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tuzla, città sotto assedio
 
di laura guglielmi - dal secolo xix del 29-11-2003
 

ultimo aggiornamento
10.01.08 11:17

 
 
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maurizio maggiani - copyright degli aventi diritto«Non ha più senso cercare il mio luogo dell'anima nel posto dove sono nato, lo trovo, invece, altrove. Tuzla è diventato uno dei miei ripari, una città che mi è rimasta dentro»: Maurizio Maggiani sul palcoscenico del Modena ha raccontato per un'ora l'importanza di avere un posto tutto tuo, dove sentirti a casa. Quel posto può diventare anche, per un periodo della tua vita, una città sotto assedio come Tuzla, dove lui è stato prima dell'orribile massacro, dov'è tornato durante la guerra.
Maurizio racconta e spiega cosa significhi un tetto sotto cui ripararsi, le piccole cose che rendono una casa un riparo, un "sostio" come si dice nel dialetto della sua Castelnuovo Magra, il paese dov'è nato e che non nomina: «Oggi non ha senso cercare riparo nel luogo che mi ha visto nascere, non è più mio, è cambiato. Ci vado quasi di nascosto». E racconta il suo dolore: ha dovuto lasciare il paese in cima alla collina insieme alla mamma e alla sorella su un furgoncino 1100 Fiat stracarico per trasferirsi in un luogo a lui sconosciuto. Si intuisce che è La Spezia, ma non lo dice: «Da quel giorno non mi sono più fermato, mi sento ancora in mezzo ad una strada».
Il pubblico tace, lo segue con estrema attenzione, un pipistrello si è infilato da qualche parte, vola sul palcoscenico e sulla platea, gira in tondo, mentre lui racconta l'ultimo giorno dell'assedio di Tuzla: nella piazza principale si sta festeggiando il "Giorno della gioventù". È il 25 maggio del 1995. Una granata di "fascisti serbi" apre un immenso cratere nella piazza, uccidendo 70 ragazzi, il più giovane ha tre anni. Una città sconvolta si raccoglie intorno alle sue vittime. Gli abitanti dividono i giovani morti dai feriti, portano soccorso negli ospedali. Davanti allo shock del mondo intero, l'assedio viene tolto immediatamente, ma i cittadini, chiusi nel loro dolore, non hanno tempo per accorgersene.
Escono di notte dalla città e scavano 70 buche in un prato del cimitero, lontano 4 chilometri dal posto dove sono state riunite le 70 salme. Una catena umana di centinaia di persone, quasi tutta la popolazione, si passa di mano in mano i cadaveri perché giungano fino al cimitero, "Così tutta la città ha potuto accarezzare i suoi ragazzi". Tutto di notte, al buio, di nascosto dal nemico perché non sanno che il pericolo è finito, che non ci sono più i cannoni lassù in cima alle colline.
Maggiani ha "portato in scena" il suo monologo L'ultimo giorno dell'assedio della città di Tuzla per la prima volta a Genova per aiutare i suoi amici di Macondo Tre, un gruppo di volontari che porta avanti un progetto sulle adozioni a distanza in Bosnia. Nell'occasione, infatti, è stato presentato il catalogo della mostra fotografica di Luisa Ferrari. Le foto saranno esposte da venerdì 12 dicembre fino al 10 gennaio alla libreria Feltrinelli di Genova.
Dopo che Maggiani ha finito il suo racconto, il pubblico è accorso a vedere la mostra di Luisa Ferrari sulla Bosnia allestita per la serata e a comprare il catalogo: il ricavato sarà devoluto all'Associazione Tuzlanska Amica. L'obbiettivo di questa iniziativa è creare un fondo che serva a garantire lo stipendio per uno o più medici bosniaci.
 
© 2003 - laura guglielmi
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