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petizione per srebrenica
 
richiesta di risarcimento danni all'onu
 

ultimo aggiornamento
10.01.08 11:14

 
 
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Al:  Segretario Generale delle Nazioni Unite
Oggetto: Appello a sostegno della domanda di risarcimento dei sopravvissuti.
 

Noi lanciamo questo appello per sostenere la strada intrapresa dai sopravvissuti del massacro di Srebrenica al fine di ottenere il riconoscimento delle responsabilità e gli indennizzi indispensabili alla loro sopravvivenza. Noi desideriamo sviluppare una rete di associazioni e di individui per sostenere la loro strada che potrà avere peso soltanto se aderirà un grande numero di persone.

Molti dei superstiti dei massacri che sono dispersi nel mondo non hanno infatti ricevuto nessun aiuto particolare per ricostruire la loro vita. Essi vivono in condizioni precarie e e volte in situazioni irregolari. Delle donne vivono in Bosnia Erzegovina in campi profughi con i loro figli da dove rischiano di essere sloggiate in un prossimo futuro. Sopravvivono in una povertà estrema, cercando i corpi dei loro mariti, fratelli, padri, bambini.

I superstiti hanno inviato, il 12 luglio 2004, una domanda all'Organizzazione delle Nazioni Unite. Questa richiesta di riparazione è stata presentata a titolo amichevole; sarà denunciata a un tribunale amministrativo francese solo in caso di fallimento o di silenzio da parte dell'organizzazione. I ricorrenti, che hanno delegato un avvocato francese, sono superstiti del massacro perpetrato, a partire dall'11 luglio 1995, nei confronti degli abitanti di Srebrenica. Questo crimine è senza precedenti e riguarda l'ONU perché la zona franca di Srebrenica era stata dichiarata zona di sicurezza dal Consiglio di Sicurezza due anni prima del massacro. Per questa ragione, la popolazione era stata disarmata ed era sotto la protezione dell'ONU. Ma, non soltanto l'ONU non ha protetto Srebrenica, ma la ha letteralmente consegnata, senza una vera difesa, agli attaccanti serbi il cui spiegamento di forze nella regione era evidente da tuitti da molti mesi. L'esame dei fatti dimostra che l'inerzia di alcuni rappresentanti dell'ONU, che hanno rifiutato di fare appello alle forze aeree della NATO nelle ore che precedono la caduta della città, nonostante l'aggressione delle forze Onu in loco, ha rappresentato, a vantaggio dell'aggressore serbo, un vero e proprio via libera al massacro. Forse queste persone si sentivano più obbligate nei confronti degli ordini dei loro rispettivi stati che a quelli dell'ONU e del Consiglio di sicurezza.

È tuttavia l'ONU, come organizzazione internazionale, che resta di diritto il soggetto che deve rispondere degli atti e degli inadempimenti dei suoi rappresentanti. Non si tratta qui di attaccare l'ONU come istituzione ma metterla dinanzi alle sue responsabilità e quelle dei suoi membri. In Francia, come pure nei paesi più implicati all'epoca dei fatti, cioè l'Inghilterra, i Paesi Bassi, gli Stati Uniti, ma anche in Svizzera dove si trovano molti
rifugiati superstiti, il compito consiste, accanto al dibattito giudiziario che tale iniziativa non mancherà di sollevare, nel mobilitare i mass media e l'opinione pubblica. Non solo, ma si vuole anche causare un dibattito sulla politica estera applicata, da anni, in Bosnia Erzegovina e, in misura maggiore nella ex Jugoslavia.

Questa strada deve fare emergere molte domande che restano senza risposta, nonostante il lavoro realizzato dalla commissione d'informazione parlamentare che ha consegnato la sua relazione nel novembre 2001: sono infatti ancora molti i sospetti intollerabili per i superstiti in ricerca di verità (i negoziati, nel giugno 1995, che hanno permesso la liberazione dei caschi blu francesi presi in ostaggio, avevano per contropartita una promessa di non utilizzo dei bombardamenti aerei?).

Davanti all'ampiezza e alla natura del massacro, definito genocidio il 19 aprile 2004 dalla TPIY, resta importante insistere sulla domanda d'arresto dei principali protagonisti, cioè Radovan Karadzic e Ratko Mladic, la cui la libertà, nove anni dopo i fatti, resta intollerabile per i superstiti in ricerca di giustizia. Le sfide riguardano dunque l'aspetto giuridico del risarcimento delle vittime e la costituzione di un'azione associativa in rete che affronti tutti gli aspetti precedentemente citati. Ciò permetterà, in particolar modo, a quelli che rientreranno nella regione di Srebrenica, di ricostruire la loro casa e di creare
condizioni di vita e di lavoro rispettabili.

Io sottoscritto (a), sostengo quindi l'azione intrapresa che chiede un risarcimento da parte dell'ONU. Questa iniziativa avrà tanto più forza ed efficacia quanti più cittadini e associazioni aderiranno.

Associazioni firmatarie: Guernica ADPE, Europe Alternative, Association des survivant(e)s de la Drina-Srebrenica (Suisse), Enfants Europe Bosnie

Contatti: Guernica A.D.P.E
c/o Mix’Art Myrys, atelier 226
33, rue de Metz
31000 Toulouse / Francuska
Tél : 00 33 (0)6 15 30 78 39
Tél/Fax : 00 33 (0)5 61 22 97 83
guernica.adpe@no-log.org
http://guernica.adpe.free.fr

 
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