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2-10 gennaio 2005
 

ultimo aggiornamento
18.01.06 15:00

 
 
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la bosnia
 

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diario di viaggio
Dei tanti viaggi fatti in Bosnia, mai uno è stato uguale ad un altro, vuoi per i partecipanti, vuoi per le situazioni incontrate, così diverse una dall’altra. Così è stato anche questa volta, e conservo ancora in me quella strana sensazione altalenante di gioia e dolore.
Appena passato il confine di Orasije ci fermano. Si procede a senso unico alternato a causa di una operazione di sminamento. Tutto il territorio intorno al confine è un enorme campo minato, e, finalmente, a dieci anni dalla fine della guerra qualcosa si muove. Mentre siamo in coda abbiamo modo di vedere gli sminatori all’opera, ed io ho tempo di ragionare sull’insensatezza della guerra, mentre un nuovissimo centro commerciale occhieggia poco più avanti. Welcome to Bosnia!
Terra di grandi incongruenze dove la disoccupazione ha punte del 90%, ma dove Benetton e tutte le “firme” occidentali aprono negozi per non si sa quali clienti.
Noi, volontari pacifisti di questa piccola onlus, teniamo duro, e continuiamo a visitare le famiglie di profughi facenti parte il progetto di affido a distanza, portando una spesa di generi di prima necessità, ma sopratutto un sorriso, e notizie del donatore, affinchè noi si diventi un tramite tra due mondi così diversi. Al ritorno in Italia si stampano le foto, si scrive una relazione che si manda alla famiglia italiana, ed il cerchio si chiude, in modo che l’affido a distanza non sia una sterile elemosina con cui scaricarsi la coscienza, ma diventi un conoscersi reciproco, e il consolidarsi di un’amicizia.
Anche in questo viaggio i racconti degli amici bosniaci mi accompagnano a lungo, per chi come me non ha vissuto la guerra, sentire la mamma di Rijad parlare della sua prigionia in un campo di concentramento e della gioia della liberazione, è davvero un’esperienza difficile da dimenticare. Talvolta i racconti sono così duri, che io non riesco a ripeterli. Provo una sorta di pudore, anzi vergogna per il genere umano.
Visitiamo anche diverse famiglie entrate a far parte del progetto da pochi mesi, e per loro la situazione è davvero difficile, in quanto l’aiuto del donatore arriva da poco tempo. Una di queste famiglie è quella di Mirza, che, originaria di Zvornik, zona di feroce pulizia etnica da parte dei serbo-bosniaci, vive ora sfollata alla periferia di Tuzla, in un garage di pochi metri quadri. Non hanno finestre, ne acqua corrente, ne servizi igienici. L’unica entrata è quella derivante dall’affido a distanza. Una goccia nel mare, certo, ma anche un piccolo raggio di luce, una speranza, nel buio di un dopoguerra ormai incancrenito, che non passa più. Vedremo brillare quel raggio di luce, in un prossimo viaggio, e sarà una tendina alla finestra, il vezzo di un tappetino davanti alla porta...
Marina Zanoni
 
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