Il
3 settembre
1992
viene
varata
una
Conferenza
Permanente
sull'ex
Jugoslavia,
capeggiata
da
un
mediatore
dell'Onu
e uno
dell'Unione
Europea,
che
il
2 gennaio
1993
produce
il
cosiddetto
Piano
Vance-Owen:
la
Bosnia
deve
essere
divisa
in
tre
macroregioni
su
basi
etniche.
Una
soluzione
che
viene
accettata
a denti
stretti
dai
musulmani,
ma
rigettato
in
toto
dalla
comunità
serba,
in
quanto
non
c'è
contiguità
territoriale
nella
parte
a lei
assegnata.
Solo
la
parte
croata
può
dirsi
soddisfatta,
tanto
che,
dopo
essersi
alleata
con
l'Sds
serbo,
lancia
nell'aprile
1993
una
seconda
offensiva
militare
nei
confronti
dei
musulmani
per
ottenere
sul
terreno
quanto
stabilito
dalla
Conferenza.
La
guerra
si
protrae
fino
al
febbraio
1994,
con
scarsi
risultati
a favore
dei
croati,
ma
con
molteplici
atrocità
contro
le
popolazioni
civili
da
una
parte
e dall'altra
e atti
di
distruzione
contro
abitazioni
e monumenti:
la
vittima
più
celebre
è
sicuramente
lo
storico
ponte
di
Mostar,
un
vero
e proprio
simbolo
di
convivenza
civile,
fatto
saltare
dalle
truppe
croate
nel
novembre
1993.
A questo
punto
la
diplomazia
internazionale
cambia
strategia
e obbiettivi:
la
strada
della
regionalizzazione
della
Bosnia
viene
ora
abbandonata,
a favore
della
creazione
di
tre
ministati
bosniaci,
come
stabilito
dal
nuovo
piano
Owen-Stoltenberg.
Belgrado
e Zagabria
accettano
questa
soluzione,
tanto
che
nell'agosto
1993
viene
prontamente
proclamato
lo
stato
croato
di
Herceg
Bosna.

Di
fronte
alla
nuova
situazione
i musulmani
si
spaccano:
l'Sda
di
Alija
Izetbegovic,
partito
di
governo,
è
favorevole
alla
creazione
di
uno
stato
bosniaco-musulmano,
mentre
gli
schieramenti
antinazionalisti,
che
controllano
la
Presidenza,
si
oppongono
con
forza.
Centro
della
protesta
è
la
città
di
Tuzla,
importante
centro
agricolo-industriale,
in
cui
la
convivenza
tra
le
etnie
non
è
mai
stata
fonte
di
problemi.
Appoggiato
dalla
diplomazia
internazionale,
fautrice
della
triripartizione
del
paese,
Izetbegovic
riesce
tuttavia
a prevalere,
facendo
anche
ricorso
a un
blocco
pressoché
totale
di
viveri,
medicinali
e rifornimenti
militari
nei
confronti
della
città
ribelle.
La
direzione
di
Tuzla,
sconfitta,
si
ritira
dalla
battaglia
politica,
senza
tuttavia
rinunciare
al
suo
ruolo
di
opposizione
e di
coscienza
critica
nei
confronti
della
dirigenza
bosniaca.
La
guerra
croato-musulmana
si
rivela
nel
frattempo
catastrofica
per
la
parte
croata,
nonostante
l'aiuto
massiccio
della
Croazia
di
Franjo
Tudjman,
anche
perché
in
soccorso
della
parte
avversaria
arrivano
moltissimi
soldati
islamici
provenienti
soprattutto
dal
medioriente.

La
diplomazia
internazionale
(in
particolar
modo
quella
tedesca
e quella
Usa)
riesce
faticosamente
a porre
termine
a questo
filone
del
conflitto
solo
nel
marzo
1994.
Viene
così
costituita
una
Federazione
Croato-Musulmana
di
Bosnia,
mentre
l'Herceg
Bosnia
continua
a funzionare
come
stato
a sé.
Il
fallimento
della
Conferenza
Permanente
porta
alla
creazione,
nell'aprile
1994,
di
un
altro
organismo,
il
Gruppo
di
Contatto,
che
riunisce
le
maggiori
potenze
mondiali
e che
nel
luglio
successivo
vara
un
ennesimo
piano
di
pace
basato
sulla
divisione
della
Bosnia
tra
Repubblica
Serba
di
Bosnia
e Federazione
Croato-Musulmana,
prevedendo
il
51%
del
territorio
alla
federazione
croato-musulmana
e il
restante
alla
Republika
Srpska.
Ma
anche
questo
piano
viene
rigettato
dall'Sds.