
«Non
ha
più
senso
cercare
il
mio
luogo
dell'anima
nel
posto
dove
sono
nato,
lo
trovo,
invece,
altrove.
Tuzla
è
diventato
uno
dei
miei
ripari,
una
città
che
mi
è
rimasta
dentro»:
Maurizio
Maggiani
sul
palcoscenico
del
Modena
ha
raccontato
per
un'ora
l'importanza
di
avere
un
posto
tutto
tuo,
dove
sentirti
a
casa.
Quel
posto
può
diventare
anche,
per
un
periodo
della
tua
vita,
una
città
sotto
assedio
come
Tuzla,
dove
lui
è
stato
prima
dell'orribile
massacro,
dov'è
tornato
durante
la
guerra.
Maurizio
racconta
e
spiega
cosa
significhi
un
tetto
sotto
cui
ripararsi,
le
piccole
cose
che
rendono
una
casa
un
riparo,
un
"sostio"
come
si
dice
nel
dialetto
della
sua
Castelnuovo
Magra,
il
paese
dov'è
nato
e
che
non
nomina:
«Oggi
non
ha
senso
cercare
riparo
nel
luogo
che
mi
ha
visto
nascere,
non
è
più
mio,
è
cambiato.
Ci
vado
quasi
di
nascosto».
E
racconta
il
suo
dolore:
ha
dovuto
lasciare
il
paese
in
cima
alla
collina
insieme
alla
mamma
e
alla
sorella
su
un
furgoncino
1100
Fiat
stracarico
per
trasferirsi
in
un
luogo
a
lui
sconosciuto.
Si
intuisce
che
è
La
Spezia,
ma
non
lo
dice:
«Da
quel
giorno
non
mi
sono
più
fermato,
mi
sento
ancora
in
mezzo
ad
una
strada».
Il
pubblico
tace,
lo
segue
con
estrema
attenzione,
un
pipistrello
si
è
infilato
da
qualche
parte,
vola
sul
palcoscenico
e
sulla
platea,
gira
in
tondo,
mentre
lui
racconta
l'ultimo
giorno
dell'assedio
di
Tuzla:
nella
piazza
principale
si
sta
festeggiando
il
"Giorno
della
gioventù".
È
il
25
maggio
del
1995.
Una
granata
di
"fascisti
serbi"
apre
un
immenso
cratere
nella
piazza,
uccidendo
70
ragazzi,
il
più
giovane
ha
tre
anni.
Una
città
sconvolta
si
raccoglie
intorno
alle
sue
vittime.
Gli
abitanti
dividono
i
giovani
morti
dai
feriti,
portano
soccorso
negli
ospedali.
Davanti
allo
shock
del
mondo
intero,
l'assedio
viene
tolto
immediatamente,
ma
i
cittadini,
chiusi
nel
loro
dolore,
non
hanno
tempo
per
accorgersene.
Escono
di
notte
dalla
città
e
scavano
70
buche
in
un
prato
del
cimitero,
lontano
4
chilometri
dal
posto
dove
sono
state
riunite
le
70
salme.
Una
catena
umana
di
centinaia
di
persone,
quasi
tutta
la
popolazione,
si
passa
di
mano
in
mano
i
cadaveri
perché
giungano
fino
al
cimitero,
"Così
tutta
la
città
ha
potuto
accarezzare
i
suoi
ragazzi".
Tutto
di
notte,
al
buio,
di
nascosto
dal
nemico
perché
non
sanno
che
il
pericolo
è
finito,
che
non
ci
sono
più
i
cannoni
lassù
in
cima
alle
colline.
Maggiani
ha
"portato
in
scena"
il
suo
monologo
L'ultimo
giorno
dell'assedio
della
città
di
Tuzla
per
la
prima
volta
a
Genova
per
aiutare
i
suoi
amici
di
Macondo
Tre,
un
gruppo
di
volontari
che
porta
avanti
un
progetto
sulle
adozioni
a
distanza
in
Bosnia.
Nell'occasione,
infatti,
è
stato
presentato
il
catalogo
della
mostra
fotografica
di
Luisa
Ferrari.
Le
foto
saranno
esposte
da
venerdì
12
dicembre
fino
al
10
gennaio
alla
libreria
Feltrinelli
di
Genova.
Dopo
che
Maggiani
ha
finito
il
suo
racconto,
il
pubblico
è
accorso
a
vedere
la
mostra
di
Luisa
Ferrari
sulla
Bosnia
allestita
per
la
serata
e
a
comprare
il
catalogo:
il
ricavato
sarà
devoluto
all'Associazione
Tuzlanska
Amica.
L'obbiettivo
di
questa
iniziativa
è
creare
un
fondo
che
serva
a
garantire
lo
stipendio
per
uno
o
più
medici
bosniaci.