|
Il
14
dicembre
1995
sono
stati
firmati
gli
accordi
di
Dayton.
Essi
hanno
messo
fine
alla
guerra
che
ha
sconvolto
l'ex
Repubblica
Federale
di
Jugoslavia
dopo
quattro
lunghi
anni.
La
Bosnia
Erzegovina
è
stata
divisa
in
due
entità
(la
Federazione
croato-musulmana
di
Bosnia
Erzegovina
e la
Repubblica
Serba
di
Bosnia).
Da
allora
il
paese
non
si
è
sollevato
più
di
tanto,
mentre
la
ricostruzione
avanza
a piccoli
passi,
supervisionata
politicamente
e finanziariamente
dalla
Comunità
Internazionale.
Questa
repubblica
della
ex
Jugoslavia,
in
cui
la
multietnicità
era
un
tempo
il
suo
fiore
all’occhiello,
è
stata
la
più
duramente
colpita
dal
conflitto.
Le
distruzioni
materiali
sono
state
enormi,
nelle
città
come
nelle
campagne,
con
centinaia
di
migliaia
di
persone
che
hanno
dovuto
abbandonare
le
loro
abitazioni.
Proprio
la
questione
del
ritorno
dei
profughi
è
un
tema
oggi
cruciale,
perché
se
la
libera
circolazione
tra
le
entità
è
ormai
cosa
fatta,
il
numero
dei
rientri
è
tuttavia
limitato,
sia
per
la
paura
di
ritorsioni,
sia
perché
molte
questioni
amministrative
ed
economiche
non
sono
state
ancora
risolte:
mancano
alloggi,
il
lavoro
scarseggia,
la
corruzione
dilaga.
Dieci
anni
più
tardi,
il
paese
è
sempre
diviso
in
due
entità
costrette
a cooperare
a malincuore,
sotto
la
tutela
dell'Alto
Rappresentante
dell'Onu
(Christian
Schwarz-Schilling,
dal
31
gennaio
2006).
La
sua
presidenza
è
tricefala,
con
un
rappresentante
musulmano,
uno
serbo
e uno
croato.
Se
è
vero
che
dopo
la
caduta
di
Milosevic,
la
morte
di
Tudjman
e di
Izetbegovic
l'influenza
dei
partiti
nazionalistici
si
è
ridotta,
è
altrettanto
vero
che
le
formazioni
moderate
che
potrebbero
fare
loro
concorrenza
sono
ancora
troppo
deboli
e divise.
Nell'ottobre
2002
i partiti
nazionalisti
hanno
così
nuovamente
vinto
le
elezioni
legislative
e presidenziali.
Da
allora,
Paddy
Ashdown,
l'ex
Alto
Rappresentante,
ha
avuto
grandi
difficoltà
a cooperare
con
il
nuovo
governo,
che
ha
dato
così
prova
di
cattiva
volontà
soprattutto
nei
confronti
delle
riforme
imposte
dalla
Comunità
Internazionale.
Nonostante
tutto
qualche
progrsso
è
stato
fatto
: la
creazione
di
un
Ministro
della
Difesa
e di
uno
Stato
Maggiore
militare
comuni,
così
come
un
sistema
unificato
di
carte
di
identità,
sono
indiscutibilmente
obbiettivi
che
testimoniano
che
qialcosa
si
sta
finalmente
muovendo.
Queste
riforme
costituiscono
infatti
delle
tappe
fondamentali
che
perseguono
l’obbiettivo,
per
altro
ancora
lontano
da
ottenere,
di
uno
stato
comune.
Non
solo,
ma
rappresentano
anche
uno
schiaffo
alle
idee
nazionaliste.
Gli
accordi
di
Dayton
dovranno
ancora
essere
tenuti
in
vigore
per
chissà
quanto
tempo,
anche
se
la
tendenza
alla
normalizzazione
delle
relazioni
interetniche
sembra
aver
fatto
passi
da
gigante.
Il
paese
deve
ancora
vincere
molte
sfide,
in
particolare
quella
della
normalizzazione
e un
miglioramento
della
situazione
economica,
vincendo
soprattutto
le
sperequazioni
esistenti
tra
la
Federacija
e la
Republika
Srpska,
se
possibile
ancora
più
povera
e in
crisi.
La
disoccupazione
resta
infatti
endemica
e l’economia
funziona
al
rallentatore,
malgrado
una
crescita
esponenziale
registratasi
negli
ultimi
anni.
Purtroppo
il
ruolo
della
Comunità
Internazionale
sembra
ancora
idispensabile
a garantire
la
normalizzazione
di
un
paese
che
dovrà
far
passare
ancora
molto
tempo
prima
che
la
tragedia
che
vi
si
è
abbattuta
cessi
di
scuotere
gli
animi
della
gente.
|