Noi
lanciamo
questo
appello
per
sostenere
la
strada
intrapresa
dai
sopravvissuti
del
massacro
di
Srebrenica
al
fine
di
ottenere
il
riconoscimento
delle
responsabilità
e
gli
indennizzi
indispensabili
alla
loro
sopravvivenza.
Noi
desideriamo
sviluppare
una
rete
di
associazioni
e
di
individui
per
sostenere
la
loro
strada
che
potrà
avere
peso
soltanto
se
aderirà
un
grande
numero
di
persone.
Molti
dei
superstiti
dei
massacri
che
sono
dispersi
nel
mondo
non
hanno
infatti
ricevuto
nessun
aiuto
particolare
per
ricostruire
la
loro
vita.
Essi
vivono
in
condizioni
precarie
e
e
volte
in
situazioni
irregolari.
Delle
donne
vivono
in
Bosnia
Erzegovina
in
campi
profughi
con
i
loro
figli
da
dove
rischiano
di
essere
sloggiate
in
un
prossimo
futuro.
Sopravvivono
in
una
povertà
estrema,
cercando
i
corpi
dei
loro
mariti,
fratelli,
padri,
bambini.
I
superstiti
hanno
inviato,
il
12
luglio
2004,
una
domanda
all'Organizzazione
delle
Nazioni
Unite.
Questa
richiesta
di
riparazione
è
stata
presentata
a
titolo
amichevole;
sarà
denunciata
a
un
tribunale
amministrativo
francese
solo
in
caso
di
fallimento
o
di
silenzio
da
parte
dell'organizzazione.
I
ricorrenti,
che
hanno
delegato
un
avvocato
francese,
sono
superstiti
del
massacro
perpetrato,
a
partire
dall'11
luglio
1995,
nei
confronti
degli
abitanti
di
Srebrenica.
Questo
crimine
è
senza
precedenti
e
riguarda
l'ONU
perché
la
zona
franca
di
Srebrenica
era
stata
dichiarata
zona
di
sicurezza
dal
Consiglio
di
Sicurezza
due
anni
prima
del
massacro.
Per
questa
ragione,
la
popolazione
era
stata
disarmata
ed
era
sotto
la
protezione
dell'ONU.
Ma,
non
soltanto
l'ONU
non
ha
protetto
Srebrenica,
ma
la
ha
letteralmente
consegnata,
senza
una
vera
difesa,
agli
attaccanti
serbi
il
cui
spiegamento
di
forze
nella
regione
era
evidente
da
tuitti
da
molti
mesi.
L'esame
dei
fatti
dimostra
che
l'inerzia
di
alcuni
rappresentanti
dell'ONU,
che
hanno
rifiutato
di
fare
appello
alle
forze
aeree
della
NATO
nelle
ore
che
precedono
la
caduta
della
città,
nonostante
l'aggressione
delle
forze
Onu
in
loco,
ha
rappresentato,
a
vantaggio
dell'aggressore
serbo,
un
vero
e
proprio
via
libera
al
massacro.
Forse
queste
persone
si
sentivano
più
obbligate
nei
confronti
degli
ordini
dei
loro
rispettivi
stati
che
a
quelli
dell'ONU
e
del
Consiglio
di
sicurezza.
È
tuttavia
l'ONU,
come
organizzazione
internazionale,
che
resta
di
diritto
il
soggetto
che
deve
rispondere
degli
atti
e
degli
inadempimenti
dei
suoi
rappresentanti.
Non
si
tratta
qui
di
attaccare
l'ONU
come
istituzione
ma
metterla
dinanzi
alle
sue
responsabilità
e
quelle
dei
suoi
membri.
In
Francia,
come
pure
nei
paesi
più
implicati
all'epoca
dei
fatti,
cioè
l'Inghilterra,
i
Paesi
Bassi,
gli
Stati
Uniti,
ma
anche
in
Svizzera
dove
si
trovano
molti
rifugiati
superstiti,
il
compito
consiste,
accanto
al
dibattito
giudiziario
che
tale
iniziativa
non
mancherà
di
sollevare,
nel
mobilitare
i
mass
media
e
l'opinione
pubblica.
Non
solo,
ma
si
vuole
anche
causare
un
dibattito
sulla
politica
estera
applicata,
da
anni,
in
Bosnia
Erzegovina
e,
in
misura
maggiore
nella
ex
Jugoslavia.
Questa
strada
deve
fare
emergere
molte
domande
che
restano
senza
risposta,
nonostante
il
lavoro
realizzato
dalla
commissione
d'informazione
parlamentare
che
ha
consegnato
la
sua
relazione
nel
novembre
2001:
sono
infatti
ancora
molti
i
sospetti
intollerabili
per
i
superstiti
in
ricerca
di
verità
(i
negoziati,
nel
giugno
1995,
che
hanno
permesso
la
liberazione
dei
caschi
blu
francesi
presi
in
ostaggio,
avevano
per
contropartita
una
promessa
di
non
utilizzo
dei
bombardamenti
aerei?).
Davanti
all'ampiezza
e
alla
natura
del
massacro,
definito
genocidio
il
19
aprile
2004
dalla
TPIY,
resta
importante
insistere
sulla
domanda
d'arresto
dei
principali
protagonisti,
cioè
Radovan
Karadzic
e
Ratko
Mladic,
la
cui
la
libertà,
nove
anni
dopo
i
fatti,
resta
intollerabile
per
i
superstiti
in
ricerca
di
giustizia.
Le
sfide
riguardano
dunque
l'aspetto
giuridico
del
risarcimento
delle
vittime
e
la
costituzione
di
un'azione
associativa
in
rete
che
affronti
tutti
gli
aspetti
precedentemente
citati.
Ciò
permetterà,
in
particolar
modo,
a
quelli
che
rientreranno
nella
regione
di
Srebrenica,
di
ricostruire
la
loro
casa
e
di
creare
condizioni
di
vita
e
di
lavoro
rispettabili.
Io
sottoscritto
(a),
sostengo
quindi
l'azione
intrapresa
che
chiede
un
risarcimento
da
parte
dell'ONU.
Questa
iniziativa
avrà
tanto
più
forza
ed
efficacia
quanti
più
cittadini
e
associazioni
aderiranno.
Associazioni
firmatarie:
Guernica
ADPE,
Europe
Alternative,
Association
des
survivant(e)s
de
la
Drina-Srebrenica
(Suisse),
Enfants
Europe
Bosnie
Contatti:
Guernica
A.D.P.E
c/o
Mix’Art
Myrys,
atelier
226
33,
rue
de
Metz
31000
Toulouse
/
Francuska
Tél
:
00
33
(0)6
15
30
78
39
Tél/Fax
:
00
33
(0)5
61
22
97
83
guernica.adpe@no-log.org
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