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da dayton ai giorni nostri 
 

ultimo aggiornamento
10.01.08 11:34

 
 
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Il 14 dicembre 1995 sono stati firmati gli accordi di Dayton. Essi hanno messo fine alla guerra che ha sconvolto l'ex Repubblica Federale di Jugoslavia dopo quattro lunghi anni. La Bosnia Erzegovina è stata divisa in due entità (la Federazione croato-musulmana di Bosnia Erzegovina e la Repubblica Serba di Bosnia). Da allora il paese non si è sollevato più di tanto, mentre la ricostruzione avanza a piccoli passi, supervisionata politicamente e finanziariamente dalla Comunità Internazionale.
Questa repubblica della ex Jugoslavia, in cui la multietnicità era un tempo il suo fiore all’occhiello, è stata la più duramente colpita dal conflitto. Le distruzioni materiali sono state enormi, nelle città come nelle campagne, con centinaia di migliaia di persone che hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni.
Proprio la questione del ritorno dei profughi è un tema oggi cruciale, perché se la libera circolazione tra le entità è ormai cosa fatta, il numero dei rientri è tuttavia limitato, sia per la paura di ritorsioni, sia perché molte questioni amministrative ed economiche non sono state ancora risolte: mancano alloggi, il lavoro scarseggia, la corruzione dilaga.
Dieci anni più tardi, il paese è sempre diviso in due entità costrette a cooperare a malincuore, sotto la tutela dell'Alto Rappresentante dell'Onu (Christian Schwarz-Schilling, dal 31 gennaio 2006). La sua presidenza è tricefala, con un rappresentante musulmano, uno serbo e uno croato. Se è vero che dopo la caduta di Milosevic, la morte di Tudjman e di Izetbegovic l'influenza dei partiti nazionalistici si è ridotta, è altrettanto vero che le formazioni moderate che potrebbero fare loro concorrenza sono ancora troppo deboli e divise.
Nell'ottobre 2002 i partiti nazionalisti hanno così nuovamente vinto le elezioni legislative e presidenziali. Da allora, Paddy Ashdown, l'ex Alto Rappresentante, ha avuto grandi difficoltà a cooperare con il nuovo governo, che ha dato così prova di cattiva volontà soprattutto nei confronti delle riforme imposte dalla Comunità Internazionale.
Nonostante tutto qualche progrsso è stato fatto : la creazione di un Ministro della Difesa e di uno Stato Maggiore militare comuni, così come un sistema unificato di carte di identità, sono indiscutibilmente obbiettivi che testimoniano che qialcosa si sta finalmente muovendo. Queste riforme costituiscono infatti delle tappe fondamentali che perseguono l’obbiettivo, per altro ancora lontano da ottenere, di uno stato comune. Non solo, ma rappresentano anche uno schiaffo alle idee nazionaliste.
Gli accordi di Dayton dovranno ancora essere tenuti in vigore per chissà quanto tempo, anche se la tendenza alla normalizzazione delle relazioni interetniche sembra aver fatto passi da gigante. Il paese deve ancora vincere molte sfide, in particolare quella della normalizzazione e un miglioramento della situazione economica, vincendo soprattutto le sperequazioni esistenti tra la Federacija e la Republika Srpska, se possibile ancora più povera e in crisi.
La disoccupazione resta infatti endemica e l’economia funziona al rallentatore, malgrado una crescita esponenziale registratasi negli ultimi anni.
Purtroppo il ruolo della Comunità Internazionale sembra ancora idispensabile a garantire la normalizzazione di un paese che dovrà far passare ancora molto tempo prima che la tragedia che vi si è abbattuta cessi di scuotere gli animi della gente.

 
 
 
 
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