco, e la Repubblica Srpska,  che ne ha il 49 percento. In quest’ultima resta la minoranza serba di Bosnia. Il dopoguerra è caratterizzato dalle difficoltà gestionali di un potere tripartito (quasi in ogni carica pubblica convivono un croato, un serbo e un musulmano) che rendono elefantiaca la burocrazia, i profughi non rientrano a casa ma le violenze restano solo un brutto ricordo. La Repubblica Srpska elegge un suo premier e, il 4 febbraio scorso, vince le elezioni Milorad Dodik. Il suo primo discorso è rassicurante, parla di aumentare la cooperazione con il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, che continua a dare la caccia a Karadzic e Mladic. Circa un mese fa Dodik parla in modo preoccupante, di diritto alla secessione della Repubblica Srpska, da affidare a un referendum popolare.  
Un premier controverso. “Dodik è un personaggio inaffidabile”, dice Terzic, “cambia continuamente posizione sulle questioni e non è mai fermo nelle sue dichiarazioni. Adesso questa storia del referendum farà un po’ di clamore, ma ormai sono 15 anni, da quando è finita la guerra, che in Bosnia ognuno si alza la mattina e dice la sua”. Sarà anche così, però a fine maggio una organizzazione non governativa bosniaca, chiamata Movimento popolare serbo, ha annunciato di aver raccolto 50mila firme per il referendum sulla secessione. L’episodio si ricollega alle dichiarazioni rese alla stampa da Dodik, subito dopo l’esito del referendum che ha segnato a fine maggio la divisione tra Montenegro e Serbia, quando per la prima volta aveva parlato d’indipendenza della Repubblica Srpska. Quindi qualcosa si muove. “Il presupposto è completamente diverso”, spiega Terzic, “il referendum per la divisione tra Montenegro e Serbia è sempre stato previsto, fin dalla Costituzione jugoslava del 1973. Erano stati federati e potevano, con una consultazione popolare, separarsi. La Repubblica Srpska no, è nata dalla guerra ed è stata sancita dagli accordi di Dayton del 1995. Possiamo decidere che la Bosnia che è nata dai trattati di pace non ci piace, ma questo è un altro discorso. Tra qualche tempo nessuno si ricorderà delle esternazioni di Dodik, anche se non nego che una parte della popolazione della Repubblica Srpska sarebbe favorevole a separarsi dalla Bosnia. In definitiva, per quanto la storia insegni che in Bosnia Erzegovina non si può mai dire mai, non credo che la parte serba della Bosnia possa realmente staccarsi dal paese”.
(autorizzazione alla riproduzione concessa)
 
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